[FANFIC/SPIN-OFF] MLE:Hating is Magic - Capitoli 64 & 65

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[FANFIC/SPIN-OFF] MLE:Hating is Magic - Capitoli 64 & 65

Messaggioda DasHerrHeinrich » 26/11/2014, 22:25

Piccola premessa per coloro che leggeranno.

Il racconto qui di seguito è nato alle 3:30 del mattino di domenica scorsa, dopo una sostanziosa cena a base di teste di pesce fritte e birra africana, di conseguenza può risultare nocivo ed affetto da un umorismo molto malato e di bassissima lega XD

Ma siccome mi dispiaceva vederlo abbandonato nella sua cartelletta ho deciso di postarlo :yay:

Qualora il suo contenuto andasse contro il regolamento del forum vi prego di informarmene e provvederò alla sua rimozione.

Detto questo vi lascio alla lettura...

Enjoy!

Per tutti i lettori, i grandi AlvinMiller e Jakrat hanno dato il via ad una "nuova" iniziativa sul blog di MLP.it: Un'intervista ai nuovi autori emergenti qui sul forum. Se siete interessati trovate qui di seguito il link all'intervista in cui sono stato usato come cavia ( XD ).

Buona lettura :)

http://www.mylittlepony.it/2016/06/29/i ... rheinrich/







[Postato] - Capitolo 1(Prologo) - Un regno, due principesse...
La terra di Airtseuqe è un mondo fantastico, abitato da creature magiche, mitiche, fantasiose, pucciose, coccolose e tutte profondamente malvagie. Per lungo tempo questa terra fu guidata da due sorelle, entrambe salite al potere grazie ad un insanguinato colpo di stato contro i propri genitori.

Si dice che questi abbiano lodato le proprie figlie, mentre queste li torturavano, per la celerità delle loro azioni, ma questa è un'altra storia.

Le due sorelle, Aitselec e Anul, governarono con pugno di ferro e cattiveria per lungo tempo sulla terra di Airtseuqe, reprimendo quelle poche iniziali rivoluzioni senza alcuna pietà e spargendo sangue a secchiate. Con l'andare avanti del tempo però Aitselec iniziò a sentire su di sè la pesante ala della vecchiaia e della morte, sebbene il suo essere un Pegaso Cornuto le garantisse naturalmente l'immortalità, e quindi si decise che invece di morire come una malvagia creatura delle tenebre sarebbe giunta alla sua ora come una malvagia creatura della luce.

Da quel momento lei iniziò una campagna di repulisti, costringendo i suoi sudditi a seguire ogni regola, ogni dettame, ogni promessa senza alcuna pietà o rimorso. Ma di notte, grazie alla Principessa Anul, il crimine ed il disordine spadroneggiavano devastando tutto l'ordine, sebbene forzato, che la Principessa Aitselec aveva imposto durante il giorno.

Ed il ciclo continuava imperterrito con le due Principesse che divitesi i compiti si sforzavano di volta in volta di superare l'altra.

Eppure un giorno Aitselec si rifiutò di farsi da parte.

Essa infatti era infuriata con la sorella per il disordine che ogni notte regnava ed aveva deciso di non lasciar più che le tenebre calassero per matenere tutto sempre splendente ed in ordine. Inizialmente Anul provò a ragionare con la sorella, cercando più e più volte di assassinarla tramite l'uso di agenti esterni, ma ogni volta Aitselec sfuggiva. Più gli agguati si facevano frequenti e aggressivi e più sfuggevole la creatura della luce si rendeva evitandoli.

Fu così che dopo diverso tempo, Anul, decise di usare l'arma che i loro stessi genitori avevano sempre avuto il terrore di usare.

Gli Elementi dell'Odio.

Anul, rafforzata dagli elementi divenne un turbine di potere, tanto che persino la famigerata Luce Accecante, il più potente incantesimo di Aitselec, accecò l'intero continente d'Airtseuqe ma non Anul, la quale riuscì a maledire sua sorella, confinandola nel Sole.

Ma gli Elementi dell'Odio erano un artefatto troppo potente per poter essere incanalati da un singolo essere senza ripercussioni.

Anul, a seguito dell'utilizzo cambiò forma divenendo un nuovo essere dotato di propria identità, nacque così Luna dell'Incubo.

Dalle forme ben più massicce rispetto alla sua controparte comune, aveva anche un aspetto più agguerrito. Dove Anul ricordava una gotica Principessa oscura, Luna dell'Incubo assumeva sembianze più marziali, rinchiudendosi in pesanti e sinistre corazze coperte di lame e spuntoni.

Eppure, sebbene Luna dell'Incubo fosse dominante, la parte che ancora esisteva come Anul riuscì, con lenta e fredda pianificazione, a rigettare gli Elementi dell'odio lanciandoli nella terra d'Airtseuqe disperdendoli ai quattro angoli della nazione.
Non appena fu libera dall'influenza degli Elementi, la Principessa Anul assunse nuovamente le proprie sembianze, scacciando via, ma non del tutto, l'essenza che componeva la sua controparte.

Per diverso tempo Anul continuò a regnare, da sola, sul Regno d'Airtseuqe facendo prosperare il male e gioendo delle urla di dolore che si espandevano in tutto il regno. Purtroppo per lei quella situazione non durò a lungo.

Eran passati solo pochi anni da quando era tornata sè stessa che percepì, distintamente, che uno degli Elementi dell'Odio era stato ritrovato. Questo fatto la mise in agitazione, se altri potevano avvalersi degli Elementi allora il suo trono aveva i giorni contati. Brutali guardie furono quindi inviate in tutto il regno perchè trovassero gli Elementi e li riportassero da lei, qualunque ne fosse stato il costo.

Ben presto tutti gli elementi furono nuovamente al sicuro, sigillati in un luogo segreto di cui solo lei era a conoscenza, eppure Anul si rese conto che parte del loro potere pareva fosse svanita, come se qualcosa l'avesse assorbita...

Continua...


[Postato] - Capitolo 2 - Una scintilla pericolosa
Twiligth Sparklenstein era una unicorno di tutto rispetto, proveniente da una delle famiglie più famose del Regno, lei era, infatti, la fiera discendente del più famoso degli unicorni, Bloodswirl il Negromante.

Così soprannominato per la sua abilità nel ridare una parvenza di vita ai corpi dei trapassati, riuscendo a creare persino creature necromantiche, ovvero ibridi di più creature riportate in vita dal regno dei morti. Con questo suo talento si costruì da subito una reputazione che lo innalzava rispetto a qualunque altro essere, fatta eccezione per le due Regnanti.

Twilight crebbe rapidamente nella capitale di Evilot facendosi ben presto una profonda nomea d'essere senza scrupoli, pietà o rimorsi verso coloro che erano inferiori a lei o alle capacità che la sua mente folle era convinta di possedere. Dimostrò a tal punto le sue abilità che venne persino scelta per divenire parte dell'Elite di Evilot, finendo per unirsi alla prestigiosa accademia per Unicorni Maleficamente Dotati creata dalla Principessa Anul eoni prima.

Tra le mura dell'accademia non era insolito aggredire i nuovi arrivati o addirittura organizzare imboscate tra i veterani ed i novellini, ma lei si fece da subito una reputazione che spinse gli altri studenti a tenersi lontano da lei. Molto lontano. Col passare del tempo, Twilight iniziò a mostrare i primi segni di dedizione verso materie come l'alchimia, la negromanzia, e la tortura.

Da lei altresì definite come "Cammino verso il progresso".

Maturando, divenne ancora più crudele, attaccando chiuque osasse mettersi sulla sua strada e persino chi le si avvicinava troppo, finchè non fu notata dalla Principessa in persona.

Anul, da quando aveva assunto il comando, non aveva più avuto rivali che potessero sperare di equipararla ma non appena vide la giovane ne percepì il potenziale e la prese sotto la sua ala come discepola, insegnadole e crescendola a forza di Odio e Crudeltà. Twilight seguiva fedelmente la propria insegnante, assecondandone le richieste ed eseguendole impeccabilmente. Eppure riusciva a ritagliarsi momenti felici, in cui poteva baloccarsi con i suoi preparati tossici, continuando a cercare quell'unico veleno che l'avrebbe, prima o poi, portata al trono.

Era una notte come tante altre e Twilight sedeva all'ombra di un grande albero, sull'erba giaceva un vasto libro da cui lei leggeva con attenzione mentre prendeva appunti su un bloc notes con la sua magia.

"Elementi dell'Odio?Mmm...Questo nome mi è familiare. Devo controllarlo nella libreria"

Rialzandosi e rimettendo il libro nella sua tasca da viaggio si diresse al piccolo trotto verso la sua dimora, mentre passava decine di studenti dell'accademia si nascosero rapidamente per evitarla.

Tutti tranne uno.

Lux Magi era una giovane unicorno arrivata da poco nell'accademia, ancora non conosceva nè Twilight nè la reputazione che, solitamente, la precedeva. Per questo motivo non si mosse rimanendo esattamente sul cammino dell'unicorno pazzo. Quando la discepola di Anul si ritrovò il cammino sbarrato dall'altro unicorno un ghigno diabolico le sorse sul volto.

"Ehi, tu."

Lux si girò lentamente quando sentì una voce ringhiare verso di lei, con la coda dell'occhio vide gli altri studenti allontanarsi rapidamente da lei, abbandonandola e lasciandola stare.

"S-sì?"

"Stai bene? Non ti stavano mica disturbando quei pony laggiù? Sì, quelli che ora sono nascosti dietro la siepe."

"B-beh...s-si, p-p-però..."

"Bene...Molto bene, vieni con me, Tesoro. Potrebbero averti lanciato una maledizione e non vogliamo che qualcosa di brutto ti capiti...Vero?"


[Postato] - Capitolo 3 - Incontro indimenticabile
Un pò spingendo ed un pò tirando, Twilight convinse l'altra unicorno a seguirla verso la sua abitazione, sotto gli sguardi terrorizzati degli altri studenti che , mentalmente, dissero addio alla nuova studente.

Twilight condusse la sua nuova cavia nella propria abitazione, una torre gotica, scura, coperta di gargoyles e statue di draghi, strutturata su più livelli.

Il solo guardarla incuteva timore nei cuori dei più temprati.

La povera Lux era pietrificata dal terrore, tanto che non opponeva alcuna resistenza alle insistenze di Twilight. Fu solo quando il pesante portone in legno e metallo si sbarrò alle sue spalle che lei si riprese, sostituendoil panico di poco prima con un nuovo tipo di paura che le penetrava fin nelle ossa mentre la padrona di casa si guardava attorno spazientita.

"Spaik... Spaik! Stupido botolo pulcioso, dove sei?"

"Padronah chiamato?"

Le due unicorni erano in un ampio salone, le cui mura erano nient'altro che delle ripide scale a chiocciola che salivano fino in cima alla torre e da questa scese una creatura piccola e gobba. Tante piccole scaglie color ruggine ne costellavano la schiena, rendendo la gobba e i suoi arti multipli quanto più appariscenti, eppure era il volto che attirava lo sguardo degli osservatori.
La creatura che rispondeva al nome di Spaik era, infatti, un ibrido di varie razze, amalgamate insieme alla rinfusa, dandogli un aspetto orrido, ma con un espressione di sadica stupidità sul volto.

Un occhio aveva la pupilla ellittica, come i gatti, mentre l'altro ne era privo. Al posto di una bocca aveva un becco, costellato però di acuminati denti triangolari mentre una lingua biforcuta faceva ogni tanto la sua comparsa.

"Sì, Spaik. E' pronta la...sala per gli ospiti?"

"Sala ospiti pronta...Padronah."

"Bene. Muahahahahah! Ehm...Conduci la nostra ospite e falla accomodare. Io sarò da voi tra un attimo."

Lux guardava ora l'altro unicorno ed ora la creatura gobba chiedendosi in quale guaio si fosse cacciata, fece per voltarsi ed andarsene da lì il più in fretta possibile quando si ritrovò il volto di Twilight a pochi centimetri dalla sua faccia. Guardava negli occhi della pony e poteva vederci solo follia.

"Te ne vai di già?"

"E-ecco...io..."

"Spaik. Portala su. Io vi raggiungo tra un minuto...giusto il tempo di darmi una rinfrescata e sono da voi."

"Sì, Padronah...Spaik obbedisce..."

Con quello parole il servo afferrò la coda di Lux con uno dei suoi arti prensili ed iniziò ad avviarsi, l'unicorno deciso a non farsi trascinare via si impuntò, piantandosi a zoccoli larghi per trattenere, ma quando l'ibrido diede uno strattone lei si sentì portare via. Lux cercava in tutti i modi di fuggire ma la presa dell'ibrido era ferrea ed erculea la sua forza.
Ben presto il singhiozzare dell'unicorno sparì al piano superiore.

Twilight intanto si era diretta in una delle stanze al piano terra e lì stava indossando quello che lei amava definire come l'Abito.

Questo altro non era che una sorta di camice a maniche lunghe che, insieme ad un paio di occhialini in metallo dalle lenti oscurate, le conferivano un aspetto ben più degno alla figura che lei aveva in mente dello Scienziato. Non appena ebbe finito si diresse nella stanza superiore per controllare come stesse andando la preparazione e rimase piacevolmente sorpresa nel vedere che il suo assistente, nonchè sua personale creazione, fosse riuscito ad imbragare sull'impalcatura per i test l'unicorno senza ucciderlo.

"Spaik...Ottimo lavoro...respira ancora, vedo."

"Sì, Padronah...Io tenuta viva...Voi detto che cavie morte non servire...spesso."

"Infatti, Spaik.
E sono sicura che oggi, grazie a lei, riusciremo nel nostro intento."

In quel momento Lux tossicchiò leggermente rivolgendosi all'altra unicorno con tono preoccupato.

"C-Cos'è...c-che vorresti fare? E...p-perchè s-sono legata a que-questo c-coso?"

"Oh! Lux...sei sveglia? Ehm...beh, vedi sto studiando un incantesimo che il mio antenato voleva realizzare. Oggi, Noi, creeremo...La Vita!"

"Oh...ehm...certo...ma, come, se posso chiedere?"

Il sorriso dai satanici intenti che apparve sul volto di Twilight non fu per niente rassicurante.

"Semplice. Passerai da uno stato vivo/solido ad uno vivo/liquido quindi alla morte e poi il processo inverso...vedrai, sarà divertente."

"C-Cosa!? "

Twilight si espresse nel suo sorriso più gentile, ovvero un ghigno spastico a trentasei denti, per poi rivolgersi al suo assistente.

"Spaik! Tirala fuori!"

"Sì, Padronah."

Lux, colma di terrore vide l'ibrido multispecie arrancare verso una leva per poi tirarla con tutta la forza di cui era capace, quasi immediatamente una serie di ingranaggi e valvole iniziarono a roteare ed a muoversi mentre una sezione del pavimento si apriva rivelando un'immensa torre in metallo dotata di strani apparati alle due estremità.

"Questa, mia cara cavia...erm volevo dire Lux, è una torre Tesla! Per non annoiarti con lezioni di parallasse geometrico, conduzione ad alto voltaggio e calcoli gravitonici applicando le equazioni di Horseshoe, ti basti sapere che quando un fulmine colpisce questa torre, tutta quell'energia viene da me imbrigliata e usata, tramite la tesla, per i miei esperimenti. Muahahahahahah!"

Twilight iniziò a ridere in preda ad una follia estatica mentre alle sue spalle Spaik sembrava caricare quello che appariva come un grosso cannone.

"E...E quello che c'entra?"

"Oh..quello? Solo un'applicazione pratica dei miei studi sulla chimica teorica delle nuvole...me ne uso per creare i temporali. Checchè ne dica la Matriarca Anul, se si spara una quantità sufficiente di composto chimico NH3OA2 in una nuvola, questa si trasforma da innocente nuvoletta ad un insieme di cumulonenbi carichi di energia statica allo stato puro! Trono....Amo essere uno scienziato!

Spaik? Fuoco!"


[Postato] - Capitolo 4 - Magia e scienza, pessimo mix
Le lezioni erano da poco finite nella scuola per Unicorni Maleficamente Dotati, ma molti studenti ancora si agiravano lì intorno, in attesa di qualche preda fresca da aggredire quando alcuni di questi notarono il grosso cannone spuntare da una delle balconate della temuta Mansione Sparklenstein.

In un attimo ogni studente stava correndo ai ripari, tutti loro sapevano che se il cannone veniva esposto poteva voler dire solo che quella pazza di un'unicorno si stava preparando ad uno dei suoi folli esperimenti. Il che implicava, il più delle volte, che gli scarti di magia sarebbero piombati lì attorno trasformando tutto ciò che c'era in qualcos'altro.

"Qualcuno dovrebbe fermare quella pazza!"

"Vuoi andarci tu?"

"Ma che sei impazzito? Lo sai quello che si dice in giro. Sembra che abbia creato quel suo assistente con gli scarti di quelli che le stavano fra i piedi!

No, Grazie. Non c'era un'altro unicorno, altrettanto malato, che doveva occuparsene?"

"Ora che mi ci fai pensare, sì. Sunset Shimmer.

Era lei che aveva il dominio qui prima che Quella arrivasse...da allora però non l'ho più vista."

"Io non voglio sparire nel nulla...quindi se la vuoi fermare vacci tu!"

In quel momento il cannone aprì il fuoco lanciando una massa amorfa in una delle innocenti nuvolette che costellavano il cielo di Evilot.

Nuvoletta che iniziò ad assorbire le altre intorno a sè assumendo una tinta più scura ed espandendosi con velocità sovrannaturale.

Intanto nella torre Lux si guardava intorno terrorizzata cercando una via di fuga mentre vedeva l'ibrido che sistemava una strana ampolla all'estremità inferiore della struttura in cui lei era intrappolata.

Twilight sembrava un turbine violaceo mentre schizzava da un'apparecchiatura ad un altra senza apparente motivo, prendendo note, guardando Lux e ridacchiando tra sè sinistramente. D'un tratto qualcuno iniziò a bussare con fermezza sulla porta che li separava dal mondo esterno, dando pesanti colpi intervallati da due secondi di silenzio ognuno.

"Chi è? Chi osa disturbare la Padronah?"

"Sono la governante, Frau Blucher! Fatemi..."

La voce al di là della porta iniziò ma prima che potesse terminare uno squillante nitrito si allargò per la stanza lasciando basiti tutti gli occupanti, Twilight si portò uno zoccolo sulla fronte cercando di calmare i nervi, ragionando che quella storia fosse andata avanti per troppo tempo.

"Silenzio! Mi ascolti, Frau Blucher (NON NITRISCA!), se ne vada. Potrà pulire questa stanza domani! Inoltre il suo Nitrito fà pena! Non mi interessa che è tradizione per uno scienziato presumibilmente pazzo di avere assistenti altrettanto malati, ma IO qui sto LA-VO-RAN-DO!
Spaik, torna al tuo posto, dobbiamo terminare l'esperimento prima che il temporale svanisca. Presto!"

L'ibrido tornò al suo posto avvicinandosi a quella che sembrava una grossa valvola a trazione manuale, afferrandone i bordi di metallo con entrambe le mani, preparandosi a tirare.

Fuori intanto, la nuvoletta continuava ad espandersi iniziando ad assumere un colorito sempre più scuro, cupo, mentre numerosi lampi già potevano essere notati al suo interno.

"Ora, Spaik! Esponi il parafulmine!"

Lentamente, sulla cima della torre apparve una lunga asta metallica diretta esattamente al centro della tempesta. Sulla sua superfice già inziavano a vedersi i primi sfarfallii di elettricità statica. Improvvisamente un fulmine scaturì dalla massa di nubi andando a colpire direttamente l'asta metallica con tutta la sua cruda energia.

L'intera torre parve illuminarsi d'un bagliore azzurro mentre la torre Tesla iniziava ad assorbire l'energia immagazinandola al suo interno, rilasciando un fioco bagliore azzurrino nella sala.

Twilight, seminascosta dietro ad un bancone pieno di pulsanti sorrise all'indirizzo di Lux mentre spingeva un tasto.

"Benvenuta nel mondo della Tecnomagia! Muahahahahahah!"

Una scarica di energia partì dalla tesla andando ad impattare contro l'impalcatura che tratteneva Lux, illuminandola d'azzurro e facendola urlare dal dolore. Mentre l'energia scorreva libera tra le cellule della cavia, l'unicorno viola liberò la sua magia colpendo la vibrante forma intrappolata e sorridendo nel vedere come Lux iniziasse a perdere solidità iniziando il passaggio da stato solido a liquido. Ogni singola goccia dell'essenza della cavia fu raccolta nell'ampolla sistemata dall'ibrido. Per alcuni attimi sembrò che tutto stesse andando per il verso giusto quando improvvisamente la torre tesla iniziò a disfunzionare.

"No...NO! Non smettere ora!"

La voce dell'unicorno viola era carica di dolore ma era inutile, lentamente la torre si spense ora che era stata privata della sua energia, mentre il temporale iniziava a scemare .

Ben presto il cielo tornò sereno e Twilight, con un urlo di rabbia, scaricò la sua magia residua sul mondo esterno tornando a concentrarsi sull'ennesimo esperimento fallito.

"Spiacente, Padronah...Andrà meglio prossima volta..."

"Hai ragione, Spaik...non devo demordere."

"Veda lato positivo..."

"E quale sarebbe, mio stupido assistente?"

"Sua magia residua ha appena trasformato innocuo cespuglio di rose in pianta carnivora divora pony."

L'unicorno s'affacciò alla finestra e, guardando da sopra la gobba dell'ibrido, vide ciò che il suo assistente le stava indicando. Nel cortile v'erano già alcuni pony che correvano in giro cercando di evitare dei viticci puntuti che si dipanavano da quella che appariva come una pianta dotata di un'immensa bocca. Sporgendosi un pò riusciva persino a vedere un poco di criniera di un pony che ancora spuntava dalle fauci della pianta.

"Oh beh...meglio di niente. Beh Spaik, io vado che devo vedere alcune carte ricevute dalla Matriarca Anul...pensaci tu a pulire. Se trovi un residuo di Lux, mettilo pure con le altre due.
Ricordami di farle tornare normali...prima o poi."

Mentre l'unicorno usciva dalla sala, l'ibrido si diresse all'ampolla e, constatato che conteneva una sostanza giallognola, fece per prenderla quando una voce provenne dalla stessa.

"Ohhh...che mal di testa...non mi sento molto bene..."

"Tu non temere, tu stare...beh...bene."

Nell'ampolla trasparente improvvisamente si aprirono due occhi che guardarono al mondo con un'atmosfera del tutto diversa.

"AH! Che cosa è successo? Perchè non riesco a muovermi?"

"Non preoccupare, Padronah reso te solo liquida..."

"Cosa!? Perchè? Voglio tornare normale!!"

Spaik, ampolla strettamente tenuta tra le zampe artigliate anteriori si avvicinò ad un mobiletto che, una volta aperto, rivelò altre due ampolle simili a quella che conteneva Lux. La prima aveva un liquido arancione, due occhi che guardavano con arroganza al mondo intorno a loro, la seconda invece conteneva una sostanza grigio verdastra con due profondi occhi verdi che guardavano in due direzioni diverse.

"Lux..." fece Spaik "Queste sono Sunset Shimmer e Derpy. Starai un pò con loro finchè la Padronah non deciderà di riportarvi allo stato solido."

"Ma io voglio tornare normale ora!"

"Fai la brava...potrai imparare molto da loro. Non è vero, Sunset?"

"Maledetto Sgorbio! Quando tornerò normale me la pagherai cara!!...No..No, aspetta ti prego! Starò in silenzio! Farò la brava!"

Spaik aveva poggiato l'ampolla con Lux prendendo quella contenente Sunset Shimmer e, senza dar segno d'aver udito delle suppliche, prese una sorsata.

"Sei deliziosa, Shimmer...davvero deliziosa. Mi basta un sorso per sentirmi più intelligente."

La sostanza arancione pigolò il più silenziosamente possibile il suo dolore mentre la sua ampolla veniva rimessa a posto.
L'ibrido si volse invece verso la seconda ampolla nell'armadietto.

"Dovreste imparare molto da Derpy, lei fa sempre la brava. Non è vero, Derpy?"

Mentre diceva questo strinse tra gli artigli un dolcetto e ne fece cadere alcune briciole nell'ampolla, da quella arrivò uno squittio di piacere seguito dalle parole "Yay! Muffin!".

"Ora restate qui, buone buone e non voglio sentir volare una mosca. Sono stato chiaro? La Padronah odia essere disturbata mentre studia."



[Postato] - Capitolo 5 - Gli elementi dell'Odio
Twilight era appena rientrata nella sua sala da studio, un intero piano della torre dedicata alle librerie di cui lei era ormai conoscitrice, poteva tranquillamente dire di averli letti quasi tutti almeno una volta. Con la depressione dovuta al sapere di aver fallito nuovamente si sedette al centro della sala dove numerosi cuscini la aspettavano, giunta lì prese un bel respiro e si preparò a riprendere lo studio lì da dove l'aveva interrotto nel parco.

"Elementi dell'odio...dov'è che li ho già sentiti? Elementi chimici e magici?...no. Negromanzia applicata?...nemmeno.
Ah-ha! Manufatti, talismani e amuleti. Vediamo un pò:
'Elementi dell'Odio, manufatti di immensa potenza, origine sconosciuta, vedere 'Il sole Maledetto'.
Il Sole Maledetto? Ma non è solo una fiaba?"

L'unicorno fece arrivare in volo il libro richiesto dallo scaffale della libreria e lo aprì sulla pagina che cercava.

"Ah-ha! Eccolo qui.
Leggenda dei tempi antichi secondo cui la mille volte maledetta creatura della Luce, l'Alicorno Bianco, sarebbe stata rinchiusa nel sole per mille anni dopo aver tentato di riportare l'ordine nel regno di Airtseuqe detronizzando il Caos. Si dice che nella notte più lunga dell'anno, questa creatura sarà finalmente libera dalla sua prigione per potersi vendicare.
Uhm... Spaik...Spaik! "

"Sì...Padronah?"

"Non aspettarmi in piedi, devo andare dalla Matriarca per comunicarle importanti notizie e non so quanto tempo starò via."

"Come desideri, Padronah. Vuole le armi chimiche di nuova formazione?"

Twilight passò qualche minuto in silenzio valutando la situazione.

"No. Non cerco di assassinarla...non stavolta almeno. Le devo parlare di cose importanti."

L'ibrido rimase a guardarla stupefatto.

'Andare a vedere la Matriarca...senza cercare di ucciderla!? La Padronah deve essere davvero stanca...'


L'unicorno uscì dalla sua torre, fermandosi all'ingresso ad osservare la pianta carnivora che adesso decorava il suo giardino. La sua giornata era stata abbastanza deprimente fino a quel momento quindi si mise all'opera con un pò di magia ed inventiva per risollevarsi un poco il morale.

Dopo pochi minuti osservò compiaciuta il risultato.

Vicino alla pianta carnivora c'era adesso un cartello che recitava "Caramelle gratis" e già lei vedeva alcuni dei giovani pony nelle vicinanze che iniziavano ad avvicinarsi.

Mentre galoppava verso il castello non potè trattenere un sorriso nell'udire le grida di paura e dolore di quei piccoli mentre venivano divorati dalla pianta.

'Alcuni pony sono proprio degli ingenui...meritano di essere spazzati via per la loro stupidità.'


L'unicorno giunse infine al castello, una costruzione terrificante, alte mura merlate, coperte d'ossa e dipinte nel colore del sangue, spaventose guardie oscure che ne pattugliavan le mura e controllavano attentamente chiunque entrasse o uscisse. Giunta davanti al cancello d'ingresso si fece avanti esponendosi agli sguardi delle guardie. Sarebbe potuta facilmente passare al di sotto dei loro occhi, ma non voleva dar l'impressione alla loro Regnante di essere lì per l'ennesimo tentativo d'assassinio.

"Sono Twilight Sparklenstein, devo vedere la Matriarca."

"Ahr ahr ahr...per ordine di chi?"

La guardia al'ingresso era un bruto dalle considerevoli dimensioni. I suoi due occhi porcini guardavano la piccola unicorno con uno strano sguardo affamato che per qualche attimo la fece impensierire.

"Nessuno, però..."

Non ebbe nemmeno finito la frase che il cancello si chiuse di scatto.

"Allora non puoi entrare piccola. Se vuoi passare dovrai farmi qualche favore, altrimenti..."

In quel momento una terza voce si fece sentire al di là della cancellata.

"Altrimenti cosa, Guardia?"

"Chi diav...Ahhhh!"

Qualche secondo dopo il cancello fu aperto, dall'altra parte si stagliava, eterea e bellissima, l'oscura Matriarca Anul.

"Twilight, credevo avessi più senso piuttosto che passare per il cancello comune per un altro tentativo d'assassinio."

"No, Matriarca, non sono qui per quello. Dovrei parlarvi in privato. E' una faccenda che ritengo di grande importanza per il Regno."

"Davvero? Seguimi dunque. E per quanto riguarda te, Guardia, rimarrai un coniglietto per sole due ore...mi chiedo però se sarai più veloce dei mastini che stanno per essere liberati qui nel cortile.
Ricorda, nessuno può minacciare Twilight Sparklenstein.

Nessuno...a parte me, ovviamente."



[Postato] - Capitolo 6 - Un compito ingrato?
La Matriarca Anul sedeva sul suo trono attendendo che la sua discepola parlasse, il suo sguardo era vagamente annoiato ma, d'altronde non era una vita eccitante, a parte per i tentativi d'assassinio della propria studente e discepola.
Twilight rilesse, tra sè e sè il discorso che si era preparata ed iniziò.

"Matriarca, sono qui per parlare della leggenda del..."

"Sole Maledetto? Sì, Twilight, a breve saranno passati i mille anni predetti. Non vorrai mica dirmi che credi davvero a quella storiella? "

"Ma...come fate a? Se fosse vera, però..."

"Se fosse vera, se esistessero amore, pace e serenità...Ascoltami Twilight, va bene essere deviati ed eccentrici, paranoici o timorosi, schizofrenici o irruenti, ma non puoi credere a tutto quello che leggi.

Ascoltami adesso.

Ho bisogno di una persona di fiducia che vada a controllare i preparativi della celebrazione nella località di quest'anno. E' un posticino delizioso, in campagna.

Si chiama Ponyville.

Andrai lì come mio Oscuro e Dittatoriale Supervisore personale e verificherai che tutto sia in ordine prima del nostro arrivo.
Un consiglio, se posso dartelo. Trovati degli alleati lì, anche se non ti fiderai mai completamente di loro, un buon numero di alleati possono sempre fare comodo. Pedine che possono essere sacrificate ne si possono trovare a dozzine, ma efficaci esecutori sono ben più rari. Ti è tutto chiaro?"

"Ma la leggenda..."

"Basta. Tu andrai lì, farai il tuo lavoro e troverai degli alleati che ti aiutino nel far rispettare le scadenze. Questo è quanto, puoi andare, Twilight ."



Il giorno dopo Twilight Sparklenstein, ed il suo assistente Spaik, stavano volando sulla carrozza personale della Matriarca diretti alla cittadina di Ponyville, dove li attendeva il compito di verificare che tutto fosse pronto per la celebrazione della notte più lunga dell'anno.

L'unicorno, sebbene triste che la Matriarca non le avesse creduto, era comunque pronta a rimettersi in sesto. Dopotutto non solo sarebbe stata in una libreria per la sua durata a Ponyville, e quindi avrebbe potuto documentarsi meglio, ma aveva anche una posizone di tutto rispetto con tanto di guardie da poter aizzare contro chi sarebbe stato così sciocco da mettersi contro di lei.

Non male davvero.

Quando finalmente arrivarono nella cittadina l'unicorno dovette ammettere d'essere piacevolmente sorpresa. Si aspettava un villaggio dalle medie dimensioni, pacifico, inutile e noioso, invece era un 'ridente' centro industriale, dotato di immense fornaci che bruciavano notte e giorno, devastando l'area lì intorno ed intossicando quelli troppo poveri per potersi permettere aria degna di questo nome.

L'unicorno iniziò ad avanzare lungo la principale strada, seguita da Spaik che le snocciolava le direzioni da prendere per raggiungere i vari centri che si sarebbero dovuti occupare della celebrazione, e scortata da quattro pegasi oscuri che agivano come scorta e braccio armato.

Un pony coperto di stracci le si avvicinò chiedendo alcuni spiccioli per poter sopravvivere, biascicando per via di una orrenda infezione alle labbra. Lei si limitò a guardarlo con un sorriso sprezzante, prima di scatenargli contro le guardie che lo lasciarono pesto e malmenato lì dove si era avvicinato.

"Padronah...Noi essere attesi da Dittatore Mare..."

"Hai ragione Spaik. Sarà meglio andare. Guardie! Non fate avvicinare nessuno."

I sei s'addentrarono quindi nella cittadina giungendo infine ad uno sfarzoso castello in miniatura che sbucava al centro della città. Con le sue decorazioni ed il suo aspetto pulito non rientrava assolutamente nel clima della cittadina, ma la cosa non le importava troppo, era qui con un compito e non sarebbe stato un dittatoruncolo da due soldi a fermarla.

Giunti all'ingresso furono fermati da due rozzi pony di guardia, i quali intimarono loro di fermarsi e di non avanzare oltre.

"Fermi là! La Dittatrice Mare è occupata in...affari interni. Nessuno può passare."

"Uh...Forse non sai chi sono io? Spostati, o ne pagherai le spese."

"Senti, mocciosa. Se tu sei Qualcuno, io sono la Matriarca. Ora dì ai tuoi compari di gettare i costumi da guardie, altrimenti dovrò chiamare quelle vere e sarà molto peggio per voi tutti. "

Twilight assunse un'espressione di sadico divertimento mentre ascoltava la risposta della guardia cittadina, per poi rivolgersi con un tono glaciale al comandante della sua scorta.

"Brutus? Chiama il resto della guardia. Che questi idioti vengano rimossi, credo che passare il resto dei loro giorni nelle cave di carbone possa far loro bene se la piantano immediatamente."

"Subito, Supervisore Oscuro."

A quello scambio di parole le due guardie cittadine si guardarono un attimo tra di loro, palese era l'indecisione sui loro volti, ma il più anziano non era pronto a cedere così facilmente.

"Mi hai stancato, mocciosa. Thick Skull? Chiama la guardia della Matriarca. Falli venire subito. Dì loro che ho un gruppo di impostori per le loro, amorevoli, cure."

Il vecchio pony della guardia cittadina volse uno sguardo verso la strada e sorrise non appena vide uno schieramento della Guardia Oscura marciare verso di loro.

"Allora, mocciosa, pronta ad implorare pietà?"

La giovane unicorno, affiancata dall'ibrido multispecie, sorrise di rimando con espressione diabolica.

"No, ma non vedo l'ora di sentirti urlare."



[Postato] - Capitolo 7 - Un nuovo potere in Città
L'anziano iniziò a sudare freddo, quella piccola peste era troppo sicura di sè, troppo calma.
E' vero che le guardie che aveva con sè non indossavano la comune armatura della Guardia Oscura, ma possibile che fossero davvero dei pezzi grossi? Però nessun'avviso gli era pervenuto.

Quando il capitano delle Guardie Oscure si fermò tra l'anziana guardia cittadina e Twilight Sparklenstein, non perse nemmeno un minuto prima di inchinarsi davanti alla giovane ed attendendo istruzioni.

"Capitano Blood Hoof, Dodicesima Guardia Oscura di stanza a Ponyville ai vostri Comandi, Milady."

"Oh, finalmente qualcuno che riconosce il vero talento. Sono Twilight Sparklenstein, Supervisore Oscuro personale della Matriarca. Ho necessità che a me ed al mio assistente siano forniti dei formali permessi per ogni settore della cittadina. E lo stesso, ovviamente, per il Comandante Brutus e la sua unità di Zoccoli Sanguigni che mi funge da scorta. "

Il vecchio pony collassò leggermente contro la porta d'accesso all'ufficio della Dittatrice Mare, quella mocciosa era veramente un inviato personale della Matriarca! Ed era persino scortata dagli Zoccoli Sanguigni, l'unità più violenta e decorata di tutte le schiere al servizio della Matriarca Anul!

"Io...Io vorrei..."

"Ah, Capitano Blood Hoof, vorrei inoltre che conduceste questi due alla più vicina prigione. Ostacolo al servizio della Corona ed Insulto alla Corona stessa. Potrete portare avanti la condanna a morte quando vorrete. Vi ringrazio."

Con quello Twilight non perse altro tempo e, seguita dall'ibrido e dalla scorta, entrò enll'edificio senza degnare chi le stava attorno di altre attenzioni. Numersi corridoi dopo erano finalmente arrivati ad una porta da cui veniva un forte rumore di stoviglie, davanti alla porta c'era un giovane pegaso che guardava con crescente preoccupazione la giovane unicorno e le sue guardie farsi sempre più vicine.

"Ehm...N-non...Non potete...entrare...qui?"

Twilight non perse nemmeno tempo ad ascoltarlo mentre spalancava le doppie porte che conducevano all'ufficio della Dittatrice trovandosi davanti una scena che le provocò, non poco, ribrezzo.

Al centro della sala c'era una massa apparentemente priva di forma che, grazie a due pegasi in qualità di valletti, si stava strafogando in maniera fin troppo selvaggia, spargendo frammenti d'alimenti tutt'intorno a sè.

Non appena l'unicorno apparve sia i pegasi, sia la massa stesa sul pavimento, rimasero ad osservarla senza parole per alcuni minuti, quindi la Dittatrice Mare, in tutti i suoi centotrenta chili di peso, si rovesciò pesantemente in avanti portando il volto verso l'intruso.

Parlava con voce goffa e affannata, prendendo brevi respiri che parevan più adatti ad un suino morente che ad un pony della sua levatura.

"Voi! Chi...Chi siete...voi? Come...ack...Come avete fatto..urp...ad entrare? Gua...Guardie!"

La giovane unicorno guardava con orrore quel suinico esemplare della sua stessa specie con un tale disgusto da non riuscire a proferire parola immediatamente dopo alcuni minuti, in cui prese fiato per schiarirsi la mente, le si rivolse con il tono più pacato che riuscisse a mantenere.

"Credo che le vostre guardie non si siano rivelate all'altezza del compito. Ma non temete, come Supervisore Oscuro personalmente inviato dalla Matriarca , ho già risolto quel vostro problema."

"Sup...Supervisore..? Voi...Voi siete la Dottoressa Sparklenstein!?"

"Si pronuncia Sparklestin, ma sì. Sono io, con chi ho l'onore di parlare?"

'Oltre che con un ammasso di lardo a forma di pony?'

La Dittatrice Mare s'alzo sugli zoccoli nel più breve tempo possibile, ma comunque le ci vollero almeno dieci miunti, con l'aiuto dei due valletti, per mettersi in una posizione quanto più somigliante ad una posa seduta.

"Dovete perdonarmi per la mia precedente condotta, ma ero impegnata in..."

"Lasciamo che il passato, rimanga passato, Dittatrice. Piuttosto, sapendo che lei è così impegnata a... governare, nel nome della Matriarca, mi dica solo dove posso trovare i pony incaricati al corretto andamento della Celebrazione."

"Oh. Ecco...vediamo. Per la riscossione dei tribut..ehm, volevo dire, le spontanee offerte dalla popolazione se ne sta occupando la Famiglia Apples a Sweet Apple Acres."

"La Famiglia Apples?"

"Sì, è un...consorzio industriale a conduzione Familiare, si occupano anche di rappresentare i diritti dei lavoratori delle nostre fabbriche e delle nostre fattorie."

"Capisco, un consorzio agricolo-industriale di cui loro sono gli unici partecipanti. Molto comodo."

"Ehm, già. Per la sicurezza potrete rivolgervi al Maggiore Rainbow Dash delle Forze Paramilitari Aviotrasportae. Hanno un punto di raduno poco fuori città, altresì pattugliano costantemente i cieli di Ponyville."

"Qualcosa che dovrei sapere riguardo questa Rainbow Dash?"

"Beh...è un pò paranoica ed eccentrica, ma è di sicuro la migliore quando si tratta di formazione paramilitare."

"Capisco. Chi altri?"

"Beh vediamo, ci sarà Pinkamena Diane Pie che si occuperà dell'evento di chiusura, lei è la nostra intrattenitrice per gli spettacoli dai gusti più...come dire, esotici. Poi, ovviamente c'è Rarity, che si occuperà delle decorazioni. Sa, Rarity è davvero una pony stupenda, mi chiedo spesso come faccia a mantenersi sempre così in forma..."

"Dettagli irrilevanti. La ringrazio a nome della Matriarca e provvederò quanto prima a valutare il suo operato qui nella cittadina."

"Il MIO operato!?"

La Dittatrice Mare era improvvisamente sbiancata guardando negli occhi del giovane unicorno davanti a sè, mentre numerose gocce di sudore iniziavano a colarle dal viso.

"Ma certo! Dopotutto è Lei la responsabile di questa cittadina. Beh, buona giornata Dittatrice, le auguro un felice pasto...Si assicuri di goderselo."

Con quelle strane parole la giovane unicorno lasciò lo studio della governante di Ponyville e, sempre seguita dall'instancabile Spaik e dalla sua scorta, si diresse all'esterno. Doveva andare a trovare una certa famiglia di pony a Sweet Apple Acres.



[Postato] - Capitolo 8 - Una Famiglia molto particolare.
La prima impressione di Twilight di Sweet Apple Acres fu seguita da un ributtante suono di disgusto, davanti a lei c'era infatti una disgustosa casetta, ben tenuta e curata, immersa in un meleto con alberi carichi di stupende mele. Quindi l'unicorno alzò lo sguardo e rimase ad occhi aperti. Esattamente dietro alla stupenda casetta si ergeva un edificio immenso, coperto di residui nerastri mentre dozzine di camini di varie dimensioni spuntavano dalla sua sommità spargendo nere nubi di rifiuti tossici nell'aria.

"Beh...così va già meglio."

"Padronah?"

"Sì, Spaik?"

"C'è un pony che viene..."

Sulla strada che conduceva alla casetta, e all'immensa fabbrica, v'era infatti una pony che avanzava con calma sul vialetto fino a fermarsi davanti al gruppo di Twilight. La pony in questione indossava un fedora nero con una fascia bianca, al collo pendeva una catenina con un monile a forma di mela, tutto in oro massiccio, sul volto un paio d'occhiali in oro dalle lenti scure. Questa si rivolse al gruppo con una voce musicale eppur con un pesante accento siciliano.

"Buona giornata a Vossignorie, potessi chiedervi cosa ci fate qui?"

Twilight si fece avanti, muovendosi incontro alla pony, per poi sorriderle in maniera disgustosamente pacifica.

"Buongiorno, Stavamo cercando Sweet Apple Acres e ci avevano indicato questa zona."

"Beh, questa è Sweet Apple Acres, però io a tia mai t'aggio vista prima...Donde ne vieni e chi sei?"

"Oh, perdonatemi. Sono Twilight Sparklenstein, Supervisore Oscuro incaricato dalla Matriarca per assicurarmi che tutto proceda tranquillamente per l'imminente celebrazione."

Il volto della pony di Sweet Apple Acres non ebbe nessun movimento improvviso nè diede impressione d'essere stupita limitandosi a rispondere in maniera cordiale, sebbene più fredda.

"Ah, così siete il Nuovo Supervisore. Il mio nome è AppleJack, sono la responsabile della fabbrica che vedete alle mie spalle. Prego, seguitemi e provvederò a darvi un giro dell'impianto. Purtroppo devo avvisarvi che per una questione di regolamentazioni, le vostre guardie dovranno aspettare fuori. Spero non ci siano problemi?"

Twilight sorrise tra sè e sè, s'era aspettata una simile richiesta ed aveva già prese le dovute contromisure quindi, fatto un cenno al Comandante Brutus e dopo averlo avvertito di aspettarla all'ingresso, seguì la bionda pony all'interno della fabbrica seguita solo dall'ibrido.

Applejack passò la successiva mezz'ora parlando e raccontando la storia della Famiglia e di come avessero ottenuto la fabbrica che stavano visitando, passando poi ad illustrare ciò che producevano nella fabbrica ed i vari sistemi di sicurezza che erano stati implementati.

"...E con questo il nostro giro termina qui, la prego accetti questo nostro piccolo regalo. Con i complimenti della Famiglia."

L'unicorno, dopo aver girato in lungo ed in largo la fabbrica s'era ritrovata ad essere in una stanza destinata ai visitatori, davanti a lei era stato lasciato un cestello pieno di mele e prodotti alimentari da lì derivanti. L'unicorno non potè fare a meno di notare come sul fondo della cesta ci fosse un sacchetto che appariva pieno di bits.

"Miss Applejack, la ringrazio per l'offerta, ma non credo che ci siamo intese particolarmente. Non sono venuta qui per un giro della vostra ammirevole fabbrica. Sono qui per discutere con Voi se la collezione delle offerte è andata a buon punto oppure no."

La bionda pony, abbassò leggermente gli occhiali da sole che indossava sospirando e scuotendo il capo.

"E pensare che sembravate anche una persona abbastanza decente. Beh, suppongo che così vada la vita. Se preferisce può girarsi, le assicuro che non sentirà nulla. Ah, le sconsiglio di tentare la fuga, le sue guardie sono morte a quest'ora e lei li raggiungerà a breve. Qualche ultima parola?"

Twilight sorrise maligna vedendo la trappola scattare intorno a sè, guardando il compiacimento sui volti di quei pony che credevano d'aver già vinto.

"In effetti, sono due.
Armi batteriologiche."

"Armi Batte-che?"

"Batteriologiche. Vedi, da quando siamo entrati il mio assistente è stato così gentile da spargere un batterio nell'aria, è una creatura di mia invenzione. Questo batterio agisce in quattro fasi distinte e separate.
Prima attacca i gangli nervosi della vittima provocando spasmi incontrollati e perdita delle facolta motorie."

Applejack improvvisamente iniziò a barcollare, insieme al resto degli operai della fabbrica, per poi cadere a terra, paralizzata dal collo in giù.

"La seconda fase invece prevede che il batterio si muova sulle vie respiratorie, tagliando così l'afflusso di ossigeno ai polmoni, costringendo il sogetto infetto a respirare poco e male.

Terminata questa fase si arriva al terzo stadio, quello che io preferisco, ovvero la distruzione delle strutture cellulari presenti nel corpo infetto. Questo passaggio è molto importante, perchè a seguito delle escoriazioni sanguinolenti vi è solo un ultimo stadio.

La morte.

Atroce, lenta, dolorosa. Sangue che si coagula direttamente nelle vene infette, organi interni che diventano...esterni. E' davvero uno spettacolo da vedere.

Ovviamente l'antidoto ha effetto unicamente nella prima o seconda fase... Ti senti bene? Mi sembra che tu non riesca a respirare."

Applejack,respirando affannosamente, volse uno sguardo omicida all'unicorno che snocciolava quelle notizie come se stesse leggendo un copione mantenendo un ghigno malefico sul volto.

"Tu...perchè...non...soffri...?"

"Che domande, mi sono premunita. Sapevo di venire in un covo di tagliagole quindi prima di venire qui a Ponyville mi sono immunizzata contro qualsiasi evenienza. Il mio assistente invece non ne ha bisogno, per qualche motivo è naturalmente immune alle malattie.

Ora, se vuoi posso darti l'antidoto, ma voglio una cosa in cambio."

"Co...sa...?"

"Che i tributi arrivino alla Matriarca come stabilito, non un centesimo in meno...ma nemmeno in più. La differenza, ammesso che ce ne sia, potrete tenerla come margine."

"V-Va...be..ne..."

"Perfetto. Spaik? Puoi rilasciare l'antivirale. Vedrai, Applejack, tra qualche minuto inizierai a sentirti meglio. Oh, e per la cronaca..."

L'unicorno si volse verso l'ingresso chiamando a sè le guardie, le quali entrarono placidamente lasciandosi alle spalle un contingente di pony ridotti in poltiglia.

"Se avessi voluto avrei potuto farvi chiudere baracca quando volevo, ma ci tengo a mantenervi attivi visto che state facendo un sì buon lavoro. Spero di vederti alla celebrazione.

E spero porterai con te anche quella tua deliziosa sorellina...Come si chiama? Applebloom? Che carina che è...Non viene da chiedersi se sia ancora a scuola in questo momento? Probabilmente sì...ma, forse no.

Alla prossima, Miss Applejack."

La pony in questione si rialzò poco dopo guardando l'unicorno allontanarsi con calma, sotto lo sguardo allibito delle decine di scagnozzi che si aggiravano nei paraggi.

"Lasciateli andare. In fondo non hanno neanche voluto una percentuale. Eh...Sarà pure una lurida bastarda ed infima...ma mi piace il suo modo di fare.

Adesso, chiamatemi Big Mac, deve andare a prendere Applebloom a scuola."



[Postato] - Capitolo 9 - Paranoia, pessima consigliera
Twilight s'era decisa di fermarsi per una rapida pausa pranzo prima di proseguire, lasciando poi il Comandante Brutus a guardia del proprio alloggio per evitare un'eventuale ritorno di fiamma da parte degli Apples. Forse aveva esagerato un pò con quell'ultima minaccia, ma certi elementi della Mafia Ponense capivano solo un certo linguaggio.

Proseguendo quindi il cammino solo con Spaik, si diressero verso una delle uscite della città, lì dove si supponeva ci fosse il punto di raduno per la milizia cittadina, le forze paramilitari aviotrasportate.

"Spaik, credo dovremo tornare da quella palla di lardo, deve averci mentito...non vedo niente qui."

"Padronah...io sento un pony nelle vicinanze."

"Dove?"

"Non sono sicuro..."

Improvvisamente il terreno dietro di loro si aprì rivelando la figura di una pegaso col manto azzurro e dalla criniera arcobaleno, questa gettò via il telo mimetico sotto cui s'era nascosta lanciandosi in avanti e portando una lama al collo di Twilight, per poi sussurrarle debolmente all'orecchio.

"Non ti muovere, non parlare, non fare nulla. Chi sei? Cosa vuoi? Perchè mi cerchi? Chi ti manda?"

"Sono Twilight Sparklenstein. Sono qui come Supervisore Oscuro della Matriarca per controllare che tutto sia pronto per la Sua celebrazione. Ora, lasciami. "

La pegaso sorrise a quello parole emettendo poi un verso di scherno.

"Costringimi."

Un attimo dopo la pegaso era bloccata a terra da Spaik che, grazie ai suoi arti multipli, riusciva a tenerne inchiodate al suolo sia le zampe che le ali. La giovane unicorno apparve nel campo visivo della pegaso con un'espressione sorniona sul volto.

"Spero che ve la caviate megilo con la sicurezza degli altri, più che con la vostra."

"Ma...Ma quante braccia ha 'sto coso!?"

Spaik sorrise mostrando sia i denti seghettati che spuntavano dal suo becco, sia la lunga lingua biforcuta.

"Sufficienti per bloccare chi minaccia Padronah."

"Ok, Spaik, puoi lasciarla andare. Senta, Maggiore, non sono qui per aggredirla, sono qui solo per compiere il volere della Matriarca. Devo assicurarmi che tutto proceda per il meglio per la Celebrazione."

La pegaso, appena libera, si slanciò lontano dall'ibrido rimanendo sospesa a mezz'aria sostenendosi con le proprie ali. Il suo sguardo si spostava dall'unicorno all'ibrido con fare indeciso, per poi mutare in un'espressione di paranoico odio.

"E perchè dovrei crederti? Potresti essere una spia...venuta qui per infiltrarti e sabotare quanto io sto preparando. Ah, hai fatto un bel tentativo, ma adesso ti ho scoperto. Hai sbagliato a liberarmi, ora pagherai!"

Con quello la pegaso si librò ancora di più per poi effettuare una rapida inversione puntando direttamente all'unicorno ed alla creatura che la affiancava.

"Stolta..."

Twilight si era stancata di dover fare la brava pony, era il momento perfetto per dare una lezione a quella pegaso e per sfogarsi un pò.

"...una carica frontale è la cosa più stupida che potessi fare."

L'unicorno, allargando le zampe per mantenere una maggiore presa con il terreno, iniziò a caricare il suo corno con alcuni degli incantesimi difensivi che la Matriarca Anul le aveva insegnato. Spaik, dal canto suo, s'era piazzato a breve distanza dalla sua padrona, pronto a scattare non appena la pegaso fosse stata a portata di artiglio.

"Muori, Spia!!YAAAH!"

La pegaso stava piombando a velocità folle verso i suoi bersagli, viaggiava così velocemente che non le fu possibile spostarsi per evitare i raggi d'energia magica che l'unicorno le sparò contro. Ma la cosa non la perturbò minimamente, continuando nella sua folle carica a tutta velocità finchè non impattò contro il terreno esplodendo in un onda d'urto multicolore.

L'onda d'urto esplose intorno a lei, spazzando via ciò che trovava sul suo cammino, lei già immaginava quella folle unicorno spia ed il suo piccolo mostro venire spazzati via urlando, eppure non sentiva urla o grida. Spaesata alzò lo sguardo e rimase immobile nel vedere i residui della sua onda d'urto impattare inutili contro qualcosa che si ergeva davanti a lei, una strana colonna viola, immensa, che arrivava fino al cielo e anche oltre. Alzando ancora lo sguardo la sua espressione mutò da stupita a terrorizzata mentre vedeva un gigantesco occhio dai riflessi azzurri guardarla con malignità.

"Ch-Ch-che c-c-cosa..!?"

Rainbow Dash fu improvvisamente investita da una folata di vento, una forza impressionante che la spingeva via, sebbene lei facesse di tutto per restare incollata al terreno ma, senza riuscirci.

Improvvisamente il mondo attorno a lei si fermò mentre un'aura violacea le si avvolgeva intorno, bloccandola e trattenendola, ed una voce conosciuta si faceva avanti nella sua mente con sadica gioia.

'Guarda guarda cos'abbiamo qui. La Maggiore Rainbow Dash. O forse dovrei dire la Minore? Muahahahah.'

"Che..che mi hai fatto?"

'Nulla di che, una semplice miniaturizzazione. Ma non è finita qui. Tu mi hai dato della spia. Tu hai OSATO dire che IO voglio ROVINARE la celebrazione.
TU...ORA...SOFFRIRAI!'

"I-I-Io n-non...Io non ho paura di te!"

'Forse, ma non temere...Presto ne avrai.'


[Postato] - Capitolo 10 - Un incubo ad occhi aperti
Rainbow Dash cercava di muoversi, di agitarsi, ma la presa magica sul suo corpo era troppo forte, in più era ancora delle dimensioni di un microbo. Cosa avrebbe mai potuto fare a quell'unicorno?

NO! Doveva combatterla! Mai gettare la spugna! L'avrebbe combattuta sulle spiagge, sulla costa! Non si sarebbe mai arresa! MAI!

"AH, credi davvero di farmi paura? Sei solo una unicorno, cosa credi di poter fare?"

'Questo, mia piccola pony....'

Rainbow Dash improvvisamente iniziò a sentirsi male, era come se qualcosa le stesse lacerando un pezzo di sè, come se le stessero portando via una parte della sua anima. Fece per urlare ma il dolore era troppo intenso per poter essere espresso tramite suoni, la sua bocca si aprì automaticamente mentre il suo silenzioso urlo di dolore, paradossalmente, parve riecheggiare in tutta l'area circostante.

Attimi dopo, si ritrovò stesa nell'erba, ad una decina di metri da lei c'era il maledetto unicorno che la guardava sprezzante, insieme al suo botolo mostruoso.

"H-Hai...Hai dimostrato..che...puoi farmi male...ma non...mi fai...paura."

"Hahahahahah...quanto mi diverti, Rainbow Dash. Ti sbagli, ovviamente, ma perchè essere io a dimostrartelo? Presto, capirai cos'è la vera paura."

"Ch-Che vuoi dire?"

"Noti nulla di strano...Pony?"

Rainbow si guardò attorno, c'era una strana luce al limite del suo campo visivo, una sorta di fiamma eterea che già stava finendo di scomparire, eppure fu grazie a quella che lei realizzò solo in quel momento di essere tornata a dimensioni normali. Un sorriso le si allargò sul volto mentre sentiva la gioia di essere nuovamente a grandezza naturale.

"Ha! Hai fallito, sono di nuovo normale! Ora nulla mi vieta di fartela pagar...eh?"

Rainbow fece per librarsi in volo ma, per la prima volta nella sua vita, non ci riuscì. Voltandosi lentamente notò, con orrore, che le ali sulla sua schiena eran sparite. Le sue bellissime ali piumate, il suo vanto, la sua gloria.
Sparite e sostituite con orrende cicatrici.

Il suo sguardo rabbioso si volse verso l'unicorno, i suoi occhi letteralmente iniziarono a lanciare lampi e saette mentre si rivolgeva alla sua avversaria.

"TU! Dove sono le mie ALI?"

"Ali? Di che ali stai parlando? E sopratutto...Chi sei tu? Come osi rivolgerti a me con questo tono? Stai al tuo posto, Sgorbio."

Rainbow si stava innervosendo, c'era qualcosa di tremendamente sbagliato in quella situazione, qualcosa fuori posto, percepiva distintamente il tono sincero della unicorno. Quella, davvero, non la riconosceva.

"E-Ehi! Io sono Rainbow Dash, non puoi darmi dello Sgorbio!"

"Rainbow chi? Ascoltami bene, miserabile esemplare di pony, non so chi tu sia, nè lo voglio sapere. Io sono qui solo per incontrare colei che si occupa della sicurezza alla Celebrazione della Matriarca Anul."

Dash rimase sbigottita, era un deja-vu o quella scena già l'aveva vissuta? Scuotendo la testa per schiarirsi le idee fece per avanzare, per dichiararsi come Maggiore Ranbow Dash, Comandante delle forze Paramilitari AvioTrasportate di Ponyville, quando un'altra voce espresse esattamente la stessa cosa.

"Lei deve essere la Dottoressa Sparklenstein, presumo? Mi chiamo Lightning Dust, Comandante delle Forze Paramilitari AvioTrasportate di Ponyville. "

"Si pronuncia Sparklenstin. Ma sì, sono io. E' soddisfacente sapere che almeno un pony sano di mente viva in questo villaggio."

"Mi perdoni Dottoressa ma, non la seguo..."

"E' per via di questo sgorbio qua...Rainbow qualcosa. Urgh! Osare avvicinarsi a me e persino pensare di rivolgermi la parola."
La pegaso che si era presentata come Lightning Dust volse la sua chioma giallo elettrico verso Rainbow Dash, guardandola pietosamente, mentre sospirava.

"Mi scuso personalmente per quanto accaduto. Me ne occuperò immediatamente, nel frattempo se vuole, può avviarsi al campo operativo. Il mio secondo in comando, FlutterRage, sarà a sua completa disposizione."

Dash guardava allibita la pegaso dal manto e criniera giallo elettrici indicare all'unicorno la strada per il campo operativo, per poi voltarsi e correre verso di lei.

"Rainbow Dash...Cosa devo farne di te? Uff."

"C-C-Che cosa!?Come ti permetti!"

La pegaso, avvicinatasi a Rainbow, la abbracciò amorevolmente, iniziando ad indirizzarla verso una tenda vicino al bosco.
"Eh...Quanto vorrei che tu fossi ancora la vecchia avversaria di un tempo. Ma da quando ti strappasti le ali in quell'incidente con il Dizzytron non sei più stata te stessa. Eri caparbia, paranoica, violenta. Il miglior avversario che un pony potesse chiedere.

Ed ora guardati, sei un pegaso, ma non puoi volare. Soffri di amnesia, perdita della memoria, deficienza cerebrale. Io ci provo a prendermi cura di te ma, non so ancora per quanto possa continuare. Se almeno tu mi dessi un segno che ti stai riprendendo...Ora, ascoltami bene, resta qui. Resta. Io torno dopo e ti porto qualcosina da mangiare.

Resta, Rainbow. Resta.

Brava la mia cucciola."


[Postato] - Capitolo 11 - Realtà o Incubo?
Dash non potè far nulla mentre sentiva il torrente di parole provenire dalla sua vecchia conoscenza, non negava di conoscerla ma, nella sua memoria, quella era solo una pegaso sbruffona ed incapace. C'era un solo Comandante per le truppe Paramilitari, ed era Rainbow Dash.

Il terrore volante. Alcuni, durante la scuola di volo, l'avevano persino chiamata 'Ultima Ombra' per la violenza con cui aggrediva gli altri durante le esercitazioni.

Improvvisamente le parve di sentire la satanica risata dell'unicorno viola che, solo qualche ora prima?, le aveva promesso dolore e sofferenza. Cosa le aveva fatto? Perchè si trovava ora in una Ponyville che non riconosceva? Cos'era cambiato?
Improvvisamente capì cosa quella malefica creatura doveva averle fatto.

"Lei...Lei ha riscritto la MIA storia! Il...Il mio passato...le mie conquiste! Tutto...Tutto perduto..."

In quel momento sapeva quale sarebbe stato il suo destino se fosse rimasta, avrebbe passato una vita ignorata da tutti e temuta da nessuno, aiutata a sopravvivere dalla pietà di un avversario che non ne aveva mai provata. Ed era quella stessa pietà che riprovava quanto in basso lei, Rainbow Dash, fosse caduta.

"basta...Basta! Ho..ho capito...T-Ti prego...fammi...fammi tornare..."

La voce diabolica dell'unicorno ritornò nella mente di Rainbow Dash carica di rabbia.

'Perchè dovrei? Tu hai osato accusare ME di essere una SPIA! Di voler ROVINARE la celebrazione della MATRIARCA!'

"Mi...dispiace. Io...Non è stato facile crescere con questa criniera colorata, ok? Tutti mi davano sempre addosso finchè...finchè non ho iniziato a credere che Tutti ce l'avessero con me.
Ho...Ho sbagliato con te...Ti prego...rimandami indietro. Io...Tu...hai ragione...io non...potrei vivere così...io voglio essere notata...voglio essere lodata...Ti prego..."

L'ultima frase venne fuori tra le lacrime mentre la pegaso dalla criniera arcobaleno iniziava a piangere a dirotto. Voleva solo tornare a casa, alla sua vita.

Twilight Sparklenstein s'era sempre vantata di essere senza la minima pietà, ed in più occasioni lo aveva dimostrato, ma nel vedere la pegaso in quelle condizioni qualcosa le si infranse dentro. Sebbene quella pegaso si fosse meritata ampiamente la punizione, Twilight si rese conto che loro due eran più simili di quanto volesse credere. Entrambe avevan lottato con i denti e gli zoccoli per essere quello che erano, entrambe avevan dovuto affrontare situazioni per cui loro eran state ostracizzate dagli altri.

Eppure c'eran riuscite. Erano riuscite a distinguersi.

'D'accordo. Ti riporterò indietro. Chiudi gli occhi, Rainbow Dash.'

La pegaso fece come le venne detto, chiuse gli occhi e, poco dopo, sentì una dolce brezza fresca passarle tra le piume delle sue ali, sul suo volto apparve un sorriso mentre le muoveva leggermente assaporando nuovamente il piacere di averle.
Riaprendo gli occhi si ritrovò di nuovo nel campo poco fuori Ponyville, davanti a lei l'unicorno con il suo mostriciattolo.

"...Grazie."

"Che questo ti sia di lezione, Pegaso. Non osare mai più accusarmi di qualcosa, la prossima volta non ti riporterò indietro."

"Io...va bene."

"Ora, mettiamo in chiaro alcune cose.
Io sono qui per conto della Matriarca per controllare il TUO operato. Fino ad ora non è stato molto soddisfacente. MA hai avuto coraggio, o forse era stupidità?, e questo vale qualcosa.

Adesso però, Rainbow Dash, TU sei Mia.

Solo io potrò decidere cosa tu farai e contro chi lo farai. Con me tu non sei una pegaso, non sei un essere vivente, tu sei il mio strumento.

Sono stata chiara?"

"S-sì...Sì Signora!"

"Bene. Ti dirò la verità, non mi dispiaci come compagnia, ma devi imparare a rispettare chi è più in alto di te. Ora, mostrami cosa state organizzando per la Celebrazione, poi potrai indicarmi dove posso trovare le altre."

"Signorsì Signora!"

Rainbow si sentiva stranamente appagata, per tutta la vita era sempre stata nel dubbio di star facendo la cosa giusta o sbagliata, di prendere una decisione che a lungo termine sarebbe risultata errata.

Con l'unico risultato di aggredire tutto e tutti, amici e nemici.

Ma adesso che era solo uno strumento, un letale strumento negli zoccoli di un unicorno pronto a tutto, non vi erano più indecisioni o dubbi. Adesso doveva solo ubbidire agli ordini. Si sentiva come se fosse tornata in caserma. Con il Sergente Istruttore che era il suo unico padrone, lui solo sapeva cos'era giusto o sbagliato.

E così doveva essere.

Dopo tutta quell'esperienza nell'altra Ponyville, essere una proprietà negli zoccoli di quella pazza non era per niente male.

Anzi...



[Postato] - Capitolo 12 - Una nuova Principessa?
Twilight stava avanzando lungo la cittadina, il fedele Spaik sempre al fianco, verso la dimora della terza pony che doveva incontrare, un unicorno di nome Rarity. Rainbow non aveva saputo dirle molto su di lei, a parte che era molto ricca e pericolosa, tanto che si faceva scortare da degli orrendi demoni cani, i Cerberi di Diamante.

Mentre i due si aggiravano per le strade della cittadina seguendo le indicazioni di Rainbow Dash, si trovarono davanti, improvvisamente, uno strapiombo. Una vera e propria voragine al cui centro gallegiava, sospeso magicamente a mezz'aria, un castello in miniatura le cui fondazioni non erano altro che il più vasto ammasso di diamanti e gemme che lei avesse mai visto.

"Cosa...?"

"Qualcosa si avvicina...qualcosa di pericoloso, Padronah."

Nel castello s'intravedeva qualcosa muoversi, finchè un lungo ponte non iniziò ad apparire magicamente arrivando fino al punto in cui c'era Twilight. Lungo questo una strana figura dinoccolata avanzava verso di loro, sebbene fosse una creatura decisamente mostruosa, con tanto di artigli e zanne, vestiva in uno splendido vestito da cerimonia in cui stonava solo il grosso collare con borchie di diamanti che portava al collo. Avvicinatosi si rivolse loro con un tono servizievole e che sembrava molto simile a quello usato dai domestici di qualche secolo prima.

"Buona Giornata, Milady. Potreste cortesemente specificare il motivo della vostra visita nel dominio della Principessa?"

"Ehm..Buona giornata a Voi, sono Twilight Sparklenstein. Supervisore Oscuro incaricato dalla Matriarca per controllare lo stato dei preparativi per la celebrazione della Notte più Lunga dell'anno. Cercavamo la casa di Rarity l'unicorno."

"Ah, intendevate dire la Principessa Rarity. Ho capito. Vi prego di seguirmi."

"Eh eh...mi scusi, credo ci sia un errore. Noi cerchiamo Rarity, la proprietaria delle industrie tessili 'Amore & Cura'. "

"Infatti, la Principessa Rarity è la proprietaria."

Twilight lanciò un'occhiata interrogativa al suo assistente mentre continuavano a seguire la strana creatura canina sul ponte che, magicamente, si stava arrotolando su sè stesso dietro di loro, alla loro stessa velocità. Finalmente giunsero sul portico del castello dove il demone-cane li fece accomodare in un salone tanto vasto che era difficile scorgerne la parete opposta.

"Vi pregherei d'attendere qui. La Principessa sarà da voi a breve."

Mentre attendevano Twilight non poteva fare a meno di pensare a quanto strano fosse che quell'unicorno usasse un titolo solitamente associato ai loro governanti.

'Non capisco...Perchè dichiararsi una Principessa? Mah, finchè lo usa solo come titolo per darsi un pò di arie può anche...'

In quel momento l'immensa porta a doppio battente che dominava la sala si aprì facendo apparire un'intera schiera di cani demoniaci, ognuno vestito in elegantissimi abiti da sera, con l'immancabile collare di diamanti. Tutte queste figure stavano scortando una bellissima unicorno da una stanza all'altra.

L'unicorno in questione era a dir poco scintillante, il manto bianco come il latte e la criniera di un blu come l'oceano, interamente ricoperta di gemme e diamanti, era davvero una vista spettacolare. Così tanto che persino Spaik, notoriamente interessato unicamente alla sua padrona, la guardò pieno d'amore.

Ma era uno solo il dettaglio che aveva colto l'occhio di Twilight.

La corona che questa portava sulla testa.

L'unicorno si avvicinò leggermente alla coppia proveniente de Evilot, guardandoli dall'alto in basso per alcuni minuti come se si aspettasse qualcosa. Vedendo che nulla accadeva si mise a bisbigliare qualcosa ad una delle creature che era rimasta nelle sue vicinanze, quest'ultima si mise dritta e si rivolse ai visitatori con un tono tra il seccato e l'annoiato.

"O voi, comuni mortali, che gioite nella profonda bellezza della vostra Principessa, voi che giungete in sì tarda ora chiedendo udienza, spiegate il motivo per cui non vi prostrate dinanzi alla sua sfolgorante bellezza. Orsù, parlate!"

Nella sala ci furono attimi di silenzio, mentre Twilight Sparklenstein cercava di mantenere il controllo onde evitare di scatenare tutta la sua furia distruttrice contro quell'impostore.

"Parlare? E di cosa, di grazia? Si rende conto, 'vostra signoria', di quale offesa lei sta arrecando a ME ed alla MATRIARCA? Come osa presentarsi come una Principessa, vantando titoli che non possiede? Chi si crede di essere?"

Questa volta fu la bianca unicorno stessa a rivolgersi direttamente all'inviata della Matriarca, il tono di voce era freddo come la lama di un coltello.

"Chi sei tu che ti permetti di usare questo tono con Noi? Noi siamo Rarity, La Principessa dell'Eleganza. Noi siamo la Principessa che ha potuto evocare le sue proprie schiere dai piani al di fuori del tempo e dello spazio. Nessuno è più importante di Noi, nemmeno la tua misera matriarca. Ha! Chi l'ha mai vista poi? Sei sicura di non esserti ingannata? Noi sappiamo essere comprensive con i deboli di mente."

Spaik guardava ora l'unicorno bianco ed ora la sua Padronah con uno sguardo preoccupato ma, non appena la bianca ebbe pronunciato quell'ultima frase, seppe con certezza che l'inferno stava per scoppiare. Non volendo rimanerne coinvolto si affrettò a nascondersi alle spalle della sua Padronah, facendosi piccolo piccolo sotto ad un pesante mobile.

Nessuno, nemmeno la Grande Matriarca, avrebbe mai osato chiamare la Padronah 'debole di mente'.

Twilight stava facendo del suo meglio per contenersi, per mostrarsi rispettosa e degna nei confronti dell'incarico che la Matriarca Anul le aveva affidato, ma essere chiamata debole di mente, sopratutto da un unicorno fuori di testa come quello...non era accettabile.

"D-Debole...D-D-Debole di m-m-mente? Tu...osi...chiamare me...Debole di mente!?"

La giovane unicorno viola iniziò a caricarsi di energia, non solo il suo corno, ma tutto il suo corpo iniziava a brillare di un'energia nerastra, alcuni fasci volarono via in giro esplodendo in maniera casuale nella stanza distruggendo ciò che trovavano sul loro cammino.

La Principessa Rarity, per la prima volta in vita sua, aveva paura.

Quell'unicorno davanti a sè stava emanando un 'energia mai percepita prima, qualcosa di così devastante e grezzo che persino le creature canine da lei evocate, che eran refrattarie alle magie, indietreggiavano intimorite.

"TU...INSINUI CHE IO...SIA... DEBOLE DI MENTE!?"

Con un urlo Twilight Sparklenstein liberò una parte di sè che giaceva dormiente all'interno del suo cuore, l'oscura eredità lasciatale dal suo antenato, Bloodswirl il Negromante. Un energia così impura che appena liberata ridusse in cenere le creature dinoccolate, cancellandole dall'esistenza terrena, il suo sguardo ora carico di Odio si pose sulla figura della bianca unicorno.
Con voce una e trina, come se ci fossero più entità all'interno di quel corpo, Twilight si rivolse nuovamente alla bianca pony.

"Tu rappresenti ciò che Lei Odia nel mondo. La vanità, la cupidigia, l'insalubre desiderio di apparire mgliore degli altri...e per cosa poi? Per potersi divertire a scapito degli altri? Per poter usufruire di beni a cui precedentemente non avevi accesso!?
Infima, sozza, lercia creatura. Lei vorrebbe anninetarti, annichilirti, ucciderti in modi sì spaventosi e dolorosi che tu neanche immagini, Lei vorrebbe guardarti mentre soffri, lentamente, implorando ad ogni secondo mentre la tua vita si riduce dolorosamente, minuto per minuto.

Ma tu mi hai risvegliato. E per questo ti garantirò un favore, morirai in fretta.

Ed ora...assaggia la mia...Ira!
"

In quel momento, mentre la Twilight posseduta si preparava a scagliare un incantesimo di tale potenza da cancellare Ponyville dalle mappe, una voce s'intromise nei pensieri delle due pony lì radunate fermandole temporaneamente, dando nuova forza alla prima e incutendo timore nella seconda.

Una voce dura, forte, autoritaria e sicura.

La voce della Matriarca.

'Twilight Sparklenstein, sei davvero tu così debole da non riuscire a contrastarlo? Come aspiri tu al trono se non sei capace nemmeno di dominare te stessa? Rinchiudilo, tienilo al buio e nutrilo, mantienilo sveglio se vuoi, ma legalo e comandalo, Twilight. L'Odio che vive in te è un'arma potente, ma pur sempre un'arma. Vuoi forse diventare uno strumento?

E tu, Principessa Rarity...Se ti reputi così potente da meritarti un tale titolo, come mai rimani chiusa nella tua bicocca ogni giorno? Credi davvero che le tue illusioni abbiano effetto su di me?

Io sono la Matriarca. Io sono l'ultimo Pegaso Cornuto d'Equestria.

Vuoi essere una Principessa? Sconfiggi la mia discepola ed assorbine i poteri, se sopravviverai, forse diventerai come me, o forse sarai solo una schiava all'interno del tuo stesso corpo. Questa sarà una tua decisione.

Ma ora, ecco il mio avviso, osa di nuovo portare la mia discepola ad un tale livello di rabbia...e giuro sulla mia anima, corrotta ed immortale, che il tuo supplizio sarà eterno.
'



[Postato] - Capitolo 13 - Anche il Male può avere un cuore
Spaik era paralizzato dal terrore, mai aveva visto la Padronah in quello stato, sospesa ad un metro da terra, avvolta da una sfera d'energia oscura, gli occhi vermigli come pozze di sangue, il volto chiuso in un'espressione di dolorosa concentrazione. Quindi vide alcune lacrime scendere lungo il volto della Padronah, acqua e sangue che marchiavano il volto della giovane unicorno, e qualcosa in lui si sbloccò.

Lui non era nato, non propriamente almeno, ma era stato creato molti anni prima da una giovane unicorno che stava compiendo i primi passi nel mondo della negromanzia. Appena nato aveva sofferto molto, la Padronah non era esperta e molte cose erano andate storte eppure, in un mondo in cui la gentilezza era vista come una debolezza, era stata la Padronah ad andare a consolarlo la notte. A tenergli compagnia, a farlo stare bene.

Spaik iniziò a muoversi.

La Padronah, nonostante le parole crudeli e l'atteggiamento sprezzante che usava alle volte, gli voleva bene come...come ad un figlio.

E lui l'avrebbe protetta e aiutata.

Rapido, sfruttando i suoi arti aggiuntivi, si lanciò in una corsa ventre a terra, camminando come un ragno, verso Twilight; giunto nelle sue vicinanze iniziò ad alzarsi, quindi mosse lentamente un braccio verso di lei. Non appena la sua zampa penetrò la sfera d'energia oscura egli ne sentì la pelle iniziare a bruciare dal freddo, eppure continuava ad allungare il braccio esponendo sempre più carne a quel gelido bruciore, pur di raggiungere la sua Padronah.

Non appena la sua zampa, ormai insensibile dal dolore, raggiunse lo zoccolo dell'unicorno e ci si strinse attorno tutto intorno a sè cambiò. Non era più nella sala vasta e riccamente decorata, ma in un pozzo buio al cui centro c'era lei.

Twilight Sparklenstein.

La piccola unicorno cercava in tutti i modi di liberarsi, ma era confinata in uno spazio ristretto, una sorta di sfera di luce violacea che teneva a bada le tenebre ma, senza riuscire ad annientarle. Spaik continuò ad immergersi fino a raggiungere la parte esterna della sfera e lì, poggiato contro la massa violacea, si volse contro le tenebre che pressavano sulla piccola unicorno.


Twilight non sapeva ormai da quanto era prigioniera in quella sfera violacea che era la sua coscienza, costretta lì dalle tenebre che spingevano per impossessarsi completamente di lei. D'un tratto un suono la costrinse ad aprire gli occhi colmi di lacrime verso un punto preciso della sfera, lì ci vide la figura del suo ibrido, Spaik, che ruggiva ed eruttava una potente fiamma azzurra cercando vanamente di spazzare via le tenebre per darle respiro.

Per soccorrerla ed aiutarla.

Con orrore notò come il suo intero corpo stesse venendo consumato dalle tenebre, eppure quello non si muoveva da lì continuando a combattere solo per lei.

A Twilight ritornò in mente una notte di molte lune prima.

Lei era solo una piccola unicorno, giovanissima, quasi un cucciolo ancora, eppure aveva sorpreso i suoi genitori con il suo primo successo di trasformazione alchemica creando un ibrido partendo da un cucciolo di drago e mischiandolo con innumerevoli parti di creature della notte e dell'oscurità. Ricordava come ne era rimasta felice quando lo aveva sentito respirare per la prima volta e come era rimasta di sasso quando i suoi genitori le dissero di abbatterlo.

'Perchè?' aveva chiesto loro.

Le loro risposte furono corrette ed esatte per una mente ragionevole. C'erano troppi ceppi, era troppo mischiato, non sarebbe mai stato capace di ottenere nulla. Si correva persino il rischio che non tramutasse del tutto lasciandolo storpio. Era un ottimo risultato ma, avrebbe potuto ottenere di meglio con un ceppo base ed uno o due ceppi aggiuntivi.

Quella fu la prima volta in cui lei disobbedì ai propri genitori.

Quando fu notte, un suono la svegliò, era un pigolio, basso e silenzioso, di dolore. Con calma scese dal letto e si diresse nel laboratorio da cui proveniva il verso stridulo, finchè non giunse nella piccola gabbietta che conteneva il suo ibrido. Così piccolo ed indifeso, si agitava e gemeva mentre le sue ossa e la sua struttura anatomica cambiavano, cercando di assecondare così tante mutazioni in contemporanea.

Le era stato insegnato a non provare pietà o alcun sentimento verso chi le era inferiore, ma quella era una sua creazione, come poteva non aiutarla?

Lentamente, e muovendolo il più delicatamente possibile, lo tirò fuori dalla gabbietta portandoselo al petto, iniziando a cullarlo parlandogli dolcemente, finchè quello non iniziò a rilassarsi.

Twilight tornò al presente, tornando a guardare il SUO ibrido e assistente venire consumato vivo dalle tenebre, ancora una volta sentì una sfera di rabbia cocente in sè stessa contro quella parte di sè che non stava facendo nulla per impedirlo. Con un urlo il suo corno iniziò a brillare di luce violacea invadendo tutto il suo campo visivo, oscurando completamente tutto ciò che la circondava.

Spaik non riusciva più a lanciar fiamme, sentiva nel profondo del suo essere di aver raggiunto ormai la fine, ma era una bella morte dopotutto. Stava salvando la Padronah, dandole tempo di elaborare una nuova strategia, non poteva chiedere di più dalla sua grama vita.

Improvvisamente un'accecante luce violacea iniziò ad espandersi alle sue spalle, per poi investirlo ed avvolgerlo nella sua brillantezza. Non sapeva cosa stesse succedendo, ma si sentiva, improvvisamente, così stanco ed al sicuro che non riuscì a tenere gli occhi aperti.


Rarity l'unicorno, dopo la terribile ed inquetante voce chel'aveva redarguita sul suo modo di vivere, stava ora vivendo un altro incubo. Davanti a sè infatti c'era una unicorno che sembrava stesse lottando contro un qualche tipo di possessione demoniaca, cedendo sempre più terreno finchè non apparve quella disgustosa ed orrenda creatura che le si mise al fianco, per poi toccarla con delicatezza con le sua zampe artigliate.

Quel gesto la riempì di gelosia.

Lei che aveva evocato intere schiere di servi dai modi perfetti, sempre precisi ed ordinati, non aveva mai ricevuto un vero segno d'affetto da nessuno di loro. Le obbedivano? Certo, ma lì finiva.

Quella strana creatura invece si sarebbe potuta defilare, fuggire via e vivere la sua vita in libertà, ed invece era tornata indietro per autare l'unicorno.

Perchè?

Improvvisamente si rese conto che quel mostriciattolo assumeva, sempre più rapidamente, un pallore cadaverico mentre l'unicorno pareva resistere con più forza alla possessione.

Quel mostro stava cedendo la propria vita al proprio padrone? Per quale motivo quello stupido animale non era insensibile come una delle sue creature evocate? La gelosia crebbe in Rarity, tanto che stava iniziando lei stessa a muoversi in avanti, incurante del pericolo, per togliere all'unicorno quel servo disgustosamente leale e fedele.

Era a pochi passi da quest'ultima quando la giovane unicorno viola urlò con una forza da far tremare l'intera costruzione, spazzando via l'energia oscura che oramai la ricopriva, tornando finalmente in sè.

Twilight, riaperti gli occhi, crollò al suolo sfinita ma, prima che toccasse il pavimento delle forti braccia la fermarono, adagiandola poi delicatamente al suolo.

"Spaik?"

"Si, Padronah?"

"Grazie."

Il viso dell'ibrido si illuminò a quella parola, una gioia che non aveva mai provato gli apparve nel cuore. Lei, la Padronah, lo aveva ringraziato di cuore. Fece per portarsi le zampe artigliate al petto, in segno di rispetto, quando gli sfuggì un sibilo di dolore. L'unicorno prese le zampe dell'ibrido tra i suoi zoccoli, osservando come fossero bruciate e scarnificate, e lentamente ci poggiò il proprio corno sopra iniziando a guarirle.

La sua sorpresa fu grande quando lui la respinse delicatamente.

"Spaik?"

"Questi...marchio di mia fedeltà. Perchè io volere perderli ?"



[Postato] - Capitolo 14 - Crollo del castello di carte
Twilight, chiuse gli occhi e prese fiato quindi, aiutata dal suo assistente, si rialzò volgendo lo sguardo sull'altro unicorno, rimasto in disparte fino a quel momento.

"A-Ascoltami, non mi interessa chi sei o cosa credi di essere, voglio solo sapere se le decorazioni per la Celebrazione saranno pronte in tempo o no.

Quindi rispondimi.

Ora."

Rarity, che si era avvicinata per colpire quella sottospecie di servo fedele, si fece prontamente indietro quando incrociò lo sguardo con l'altra, sebbene stanca e visibilmente esausta, poteva ancora vedere una scintilla di quell'energia grezza che non attendeva altro che una scusa per farsi nuovamente avanti...però d'altra parte...

"..."

"Parla, o forse devo insegnarti con le cattive?"

"Sei esausta, ti reggi a malapena da sola. Cosa potresti mai farmi? Io, a tua differenza, sono fresca e riposata, quindi getta la facciata da dura e cambia tono."

Twilight sosprò amaramente.

'E' mai possibile che questi pony siano tutti delle teste dure? Devo per forza far capire loro con le cattive ogni volta?'

L'unicorno viola fece per caricare il suo corno con la magia, ma crollò a terra, era troppo stanca per poter combattere magicamente, in piena forma l'avrebbe potuta schiacciare come un insetto ma, in quelle condizioni, non poteva fare molto altro che muoversi lentamente.

"Ha! Vedi? Arrenditi, non hai speranze di...Che cosa!?"

Rarity era così impegnata a ridere del proprio avversario che non s'era accorta di come l'ibrido avesse lasciato Twilight contro il muro, per poi farsi avanti, ritto sulle due zampe posteriori.

"Tu piace a Spaik, io volere fare molte cose con te ma...
Io protegge Padronah. Tu ride di lei, tu insulta lei.
Io fa male a te.
Tanto."

Spaik estese gli arti che gli spuntavano lungo la spina dorsale, sia i quattro principali, dotati di artigli prensili, sia i due aggiuntivi che normalmente teneva piegati sulla schiena che altro non erano che due lunghe lance ossee. Rapido si gettò in terra riprendendo la posa aracnoide e, sfruttando le sue articolazioni, si lanciò in carica contro il bianco unicorno.
Rarity era pronta a sostenere uno scontro magico, ma quando si vide piombare addosso la creatura non potè fare a meno di rimanere paralizzata dall'orrore.

Poco dopo, l'unicorno bianco si ritrovò schiacciato contro una parete, trattenuto per il collo da una zampa artigliata a più di un metro dal suolo, inutilmente cercava di liberarsi ma, la presa di Spaik era ferrea. Lo sguardo dell'ibrido era terrificante da guardare, pareva sprigionare una rabbia cieca, come cieca era la fedeltà verso la propria padrona.

Gli ultimi pensieri di Rarity prima di svenire per mancaza d'ossigeno furono verso Twilight Sparklenstein.

'Perchè tutta questa fedeltà? Non è giusto, anch'io voglio poter avere qualcuno che mi protegge con sì tanto accanimento....come hai...fatto...?'

Non appena il bianco unicorno svenne per mancanza d'ossigeno così l'intera sala in cui si trovavano iniziò a sfarfallare, ben presto l'illusione magica mantenuta da Rarity svanì, rivelando cos'era in realtà quel luogo. Davanti agli occhi stupiti di Twilight e Spaik, la reggia scomparve lasciando spazio ad un anonimo appartamento, privo di regalità, svaniti erano i gioielli ed i diamanti così come tutto l'arredamento principesco.

"Padronah?"

"Stai calmo, Spaik. Era solo un'illusione. Non stringerle troppo il collo. Mi serve viva. Una unicorno con così tanto potere magico, potrebbe tornarmi utile.

Mettile il marchio della schiavitù...sì quello che ci ha dato la Matriarca quando dovevamo riportare a casa alcuni di quei ribelli, e poi lasciala andare.
Vedrai. Sarà lei che verrà da noi."

Quando Rarity si riprese si ritrovò da sola nel proprio appartamento, di quei due non v'era traccia e, tra sè e sè, ne era decisamente felice. Meno li vedeva e meglio era.

Eppure non riusciva a smettere di pensare a loro, per un qualche motivo non riusciva a fare altro, cercò di distrarsi, di richiamare le illusioni, di concentrarsi sui profitti delle sue industrie tessili, ma non serviva a nulla. Fu solo quando passò davanti ad uno specchio che ne capì il motivo.

Sulla sua fronte, infatti, c'era uno strano simbolo, sembrava marchiato a fuoco, eppure al tatto non lo percepiva, incuriosita si mise ad osservarlo cercando di capire cosa fosse, ricordava vagamente di averlo già visto. Dopo alcuni minuti le tornò in mente come un flash che cos'era quello strano simbolo ed il suo significato.

"Un...Un...Un marchio dello Schiavo! E' differente da quello che applico ai miei lavoratori ma è sicuramente quello!"

Rarity iniziò ad andare in panico, avere un marchio del genere addosso era una decretata fine della propria libertà ed intimità. Coloro che lo portavano infatti erano costretti ad obbedire al proprio padrone, qualnque fosse l'ordine ricevuto, traendone gioia e felicità. Ecco perchè non poteva smettere di pensare a quella...quella...

"Maledizione! Mi impedisce persino di pensar male di ....Lei! Cosa posso fare? Cosa posso Fare? Di tutto quel che poteva succedere, perchè proprio a me? Perchè?"

Improvvisamente sentì come se una voce le stesse suggerendo di smetterla con le illusioni, di mostrarsi al mondo per quello che era.

"No! Non mi umilierò così..."

Non aveva nemmeno finito di parlare che una terrificante scarica di dolore si diffuse in tutto il suo corpo, togliendole il respiro e lasciandola priva di forze al suolo.

"Sei tu...non è vero?Parlami!"

'Salve, 'Principessa' Rarity.'

"M-m-m...maledizione! Cosa vuoi da me, Twilight Sparklenstein, O dominatrice della mia esistenza....C-Che cosa ho detto!?"

'Ahahahahah...Sono ottimi questi marchi non trovi? Mi basta pensare a qualcosa ed eccoti lì pronta a dirla o a farla.
Cosa voglio da te? Inizialmente volevo solo che tu facessi il tuo lavoro. Ovvero preparare le decorazioni per la Celebrazione, ma visto che ti sei dimostrata così inaffidabile, ho deciso che ti terrò come mio giocattolo personale.

Ovviamente farai anche il tuo lavoro, però l'idea di poterti tormentare, notte e giorno, sapendo che se avrò bisogno di te, tu accorrerai ebbra di gioia, mi rende quantomeno entusiasta.'

"No! NO! Ti resisterò, non cederò..Non io!"

'Libera di provare, ma quella scossa ti farà urlare dal dolore finchè non ti porterà alla morte. A meno che, ovviamente, tu non ubbidisca.

Cosa deciderai di fare?'

"..."



[Postato] - Capitolo 15 - Pinkamena 'Torchiagrasso' Pie
Twilight Sparklenstein ed il suo assistente Spaik stavano riprendendo fiato nel parco privato della cittadina, per accedervi avevan dovuto esporre il tesserino di riconoscimento, ricevuto dalle Guardie Oscure, al pony di guardia. Sedevano in pace e tranquillità in un habitat idilliaco intenti ad osservare il panorama delle industrie in continua espansione che spargevano le loro scorie in lungo ed in largo distruggendo la fauna e la flora lì nelle vicinanze.

"Padronah?"

"Sì, Spaik?"

"Avere altro pony da controllare."

"Hai ragione, è meglio andare. Ah...sembra non finire mai questa giornata."

Con una calma dovuta alla stanchezza i due si diressero verso il centro della cittadina, lì dove Rainbow Dash aveva indicato loro esserci una delle due pony con cui lei poteva dirsi neutrale, se non amica.

Pinkamena Diane Pie.

Meglio conosciuta come Pinkamena 'Torchiagrasso' Pie.

Rainbow li aveva già avvisati di fare attenzione, non aveva voluto essere più specifica per rispetto dell'altro pony, però aveva informato la sua nuova padrona di non mangiare nulla di ciò che la pony in questione produceva.

Dopo alcuni minuti di cammino su strade stranamente sgombre giunsero infine al negozio che stavano cercando, il 'Meat Hook Corner' recitava l'insegna. Entrando rimasero per un attimo ammutoliti dalla quantità e dalla bellezza dei prodotti lì esposti, v'erano torte e crostate di tutte le dimensioni e forme, insieme a dolcetti, caramelle e quant'altro. In fondo, dietro al bancone c'era una pony dalla criniera rosa, tenuta lunga e liscia intorno al volto, intenta a guardare qualcosa cuocere in un forno.
Pinkamena, un pony rosa dall'espressione follemente gioiosa, si stagliava dritta dietro al bancone mentre estraeva dal forno una teglia, relativamente piccola, con dei dolcetti a forma di pegaso. Non appena si accorse dei due, si rivolse loro con un sorriso a trentasei denti, guardandoli per bene, osservandone sopratutto dimensioni, taglia e stimandone il peso .

Twilight, non a suo agio sotto allo sguardo maniacale dell'altra pony, si limitò ad avanzare in maniera più pomposa ed ufficiale che potè per poi rivolgersi a lei con tono fermo e deciso.

"Sono Twilight Sparklenstein, inviata della Matriarca Anul, mi è stato detto che una certa Pinkamena lavori qui. Volevo chiedervi se poteste chiamarla."

"Gh..Gh..Gh.. Sono io, Pinkamena. E no, non posso chiamarmi, che senso avrebbe? Sono già qui....piuttosto, perchè non prende un dolcetto? Sono delizosi, su...assaggi."

Twilight, stupita dall'aver ottenuto una risposta quasi sensata, senza dover usare coercizione una volta tanto, si distrasse. Prese il dolcetto offertole e si preparò ad assaggiarlo quando, con mossa fulminea, Spaik glielo strappò dagli zoccoli ingoiandolo in un sol boccone.

"Ehi! Quello era per la signorina! Non per te sottospecie di..di..di qualsiasi orrore tu sia!"

"Va tutto bene, Miss Pinkamena, questo è Spaik, il mio assistente. Spaik, dimmi, perchè l'hai fatto?"

"Padronah, il dolcetto offertole conteneva una forte dose di sonniferi e tranquillanti. Ne ho percepito odore, io protegge padronah. Non dimentichi che Rainbow Dash detto di non mangiare qui."

Pinkamena guardò l'ibrido con uno sguardo interrogativo nel sentir nominare la pegaso, per poi guardare entrambi gli ospiti e dar loro un profondo inchino scusandosi profondamente.

"Non sapevo che foste con Rainbow Dash, se l'avessi saputo non avrei provato ad avvelenarvi. Chi sta con Rainbow allora è un pony degno di vivere. Quella ragazza ha così bisogno di un pò di compagnia."

Twilight, accettò le scuse e si affrettò a chiarire la situazione spiegando chi fosse e come fosse lì per lo spettacolo, ma Pinkamena si rifiutava di mostrarle alcunchè.

"Se le faccio dare una sbirciata non sarebbe poi una sorpresa. Mi dispiace ma la risposta è no. Però posso farvi vedere, se proprio volete, qualche altro mio...lavoro."

"Sì, d'accordo, d'altronde siete la prima pony che non si oppone alla mia venuta. E'...rinfrancante."

"Beh, non è colpa vostra se la Matriarca vi ha dato questo incarico, inoltre la Matriarca mi dà la possibilità di portare avanti i miei...balocchi in santa pace, quindi non vedo perchè dovrei far problemi. Prego, da questa parte, dobbiamo scendere in cantina! "

Scendendo le scale entrarono in un mondo di cui Twilight aveva una vaga conoscenza, prima di abbandonarlo per la Scienza.
Il mondo della tortura.

Nella cantina c'erano un'infinità di strumenti, intere pareti piene di lame per tagliare, sminuzzare, filettare e persino alcune falci dalla strana forma.

"Uh? Oh, quelle? Mi servono per prendere gli scalpi ovviamente."

Il sorriso sul volto della pony rosa parve quasi brillare nella penombra della cantina.

Mentre avanzavano Twilight vide ancora altri articoli, tavoli da tortura con tanto di catene insanguinate, vergini di ferro, il cui interno era costellato di punte per un dissanguamento più sbrigativo, mole per affilare, incudini per spezzare, pinze e bracieri ardenti. Sembrava quasi d'essere in un museo.

Improvvisamente, davanti ai due, mentre Pinkamena si inoltrava nei corridoio, apparve quella che sembrava una grossa statua. Ciò che la rendeva unica, e che aveva catturato lo sguardo sia dell'uncorno che dell'ibrido, era che sembrava esser fatta con pezzi diversi di vari pony. Una coscia di un colorito giallastro cucita ad un torace azzurro, un ala marroncina affiancata da una simile ma di diverso colore.

Sia l'unicorno che l'ibrido guardavano affascinati la creazione mentre Pinkamena tornava sui suoi passi e, vedendoli, spiegò loro cosa fosse.

"Oh? Questo? Questo è Cupcake."

"Cupcake?"

"Esatto...è..ecco...oh, se venite da Evilot per conto della Matriarca posso anche dirvelo. E' un regalo che sto per fare alla società segreta di cui faccio parte."

"Società segreta? C-Che società segreta?"

Pinkamena parve assumere un'aria sognante mentre parlava, iniziando a sbavare leggermente.

"Il Club degli amanti dei Pony."

"A-Amanti...dei Pony!?"

L'unicorno era improvvisamente arrossito mentre la sua mente vagava verso immagni scabrose, per poi tornare alla realtà quando la loro accompagnatrice riprese a parlare.

"Certo. Perchè credi che questo posto si chiami 'L'angolo del Gancio da Carne'? E' tutta Testologia...vuol dire nascondersi in piena vista!"

In quel momento Twilight realizzò che forse aveva interpretato male il nome della societa segreta di PInkamena e, cercando di mantenere più tatto possibile, fece la domanda che la assillava.

"Ehm...Vuoi dire che...Tu ed altri...ehm...voi, come dire, ehm...consumate...altri..?"

"Esatto. Mangiamo altri Pony.
Non ti sei chiesta come mai non ci siano molti giovani qui nei dintorni? eh eh eh...La carne tenera di un cucciolo è ineguagliabile!"

"Ma...ma...Allora quello sguardo di prima!?"

"Eh eh...Scusami, non sapevo che eri con Rainbow e...e poi non ho mai assaggiato un unicorno prima, sai con tutta quella storia che sono magici e che sono cooosì importanti.
Scusami ancora."

Twilight si rassegnò, effettivamente non c'era un singolo pony normale in quella cittadina.

"Uhm...Ok. Lasciamo perdere. Piuttosto, mi dicevi dei tuoi lavori?"

"Oh! Oh! Giusto! Di qua, su venite!"

La pony rosa schizzò lungo un corridoio, apparentemente scomparendo nelle tenebre, per poi riapparire pochi secondo dopo in fondo ad esso vicino ad una porta da cui filtrava della luce. L'unicorno e l'ibrido si affrettarono a raggiungerla, mentre quella apriva la porta rivelando loro una scena che paralizzò entrambi.

Dinanzi a loro c'erano delle sculture fatte con il marzapane, rappresentavano decine e decine di pony, ognuna era poi decorata nei minimi dettagli in quella che appariva come una scena di morte. C'erano scene da incubo, e parevano sì reali da far sembrare d'essere in un mattatoio, sebbene il profumo di dolci e caramelle intorno a loro fosse perennemente presente. In mezzo a questo apocalisse dolciario si stagliava una vera statua, fatta interamente con un tipo di roccia commestibile, Pinkamena ne diede un pezzo ad ognuno di loro a dimostrazione, che rappresentava una pegaso impalata. Da ogni ferita colava sangue sotto forma di una crema semiliquida di fragole, l'insieme era qualcosa di spettacolare e osceno. La cura dei dettagli e la precisione dell'intaglio facevan sì che la statua sembrasse vera.

"Trono! Pinkamena...Sono, sono tutte opere tue?"

"Sì. Ma per la celebrazione ho in mente qualcosa che farà sembrare questa, robetta per bambini."



[Postato] - Capitolo 16 - Flutterrage
Twilight ed il suo assistente stavano uscendo dal negozio di Pinkamena, piacevolmente soddisfatti di aver ottenuto finalmente qualcosa di concreto, sebbene l'avessero ottenuto da una pony cannibale fuori di testa.

"Abbiamo finito Spaik, giusto?"

"Corretto, Padronah. Potere andare ad alloggi."

"Finalmente questa giornata è finita...con tutto quello che è successo non vedo l'ora di mettermi a riposare un poco."

La coppia s'avviò per le strade ormai quasi deserte finchè non giusero in vista della libreria, situata all'interno di un vecchio e tenebroso albero.

Stavano avvicinandosi quando Twilight inciampò in qualcosa, finendo a sbattere con il mento per terra. Rialzatasi, si volse a guardare su cosa era inciampata e rimase sorpresa. Poggiato al suolo c'era infatti l'emetto di uno dei pegasi della sua scorta. Avvicinatasi di più all'albero vide delle figure che parevano essere impegnate in una rissa, riconoscendo il comandante della sua scorta ci diede poco peso finchè non si rese conto che erano le SUE truppe ad essere in difficoltà.

Non poteva crederci.

Gli Zoccoli Sanguigni erano le guardie personali della Matriarca, temuti e rispettati in ogni dove. Erano una delle poche formazioni militari del Regno dotate di una così violenta fama da non esser mai avvicinate, da nessuno.
Improvvisamente il Comandante Brutus fu scagliato agli zoccoli di Twilight, pesto e sanguinante, con un espressione di seria preoccupazione.

"Comandante?"

"Supervisore!? Mi dispiace per quanto sta osservando, eravamo di guardia quando una pony ha prima chiesto delle informazioni, poi non piacendole le nostre risposte è esplosa, attaccandoci.
Non avevo mai combattuto contro una creatura simile..."

Twilight sospirò, delusa che la giornata di avvenimenti non fosse ancora finita.

"Non si preoccupi, Comandante. Spaik? Bloccala."

L'ibrido si mise in una posa simile all'attenti, per poi estendere tutti i suoi arti, prima di entrare nella rissa. Per qualche attimo l'unicorno ne potè vedere le forme mentre quello aggrediva e veniva aggredito, inizialmente sembrò che avesse bloccato il bersaglio ma, poco dopo, venne cacciato in malo modo dalla mischia finchè non cadde al suolo privo di sensi davanti ai due stupefatti pony.

Ma, ormai, la mischia, era finita e solo la pony era rimasta cosciente.

Questa, una pegaso dal manto giallastro, si guardava intorno espirando rumorosamente fitte nuvole di vapore dalle narici mentre lanciava lo sguardo intorno a sè in cerca di nuovi avversari, non appena vide l'unicorno fu su di lei urlandole contro con violenza.

"LEISISCUSAPERQUESTOPESSIMOTRATTAMENTOMAQUANDOPERDEILCONTROLLONONRIESCEPIU'ARAGIONARE!
PRESTOSISARA'CALMATA,MAFINOADALLORAEVITATEDIFAREMOVIMENTIOPPURERUMORIIMPROVVISI!
POTREBBEPERDEREDINUOVOILCONTROLLOSEACCADESSE!!"

Twilight, schiacciata a terra non ebbe nemmeno il tempo di capire che stava succedendo che un fiume di parole le rovinò addosso, tutte urlate ad altissimo volume e con un'intonazione più adatta ad un pazzo assassino che ad una piccola pegaso.

Volendo evitare di rendere la pegaso ancora più furibonda si limitò a bisbigliare piano una semplice conferma, guadagnandosi un sorriso da parte della stessa.

Improvvisamente però dall'altra parte della piazza un pony esclamò violentemente e la pegaso, come se avesse fiutato una preda volse il capo da quella parte, lanciandosi poi in velocità ululando verso il pony, che non s'era accorto di chi c'era lì nella piazza con lui.

"UCCIDI!DILANIA!BRUCIA!MASSACRA!DISTRUGGI!"

Twilight si rialzò mettendosi al riparo dietro alcuni cespugli, osservando come quella piccola pegaso stesse sbatacchiando l'incauto pony per tutta la strada. In quel momento giunse dall'alto un viso amico, sotto forma di Rainbow Dash.

"Ehi, Capo, che succede?"

"R-R-Rainbow? C-C-Cos'è quella pegaso?"

"Quale....? Oh. Eh, vedo che hai fatto conoscenza con Fluttershy."

"Fluttershy!? Quel mostro si chiama Fluttershy!?"

La pegaso dalla criniera arcobaleno, strisciando sul terreno, si fece più vicina alla sua nuova padrona.

"Sì. Ironico, vero? In realtà lei è una pegaso molto timida...."

"Timida!?"

"...Eccetto per quelle volte in cui la sua seconda metà si risveglia. Hai mai sentito parlare dei Berserker? No? Beh, si dice che un tempo c'erano dei pony che per un nonnulla diventavano delle belve assetate di sangue. Lei è una loro discendente.
O meglio, una parte di lei."

"Che vuoi dire con...una parte di lei?"

"Sì, vedi, quando è in questo stato, alle volte Fluttershy cede il posto alla sua seconda personalità, io personalmente la chiamo FlutterRage. Mentre una è timida ed inoffensiva, l'altra è brutale, crudele e terribilmente aggressiva. Shy, alle volte, riesce a mantenere una parvenza di controllo, come in questo caso."

Twilight rimase a guardare la pegaso che, mentre malmenava quello sfortunato pony, si scusava verso di lui urlandogli in faccia con violenza, senza peraltro smettere di massacrarlo.

"PERDONALA,LEINONVOLEVAFARTIMALEMATUL'HAISPAVENTATA!CREPA!!PERDONALA!"

Lo sguardo dell'unicorno si posò dubbioso su Rainbow Dash per qualche secondo, incitandola a commentare.

"Ti assicuro, Twilight. Se FlutterRage fosse al comando...quel pony sarebbe già morto da un pezzo. Io stessa l'ho vista affrontare una chimera una volta, e FlutterRage la fece fuggire via a morsi...A morsi!"

La cosa continuò per alcuni minuti finchè il pony non finì contro una bancarella e lì rimase in stato di incoscienza, la pegaso giallastra si guardò nuovamente intorno in cerca di nuove prede, però si notava come la rigidità che le pervadeva il corpo si stesse sciogliendo come neve al sole.

Ben presto il suo viso perse quell'espressione di gioiosa violenza mentre ne assumeva una di vergogna. Lentamente fece per avvicinarsi al pony che, ancora giaceva vicino alla bancarella, per aiutarlo ma, non appena questo la vide avvicinarsi, s'alzò fulmineo e fuggì via al galoppo.

Rainbow Dash uscì cautamente dal nascondiglio che divideva con l'unicorno ed iniziò ad avvicinarsi a Fluttershy.

"Ehi, Shy? Tutto bene? Passato il pericolo? Rage è andata via?"

"S-Sì. Lei Dovrebbe essere a posto per un paio di giorni. Piuttosto, hai visto una giovane unicorno? Voleva scusarsi con lei."

"Eh eh eh...Sì è qui vicino. Aspettaci qui."

Dash tornò vicino ai cespugli rivolgendosi a Twilight.

"Ehi, Capo? Puoi uscire adesso. Vieni che ti faccio conoscere Fluttershy."

"R-Rainbow...Sei sicura che si possa fare? MI sembra abbastanza pericolosa."

La pegaso dalla criniera arcobaleno ridacchiò per poi rispondere.

"Eh, Shy è pericolosa, se la fai arrabbiare. Altrimenti è tenera come un agnellino."

Alcuni minuti dopo, Twilight era seduta nella sua libreria, intenta a sorseggiare del buon caffè con Rainbow Dash e la piccola Fluttershy.

"Quindi, Voi siete il nuovo Supervisore?"

"Sì, Fluttershy. La Matriarca mi ha mandata a controllare i peparativi per la celebrazione, anche se ammetto che sono qui anche per un altro motivo."

"Un altro motivo? E quale sarebbe?"

"Rainbow? Vedi nessuno qua fuori?"

La pegaso azzurra si lanciò rapida fuori, passando da una finestra aperta, facendo qualche giro di controllo, per poi tornare insieme alle altre due pony.

"Negativo, Signora! Nessuna, forza nemica e/o neutrale presente in zona."

Twilight assunse un'aria cospiratoria chinandosi in avanti, facendo alle altre due di farsi avanti, iniziando a bisbigliare loro.

"Allora, quanto sto per dirvi è una mia teoria, non ho ancora prove concrete ma so di avere ragione. Se una di voi dirà una sola parola a qualcuno...vi ucciderò personalmente, sono stata chiara?"

Entrambe le pegasi si fecero indietro involontariamente mentre vedevano la totale sincerità negli occhi dell'unicorno, per poi assentire leggermente con il capo.

"Conoscete la leggende del Sole Maledetto?"

"Non è quella storia dell'alicorno bianco che fu bandito nel sole milleni or sono?"

"Esatto, Rainbow. Purtroppo la leggenda dice che quella creatura sarebbe rimasta bandita solo per mille anni. I quali, secondo i miei calcoli, scadranno esattamente alla Mezzanotte di domani.

La Matriarca non ci ha dato peso, e spero vivamente d'essermi sbagliata, ma in caso avessi ragione...beh, spero che le mie guardie possano essere sufficienti."



[Postato] - Capitolo 17 - Un felice incontro?
La celebrazione per la notte più lunga dell'anno era in pieno svolgimento, centinaia di pony erano radunati nella fortezza della dittatrice Mare intenti a conversare e a discutere, aspettando che arrivasse la sera perchè potessero acclamare la Matriarca.Chiunque fosse Qualcuno era alla festa, ma v'erano anche molti volti che non rientravano spesso in quel genere di circoli.

Twilight Sparklenstein, quale Supervisore Oscuro, sedeva su di un balconcino rialzato insieme alle sue ospiti, circondata e protetta dalle sue guardie che, letteralmente, ringhiavano verso chiunque fosse così sciocco da avvicinarsi.
Al tavolo, insieme all'unicorno sedevano Rainbow Dash e Fluttershy, temporaneamente assunte come guardie del corpo private. Tutte e tre ridevano e scherzavano tranquillamente, approfittando della relativa quiete iniziando a stringere un legame ben più forte di quello già presente come servo/padrone. Improvvisamente nella sala ci fu un momento di silenzio mentre i banditori annunciavano la venuta di tre eminenti pony della cittadina.

La prima ad entrare fu Pinkamena Pie.

La pony fu accolta con sguardi d'approvazione, sebbene nessuno fosse così stupido da avvicinarsi troppo, e qualche saluto sparso. Per un attimo fu salutata da un gruppo di pony un pò troppo in carne, con i quali si scambiò una strana serie di gesti. Lentamente, poi, gravitò in giro per la festa per poi essere attirata al tavolo di Twilight, dove rivide con piacere la Supervisore e la sua 'amica' Rainbow Dash.

Dopo alcuni minuti fu la bionda AppleJack ad entrare nella sala, seguita da due grossi stalloni nero vestiti con degli strani rigonfiamenti al di sotto degli abiti da sera, coincidentalmente suddetti rigonfiamenti erano sempre rapidamente a portata di zoccolo. La sua accoglienza fu molto più calorosa rispettto alla precedente pony. Tutti nella sala rispettavano la Famiglia Apples, o ne pagavano la protezione, e quindi offendere il loro rappresentante ufficiale non era cosa da fare, a meno che non si volesse finire in un sacco nero.

Anche questa, dopo aver salutato alcuni dignitari e portato le proprie congratulazioni alla dittatrice per la sua 'splendida linea', si diresse al tavolo dell'unicorno di Evilot. Fu a quel punto che iniziarono ad esserci alcune scintille.

"Buonaserata a voi, Supervisore."

"Oh, Miss AppleJack. Benvenuta alla celebrazione. Ho saputo che le offerte sono state consegnate ai pegasi della guardia in tempo e nelle misure stabilite. Mi fa piacere che la vostra Famiglia sia così...affidabile."

"Beh, noi siamo qui per servire la Matriarca, no? Mi perdoni ma non vedo il suo...assistente...in giro. Non sta forse bene?"

"Chi, Spaik? Non deve preoccuparsi. E' impegnato in una missione molto delicata. Piuttosto anche lei, sembra esser qui da sola. Non doveva portare quella sua deliziosa sorellina?"

Rainbow Dash, Fluttershy e Pinkamena, guardavano lo svolgersi della discussione da astanti, senza intervenire, notando come le due pony stessero, effettivamente, giocando l'una con l'altra. Mosse e contromosse, la supervisore e la mafiosa continuavano a lanciarsi cortesi frecciatine e velate minacce finchè la bionda non decise di giocare sul serio.

"Sa, un posto nuovo, un vicolo buio...si dice che la pelle di un drago sia resistente alla lama di un pugnale, mi chiedo se sia vero."

Lo sguardo dell'unicorno si velò di una sadica soddisfazione mentre replicava alla bionda Applejack.

"Normalmente no, ma quando il drago è un ibrido, anche il miglior coltello può venire deviato.
Ma , ahimè, a parte Spaik ce ne sono così pochi. Piuttosto, le volevo chiedere...?"

"Sì?"

"Ha saputo, per caso, dell'incidente che ha coinvolto una carrozza questo pomeriggio sulla strada per Manehattan?"

"I-Incidente?"

"Già, sembra che la carrozza fosse stracarica di pony e, dopo esser stata coinvolta in un incidente, è stata fermata e trattenuta a Manehattan...Va tutto bene, Miss AppleJack?"

La bionda pony aveva iniziato a sudare, chiese ad uno dei suoi due sgherri di allontanarsi per una commissione e poi tornò a rivolgersi all'unicorno.

"N-no no, va tutto bene. Ho solo dimenticato di avvisare alla fabbrica che sarei stata via per la Celebrazione."

Twilight, rivolgendosi alla pony, con un sorriso dagli intenti, se possibile, ancor più satanico rispetto al precedente, riprese il discorso.

"Oh? E davvero crede che qualcuno risponderà?"

"C-Come!? Perchè non dovrebbero?"

"Suvvia, inizia a fare tardi, è la sera della celebrazione, e poi, chissà quali strane creature potrebbero avventurarsi nel buio di una notte come questa."

La pony lanciò uno sguardo stupito all'unicorno, per poi perdere l'uso della parola quando il suo sgherro tornò da lei dicendole che non aveva ricevuto nessuna risposta.

"Direi che possiamo smetterla con le smancerie, Miss AppleJack. Non mi piace quando si cerca vendetta contro i miei assistenti e/o protetti. Doveva immaginare di non potersi mettere contro di me."

"Grrr.."

"Suvvia, cosa credeva che avrei fatto? Crede davvero che mi sarei fatta indietro perchè lei, e la sua Famiglia, lo volevate?"

"Uff...No, io sapevo che era una pessima idea. Ho cercato di avvisare i Capi, ma non ci hanno ascoltato. E' stata una loro idea quella di aggredire il vostro assistente."

"Una decisione sciocca. Anche considerati i due pony che avete mandato a fare il lavoro, non avevano possibilità contro Spaik. Come non l'hanno avuta quelli che ha lasciato alla fabbrica. Oppure i vostri rinforzi da Manehattan."

"D'accordo. Ora basta gocare. Dove l'avete portata?"

"E' al sicuro. Diciamo che è una garanzia che non tenterete niente di strano."

"Non lo posso accettare. Prenda me. Mi unirò a lei, ma rilasci la mia sorellina."

"Lei? Miss Applejack, spero si renda conto di cosa sta facendo. Se lei verrà con me, io mi aspetterò che lei ubbidisca ad ogni comando."

La bionda, toltosi il fedora e poggiandolo sul tavolo, prese un respiro e poi si rivolse nuovamente all'unicorno.

"Farò qualunque cosa lei chieda, tranne far del male alla mia famiglia. Se vuole lascerò persino il Clan. Applebloom non c'entra nulla con questa storia e voglio che continui così."

Twilight rimase in silenzio alcuni minuti per poi acconsentire con un cenno del capo.

"Brutus? Contatta Spaik. Avvisalo che può lasciare andare l'ostaggio.
AppleJack, benvenuta al servizio della Matriarca.
E adesso ne manca solo una."

In quel momento i partecipanti alla festa esplosero in urla di giubilio al sentire l'ultimo nome annunciato dai banditori, iniziando ad accalcarsi vicino all'ingresso per salutare la pony che era sempre stata modello d'eleganza e raffinatezza.
Ciò che emerse dalle porte lasciò tutti i presenti alla celebrazione a bocca aperta.

Rarity avanzava, rossa di vergogna e rabbia, nascosta com'era da una tuta in pelle nera lucida, mentre cerniere le impedivano di vedere o parlare. Al collo portava un collare puntuto a cui era collegata una catena, quest'ultima era tenuta da uno dei suoi servi canini che la conduceva verso il tavolo di Twilight.

Al tavolo, il canide, cedette il guinzaglio al supervisore oscuro, la quale lo tirò a sè con un rapido strattone magico, costringendo Rarity ad incespicare ed a sbattere contro il tavolo stesso.

"Ragazze, lasciate che vi presenti il mio nuovo animaletto, un tempo forse la conoscevate come la Principessa Rarity."

Le altre quattro pony guardarono, con sorpresa, all'unicorno che s'era sempre posta un gradino sopra di loro e che, improvvisamente, era alla loro mercé. AppleJack, seduta alla destra di Twilight, lanciò uno sguardo di pura gioia estatica all'unicorno soggiogato.

"E così, ora non fai più tanto la superiore, eh? Miss Sparklenstein, lei non sa da quanto tempo il Clan stava cercando di pareggiare i conti con questa unicorno."

"Chi? la mia piccola Rarity? Oh no, AppleJack, devi starti confondendo con la vecchia Rarity. Lei adesso è Rarity la Brava Cavallina. Non è vero?"

L'unicorno bianco mugugnò alcune parole sottovoce, prima che il suo volto fosse sconvolto da una smorfia di dolore. Non appena il viso si rilassò l'unicorno chinò il capo mormorando con voce adorante.

"Sì, mia signora e padrona."

"Brava, la mia Rarity."

Rainbow Dash, allungadosi verso l'unicorno, si rvolse a Twilight.

"Io non capisco perchè l'hai fatto. Lei è inutile...un peso morto."

"Rainbow, anzitutto lei ha i suoi utilizzi, come quei suoi canidi ad esempio, sembrano ottime truppe d'assalto. Ma sopratutto, tu sei il mio strumento, l'arma che io posso scatenare sui miei nemici.

Lei invece? Lei è il mio balocco.

Ora, ragazze, scusatemi ma devo andare a parlare un momento con il Comandante delle mie guardie.
Non maltrattatela...troppo."

La serata stava procedendo bene, e si stava avvicinando il momento culminante, ovvero quando la Matriarca Anul sarebbe apparsa per sollevare la luna ed iniziare ufficilamente la notte più lunga dell'anno.

Twilight e le sue alleate di recente acquisizione erano ancora sedute intorno al tavolo, Rainbow discuteva dell'efficacia di una manovra a tenaglia con Fluttershy, mentre AppleJack e Pinkamena discutevano tra loro sul miglior metodo per sopprimere qualcuno. Tra tutte loro, solo Twilight era in disparte. Mentre le altre conversavano amabilmente, lei sedeva sulla sua poltrona carezzando gentilmente il capo di Rarity, costringendola a rimanere china vicino al pavimento, in una precisa posizione di sottomissione.

"Vedi, Rarity? Alla fine ti sei piegata anche tu. "

L'unicorno bianco non poteva parlare, la cerniera vicina alle labbra era tirata e quindi qualunque cosa dicesse rimaneva solo un borbottio indefinibile, ogni tanto però si contorceva in preda a dolori improvvisi. In seguito a quei momenti Twilight la tirò a sè sussurrandole all'orecchio.

"Perchè continui a resistere? Lo sai anche tu che sarà solo peggio. Cedi a me, arrenditi a me e tutta questa umiliazione può finire. Saresti comunque una mia serva, non lo nego. Non potrei darti la stessa libertà d'azione che potrei dare a Rainbow Dash o a Fluttershy, però potresti vestirti come più ti piace, e comportarti di conseguenza. Devi solo giurarmi fedeltà.
Ma fai attenzione, se oserai tradirmi...la tua attuale condizione ti sembrerà un paradiso.
Allora cosa decidi?"

"Ho davvero una scelta?"

"No. Però vedi il lato positivo...sarai ancora viva."

"Sigh...Hai vinto..."



[Postato] - Capitolo 18 - Il Bianco Alicorno
La mezzanotte incombeva ormai sui presenti alla celebrazione, molti degli ospiti giacevano appartati nelgi angoli bui, indistinte figure nella penombra della sala, ma molti altri erano ancora in piena luce, visibili, pronti ad essere riconosciuti dalla Matriarca.

Non appena questa fosse arrivata.

Twilight e le sue alleate erano ancora sedute intorno al loro tavolo, sebbene i loro sguardi fossero ora incentrati ad osservare il palanchino che, in pochi minuti, avrebbe ospitato la Matriarca.

Per un attimo, Twilight, fece spostare il suo sguardo sulle pony intorno a sè, tutte loro guardavano il palanchino con un misto di rispetto e paura, eppure Twilight percepì in quel momento qualcosa in ognuna di loro. Non sapeva cosa fosse, ma era come se qualcosa le legasse tutte insieme, come se ci fosse un unico filo conduttore che le unisse tutte.

La bionda Applejack, con le maniere forti ed ingannatrici; Pinkamena, un vortice di follia estatica come poche; Rainbow Dash, consumata dalla paranoia ed in cerca di lodi e accettazione; Fluttershy, desiderosa di poter controllare il suo selvaggio lato oscuro; Rarity, egocentrica ed egomaniaca, ma che nascondeva il piacere dell'essere dominata dalla sua nuova padrona.

Twilight dovette dar ragione alla Matriarca, avere degli alleati era davvero una buona cosa, eppure, sapeva dentro di sè di dover fare attenzione. Erano sue alleate, e lo sarebbero rimaste solo se le avesse trattate in maniera, relativamente, onesta.
Ma in fondo era questo che le differenziava da delle pedine sacrificabili, quelle cinque avevano comunque un certo valore di fondo che non poteva andare ignorato.

Lo sguardo dell'unicorno si spostò al cielo stellato, mentre una preoccupazione iniziava a germogliare in lei, la luna non era ancora spuntata, eppure il momento era giunto. L'improvvisa voce della suinica dittatrice di Ponyville si alzò nella sala, iniziando il discorso celebrativo che anticipava la comparsa della Matriarca.

"Benvenuti! Benvenuti a tutti Voi!

In questa occasione celebriamo la notte più lunga dell'anno, glorificando il nome della nostra amata e benevole Matriarca! Lei che ci osserva dalla sua reggia, mantenendoci nel suo cupo ma amorevole abbraccio. Lei che ci difende dagli orrori di una vita grama e senza scopo! Lei che ama ognuno di noi allo stesso modo.

La Matriarca che si erge, quale nostro bastione, contro gl'incubi che affollano la vita quotidiana!"

La dittatrice fu, il più in fretta possibile, sollevata da terra da otto pegasi tramite l'utilizzo di una robusta lettiga e quindi condotta la centro della sala. In teoria sarebbe dovuta sembrare una rigida governante, che con zoccolo di ferro poteva schiacciare qualunque opposizione. Però i numerosi anni di abbandono e di lussuria avevano lasciato il loro segno, facendola sembrare unicamente un enorme massa di tremolante gelatina sospesa a mezz'aria.

"Miei 'amati' sudditi, Date il vostro benvenuto alla Nostra Sovrana! La Matriarca Anul, Indiscussa Signora delle Tenebre!"

Ad un suo cenno il palanchino fu scoperto dai teli che lo coprivano, rivelando una struttura in oro e gemme, con soffici cuscini che, in quel momento, non stavano supportando nulla.

Un coro di voci sorprese ed indignate si alzò dalla sala, la Dittatrice cercava di mantenere la calma di fronte alla folla che rumoreggiava, mentre iniziava a cedere al panico. Twilight e le sue alleate fissavano mute il palanchino vuoto, cercando di capire cosa stesse succedendo quando, improvvisamente, un'impetuosa luce apparve in cima allo stesso.

Tutti gli astanti furono costretti a spostare gli occhi, mentre la sfera di luce si adagiava in cima al palanchino, iniziando poi ad emettere meno luce, permettendo a chi era lì radunato di vedere chi fosse al centro di quell'aureola luminosa.

Stesa sui cuscini c'era una creatura, in tutto e per tutto simile ad un grande Pegaso Cornuto, ma dal manto bianco come la più pura delle nevi, eppure emetteva una strana aura che costringeva gli astanti ad indietreggiare come se davanti a loro ci fossero delle ustionanti fiamme. La creatura volgeva il capo ora da una parte ed ora dall'altra godendo nella visione di quei vermi che indietreggiavano davanti alla sua essenza.

"Pregate per le vostre anime, perchè la vostra amata Sovrana, d'oggi in poi...Sarò IO! Muahahah!"

La dittatrice Mare, impossibilitata a ritirarsi in fretta, chiamò a sè la guardia oscura, lanciandola poi in un feroce assalto verso la creatura appena giunta.

"Non so chi tu sia, o creatura, ma hai commesso il tuo ultimo errore. Guardie! Prendetela! Nel nome della Matriarca Anul!"

Da alcune porte, poste sui lati del salone dove si stava tenendo la celebrazione, sorsero una ventina di stalloni della guardia oscura, ognuno aveva già estratto la propria lama, e si lanciarono, ululando rabbiosi, sciamando verso il palanchino. Nello sguardo di ognuno di loro una fiera voglia di vendicare la propria Matriarca ed una selvaggia sete di sangue capeggiavano sopra ad ogni altro sentimento, ed essi continuarono la loro corsa finchè un alone biancastro non li avvolse.

Nuovamente la luce accecante pervase la sala ma, quando finalmente scomparve, lì dov'erano arrivate le guardie, v'erano solo le loro corazze frammiste a della strana sabbia biancastra. Lo sguardo della creatura si volse, carico di malvagità verso l'elefantiaca dittatrice, la quale era caduta in seguito alla fuga dei suoi valletti e non riusciva a rimettersi dritta.

"Tu. Sembri così fedele alla tua Matriarca. Mi chiedo però se l'averla servita così a lungo non ti abbia rovinato la vita? Dimmi, palla di grasso che non sei altro, non preferiresti riuscire a camminare nuovamente sulle tue zampe? Non preferiresti vedere nuovamente cosa c'è sotto di te? Non sarebbe meglio riuscire ad avanzare da sola, senza il costante supporto di altri?"

La creatura scomparve e riapparì vicino alla dittatrice in un attimo, guardandola negli occhi e indagandole nell'anima.

"Dimmi cosa ti ha portato la vita sotto Anul. Dimmelo."

La dittatrice sentiva quello sguardo penetrarle fin dentro l'anima, spezzandola e torcendola, finchè non inziò a vedere il mondo d'Airtseuqe così come lo vedeva la creatura.

"E' vero! E' tutto vero! Un tempo potevo fare tutto da sola...adesso non posso neanche muovermi se qualcuno non mi aiuta! La mia vita...è un inferno!"

"Permettimi di elargiti un dono, allora, a dimostrazione della mia benevolenza..."

La bianca creatura chinò il capo puntando il proprio corno sulla pony avvolgendola in un'abbagliante luce bianca, per un attimo tutti nella sala poterono sentirla urlare dal dolore, ma quando la luce svanì ognugno vide l'enorme cambiamento apportato dalla sovrannaturale creatura.

"Rialzati e rinasci, la dittatrice è morta. Tu ora rinasci come il Sindaco Mare e da oggi tu porterai ordine nel caos che avvolge queste terre."

Al suo fianco tutti poterono vedere la pony rialzarsi dal suolo sulle sue zampe, scomparsa era la massa grassa che la caratterizzava, lasciandola con un corpo snello e attivo. Ma ciò che più sconvolse gli astanti fu la luce bianca che, come un alone, le copriva gli occhi.

"Sì. Ora vedo la verità. Non più bugie e paure, non più soprusi e disordine. Solo Ordine, Puro ed Immacolato. I malvagi saranno puniti e gli innocenti protetti.

Ma tra voi, chi è innocente? Chi tra voi si considera innocente? Si faccia avanti e si pieghi dinanzi alla Vera Sovrana. La Nostra Vera Regina Aitselec! A lungo sia lodato il Suo Nome!"


Twilight non poteva credere a ciò che aveva appena visto, la leggenda si era appena realizzata.

Aitselec, il temuto Bianco Alicorno, era appena risorto dalle sue ceneri come una luminosa e disgustosa fenice, per un attimo fu felice di avere ragione, ma quasi subito quel pensiero sparì dalla sua mente mentre cercava una soluzione.
In quei momenti di silenzio lo sguardo dell'alicorno si volse fino ad inquadrare la giovane unicorno.

"E tu...chi sei, piccola unicorno?"

"Lei! Lei è la prima che dovrà essere purificata! Lei è l'inviata dell'usurpatrice, Mia Signora."

"L'inviata di mia sorella? Oh, Sarà un vero piacere convertirti alla mia causa!"

Aitselec, rise di gusto per poi esplodere una saetta luminosa contro il tavolo dove Twilight sedeva con le sue alleate, investendole tutte della sua luce abbacinante, le loro urla riempirono l'aria finchè la luce non si affievolì rivelando poi il risultato.

Applejack riaprì gli occhi, sentendosi diversa, sentendosi onesta. Il pensiero la scioccò, improvvisamente si sentì gravata da tutti i reati commessi dalla sua Famiglia negli anni passati, dai torti inflitti, i pestaggi ordinati. Tutte scene che passavano davanti ai sui occhi facendola precipitare in un vortice di follia.

Pinkamena realizzò che non era cambiato nulla era ancora felice e gioiosa e non sopportando la tristezza. Le sue memorie però iniziarono ad affliggerla, come chiodi roventi che le penetravano il cranio, mentre i ricordi dei pasti luculliani basati su altri suoi simili iniziavano ad arrivarle contro come un fiume in piena.

La stessa sorte stavano subendo le restanti tre neo serve dell'unicorno viola, ognuna di loro, intrappolata in un vortice di follia mentre le loro azioni malvagie si ripecuotevano sul loro essere, in quel momento, pure ed innocenti.

Solo Twilight, il volto chiuso in concentrazione, non urlava o mormorava. Anche lei, come le altre combatteva contro il suo vero passato, ma a loro differenza, qualcosa nel suo cuore le stava donando la forza di combattere l'indottrinamento.
Qualcosa di oscuro, grezzo e selvaggio.

Per ogni immagine gentile che le capitava davanti, immediatamente questo suo alleato ne cambiava i contorni, rivelandone la menzogna.

Aitselec s'incupì guardando quella piccola unicorno che resisteva con così tanto accanimento al suo indottrinamento.

"Arrenditi, giovane unicorno. Perchè soffrire così nell'oscurità? Abbraccia la luce, entra nell'ordine ed insieme guideremo questo regno verso la giusta redenzione!"

Twilight Sparklenstein, il volto contratto dalla furia che sentiva crescere in sè, spalancò gli occhi liberando un'ondata di energia malvagia intorno a sè, quest'onda s'infranse contro le sue alleate. Cancellandone la purezza, contaminandole con la sua malvagità, facendole tornare allo stato originario.

"NO! Noi non ci uniremo a te! Noi serviremo l'Oscura Matriarca con le nostre vite, se necessario, ma non ci piegheremo a te. MAI!"

Il bianco alicorno, in seguito a quello scaturire d'energia oscura fu costretto ad indietreggiare, sapeva di non essere ancora all'apice della propria forma, ma non si aspettava una tale resistenza. Con zelante furore nel cuore, s'allontanò dalla sala, urlando a tutti gli astanti, oramai in gran parte indottrinati a sufficienza, che l'Ordine era tornato e che il caos sarebbe stato debellato.

Mentre quella fuggiva, altrettanto stava cercando di fare Twilight, ma le sue alleate erano ancora confuse e sconvolte dall'esperienza, nessuna di loro avrebbe mai immaginato che, un giorno, si sarebbero pentite d'essere quel che erano. Eppure, nell'attimo in cui eran divenute pure rappresentazioni d'ordine, ognuna di loro s'era sentita felice come mai prima.

"Muovetevi, sciocche! Presto, prima che gli altri si riprendano!"

La voce di Twilight suonava strana, era simile al ringhiare d'un lupo capobranco verso i suoi sudditi impauriti, mentre le spingeva fuori dalla sala, dirigendole verso la sua dimora.

Lì sarebbero state al sicuro, almeno per un pò, e da lì avrebbe potuto trovare una soluzione.



[Postato] - Capitolo 19 - Una situazione terribile
Twilight Sparklenstein era finalmente riuscita a portare il suo gruppo nella libreria, la sua scorta era di fuori, pronta a fare a pezzi chiunque si fosse avvicinato all'ingresso.

Le sue alleate erano sparse per la stanza, ognuna di loro sentiva un vuoto dentro, per quell'attimo che eran state pure ed innocenti, avevan avuto una sensazione di benessere come mai prima. Per un attimo, ognuna di loro non aveva avuto incertezze, nè paure.

"Ascoltatemi, non possiamo rimanere qui a lungo, altrimenti ci troveranno e ci convertiranno"

"E sarebbe poi così male, dolce padrona?"

La voce che, per prima, aveva dato respiro ai suoi dubbi era quella di Rarity, tutte loro sapevano quello che aveva fatto per arrivare lì dov'era, e quindi una tale affermazione le lasciò tutte stupite.

"Certo che sarebbe male!"

"Io..io non credo, Twi...err, volevo dire, Boss."

"AppleJack? Anche tu ora?"

"Padrona, se tutte noi fossimo pure, ci sentiremmo molto meglio, non credi? Pensaci, poter vivere in un mondo di ordine, niente più crimini, niente più dolori..."

"Esatto, Rarity. Niente più soprusi verso i propri dipendenti, niente più scenate del tipo 'Io sono la più bella'. Saresti solo una piccola unicorno costretta a lavorare per vivere, senza poter sfruttare gli altri. Ti sembra ancora un mondo così idilliaco?

E tu, AppleJack. Non eri tutta per la Famiglia? Ti troveresti bene a combattere contro di loro? A trascinarli in catene davanti al Bianco Alicorno?

Pinkamena, non erano deliziosi quei pony che tu, ed i tuoi settari, avete divorato? Volete davvero rinunciarvi?
Io so come sarà il mondo se Aitselec vincerà."

"E come fai a saperlo, Padrona? Una...'Visione'? "

"No, Rarity. E' semplicemente storia. Aspettate, vi faccio vedere."

Rapidamente l'unicorno si lanciò alla libreria, inziando a cercare per un libro in particolare, sotto lo sguardo curioso delle sue alleate. Improvvisamente un enorme libro fu mosso dagli scaffali sul tavolo al centro della sala, sulla sua copertina, in caratteri cubitali, il suo titolo.

"Questo è 'Il Sole Maledetto', una cronistoria del periodo in cui Aitselec dominò su Airtseuqe, permettetemi di citarvi un estratto dei cronachisti dell'epoca:

Aitselec è una creatura d'ordine, una serpe in seno cresciuta come un Pegaso Cornuto, quando in realtà si trattava di un alicorno. Nessun esperto può esprimersi su come questa creatura sia giunta in questo Regno, ma tutti loro confermano la difficoltà nel distinguere le due creature essendo, fondamentalmente, due razze di una stessa specie. Essendo virtualmente indistinguibili, un pegaso cornuto ed un alicorno, possono facilmente essere scambiati l'uno per l'altro; ma laddove un Pegaso Cornuto è una creatura dal cuore di pietra, mossa puramente dalla propria sete di potere. Un alicorno, invece, è un portatore di Ordine e Luce, alimentato da un fanatico zelo verso la purezza delle cose ed è un pericoloso nemico per coloro che vivono nelle ombre.

Con la sconfitta del Pegaso Cornuto Anul, l'alicorno Aitselec ha infuso nel regno un senso d'ordine con cui adesso fatichiamo a convivere. Tutto è perfetto, tutto è giusto, il minimo errore, sbaglio o inattenzione comporta la massima pena.
La morte del colpevole.

Non vi è alcuno scampo dallo zelo fanatico di Aitselec, chiunque non si conformi viene ucciso, chiunque non segua le sue regole viene ucciso, chiunque le si oppone viene ucciso.

Noi, che in questo momento scriviamo, in questa epoca travagliata, sappiamo già che la nostra ora sta per giungere, possiamo solo sperare che Anul torni al potere riportando il caos. Ridandoci il tenebroso mondo a cui siamo abituati.

Tamburi! Ecco i tamburi delle sentinelle! Sta arrivando...che Anul abbia pietà delle nostre anime...
"

L'unicorno viola smise di leggere osservando i volti delle sue alleate, non vi leggeva più quel dubbio e quell'indecisione che qualche attimo prima le aveva fermate.

"Capite, adesso, perchè non possiamo arrenderci? Certo, facciamoci convertire...saremo felici Twilight, sarà tutto pulito Twilight...E al primo errore che compiremo, saremo morte. Non potremo difenderci, dovremo accettare qualunque punizione.
Non so voi, ma io non ho intenzione di dargliela vinta. Non ho intenzione di farmi convertire.
Inoltre, non saremo costrette a fuggire in eterno."

Rarity e le altre la guardarono in maniera obliqua, non capendo se facesse sul serio o scherzasse.

"Fammi capire, Twilight. Tu vorresti affrontarla? Quel mostro? Sei imp...Sei imp...Oh, dannazione, non è un insulto!...Smettila di giocare con il mio comportamento!"

L'unicorno viola sorrise leggermente alla visione della rabbia repressa dell'altra unicorno mentre lei continuava giocare con la sua mente schiavizzata.

"No, non sono impazzita. In questo libro vengono menzionati gli Elementi dell'Odio. Ovvero dei potenti talismani che furono usati da Anul per bandire Aitselec. Secondo il giornale, l'ultimo luogo in cui sono stati utilizzati fu all'interno della Happy Tree Forest, nelle rovine del vecchio castello."

Fluttershy, solitamente abituata a rimanere per lungo tempo in silenzio, esplose in un verso gutturale di panico.

"No...Non la Happy Tree Forest!Lei non vuole andare là!"

"Purtroppo è così. Ci dirigeremo verso Sweet Apple Acres per raccogliere Spaik e poi procederemo verso la foresta. Dobbiamo trovare gli elementi dell'Odio se vogliamo avere una speranza di sconfiggere l'Alicorno."

Mentre le altre pony acconsentivano con un cenno della testa a quelle parole, la porta si aprì rivelando la figura di Brutus, coperto da capo a zoccoli di sangue.

"S-Supervisore!"

"Comandante!?"

"La folla aveva circondato la casa.. siamo riusciti a respingerli...ma non ho abbastanza uomini per riprovarci. Mi...Dispiace..."

Con quelle parole il massiccio comandante della guardia crollò in avanti con una lama di qualche tipo ancora conficcata nella schiena, mentre un lago di sangue iniziò ad allargarsi intorno al pony.

Twilight volse lo sguardo carico d'orrore verso l'esterno vedendo i corpi delle tre rimanenti guardie seppellite sotto cumuli di corpi, la piazza antistante la libreria sembrava un vero e proprio campo di battaglia d'altri tempi. L'unicorno si chinò verso il corpo del comandante Brutus, sfiorandone il corno con il suo, in segno di rispetto, prima di risollevarsi e guardare le altre pony che erano con lei.

"Dobbiamo andare. Non siamo più al sicuro qui. Puntiamo su Sweet Apple Acres. AppleJack, fai strada. Rainbow, sorvola la zona, avvisaci se vedi qualcosa di sospetto. Voi ragazze, statemi vicine. Ci raggrupperemo lì con Spaik e poi andremo a cercare gli Elementi."



[Postato] - Capitolo 20 - L'assalto alla Happy Tree Forest
Le sei pony dopo una rocambolesca fuga da Ponyville erano finalmente riuscite a raggiungere Sweet Apple Acres.
La situazione lì non era molto diversa da quanto visto nella cittadina.

La fabbrica non era più solo un grigio edificio, adesso presentava file e file di sbarramenti in filo spinato, intervallati da fossati fino a giungere alla facciata dell'edificio. Questa poi era persino più fortificata, numerosi cannoni eran stati posizionati su dei balconi protetti alla meglio e ad ognuno di questo due pony attendevano per lanciare il proprio carico di morte.

Già il terreno, una volta uso a crescere alberi di mele, stava diventando una poltiglia rossastra mista ai corpi dei pony indottrinati che avevan cercato di assaltare la fabbrica stessa nella loro frenesia fanatica di purificazione.

"Trono! La tua Famiglia si è data da fare AppleJack."

"Eh, Twilight. Nonna Smith, la Capofamiglia del Clan di Ponyville, è stata l'unica pony femminile negli Zoccoli Sanguigni. Conosce bene il mestiere del soldato. Però sono d'accordo con te, mi sembra una reazione eccessiva."

Twilight Sparklenstein si volse in giro, assorbendo l'impatto di quel massacro, scuotendo leggermente il capo ripensando alla Matriarca e alla sua decisione di ignorare la leggenda. Eppure non capiva, doveva esserci un motivo per cui avesse ignorato quella situazione...ma quale?

Rialzando il capo si volse verso i membri del suo gruppo, notando con piacere la presenza del suo servo appena uscito dal sottobosco.

"Non perdiamo altro tempo qui. Spaik?"

"Sì, Padronah?"

"Restami accanto, stiamo per entrare in un lugo d'incubo e voglio saperti vicino."

"No preoccupa, Padronah. Io proteggere sempre Padronah."

Il gruppo si allontanò celermente dalla fabbrica, accompagnati dalle grida di rabbia di una nuova orda di indottrinati che assaltava l'edificio. Ma le urla di fanatico zelo divennero presto urla di dolore e sconforto mentre la fabbrica-fortezza resisteva agli attacchi con brutale ed efficace ferocia. Senza perdere altro tempo le sei pony e l'ibrido lasciarono Sweet Apple Acres dirigendosi rapide verso la foresta proibita.

Giunte ai suoi limiti esterni, tutte loro rimasero immobili, in attesa. Nessuna voleva essere la prima ad entrare in quel luogo d'orrore. Davanti a loro si estendevano verdi campi d'erba, stupendi fiorellini si assiepavano in ogni dove creando immensi campi colorati, sui rami di ogni albero uccellini d'ogni forma e colore cinguettavano felici.

Twilight Sparklenstein riusciva, a malapena, a contenere il disgusto per quel luogo oscenamente zuccheroso.

"La Happy Tree Forest...che luogo lugubre."

Rarity si guardò attorno, notando l'indecisione delle pony intorno a sè e, volgendo uno sguardo interrogativo alle altre, sbuffò.

"Insomma..andiamo oppure no? Oh, al diavolo. Ego te invoco, Cerberatis Demonicum!"

Con uno scintillio del suo corno, la bianca unicorno, evocò uno dei suoi servitori dal piano immateriale, facendolo apparire dinanzi a sè causando un vocio di confusione da parte di tutte le altre pony.

"Suvvia, Ragazze. Visto che siete tutte così fifone(Non tu ovviamente, mia Signora e Padrona....Grrr! Smettila!) da non voler mettere zoccolo nella foresta, vi darò il buon esempio.
Tu, servo. Entra nel bosco e dicci cosa vedi."

Sotto gli occhi allibiti, e parzialmente divertiti, di Twilight, il cerbero demoniaco inziò ad avanzare nella foresta con la sua andatura dinoccolata. Avanzava tranquillo camminando sulla soffice erba fresca, appena bagnata da goccie di rugiada. I suo occhi sembravano assenti, sembrava quasi che fosse completamente tranquillo quando improvvisamente lo videro acquattarsi al suolo.

Senza un motivo apparente iniziò a ringhiare e a guardarsi intorno, muovendosi in tondo, senza mai rilassarsi.
Le sei pony si guardavan l'un l'altra sorprese da un simile atteggiamento, e già Rarity fece per richiamare il demone quando l'intera foresta parve risvegliarsi. Radici spuntarono dal terreno immobilizzando il canide e tenendolo sollevato a mezz'aria quindi, come una terrificante onda anomala, una muraglia di morbidi uccellini piombò sul demone, assalendolo e oscurandone la figura.

Quando finalmente si allontanarono, del canide eran rimaste solo le ossa.

Le pony rimasero orripilate da un simile spettacolo, tranne pinkamena che osservò la cosa con un puro occhio clinico ed interessato.

"Vedi, Rarity, perchè questo posto è così terrificante?"

"Come..Come facciamo a passare?"

Mentre le pony e l'ibrido discutevano tra di loro cercando una soluzione, AppleJack ebbe un'epifania. Alcune di loro poterono vedere il suo volto illuminarsi mentre un'idea prendeva forma finchè non fu lei stessa ad interrompere le altre.

"Aspettate. Forse ho un'idea...per applicarla però devo tornare a Sweet Apple Acres a prendere un paio di cose."

"AJ? Di cosa stai parlando?"

"Non preoccuparti, Boss. Ci metterò pochissimo."

AppleJack non ci mise molto a raggiungere la Fabbrica-Fortezza della sua Famiglia e non rimase molto sorpresa nel vedere che una nuova serie di corpi di indottrinati s'era aggiunta a quelli che già in precedenza avevan provato ad assaltare la Fabbrica. Ma non perse tempo e, fattasi riconoscere, entrò nella fabbrica per andare a parlare con la Capofamiglia, la vecchia e temuta Nonna Smith.

Rapidamente AJ fu scortata fino all'ufficio privato della vecchia pony, per poi essere lasciata sola mentre la sua scorta attendeva fuori. Appena entrata vide l'anziana seduta dietro ad una scrivania, in testa indossava un elmetto di tipo militare mentre tra le labbra rinsecchite stringeva uno spesso e scuro mozzicone di sigaro.

"Nonna Smith? Sono AppleJack e..."

"Mpf...Perchè stai con quella di Evilot, eh?"

"C-Come...?"

"Dovresti saperlo che ci sono occhi e orecchie ovunque, nipote. Allora, perchè ti sei unita a quella? Dopo quello che ci ha fatto osi anche seguirla?"

La bionda pony sospirò di sconforto, sperava di poter evitare di ricordare, ma si si sbrigò a dare un rapido resoconto della situazione con la Supervisore.

"...Ed è per questo che mi sono unita a lei. Non potevo permettere che la mia sorellina finisse male."

"Uhm. Questo cambia molte cose. D'accordo, AJ, fà quello che devi ma ricorda che noi non saremo sempre qui...specialmente con tutto quello che sta accadendo."

"A questo proposito, Nonna Smith, dovrei chiederti un favore."

L'anziana guardò la nipote di sbieco, una strana luce negli occhi.

"Che favore?"

"Con la Supervisore stiamo cercando di sconfiggere Aitselec e di riportare Anul sul trono. So che Anul non è mai stata particolarmente felice della nostra presenza come Famiglia, però non ci ha mai attaccato direttamente."

"Su questo hai ragione, dannazione. Quella specie di unicorno alato blu ci ha sempre guardati dall'alto in basso, ma non ha mai mosso un dito contro gli Apples. Questa bianca invece non fa altro che mandare carne da cannone a morire per lei.
Inizia a diventare snervante. Comunque, che favore ti serve AJ?"

"Ecco...Eh eh...mi servirebbe il corazzone..."

Il volto della vetusta pony si fece immediatamente serio e minaccioso.

"Il corazzone, eh? E perchè mai? Cosa ci dovete fare? Tu lo sai quanta fatica ci abbiamo messo per rubarlo dall'armeria reale?"

"Beh...ecco...vedi...Uff. Dobbiamo entrare nella Happy Tree Forest e abbiamo bisogno di qualcosa di abbastanza pesante da non poter essere sollevato e abbastanza resistente da non farci perdere la pelle. Per questo avevo pensato al corazzone, con quello nulla potrebbe fermarci. E con qualche modifica potremmo essere noi a fare del male a chi ci minaccia."

Per le successive due ore AppleJack, aiutata dal fratello maggiore Big Mac e da numerosi altri sgherri, di cui uno dal manto tra il nero e marrone coperto di catene e bracciali d'oro, iniziò a lavorare sul carro corazzato applicandoci numerose modifiche, sopratutto per l'offesa.

Tutti i pony nel garage stavano lavorando d'impegno per modificare il carro corazzato finchè diventasse la macchina di morte che era stata richiesta. Per un attimo, mentre AJ si fermava un secondo dal saldare due piastre di metallo, le parve di sentire come in uno strano sottofondo, una sorta di melodia(*).

In quei momenti le tornò alla memoria una vecchia storia su quattro pony, un tempo nell'esercito regolare della Matriarca, che dopo aver disertato s'eran messi in proprio per aiutare chi potesse assoldarli nel compiere qualunque tipo di impresa. Sorridendo a quel pensiero, inforcò nuovamente gli occhialoni e riprese il suo lavoro.

Al termine delle operazioni, AJ, alzò la mascherina dalle lenti oscurate, lasciando cadere a terra il saldatore, e contemplando il veicolo corazzato da loro modificato, trovandolo perfetto.

"E' Fantastico! Perfetto! Con questo non avremo problemi di alcun tipo."

Il corazzone originale era fondamentalmente un cubo di metallo dotato di cingoli, ideato per trasferire le ricchezze della Matriarca in totale sicurezza. Il mostro che adesso appariva agli occhi della bionda pony era qualcosa di molto più terrificante ed imponente.

"AJ?"

"Sì, Big Mac?"

"Ti rendi conto che dovrai essere tu, da sola, a pedalare finchè non raggiungerai le tue compagne?"

Il volto della bionda improvvisamente perse ogni gioia mentre osservava il mostro corazzato che sembrava irradiare un'aura di sfida con tutti i suoi settecentocinquanta chli di peso.

"D'oh!"

Sulla collina al confine con la Happy Tree Forest le altre pony del gruppo di Twilight iniziavano a spazientirsi, specialmente l'unicorno arrivato da Evilot.

"Dov'è? Dove si sarà cacciata quella maledetta?"

"Padronah..."

"Sì, Spaik? Che c'è?"

Twilight, con gli occhi che parevano sprizzare lampi si volse nella direzione indicata dall'ibrido rimanendo a bocca aperta, così come le altre pony che inizialmente s'erano allontanate da lei per evitare d'essere coinvolte dalla sua ira.

Ai piedi della collina c'era uno strano veicolo, all'apparenza sembrava costruito interamente in metallo, tranne per alcune ferritoie sui fianchi da cui sporgevano degli strani tubi rigidi. Il veicolo iniziò, ben presto a risalire la collina faticosamente, più che avanzare sembrava che arrancasse, finchè non arrivò davanti ai stupefatti pony in tutta la sua imponenza.

Lentamente uno sportello si aprì sul fronte dello stesso ed una AppleJack madida di sudore, e senza fiato, rotolò lungo di esso fino ad accasciarsi davanti alle altre pony.

"Io...io...uff...Questo è....così possiamo....anf...Chiaro, no?"



[Postato] - Capitolo 21 - Burn, Baby, Burn.
Le cinque pony, rimaste ad aspettare sul limite della Happy Tree Forest, guardavano con fascinato orrore lo strano veicolo davanti a loro. Era un carro di metallo dotato di cingoli alimentati da strane contrazioni al suo interno simili a monocicli, sui quattro lati si aprivano altrettante ferritoie, protette da una rete metallica, dalle quali però si allungavano degli apparati di un tipo che Twilight non aveva mai visto.

L'esterno poi era anche peggio.

Sul fronte, in basso, giaceva saldata quella che sembrava una grossa pala dai bordi dentellati ed affilati, mentre piccole punte, affilate come spilli, si estendevano come una fitta foresta metallica su tutta la superfice rendendo impossibile l'arrampicarsi su di esso.

L'unicorno viola guardava il carro affascinata, eppure c'era qualcosa che la tormentava, girandosi verso la bionda pony per informarsi notò che quella stava già descrivendo alle altre il veicolo che avevano davanti.

"Questo che vedete è il Corazzone degli Apples. Dopo averlo...ehm..ottenuto...è rimasto in nostra mano inutilizzato per lungo tempo. Ma oggi, sarà lui stesso a darci un aiuto. Coperte dalla sua corazzatura in acciaio non ci sarà nulla che potrà fermarci.

Ha! Vorrei proprio vedere quegli uccellini provare a spolparci, nascoste come saremo al suo interno.

Come potete vedere, è ipercorazzato, iper armato e pronto a partire. Allora, ragazze, domande?"

Twilight Sparklenstein, gli occhi illuminati da una strana luce, si volse verso la giovane rappresentante della mafia ponense.

"Sì, Applejack. Ne ho ben tre per te.

Primo, cosa sono quei tubi che emergono dalle ferritoie?
Secondo, quanti pony servono per farlo muovere?
E Terzo...Perchè questo veicolo mi ricorda molto il blindato che la Matriarca fece costruire e che andò misteriosamente perduto durante il suo trasporto dalla fabbrica a Evilot?"

L'ultima domanda verso AJ venne fuori con un sorriso di sadica crudeltà sul volto della unicorno mentre, le altre pony, indietreggiavano allontanandosi dalla bionda. Quest'ultima iniziava a sudare di preoccupazione.

"Beh..eh eh...Boss...ecco...Uhm. Q-Quei tubi sono le armi che u-useremo nella foresta...sono un'invenzione di Nonna Smith e credo ci saranno molto utili.
Per...per muoverlo ci vogliono almeno due pony per un andatura normale, v-volendo si può passare a quattro per una rapida corsa.
P-Per q-q-quanto riguarda l-la... terza d-domanda..."

AJ deglutì rumorosamente mentre lo sguardo di satanica follia proveniente dalla Supervisore sembrava poterle penetrare l'anima, leggendola come un libro aperto.

"L-l-la terza d-domanda...ecco, sì, vedi...ehm..."

"Lo avete rubato alla Matriarca, non è vero?"

AJ non potè far altro che abbassare il capo, facendo un cenno di conferma, mentre si copriva gli occhi con il cappello aspettando la reazione dell'unicorno viola.

"Immaginavo...Beh, credo sia tutto, allora."

Tutte le pony rimasero sbalordite dal comportamento della pony che le aveva soggiogate, incapaci di parlare rimasero a fissarla con gli occhi spalancati. AJ già stava riassumendo un colorito più vivo quando fu interrotta da un ultima frase di Twilight.

"Ovviamente, la Matriarca ne sarà informata da te personalmente, AppleJack."


Il gruppo di pony si barricò nel carro approfittando di un'oretta di riposo prima di avventurarsi all'interno della foresta, quindi il veicolo si mosse entrando di prepotenza nella foresta all'apparenza così pacifica. Per un momento sembrava che nulla dovesse accadere poi nugoli di uccelli si sollevarono in volo iniziando a puntare verso il carro corazzato.

Le pony al suo interno iniziarono a volgere degli sguardi preoccupati intorno a loro, ma la voce di AJ le riscosse.

"Non preoccupatevi. Non possono prenderci finchè siamo qui dentro e poi...Tra poco non avremo più nulla di cui avere timore. Boss? Li vede quegli apparati installati nelle ferritoie? Vuole sapere cosa fanno?"

In quel momento un ghigno malefico s'era espanso sul volto della bionda mentre, con uno zoccolo che spingeva una sorta di pompa, imbracciava la strana apparecchiatura e la puntava verso gli uccelli che continuavano a lanciarsi contro il veicolo.

"Vi piace il caldo, ragazzi?"

Improvvisamente, dai tubi che emergevano dalle ferritoie, si estesero lunghe lingue di fiamma che colsero in pieno gli stormi di uccelli avvolgendoli in un abbraccio infernale.

Twilight rimase senza parole nel vedere la bionda lanciare risa di follia mentre muoveva l'apparecchiatura ora da una parte ed ora dall'altra, le fiamme che illuminavano brevemente il suo volto donandogli un espressione di estatica furia.

"Haahahah! Allora, Signorine? Cosa state aspettando? Bruciate! Bruciate tutto! Hahahahah!"

Twilight volse un'occhio verso la bionda che le stava affianco, rimase a guardarla mentre quella s'agitava in preda ad una frenetica gioia dirigendo il getto di fiamma contro gli uccellini che si avvicinavano al carro. Per un attimo potè vedere come gli occhi della pony fossero cambiati.

L'iride era divenuta completamente nera mentre la pupilla s'era allargata, assumendo le sembianze di una fiamma e come tale sembrava danzare mentre la pony continuava nel suo sterminio.

Applejack non si era mai sentita così bene, la possibilità di disseminare tutta quella violenza su bersagli, in quel momento inermi, era inebriante. Continuava a dirigere l'arma con assoluta precisione, rilasciando fiammate soltanto quando il bersaglio era allineato alla perfezione contro il mirino.

Senza rendersene conto, sotto lo sguardo stupefatto di Twilight, stava iniziando persino ad anticipare le mosse dei suoi bersagli, come se tutta quella violenza stesse risvegliando qualcosa di dormiente in lei.

"Sì...SI'! Brucia tutto! Non fermarti...libera l'Odio che alberga in te. Non avere pietà, non avere rimorsi. Tutti meritano di assaggiare della tua violenza! Sì, giovane AppleJack, abbraccia l'estatica sensazione di questa violenza brutale ed insensata.

Non c'è nulla di meglio!

Sfruttami! USAMI! Non mi interessa cosa farai...ma non smettere! Nulla ti è negato se usi abbastanza Violenza! "

Applejack, rimase paralizzata per qualche secondo, il lanciafiamme stretto nella sua presa, era come se sentisse una voce dentro di sè, imperiosa e dura, eppure dolce, così dolce.

Mentre una risata maniacale le sfuggiva dalle labbra, la bionda pony liberò sè stessa nell'abbraccio di quella voce continuando a liberare fiammate su fiammate contro qualsiasi cosa si avvicinasse al loro carro.

L'Happy Tree Forest non è un essere vivente dotato di coscienza, ma più un microcosmo che, interangendo in tutte le sue parti pareva avere una propria volontà. L'improvvisa presenza di quello strano essere fatto di pietra luccicante, aveva fatto scattare i primi sistemi di difesa ma questi si stavano rivelando inutili.

Mentre i volatili continuavano a precipitare al suolo inceneriti dalle fiamme, continuando con il loro assalto, tra gli alberi della foresta iniziò a risuonare un fruscio simile a del vento tra le foglie.

Eppure di vento non v'era traccia.

Nel carro corazzato, mentre Spaik e FlutterShy pedalavano facendo muovere il veicolo, Twilight e le altre pony continuavano a lanciare getti di fiamma contro i volatili che iniziavano ad accumularsi intorno allo stesso.

"Visto, Boss? Hahaha! Nulla potrà fermarci adesso!"

In quel momento, davanti a loro, apparve una nutrita schiera di pucciosi animali, tutti stavano allineati tra alcuni alberi. Coniglietti, scoiattoli, manguste, tutte queste creature attendevano a piè fermo come tanti piccoli soldati in attesa di un ordine.

Twilight e le altre avevano fermato il carro, osservando dalla distanza quegli animaletti, le loro espressioni, il loro comportamento, erano così pacifiche che in ognuna delle pony si stava facendo largo l'idea di aprire il portellone e di andare a giocare con quelle splendide creaturine.

Twilight per prima iniziò a muoversi verso il portello, per poi riprendersi giusto un attimo prima di aprire il portello. Volgendo lo sguardo intorno vide come tutte le altre pony, e persino Spaik, fossero rimasti imbambolati a guardare quelle creaturine.

Appena vide che iniziarono a muoversi verso il portello, capì che era il momento di una soluzione drastica.

"No! Ragazze, Tutte ai proprio posti! AJ, come si dice dalle tue parti...se metti sotto un cervo?"

"Ah?...Accelera e basta?"

"E allora accelera! Schiacceremo tutto ciò che mette sul nostro cammino!"

Un ghigno apparve sul volto della bionda mentre la fiamma pareva riapparire nei suoi occhi.

"Come desideri, Boss!"



[Postato] - Capitolo 22 - Canis Canem
Il corazzone manovrato dalle pony si mosse, inizialmente con lentezza, acquisendo poi sempre più velocità, fino a giungere come una palla di cannone contro le schiere animali che avrebbero dovuto fermarlo. Dall'interno del carro, quasi tutti gli occupanti assistevano deliziati alla carneficina indicando e ridendo ora una creatura schiacciata dai cingoli, ed ora un'altra sbalzata via dall'impatto.

Solo Rarity si manteneva in disparte, altezzosamente indignata da una violenza così caotica e sporca.

"Non capisco cosa ci troviate di così affascinante nel vedere questa strage. E' evidente che non avete mai dovuto ripulire un vestito dalle macchie di sangue..."

Twilight Sparklestein stava quasi per ritorcerle contro quell'affermazione quando fu violentemente sbattuta contro una delle pareti metalliche del carrozzone. Fece per girarsi, infuriata, verso Applejack, quando notò lo sguardo preoccupato di quest'ultima.

"AJ?"

"Ehm...Boss? Abbiamo un problema..."

Twilight guardò fuori, attraverso una delle ferritoie e rimase sbalordita nello spettacolo che le apparve davanti. Con il loro veicolo eran riuscite ad entrare più in profondità nella foresta, superando una fitta selva di cespugli, trovandosi dinanzi solo una vasta distesa erbosa. La distesa le separava da una seconda e ben più fitta linea di alberi e cespugli, ma non era questo ad averle fermate.

Opposte a loro, ed in parte coperte dagli alberi, c'erano migliaia e migliaia di piccole creature della foresta schierate in numerosi quadrati, allineate le une alle altre in una tipica formazione da battaglia.

"Fammi indovinare, AJ. Non possiamo travolgerli, vero?"

"Er...Rischieremmo di venire travolti a nostra volta. Non mi piace dirlo, ma sono veramente troppi da gestire con un solo corazzato."

"E cosa potremmo fare allora? Se anche tentassimo altrove, a loro basterebbe spostarsi..."

Mentre le cinque pony discutevano sul da farsi, proponendo i piani più intricati, Rarity le guardava in silenzio sempre più indignata, mentre ascoltava quegli assurdi piani venire srotolati.

"Twilight, potremmo lanciarci FlutterRage e..."

"E vederla venire sommersa e sconfitta?No, Rainbow, sebbene sia una furia, sono in troppi. Piuttosto, Applejack, non potremmo avanzare sfiammando?"

"Non abbiamo abbastanza combustibile per farlo, Boss."

"Twilight?"

"Sì, Pinkamena?"

"Potrei chiamare i miei amici del Club. Tutti insieme ci faremmo una grigliata senza paragoni con tutte queste creaturine."

"Non abbiamo tempo, inoltre potrebbero essere già stati tutti condizionati da Aitselec. E se invece..."

La discussione continuò per lunghe ore, mentre il giorno continuava, innaturalmente, a picchiare sulle loro teste. Sebbene fosse il momento che calassero le tenebre, il sole continuava a splendere e a brillare. Il calore provocato dai suoi raggi luminosi iniziava a trasformare l'interno del veicolo corazzato in un forno, e così come i corpi si riscaldavano, così gli animi iniziavano ad infervorarsi.

Il bianco unicorno era stanco, sporco e frustrato. Voleva solo finirla con quella faccenda e tornare a casa sua per farsi una lunga e rilassante doccia, ed invece era costretta a rimanere lì, schiava di quella specie di dominatrix in erba.

"Basta! Prima finiamo questa pagliacciata, prima potrò dimenticarvi di tutte voi!"

Con quello sfogo Rarity impose il silenzio all'interno del carro corazzato mentre il suo corno iniziava a brillare di magica luce, rapidamente un velo d'ombra coprì le sue pupille mentre un insano ammontare magico iniziava ad avvolgerla.
Prima che qualunque delle altre cinque potesse dire o fare alcunchè, un abbagliante lampo di luce oscurò la visione all'interno del veicolo accecandole tutte. Quando la luce iniziò a diminuire d'intensità Twilight rimase a bocca aperta vedendo la bianca Rarity sospesa a mezz'aria in piena trance magica.

Dall'esterno del veicolo giusero, improvvisamente, profondi e lunghi ruggiti.

Tutte le pony volsero lo sguardo verso l'esterno e rimasero abbagliate dallo spettacolo che appariva davanti ai loro occhi. Centinaia di creature Canino-Demoniache erano apparse attorno al loro veicolo, ve n'erano di tutte le forme e dimensioni. Alcune piccole quanto le creature della foresta, altre invece immense, ben più grandi del veicolo in cui loro erano barricate.

Tutte rinchiuse in abbaglianti corazze di diamanti, si stagliavano erette ad ululare verso il fronte opposto. Twilight rimase impressionata dalla ferocia che quegli esseri dimostravano, fauci sbavanti irte di denti, che ringhiavano con tale forza da far vibrare le pareti metalliche del corazzato. Inizialmente schierate in maniera caotica, iniziarono ben presto ad organizzarsi, dividendosi in gruppi ben precisi. In prima linea s'era schierato un gruppo composto da tre file di chihuahua demoniaci, piccole e svelte creature dotate di artigli affilati come rasoi.

Gli occhi sproporzionatamente grandi sembravano quasi voler esplodere al di fuori del cranio mentre queste aspettavano impazienti di ricevere l'ordine d'attacco. Alle loro spalle era schierata la fanteria base, grossi canidi simili a dobermann, armati con letali lame di gemme attendevano con fredda calma l'inizio dello scontro.

In ultima linea però v'erano otto mostri di dimensioni elefantine, per aspetto simili ad un incrocio tra un rottwailer ed un bulldozer. Otto titani che ruggivano e ringhiavano pronti a scatenare la propria selvaggia potenza contro qualunque cosa fosse sul loro cammino. Eppure, tra tutte queste creature, una sola colse l'occhio di Twilight.

Un canide diverso dagli altri, il quale si muoveva fluido tra i vari sui simili.

Con indosso una strana corazza di un materiale scuro ed opaco, in parte coperto da una lunga mantella, indicava ed abbaiava ordini con voce gutturale, per poi volgersi e dirigersi verso il loro corazzato con la sua andatura dinoccolata, eppure aggraziata. Giunto a pochi passi dal carro, portando la sua lunga lancia parallela al terreno, si inginocchiò con il capo rivolto verso il basso, quasi fosse in attesa.

Le cinque pony eran rimaste così sorprese dallo spettacolo che non dissero nulla mentre Rarity apriva il portello del carro uscendo dalla sicurezza del veicolo per incontrare quella strana creatura.

"Sai perchè ti ho evocato, Anubi?"

"La mia Signora mi vuole perchè io possa spazzar via i suoi nemici."

La voce del demone era dura, grezza e fredda, eppure v'era una nota di cieca obbedienza al suo interno.

"Ti ho chiamato perchè sei il migliore dei tuoi simili. Perchè riesci a pensare da solo e a reagire di conseguenza. Pensa quindi, pensa e distruggi i miei nemici...potrete banchettare con le loro carcasse dopo che saremo passate."

"La mia Signora è sempre benevolente e generosa verso i suoi devoti servitori. Non temete, presto il passaggio sarà libero e sicuro."

Appena Rarity fu rientrata nel carro, e fuori vista dalle sue creature, Twilight la trasse magicamente a sè, uno sguardo di fuoco negli occhi.

"Rarity? Cosa sono queste creature? Come osi agire senza consultarmi?"

"Mia Signora e Padrona, Dominatrice del mio...Smettila! Queste sono le Mie truppe e siccome mi sono stancata di sentirvi snocciolare sciocchezze, li ho evocati qui per sterminare quelle cose e permetterci di proseguire.

Così, Tu potrai salvare Airtseuqe, queste altre potranno tornare dal buco da cui sono emerse ed io potrò finalmente tornarmene nella mia villa a riposare!"



[Postato] - Capitolo 23 - Battaglia campale
Entrambi gli schieramenti rimasero immobili per alcuni minuti, osservandosi con astio, finchè il Generale Anubi dello schieramento demoniaco ruggì il proprio grido di battaglia lanciando in avanti, in tre ondate distanziate, i piccoli e agili chiuaua infernali. Queste creature scattarono lungo il campo di battaglia, distanziandosi agilmente e dividendosi nelle tre ondate richieste.

Gli abitanti della foresta, reagirono immediatamente lanciandosi in un'unica massa compatta contro la prima ondata, nel tentativo di assorbirne l'urto e soverchiare con il semplice numero gli assalitori, per poter poi passare all'ondata successiva. Anubi osservava cupamente la foresta oscura, se avesse inviato la fanteria di base avrebbe sicuramente schiacciato quelle miserevoli creature, ma si sarebbe poi lasciato scoperto se altri difensori del bosco fossero apparsi lungo la linea degli alberi.
I minuti passavano e lo scontro al centro della vallata s'era fatto più intenso tra i due gruppi di schermagliatori.

Da una parte gli abitanti della foresta, superiori di numero, dall'altra i micro cerberi infernali, decisamente più letali ed abituati al combattimento. Anubi era quasi sul punto di lasciar partire la carica della fanteria quando, dal bosco al di là della valle, fecero la loro comparsa due manticore e due rocciadrilli.

Per un momento il generale rimase fermo ad osservarle, cercando di carpirne i punti deboli.

Le manticore, dei leoni alati dotati di coda di scorpione, avanzavano studiando l'ambiente loro circostante, cautamente, mentre le loro code s'agitavano tradendo la voglia delle creature di gettarsi in mischia. I rocciadrilli eran persino peggiori, dalle forme pressochè identiche a quelle d'un comune coccodrillo, se ne differenziavano per la stazza, decisamente maggiore, ma sopratutto per la loro composizione rocciosa. Anubi si rese conto che potevano quasi definirsi elementali della terra, più che creature viventi vere e proprie.

Le due coppie di mostri giunsero sul limitare del bosco, osservando ansiosamente lo scontro, finchè non iniziarono a muoversi, rapidamente la prima e più lentamente la la seconda. Il generale demoniaco era ormai certo di aver perso gli schermagliatori, se li avesse supportati subito con le fanterie, i nuovi rinforzi della foresta avrebbero atteso la mischia prima di avanzare.

Non poteva permetterlo.

I chihuaha continuavano la loro opera di distruzione nel mezzo della mischia, muovedosi agili e lacerando qualunque creatura della foresta, ma erano troppi i nemici, persino per un gruppo così agguerrito. inizialmente le perdite erano contenute ma, ben presto le sorti cambiarono. Gli animali della foresta, iniziavano a bersagliare singoli canidi, isolandoli e annientandoli con spaventosa efficienza. Mentre questo accadeva, alcuni dei canidi in miniatura inizarono a ripiegare, ma un ordine abbaiato e ringhiato dalle retrovie li costrinse a rimanere sul posto.

"Cane cattivo! Resta!"

Tale era il loro livello di condizionamento a quelle parole che non solo smisero di ripiegare, ma triplicarono i propri sforzi per soddisfare il proprio padrone Anubi.

Non appena le manticore si lanciarono nella mischia, gli schermagliatori dei canidi furono completamente massacrati, i loro corpi privi di vita svanivano nell'aria, lasciandosi dietro solo una puzza di cane bagnato. In quel momento la fanteria base iniziò ad avanzare in formazione, schierati fianco a fianco, enormi scudi tenuti stretti davanti a sè mentre le spade erano tutte allineate verticalmente.

La fanteria s'era schierata in una perfetta formazione a testuggine, avanzando lentamente verso ciò che rimaneva degli schermagliatori nemici e le due coppie di rinforzi freschi per gli abitanti della foresta.

Anubi, osservando il campo di battaglia notò con piacere che l'intero esercito avversario era ora al centro della vallata, completamente scoperto e pronto per essere anninentato. Mentre i due schieramenti riprendevano ad avvicinarsi, delle improvvise ombre nere superarono il corazzato delle pony, muovendosi ad una tale velocità da rimanere indistinguibili mentre accerchiavano lo schieramento della foresta.

Il generale sorrise fra sè, per poi ululare con tutta la forza dei suoi polmoni mentre prendeva la mira con la lancia, scagliandola al centro dello schieramento nemico, urlando alle sue truppe in campo con più forza che potè "PRENDETE IL BASTONE!".

Quando la lancia atterrò nello schieramento della foresta, alcune delle creature iniziarono ad annusarlo ed ispezionarlo cercando di capire il senso di quel gesto. Nello stesso istante, sia le manticore che i rocciadrilli, guardavano con preoccupazione alla doppia fila di dobermann demoniaci che, correndo su tutti e quattro gli arti, eran riusciti ad aggirarli ed a tagliarli fuori dalla loro unica via di fuga. Improvvisamente tutte le creature del bosco volsero lo sguardo sui loro nemici quando, dopo l'ordine abbaiato in una lingua sconosciuta, la quasi totalità dell'armata nemica perse ogni rassomiglianza di ordine mentre caricava da ogni lato in una confusa e violenta massa di lame, artigli e zanne sbavanti.

Twilight Sparklenstein osservava rapita lo scontro, la strategia era delle più semplici e le sembrava strano che il nemico ci fosse cascato così facilmente ma, d'altra parte, dove lo schieramento demoniaco era guidato da una figura di potere, le creature della foresta non avevano un vero e proprio leader basandosi sull'istinto.

Eppure ancora le sembrava strano che Anubi avesse scommesso tutto su quello scontro.

Voltandosi per guardare il generale demoniaco rimase stupita nel vedere che gli otto titanici rottweiler erano ancora fermi lì nei dintorni del carro.

'Che li abbia lasciati indietro apposta?'

Al centro della vallata ormai si era vicino alla fine, gli schermagliatori della foresta eran stati completamente annichiliti e, sia le manticore che i rocciadrilli, non riuscivano ad essere così incisivi da liberarsi dalla moltitudine che li bloccava sul posto. Uno ad uno, ogni mostro della foresta collassò al suolo, sebbene prima di morire portasse con sè numerosi canidi. Non eran neanche passati venti minuti dall'inizio dello scontro che questo era già terminato, i canidi nella vallata ulularono la loro vittoria, preparandosi ad iniziare il banchetto.

Improvvisamente il terreno tremò, mentre una massa enorme faceva la sua comparsa dalla foresta, al suo passaggio interi alberi vennero sradicati via dal suolo, finchè non apparve in tutta la sua terrificante presenza sul campo di battaglia.
Anubi, rimase a bocca aperta nel vedere una creatura ritenuta mitologica ed estinta avanzare tra le sue truppe, iniziando a decimarle.

"Un'Idra!?Da quale dannatissimo Inferno viene fuori quel mostro?"

L'idra, urlando tutta la sua furia, spalancò le fauci d'ognuna delle sue tre teste per poi lanciarsi lì dove i resti dell'armata demoniaca s'eran fermati. Con orrore, Anubi, vide quelle teste piovere dall'alto ed afferrarre le sue truppe con possenti fauci irte di denti. Una volta tenuta la preda tra le fauci veniva divorata intera oppure lanciata via, con questa tecnica l'armata canide inizò a vacillare. Molti dei soldati cercavano di combattere, ma senza grossi risultati, alcuni riuscirono persino ad amputare una delle tre teste ma, poco dopo, dallo stesso punto ne emergevano altre due altrettanto fameliche e maligne.

Con il volto distorto dalla rabbia, Anubi, guardava impotente il massacro dei suoi simili contro quel mostro all'apparenza invincibile. Con un possente ruggito iniziò ad avanzare egli stesso, seguito dappresso dagli otto titani rimasti fermi fino a quel momento in muta ammirazione del loro avversario. Iniziarono a muoversi lentamente per poi esplodere, gradualmente, in una folle corsa frontale, il generale ben presto distaccò gli otto membri della sua fanteria pesante lanciandosi da solo contro il ventre di quel mostro.

Con l'arrivo del loro comandante le truppe si rinfrancarono, lì dove il morale era crollato ora le truppe tornavano a combattere con maggiore foga, ma per quanti colpi arrivassero sul dorso e sul ventre della bestia, questa continuava ad apparire immacolata. L'idra, con un movimento rapido, diede un colpo di coda a tutti canidi che le stavano intorno, sbalzandoli via con forza.

Le sue cinque teste si volsero all'unisono verso la figura solitaria di Anubi, unico cerbero demoniaco rimasto in piedi dopo il colpo di coda, studiandolo con occhietti carichi di malignità, preparandosi a divorarlo in un solo boccone. In quello stesso momento gli otto titanici rottweiller si lanciarono in una cieca carica a testa bassa contro il ventre del mostro e tale fu la forza dell'impatto che mandò all'aria entrambi i gruppi.

La creatura mostruosa cadde di schiena facendo tremare il terreno con il suo mero peso, mentre la truppa di enormi demoni si riprendeva iniziando ad avanzare verso il loro nemico, temporaneamente incapacitato. Uno dei Rottweiler superò i propri compagni cercando di dare il colpo di grazia al loro nemico, ma l'idra non era indifesa come sembrava. Due delle sue teste scattarono in avanti, afferrando al volo il canide prima ancora che questi s'avvicinasse troppo, iniziando poi a tirare in due direzioni opposte.

Il titanico demone iniziò ad ululare dal dolore, l'intera armata demoniaca rimase paralizzata da quell'orrido spettacolo, nessuno di quei canidi aveva mai visto uno dei loro grossi compagni urlare dal dolore. A quella vista un inconcepibile odio iniziò a serpeggiare tra le file degli impotenti canidi misto ad un sentimento di disfatta come mai prima.

Anubi stesso, caduto in ginocchio a quella vista, si stava lentamente rialzando con lo sguardo carico di furia verso quel gigantesco mostro. Eppure, all'improvviso, un suono giunse alle sue orecchie.

Volgendosi in quella direzione non potè credere ai suoi occhi.

Nel corazzone le pony avevano smesso di esultare, quella che era sembrata ormai una vittoria certa pareva essersi ribaltata in una disperata sconfitta. Nessuna delle pony parlava mentre gli ululati di dolore continuavano a riecheggiare per il campo di battaglia. Twilight stessa, distolse gli occhi, non volendo vedere ciò che a breve sarebbe accaduto eppure, non appena ebbe abbassato lo sguardo sentì ogni fibra del suo essere tremare mentre percepiva una scarica di Odio provenire dalle sue spalle.

Volgendosi rimase a bocca aperta nel vedere Rarity l'Unicorno sprizzare lampi nerastri dagli occhi mentre le pupille diventavano del colore del sangue. In quel momento, e per un solo istante, Twilight Sparklestein seppe cos'era la vera paura.




[Postato] - Capitolo 24 - Incubus
Rarity s'era sempre considerata un gradino sopra agli altri, lei era Rarity l'Unicorno, Principessa dell'Eleganza.
Nessun pony poteva competere con la sua eleganza e raffinatezza, lei sapeva di essere l'epitome di ciò che è Principesco. Sin da giovane aveva sempre avuto tutto pronto, conoscenti e seguaci che la seguivano e la servivano, ogni suo desiderio veniva prontamente realizzato. Eppure nonostante tutta quella riverenza, nonostante tutto quel potere su chi le stava intorno, lei sentiva di non avere nulla. A che pro comandare uno stuolo di schiavi, se questi non eran pronti a rinunciare alla propria vita per lei? Qual misero potere era il suo, se i suoi servi le volgevano le spalle nel momento del bisogno?

Fu quello il motivo per cui si dedicò nella ricerca di creature leali ma che avrebbero obbedito ad ogni suo ordine. Fu così che fu lei la prima a trovare le distese infernali di Kathovar, il piano astrale d'origine dei canidi demoniaci. In quelle lande oscure lei parve risplendere come una gemma, era una creatura così diversa che i canidi non ebbero neanche l'istinto di combatterla.
Loro adoravano le gemme, le idolatravano e quando videro quella risplendente creatura giungere tra di loro, con il marchio delle loro adorate gemme su di un fianco non poterono far altro che adorare lei. La bianca unicorno vide quelle infinite schiere prostrarsi a terra, dinanzi a lei, e per un attimo si sentì pervasa da una tale gioia che poteva quasi esplodere! Ma si rese, rapidamente, conto che anche queste creature la servivano e la riverivano, ma non l'amavano.

Non l'avrebbero mai fatto.

Eppure, mentre volgeva il volto sconvolto dalle lacrime per quell'ennesimo colpo al cuore, non vide uno dei canidi alzarsi dal suolo, non lo vide mentre ad ampie falcate avanzava verso di lei, la corazza nero opaco che rifletteva malamente la naturale luce rossastra di Kathovar, rimanendo poi fermo a pochi passi da lei, con la zampa alzata come a volerla confortare, le mascelle serrate per reprimere il verso di dolore nel vederla soffrire a quel modo.


Rarity non sapeva dove si trovava, intorno a sè vedeva solo oscurità, però sentiva che non era da sola, percepiva una presenza, qualcosa di familiare, come un amico di lunga data. L'ultima cosa che ricordava era la visione del cane demoniaco che stava venendo torturato ed il pensiero che un suo servo stesse facendo quella fine per obbedire ad un suo ordine aveva risvegliato in lei qualcosa. Improvvisamente, dal buio, emerse una voce, familiare eppure distante, le giungeva ovattata eppure riusciva a capirne le parole.

"Solo io posso torturare i miei servi. Solo io posso decidere delle loro vite!"

"Chi c'è? Chi è che parla?"

"Io sono ciò che risiede in te, io sono cresciuta con te. Io sono te."

"Fatti vedere! Io non ti temo!"

"Sono già qui, intorno a te, dentro di te. Io e Te siamo uno.
Non hai bisogno di mentire, non con me. Sento che mi temi, che al di sotto della tua corazza tremi, ma non devi farlo.
Io e te siamo due facce della stessa medaglia.

Ed ora, Noi, dimostreremo a coloro che sono così sciocchi da mettersi sul nostro cammino cosa sia la vera Paura.
"

"Cosa sei?"

"Io sono il tuo passato, io sono il tuo futuro. Io sono sempre stata con te, in attesa del momento in cui Tu avresti avuto bisogno di Me.

Aiutami, Rarity, aiutami ad aiutarti. Fonditi con me, diveniamo uno, invece di essere in due in un solo corpo. Accettami e abbandonati a me...
"

Rarity, sebbene impaurita, si mise a ridere a quell'affermazione.

"Io, abbandonarmi a te? Io Sono Rarity, La Principessa dell'Eleganza...e non cederò il mio posto al primo che passa."

"Perchè allora soccombere all'altra unicorno? Perchè piegarti a lei e non a me? Io che conosco ogni tua paura, ogni tuo desiderio, ogni tua passione, vengo rifiutata? Spiegami..."

"Ho ceduto a lei perchè si è dimostrata più crudele di me. Posso imparare molto da lei...e poi rivoltarle contro ciò che mi ha insegnato. Tu dici di conoscermi, ma non è così...Tu sarai anche una parte di me, ma io non sarò mai soltanto tua.

Vuoi che diveniamo una singola entità? D'accordo...ma sarò Io a comandare. Allora, vuoi tu divenire parte di me? O forse hai...Paura?"

"Ahahahah...Sempre così forte, sempre così decisa. Non mi unirò a te, un giorno sarai tu a cedere. Ma fino ad allora resto tua, fino ad allora ti aiuterò nella tua vita. Usami bene, Rarity l'Unicorno...ora preparati, ciò che è mio sarà tuo temporaneamente, e ricorda cosa potrai ottenere unendoti a me..."

Anubi s'era voltato verso la fonte del rumore che aveva percepito, e stava guardando orripilato il veicolo della sua Padrona che iniziava ad arretrare.

"No...non può abbandonarci così..."

Eppure il veicolo continuava ad arretrare, finchè il portello non si spalancò, spinto con sì tremenda forza da rimanerne piegato. Dall'interno del veicolo emerse una creatura eterea e bellissima, eppure così orribile da non poterla guardare. Con stupore, Anubi, vide la sua Padrona emergere dal veicolo avvolta in una sorta di nube nerastra, mentre tentacoli d'oscurità le permettevano d'avanzare sul suolo senza toccarlo.

La sua Signora e Padrona.

La Bellissima Padrona avanzava con decisione sul campo di battaglia, diretta verso il mostro che stava torturando uno dei suoi soldati. Una fredda indecisione parve sconvolgere il suo corpo demoniaco, sapeva che era lei a comandare, ma nel vederla avanzare da sola lungo il prato erboso ebbe un moto di terrore. Con rapidità Anubi, si interpose a lei, mettendosi sul suo cammino, lei era la Padrona ed andava obbedita, ma se fosse rimasta ferita lui non se lo sarebbe mai perdonato.

Il generale demoniaco era in piedi pronto a sbarrare il passo dell'unicorno, ma quando quella gli fu addosso, lei lo afferrò per il collo con un tentacolo d'ombra, portandolo vicino al suo volto.

"Non osare intralciarci. La nostra vendetta su quel mostro sarà compiuta. Sei un servo fidato e leale. Ci dispiacerebbe ucciderti.
Ora, togliti di mezzo!
"

Con uno scatto il tentacolo che teneva intrappolato il generale lo gettò via, mentre la Rarity posseduta continuava la sua avanzata verso l'Idra. Quest'ultima stava in quel momento finendo di ingoiare il lauto pasto, quando si vide davanti la piccola unicorno, gli occhi neri come il carbone e le pupille come gocce di sangue, l'intero corpo coperto da minuscoli filamenti nerastri.

Il mostro estese le sue cinque teste scoppiando in una sonora risata, preparandosi a schiacciare quella piccola ed insulsa creatura ma, improvvisamente, vide solo il buio intorno a sè. Volse le sue cinque teste intorno a sè, ma era sparito tutto, restava solo quell'assordante oscurità, quella e due occhi dalle pupille rosse che lo guardavano con astio.

"Assapora il mio Terrore...."

Sul campo di battaglia Anubi s'era risollevato da terra, volse lo sguardo preoccupato verso la padrona e fu accolto da una cacofonia di urla. Con occhi sgranati vide l'idra iniziare a muoversi per fuggire, mentre decine di tentacoli d'ombra si avvolgevano ad esso facendolo urlare, di volta in volta più spesso e con più tormento.

Anubi rimase sbalordito da quella visione ed ammutolì quando vide l'espressione di compiacimento sul volto di Rarity, quella sola espressione lo scosse terribilmente. Lui che aveva sempre considerato la unicorno un bellissimo fiore da proteggere a tutti costi, stava ora guardando un mostro che si glorificava nella sofferenza altrui. Con suo stupore si ritrovò in ginocchio, insieme al resto della sua schiera, a omaggiare la creatura vivente che tutti li possedeva e che, per la prima volta, tutti li dominava.


[Postato] - Capitolo 25 - Nuovo nemico?
Ponyville era diversa, tutti i suoi abitanti lo percepivano all'interno della propria mente, però non riuscivano a ricordare in cosa fosse cambiata. Non potevano immaginare che ormai erano soltanto creature di Aitselec, che ormai avevano venduto la propria esistenza per permettere all'Alicorno Bianco di vivere. Il sindaco Mare, ad esempio, anche se in quel momento stava lavorando incessantemente sulle nuove leggi varate dalla Regina Aitselec, nell'oscurità delle propria mente ripensava ad un tempo passato in cui poteva fare quel che voleva senza trovar dinanzi a sè alcun ostacolo. Ora invece, costretta da Leggi e Regolamenti, poteva solo obbedire.

Aitselec sedeva nel trono che si era fatta costruire dagli abitanti del paese, mentre la lunga fila di pony non ancora sotto il suo controllo serpeggiava verso di lei, scortata da numerosi pegasi della sua nuova guardia.

Il suo sguardo infervorato osservava la massa di pony che a capo chino avanzava verso di lei, sottomessi, obbedienti, docili. Era tutto fin troppo facile, senza considerare che Anul non si era ancora fatta vedere. Aitselec stava per esplodere in una risata al pensiero della sorellastra in fuga, quando notò che un clamore si era formato nella colonna. Un sorriso apparve sul suo volto mentre pregustava l'idea di avere finalmente un ribelle tra i suoi zoccoli.

Poco lontano dal trono dorato, i pegasi della guardia dorata stavano scortando una pony che si agitava come pochi, mormorando frasi sconnesse e minacciando tutti quelli che aveva attorno con pesanti maledizioni. Infine, però, fu lasciata davanti al trono sotto allo sguardo fanaticamente bruciante di Aitselec.

"Vediamo chi abbiamo qui davanti a noi. Tu, creatura delle tenebre, qual'è il tuo nome? Sei tu pronta a piegare il capo a me? Se lo farai, molto dolore ti sarà risparmiato."

La creatura, trascinata ai piedi del trono iniziò a ridere, una risata cantilenante eppure cupa e ricolma di malvagità.

"Credi tu forse di potermi piegare,
come facesti questi sciocchi sognare?
Sciocca, stolta creatura della Luce,
Cedere non mi farai finchè il Male sarà lo mio duce.
Zecora è il mio nome e ricordalo bene,
perchè sarò io, la fonte delle tue pene!
"

Mentre Aitselec preparava una risposta tagliente, la creatura lanciò via il mantello che la ricopriva rivelando una zebra pesantemente tatuata e ricoperta di simboli alchemici e magici.

L'intero cranio coperto da un tatuaggio che ricordava un teschio equino, mentre gli occhi brillavano d'una luce rossastra colma di potere. Il resto del corpo poi, non era messo meglio, essendo ricoperto di scritture e simboli, i quali iniziarono a brillare anch'essi della malsana luce rossastra.

Aitselec, immediatamente alzatasi dal trono, riconoscendo che la zebra davanti a sè stesse usando la magia caricò il proprio corno preparandosi a distruggere quella sciocca creatura, con un sorriso di fanatica follia stampato in volto. Improvvisamente, però, sentì i nitriti disperati delle sue guardie. Giratasi verso la fonte del rumore vide, con suo sommo orrore, come le sue guardie stessero assumendo un colore cadaverico, mentre grassi vermi d'energia rossastra penetravano nei loro corpi.

Con un urlo ferino, Aitselec, rilasciò una scarica d'energia su una delle guardie infettate, corrodendola e lasciando solo una semplice polvere biancastra al suo posto. Con un ringhio bestiale si girò nuovamente per fronteggiare la sua avversaria, ma questa sembrava essere scomparsa, mentre numerosi altri pony posseduti iniziavano ad avanzare verso di lei.

Librandosi nell'aria continuò la sua opera di distruzione, maledicendo la Zebra ed il suo potere.

'Una maledetta Strega Voodoo! Anul ha lasciato vivere una maledettisima strega Voodoo nel suo Regno! Ma non temere, Zecora, non appena avrò annientato Anul, verrò a prendere te...e nemmeno i tuoi bambolotti potranno salvarti.'

Quando la situazione si fu tranquillizzata nuovamente, Aitselec tornò a poggiarsi contro il trono, tremante di rabbia per l'offesa subita. Tanto era infuriata che quando la Sindaco Mare le si avvicinò per un comunicato, lei l'attaccò costringendola al suolo, facendola gemere dal dolore.

"M-Mia...Regina..."

"Ah, molto meglio. Sindaco? Cosa vuole, ora? Altro dolore?"

"V-Volevo informarla che...non abbiamo trovato...traccia alcuna dell'unicorno venuto da Evilot. Non è in città, Mia Signora, devo inviare delle guardie per trovarla?"

"Non è in città? Uh. Strano, credevo avrebbe combattuto per Anul per...Aspetta. Sapete dove sia? "

"Sappiamo che ha superato Sweet Apple Acres, Vostra Magnificenza."

"Dove starà andand...? Ma, certo! L'Happy Tree Forest! Quella piccola maledetta sta andando alla Happy Tree Forest!"

Con un grido Aitselec liberò tutta la sua furia, spaccando ogni finestra nel raggio di due chilometri dalla sua posizione.

"Sindaco, le lascio il comando. Non perda Ponyville e mandi immediatamente delle guardie a catturare quella Zebra. La voglio vedere incatenata al mio trono non appena ritorno."

"M-Mia Regina? Dove..Dove sta andando?"

"Devo impedirle di trovarli...Non deve trovare gli Elementi dell'Odio!"


[Postato] - Capitolo 26 - La Maestra e la Discepola
Zecora era improvvisamente scomparsa davanti ai pony incolonnati e tutti l'avevano vista sparire, ma la magia migliore non è sempre data da fonte magica. La zebra era nascosta vicino ad una tenda, intenta ad osservare le reazioni dell'Alicorno, senza nascondere un sorriso di perversa gioia nel vedere come Aitselec scaricasse la propria frustrazione sulla Neo eletta Sindaco.

Zecora rimase lì a spiare i movimenti del suo avversario finchè questi non scomparve in un abbagliante luce biancastra, lasciando poi il campo alla Sindaco. Questa abbaiò ordini furemente iniziando a disperdere parte delle guardie, ordinando loro di dar la caccia alla zebra.

Quest'ultima rise nuovamente, mentre si nascondeva col suo mantello, iniziando ad allontanarsi ignorata da tutti. Con questo semplice travestimento ebbe quasi raggiunto il punto di controllo per uscire dalla cittadina, quando una guardia le sbarrò il passo.

"Tu. Scopri il tuo volto e seguimi senza fare storie. La Magister vuole incontrarti."

Zecora maledisse la propria curiosità, se si fosse allontanata subito forse sarebbe potuta uscire prima che triplicassero i controlli, però non avrebbe avuto certezza dell'obiettivo finale del Bianco Alicorno. Con un sospiro iniziò a seguire la guardia, rimanendo però sempre nascosta dal cappuccio, sperando che la sua discepola riuscisse a trarla fuori dall'impiccio.
La guardia scortò la sconosciuta in una delle costruzioni vicino al punto di controllo quindi, superate le due guardie alla porta condusse la sua prgioniera nell'ufficio della Magister per indagare a fondo su di lei.

"Magister, vi ho condotto il sospettato come da ordini."

La guardia stava rigidamente sull'attenti attendendo che il pony seduto di spalle sulla larga sedia dietro la scrivania in fondo alla stanza desse segno della sua presenza.

"Molto bene, Iron Breastplate. Puoi andare ora, Lei vuole rimanere sola con la nostra ospite."

"M-Mia Signora? Ma se questa fosse davvero...?"

La sedia ruotò improvvisamente rivelando una unicorno dal manto azzurro e dalla criniera bianca, il suo sguardo carico di rabbia si posò sulla guardia mentre entrambi gli zoccoli batterono contro la scrivania.

"La Grande e Potente Trixie, Magister di Ponyville e d'Equestria, può farcela da sola contro un'imbonitrice da quattro soldi. Ora, Guardia, a meno che tu non voglia incontrare privatamente la Nostra Regnante, ti suggerisco di voltarti, uscire da questa stanza e tornare a pattugliare le Strade!"

La guardia scattò in una posa ancor più tesa, sotto lo sguardo della unicorno, per poi ubbidire ciecamente agli ordini, uscendo a passo di marcia e lanciandosi fuori dall'edificio prima che la sua superiora si scatenasse ancora. Rimaste sole, Zecora notò una stranezza nell'unicorno davanti a sè, fece caso alla posizione in cui si reggeva dietro la scrivania, come se qualcuno la stesse minacciando proprio in quel momento.

Con sorpresa la zebra vide l'unicorno abbassare lo sguardo, fin sotto la scrivania, per poi fare un leggero cenno della testa. A seguito di ciò una seconda voce provenne dalla scrivania, una voce che Zecora conosceva molto bene.

"Maestra? Siete voi?"

"Insanity? Come hai fatto a... ?"

Improvvisamente, da sotto alla scrivania, emerse prima un enorme coltello da cucina, puntato alla gola della unicorno, poi subito dopo fece la sua comparsa la discepola della Zebra. Una pegaso dal manto viola e dalla criniera bionda, seppur macchiata di sangue rappreso, con due occhi privi di iride, ma con le pupille rosse come il più ardente dei fuochi. La pegaso si sollevò a mezz'aria, sempre tenendo gli occhi sulla sua prigioniera, per poi rivolgersi alla zebra.

"VI ho vista in difficoltà, Maestra, ed ho pensato...'Come può Insanity la Discepola aiutare la propria Signora?'"

La pegaso si mosse rapidamente, portandosi alle spalle della Unicorno, poggiando l'affilata lama del coltello alla gola del suo ostaggio, per poi continuare a raccontare mentre una luce di crudele gioia appariva nei suoi occhi.

"E' stato in quel momento che ho pensato alla piccola Trixie. Lei è il Magistrato appuntato da Aitselec, con lei ad aiutarmi chi mai avrebbe potuto impedirmi di liberarvi? Non è vero Trixie? Avanti...perchè non dici alla mia insegnante come sono andate le cose?"

L'unicorno stava sudando freddo, il suo sguardo era incollato alla lama che restava poggiata vicino alla sua gola, con cautela iniziò a parlare, sebbene la sua voce tremasse per la paura.

"T-Trixie era appena rientrata in ufficio, quando si a-accorse che la finestra era spalancata, ma lei era sicura di averla chiusa. Senza darci troppi pensieri, lei si sedette alla scrivania e..e..."

L'unicorno stava ora sudando copiosamente, mentre sentiva il coltello premere con forza leggermente maggiore nel collo, fino a trarre una leggera goccia di sangue. La voce della pegaso riprese il discorso mentre il suo fiato caldo passava vicino al volto della unicorno sempre più spaventata.

"Oh, Maestra, avreste dovuto vedermi. Mentre questa pony era fuori sono entrata di soppiatto, evitando le guardie di pattuglia. Inizialmente volevo entrare dal pianterreno e farmi strada da lì, poi però ho notato la finestra. Mi ci sono avvicinata e con uno dei vostri insegnamenti ho convinto la serratura a sbloccarsi!

Dopodichè, sentendo qualcuno avvicinarsi mi son nascosta sotto la scrivania, pronta a tutto. Potete immaginare la mia sorpresa quando la piccola Trixie, ci si è seduta, ih ih ih!

Avreste dovuto vedere la faccia che ha fatto trovandosi un coltello sotto agli occhi! Comunque, dopo averle fatto capire come sarebbero andate le cose, lei è arrivata qui ed ora siamo tutti più felici.

Adesso tu ci firmerai un salvacondotto, e con questo noi potremo andarcene di qui.
Non è vero, Trixie?"

"S-Sì...La grande e..p-potente Trixie è m-molto f-felice..di d-darvi il S-Salva...condotto."

Non appena il rotolo di carta fu tra gli zoccoli della zebra, questa si rivolse con il suo sguardo compiaciuto verso la sua allieva, ringraziando mentalmente quando aveva preso quel pony fuori di testa per addestrarla nelle arti oscure.

"Molto ben fatto,
Mia giovane Discepola,
è davvero un bel patto.
Ma adesso dobbiamo andare,
se vive alla palude vogliamo arrivare.
"

Insanity, volse un ultimo sguardo all'unicorno, lentamente fece passare la lingua sulla minuscola ferita che l'unicorno aveva sul collo, leccandone via il sangue. Emise un leggero verso di soddisfazione prima di colpire l'unicorno alla testa con il manico del coltello lasciandola priva di sensi, vicino alla scrivania.

Mentre la zebra lasciava l'ufficio, la pegaso volse lo sguardo un'ultima volta all'unicorno privo di sensi, pensando a quante portentose pozioni ed incredibili incantamenti sarebbero potute venir fuori da un esemplare come quello. Con un sospiro nascose il coltello e s'affrettò a seguire la sua insegnante fuori dall'edificio, verso la libertà della loro casa.


[Postato] - Capitolo 27 - Voodo
Zecora s'avviò lungo la strada, con la fedele pegaso poco lontano, e mentre camminava non potè frenare il turbine di ricordi che l'avvolse, riportandola al giorno in cui per la prima volta aveva incontrato la pegaso Moon "Insanity" Dream.

Per la zebra era un giorno come tanti altri, un giorno di perlustrazione della palude in cerca di ingredienti per la sua dispensa quando, improvvisamente, sentì un mugolio soffocato seguito da una leggera risata maniacale. Intrigata da quei suoni si diresse verso la fonte dei rumori, celandosi nel sottobosco, finchè giunse non vista sulla scena che si stava svolgendo nella radura.

Nello spiazzo, vicino ad un grande albero c'era una giovane pegaso che svolazzava, apparentemente erratica, tra i corpi ormai privi di vita di alcuni altri pony. Il gruppo doveva esser stato mandato lì per tentare di usurpare il ruolo della zebra, dati i numerosi forconi e torce che erano ammassati intorno ad un bivacco. Eppure adesso del gruppo di pony v'erano solo otto figure lì vicino.

La pegaso, sei corpi privi di vita, ed un ansante unicorno.

Quest'ultimo era ferito, poggiato contro un albero, eppure manteneva ancora una solida presa magica su di un pugnale, puntandone la lama seguendo i movimenti della pegaso.

"Mostro! Sei un mostro! Tu dovevi portarci dalla Zebra ed invece...invece ci hai...Traditi!"

La pegaso si fermò a mezz'aria, inclinando il capo sogghignando crudelmente per poi lasciarsi sfuggire una nuova risata maniacale, il suo sguardo quindi si posò sul ferito, rivelando due occhi completamente bianchi se non per due pupille rosso sangue come capocchie di spillo.

"Condurvi alla zebra? Io? Muahahahah...Vi avevo promesso di scortarvi alla palude, di farvi arrivare tutt'interi. E non è forse stato così? Che io abbia forse asportato qualche pezzo di voi, prima di giungere alla palude?"

La voce della pegaso era sinistra e terribile, piccola e acuta come quella di una bambina, gioiosa eppure crudele. L'unicorno la guardava completamente paralizzato dal terrore, eppure non lasciava andare il pugnale usandolo quasi fosse uno scudo per proteggersi.

"Stai indietro! Ti pugnalerò a morte se ti avvicini!"

"E perchè dovrei? Tra qualche ora anche tu raggiungerai i tuoi compagni...e dopo sarai tutto mio!"

"Perchè fai questo? Rispondimi!"

"Sai una cosa? Te lo dirò. Io non ho ancora un Baddie Mark, non ho ancora un talento predestinato, ma so già qual'è il mio destino. Vedi, io sono brava a creare torte...ma uso un ingrediente speciale."

"T-torte? I-Ingrediente?"

"Sì! L'ingrediente è...la carne dei Pony! E con tutti questi ingredienti intorno a me, alcuni ancora caldi, altri un poco più freddi, potrò creare tante bellissime e fantastiche torte! E tu...Sì, tu sarai il piatto forte!"

La zebra osservava incuriosita la discussione tra quei due pony ed ammirava la precisione dei tagli di quella piccola pegaso. Normalmente non si intrometteva negli affari di Airtseuqe, ma per quella pony decise di fare un'eccezione.
Dopotutto, con un pò di insegnamento, avrebbe potuto diventare la prima Strega Voodoo dei Pony...e la sua erede.

Lentamente, e con fare teatrale, la zebra emerse dal sottobosco, rivelandosi in tutta la sua terrificante gloria. Coperta sul dorso da un lungo mantello di seta intessuto dai ragnostella, con ragni e ragnatele a coprirle la lunga criniera zebrata, s'avvicinò ai due pony che la guardavano sorpresi e spaventati.

"E qui cosa abbiamo,
Due pesciolini appesi all'amo?
Orsù, parlate, liberate il vostro peso,
Tanto che, oramai, vi ho preso.
"

L'unicorno sbiancò dal terrore, per poi lanciare un grido lanciando il pugnale nella direzione della zebra. Senza restare ad osservarne il risultato, si alzò da terra e, alimentati da adrenalinico terrore, sforzò i propri muscoli cercando di allontanarsi da lì. Ma le ferite eran profonde e potè ottenere solo un leggero zoppichio, di gran lunga inefficace contro il potere della strega.

Zecora, rapida, volse il capo verso il fuggitivo mormorando una parola in una lingua tanto strana quanto dimenticata, eppure quello non riuscì più a muoversi. Per quanto si agitasse, l'unicorno, non riusciva a liberarsi, volgendo lo sguardo al terreno ammutolì nel vedere delle radici d'albero che si erano avvolte intorno alle sue zampe.

"E tu, che tanta voglia hai di scappare,
permettimi d'essere il primo con cui sperimentare.
"

Con quelle strane parole la zebra estrasse una piccola fiala da sotto il mantello che le copriva il dorso, un liquido vermiglio pareva brillare di luce propria al suo interno, mentre lei si avvicinava all'unicorno intrappolato e lo costringeva ad ingerire la pozione.

"Dimmi, Unicorno che della magia ti fai vanto,
Che ne pensi della mia arte, per cui molti han pianto?
"

La pegaso guardava affascinata le movenze della strega, il potere che possedeva doveva essere terrificante, eppure ai suoi occhi era così affascinante. Fece per muovere un passo, per osservare meglio ed improvvisamente si ritrovò paralizzata, bloccata a mezz'aria mentre lo sguardo della zebra s'era portato su di lei.

"Piccola Falena, porta pazienza,
Non ho ancor tirato tutta la mia lenza.
"

In quello stesso istante l'unicorno emise un verso stridulo, un gemito di paura e di sofferenza, mentre il suo corpo inziava ad ingrigire, la criniera che cadeva a ciocche, gli occhi che si facevano vacui mentre il suo ultimo gemito diventava un monotono rantolo privo di senso.

In quei pochi attimi, l'unicorno era morto, per poi rinascere davanti a loro come mero spettro della sua precedente esistenza. Creatura priva di vita e di riposo, destinata a solcare le paludi per obbedire alla sua nuova signora. La pegaso rabbrividì a quello spettacolo, c'erano poche cose che potevano spaventarla, ma quella creatura non viva era improvvisamente la più impellente.

"Ed ora tu, mia giovane Falena,
Per avvicinarti al fuoco ci hai messo tanta lena,
Ma quale scopo tu mi potrai servire,
Se la tua vita è in procinto di finire?
"


Zecora tornò al presente, mentre uscivano dalla cittadina, ricordando come la piccola pegaso avesse rapidamente accettato di diventare sua discepola, sua erede e sua compagna di stregonerie. Da allora molti anni erano passati, eppure la fede di Insanity non era mai calata, indubbiamente era diventata la sua migliore allieva.

Le due eran alfine riuscite a sfuggire ai controlli in Ponyville, grazie sopratutto al salvacondotto estorto alla Magistrato, riuscendo quindi a nascondersi nella palude che cresceva vicino alla Happy Tree Forest. Questo era un luogo desolato, dove il tanfo di corpi in decomposizione ammorbava l'aria e dove strane creature vivevano rispettando l'unico essere che percepivano come loro superiore.

Zecora la Zebra.

Al centro della palude, si trovava una palafitta costruita con un legno nero, duro e contorto, ed un tetto di paglia grigia e vecchia ma che appariva come se non marcisse mai. Numerosi cartelli e feticci eran sparsi lungo la palude, ad indicare che chiunque si fosse spinto fin là avrebbe dovuto avere un buon motivo...oppure la morte sarebbe sembrata una carezza a confronto di ciò che gli sarebbe successo.

Nella casupola intanto la pegaso, Insanity, era sollevata a mezz'aria mentre girava un mastello di dimensioni astronomiche in un pentolone altrettanto grande. Ogni tanto si fermava per prender questa o quella pozione, versandola nel liquido che cuoceva a fuoco lento nel pentolone. A seguito delle aggiunte fumate di vari colori s'alzavano finchè poi il liquido non raggiunse una colorazione verde fluorescente, rimanendo così mentre bolliva leggermente.

D'un tratto un'increspatura ruppe la superficie del liquido nella grossa marmitta, e dalle profondità di questa apparve la testa di Zecora, la quale sembrava quasi si stesse rilassando nello strano liquido.

"Mia piccola Discepola,
Tu presto potrai andar da Sola.

Non più ti serve il mio insegnare,
Non c'è più nulla da me che potrai imparare.

Ma se vorrai tu restare,
Per imparare, crescere ed aiutare,
Chi son io per rifiutare?
"

La pegaso esplose in un trillo di gioia, mentre guardava la sua insegnante, promettendole poi che sarebbe rimasta finchè avrebbe potuto. La zebra, tatuaggi e simboli debolmente illuminati, continuava la sua immersione nel liquido fluorescente, quasi si stesse rigenerando, sotto lo sguardo adorante della sua giovane allieva.



[Postato] Capitolo 28 - Celebrazione nella foresta
Twilight Sparklenstein e le sue quattro compagne guardavano con fascinato orrore la bestia d'incubo che stava facendo a pezzi l'Idra, realizzando che nonostante l'aspetto terrificante, era pur sempre la Rarity che tutte loro avevan conosciuto e disprezzato. Persino Rainbow Dash, che l'aveva sempre considerata inutile, fu costretta a rimangiarsi le proprie parole.

La Rarity posseduta continuava ad avviluppare l'Idra nelle sue spire d'oscurità, tentacoli che cingevano con forza il corpo di quella mitologica bestia, stringendola sempre di più in un mortale abbraccio finchè quest'ultima non crollò esanime al suolo priva di vita.

Non appena il corpo dell'Idra crollò al suolo l'unicorno posseduto lanciò un urlo al cielo, la voce carica di trionfo e di piacere.
"Nessuno può superare me, Incubus, Signora del Terrore!"

Tutti i canidi, che eran rimasti in ammaliato silenzio all'apparizione della loro Padrona, s'inginocchiarono davanti a quella che, per loro, era la sua incarnazione demoniaca. Anubi solo rimase in piedi, iniziando ad avanzare, zoppicando e a capo chino, fino a raggiungerla. Giunto davanti a Lei, si inchinò attendendo che la sua unica regina gli comunicasse degli ordini.


Rarity era perennemente avvolta dal buio, eppure, come se stesse guardando da una finestra, vedeva il mondo materiale dinanzi a sè, vide ciò che la Voce che l'accompagnava era stata capace di realizzare.

"Tu..."

"Io sono molte cose, Rarity, ma insieme potremmo essere molto di più. Sento che non sei ancora pronta per accettare la mia offerta, ma sappi che rimarrà sempre valida.

Io sono te e tu sei me.

La nostra unione non terminerebbe solo una o l'altra, ci terminerebbe entrambe, garantendo però la nascita di un essere molto più grande e potente di quanto noi possiamo mai sperare di raggiungere.

Torna al tuo mondo con le tue fattezze, mia gemella, completa il percorso che ti sei scelta.
Ricorda solo che io sarò sempre qui...quando avrai bisogno di me.
"

Dal nulla accanto a Rarity era apparsa una sua copia speculare, ma dove lei aveva il manto candido come la neve e la criniera color zaffiro, la copia aveva il manto nero come l'oscurità ed una criniera argentea.

Improvvisamente l'unicorno sentì che il mondo intorno a sè iniziava a sfasarsi, era come se la sua vista si stesse annebbiando e riempiendo di luce. Quando riaprì gli occhi si ritrovò nella pianura dove c'era stata la battaglia tra i suoi servi canidi e le creature della foresta.

Rarity si sentiva stanca e debilitata, era certa di essere svenuta e quindi temeva di essersi sporcata, ma guardandosi per un momento non vide segni nè chiazze di dubbie origine. Fu solo in quel momento che realizzò d'essere tra le braccia del suo Generale, il canide demoniaco Anubi.

"Mia Signora...Mia Padrona. Voi oggi avete rischiato la vostra stessa vita per i vostri sottoposti. Non c'è ricompensa più grande che I...che un Canide possa chiedere."

"Anubi. Fedele, fedele Anubi. Sento che non mi stai dicendo tutta la verità, avanti dimmi ciò che le tue labbra non osano ripetere."

Il generale, lasciata la padrona, crollò in ginocchio davanti a lei, il capo rasente al terreno mentre cercava di ripeterle parole che in cuor suo erano suonate sempre forti e chiare.

"Padrona io...non c'è nulla che..perchè è sufficiente...non sono degno...non potrei mai..."

"Generale Anubi."

Il tono di Rarity era diventato freddo e duro, eppure, se il canide avesse avuto l'ardire di guardarla negli occhi avrebbe visto una luce diversa, non più di semplice comando ma qualcosa di simile ad un sentimento che le era sempre stato estraneo.

"Per il vostro inestimabile valore sul campo di battaglia, per il coraggio dimostrato nell'unirsi alla mischia e per l'indomita volontà di proteggermi quando io stessa mi sono fatta avanti...Noi, Rarity, Principessa dell'Eleganza, vogliamo fare a voi un dono che possa eguagliare quanto Voi avete dato.

Chiedete, Generale Anubi, e vi sarà dato."

Il canide cadde in silenzio, il tono glaciale lo aveva fatto tremare dal terrore, ma quelle parole pronunciate poi, gli avevan fatto palpitare il cuore. Ma poteva lui trovare la forza per chiedere ciò che in cuor suo desiderava? Con quale coraggio poteva avanzare una simile richiesta? Eppure non poteva lasciare la sua Padrona in attesa.

No...doveva parlare.

"Mia Signora e Padrona, Voi che rilucete di luce più di ogni altra gemma da noi inferiori amata. Questo è ciò che io chiedo a voi...Fate...Fate di me...il vostro...il...

Fate di me... La vostra guardia personale.

Permettetemi di proteggere la vostra vita con i miei artigli e con le mie zanne. Permettetemi di essere al vostro fianco...come vostro scudo e come vostra spada.

Questo...Sì, questo è ciò che io vi chiedo."


[Postato] Capitolo 29 - Antiche entità e misteriose magie
Aitselec era volata via da Ponyville con la velocità di un lampo, lo zelo che le aveva permesso d occupare la cittadina ed i suoi abitanti, adesso le imponeva di fermare quella scocciatrice d'inviata della sorella. Eppure, giunta al limitare della Happy Tree Forest, dovette fermarsi e ragionare. Non poteva lanciarsi da sola nella foresta per affrontare quella sciocca d'un unicorno, sebbene sapesse d'avere la giustizia e l'ordine dalla sua, era ancora ad una mera frazione del suo vero potere. Sufficiente per schiacciare l'alleata di sua sorella, ma se avesse avuto dei sottoposti? Poteva davvero rischiare tutto su una tale scommessa?

No, aveva bisogno di tempo per recuperare le forze, ma quella piccola unicorno era a caccia degli elementi.

Improvvisamente seppe cosa poteva fare, l'avrebbe svuotata d'energie sul momento, però ne avrebbe accumulate molte di più sul lungo periodo.

Con passo deciso si mosse verso la foresta, per poi fermarsi improvvisamente ed inchinarsi dinanzi ad essa.

"Grandiosa Entità, La qui presente Aitselec della stirpe Alicorn, ti saluta."

Il silenzio accolse il suo saluto, nulla si mosse nella porzione di foresta davanti a lei, eppure percepiva nell'aria che l'interesse dell'antica creatura era stato risvegliato.

"Tu che vivi ed osservi il mondo in continuo mutamento, avrai notato i segni del declino di questa terra un tempo potente e saggia. Io e te siamo simili, o Maestosa Potenza, entrambi desideriamo Ordine nelle vite dei nostri sudditi, e facciamo del nostro meglio per salvaguardarli dai pericoli del Declino.

Aiutami, o Saggia e Onnipotente Essenza.

Tu, che esisti da prima che la mia razza abbandonasse le acque e s'avventurasse sulla terra. Tu, che ricordi ogni cosa che sia mai accaduta. Tu, che sai il motivo della mia venuta, permettimi di sconfiggere i miei nemici che si nascondono nel Tuo Dominio.

Non è mia intenzione invaderti o sottometterti, entrambi seguiamo lo stesso principio, entrambi desideriamo Ordine e ferrea Giustizia in questo mondo. Non chiedo il tuo supporto, nè il tuo intervento diretto. Io ti chiedo di lasciar passare un mio Campione sulle tue terre, di aiutarlo fin dove ti sarà possibile, così che egli possa sconfiggere i miei nemici, prima che essi possano aggredire te.
Tu sai cosa io sia, Possente Entità, sai che per l'ottenimento dell'Ordine in questo mondo sono disposta a scarificare tutto."

Non vi fu suono che seguì il discorso dell'Alicorno Bianco, tanto che lei stessa credette d'aver perso tempo prezioso, quando improvvisamente una brezza si alzò tra le foglie della foresta, creando un turbine di fruscii che portò strane parole alle orecchie dell'Alicorno.

"Noi, Tutto Sappiamo.
Noi, Tutto Vediamo.
Noi Conosciamo I Desideri Tuoi.
Le Creature Da Te Menzionate, Ora Si Approcciano A Noi.
Noi Le Fermeremo.
Necessario Non E' Il Supporto Tuo.
Campione, Permesso Di Passaggio Otterrà.
Alla Nostra Vittoria Assisterà, Egli.
Saprai, Tu, Il Destino Che Ti Attende.
"

Aitselec, crollò al suolo quando il turbinio si dissipò facendo tornare il silenzio, lei sapeva che l'Happy Tree Forest era un'entità a sè stante, una creatura vivente a modo suo, ma non avrebbe mai immaginato quanto potesse essere vasta e potente. In quei pochi attimi in cui le aveva parlato, aveva percepito le voci provenire da ogni albero, da ogni foglia, da ogni filo d'erba.

No, non era una singola entità a governare sulla foresta, era l'unione di ogni albero, di ogni pianta, di ogni roccia e dei fiumi e terre che si estendevano intorno agli alberi ad unirsi in un'unica possente mente. Un brivido le percorse le carni mentre capiva realmente quale potere, quale conoscenza l'organismo dinanzi a lei potesse sprigionare.

Eppure, nonostante il suo rifiuto, la Foresta aveva concesso al suo Campione di accedere al suo dominio. Ora, doveva solo decidere quale, delle centinaia di creature da lei asservite nel corso dei secoli, poteva meglio assisterla. Sprigionando ogni frammento d'energia magica che possedeva, diede inizio all'evocazione.

Altrove, in un deserto di fine sabbia nera, una creatura riposava all'ombra di una duna. Per lungo tempo era vissuta, intrappolata, in quel regno d'incubo. Nell'infinito deserto che lo circondava, eppure non s'era lasciata scoraggiare. Aveva continuato, incurante delle fatiche, seminando zizzania tra le fazioni che in quell'inferno eran rinchiuse come lei. Eppure, nonostante le bugie, i tradimenti e gli inganni, alla fine s'eran schierate tutte contro di lei, constringendola alla fuga.

Costringendola a nascondersi per sopravvivere.

La creatura, però, non avrebbe dimenticato, un giorno avrebbe avuto la sua vendetta su quelle orrende creature che tanto lo avevan tormentato.

Sì, si sarebbe vendicato e li avrebbe umilitati.

Ma per fare ciò doveva fuggire da lì, fuggire dalla prigone in cui era stato rinchiuso, quanti anni prima? Cento? MIlle?, dalla mille volte maledetta creatura di luce. Fece per muoversi, per addentrarsi di più nelle ombre, quando vide una delle creature che dividevano con lui quella terra priva di tempo avanzare lungo il deserto.

I suoi occhi allenati spiarono dall'ombra la figura, riconoscendola quasi immediatamente.

Un Angelo.

Un portatore di Ordine, Giustizia e Morte.

Infallibile ed implacabile cacciatore di coloro che gli venivano indicati come bersaglio, pesantemente protetto nella sua armatura, si muoveva agile grazie alla presenza delle sue quattro ali piumate, candide come la neve, eppure solide come la roccia più dura.

Per un attimo la creatura temette che fosse venuto per lei, ma ben presto si rese conto di sbagliarsi. L'Angelo non aveva nemmeno estratto la sua terribile lama, una spada di fuoco capace di incenerire il bersaglio a dispetto di qualsivoglia protezione esso potesse avere, che infatti pendeva inerte al suo fianco.

Ma allora, pensò rimanendo nascosta tra le ombre, perchè spingersi fin lì abbandonando le comunità che eran sorte altrove nel deserto?

Il motivo divenne apparente quando una luce accecante apparve tra le dune, la creatura si schermò gli occhi con una zampa intravedendo un portale di luce apparire tra due dune in lontananza. L'Angelo avanzava con calma, puntando lentamente verso il portale, verso l'uscita da quell'inferno.

No!

Con uno scatto la creatura balzò fuori dalle ombre e, nonostante la cocente sabbia e gli infuocati raggi di quel sole infernale, si lanciò in una corsa ventre a terra per raggiungere il portale prima dell'Angelo.

Questa era la sua occasione per tornare libero.

Le sue zampe scavavano solchi nella fine sabbia, ma i muscoli finemente allenati gli garantivano una potenza maggiore e con essa una più alta velocità rispetto al suo avversario che, appariva ancora ignaro d'esser stato individuato.

I due erano ormai vicini al portale che dava sul mondo esterno, così vicini che l'angelo, persino concentrato com'era sul richiamo della sua padrona, non potè evitare di percepire la presenza della creatura voltando il capo verso di essa.

"TU! Infedele!"

La creatura però non si lasciò intimidire, era la prima volta che un portale appariva, da quando era arrivato e non voleva rischiare di perderne l'accesso, invece di rallentare per affrontare il suo avversario, accelerò puntando dritto su di lui e sul portale.

L'Angelo portò la propria mano sull'elsa della spada, volgendosi poi verso la creatura, oscurando il passaggio con la sua sola presenza.

"Era adunque ivi che nascondevate la vostra lercia presenza, Eretico. Vi avverto, niuno attraverserà codesto portale, se non io! Affrontatemi, Marrano!"

Con un rapido colpo d'ali, l'angelo si mosse per intercettare la creatura, la lama di fuoco estratta e tenuta al fianco, pronta per incenerire l'avversario. Ma la creatura non aveva intenzione di combattere. Appena fu vicina all'Angelo, essa spiccò un balzo leonino superandolo ed atterrando vicino al portale, dove poi ci si tuffò con un ultimo spasmo.

L'angelo rimase a bocca aperta di fronte a quella scena, ma recuperò in fretta e con un urlo di furia si spinse in avanti afferrando, all'ultimo momento la zampa posteriore della creatura mentre, questa, scompariva nel portale.


[Postato] Capitolo 30 - Il Campione della Luce
Aitselec aveva terminato l'evocazione e con un ultimo gemito emise un raggio di luce dal proprio corno evocando il Campione che l'avrebbe condotta in vantaggio. Ma quando la luce fu dissipata, rimase sorpresa nel vedere non il suo campione davanti a sè, ma un antico e tenace avversario.

"Tu!? Non ho evocato la tua presenza!"

Sullo spiazzo davanti alla Happy Tree Forest era apparsa infatti la creatura che per lunghissimo tempo era rimasta imprigionata nel mondo d'incubo che era la mente di Aitselec. Quest'essere, guardandosi intorno, notò d'essere finalmente libero e ruggì di soddisfazione, causando numerosi uccellini assiepati lì intorno di cadere al suolo morti dal terrore.
Il viso di Aitselec si contorse in un ghigno, la situazione s'era fatta decisamente più interessante. Osservando le forme leonine del suo avversario, non potè fare a meno di tornare con la memoria a quando ebbe voce delle sue imprese ed lo ebbe incontrato per la prima volta.

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DarkPrince, così si faceva chiamare, era un giovane leone il cui manto, scuro come la notte, lo fece crescere in solitudine rispetto al branco in cui era nato, finchè i membri della sua famiglia non decisero di abbandonarlo al suo destino. Solo e sperduto nelle savane di Zebrica crebbe carico di odio per l'ingiustizia commessa contro di lui, eppure lo stesso odio divenne il suo migliore compagno, la sua unica fonte di gioia.

Con esso iniziò a vagare per le savane, assorbendo quanto poteva da chi gli stava intorno, per poi tradirlo ed ucciderlo. In breve tempo il suo nome iniziò a crescere di fama, fu rispettato e temuto, eppure ancora c'erano elementi che lo deridevano e lo ignoravano.
Le congregazioni di streghe voodoo.

Vedendo vacillare il suo dominio iniziò una sistematica caccia alle zebre che praticavano quell'oscura arte, ottenendo però scarsi risultati e ruggendo di rabbia nel sapere la propria fama iniziare a declinare.
Un giorno quindi mise da parte il suo orgoglio e si diresse da una delle streghe più giovani, una che ancora non sapeva chi egli fosse. Giunto da lei nella sua capanna di fango, in una zona remota della savana, le chiese potere per sconfiggere i suoi nemici, ma lei lo avvisò che non sarebbe stata quella la soluzione.

"Oh potente strega, giungo da te perchè costretto dai miei nemici. Dammi il potere per indebolirli, usa le tue arti per darmi la forza di soverchiarli, pagherò qualunque prezzo."

"Distruggere chi sul tuo cammino intralcia,
Vuoi che io per te lo faccia?
Soluzione ai tuoi bisogni è il Potere,
Ma il prezzo io non posso prevedere.
Per un tal bisogno la forza val poco conto,
Ma l'inganno è il mezzo che ti darà lo sconto.
Io questo mezzo potrei darti anche,
Ma il prezzo durerà finanche.
"

L'odio lo accecò, non gli interessava quale che fosse il prezzo, lui avrebbe ottenuto il potere che gli avrebbe permesso di regnare sovrano su ogni essere di Zebrica e solo a quel punto, credeva, si sarebbe sentito soddisfatto.

"Il prezzo non ha importanza alcuna. Dammi il potere, dammi l'inganno, io non cederò mai a chi mi vuol vedere sconfitto."

"Come tu desideri così io elargirò,
Ma dal fato segnato tu sarai, però.
Che l'inganno ti porti a dominare sull'intera tenuta,
ma esso stesso sarà la causa della tua caduta,
Eppure un giorno potresti riscattare,
se l'animo tuo sincero farai diventare!
"

Con quelle parole, la zebra, filtrò un potente incantamento da un'ampolla che poi diresse contro il giovane leone avvolgendolo in fiamme dorate che rapidamente iniziarono a consumargli il corpo. DarkPrince urlò dal dolore mentre striature color dell'oro iniziavano ad apparirgli sul torso, sul volto e sulle zampe, mentre una malevole luce dello stesso colore gli riempiva le orbite.

Quando tutto fu finito, lui si alzò dal suolo su cui era caduto, sentendosi vivo e ricolmo di energia. Sentiva dentro di sè un potere senza uguali e le possibilità che gli apparivano davanti agli occhi gli fecero spuntare sul volto un ghigno di malevole soddisfazione.
Con il suo nuovo sguardo dorato, si volse alla strega che, esausta, lo osservava timorosa, percependo solo in quel momento che qualcosa di terribile era appena accaduto.

"Qual'è il tuo nome giovane Strega?"

"Il mio nome io ti dirò come tu richiedi,
ma solo se allo stesso modo tu ne convieni.
Strega, io sono, e padrona di pozioni,
Zecora è il mio nome ed ora tu non hai altre opzioni.
"

"Molto bene, Zecora. Tu mi hai dato ciò che io ti chiedevo e per questo ti garantirò una concessione alla mia missione. Vivrai a questo giorno e, finchè eviterai il mio cammino, potrai dire d'esser l'unica zebra ad esser sopravvissuta ad un incontro con il Principe Oscuro."

A quella rivelazione la giovane strega indietreggiò orripilata perchè, senza saperlo e senza volerlo, aveva condannato la sua intera specie!

Questo era il nemico di cui lui aveva parlato con tanto odio.

Perchè solo le streghe, sfruttando gli incantesimi, eran riuscite a frenarlo e ad ignorarlo. La zebra crollò al suolo pietrificata dall'orrore, mentre il giovane leone usciva dalla catapecchia ridendo rumorosamente.

Grazie all' incantamento di Zecora, DarkPrince, divenne un esperto manipolatore, capace di instillare odio in chi gli stava attorno, permettendogli di manipolare il suo bersaglio a suo piacimento, per poi renderlo suo schiavo. Con questo suo nuovo strumento, e supportato dalla sua leonina forza e resistenza, iniziò ad agire nell'ombra, indebolendo i suoi avversari in continuate guerre intra-specie, per poi continuare ingannando e tradendo tutti coloro che gli gravitavano intorno, riuscendo nel contempo a passare perennemente per innocente.

Tali erano le sue capacità che in poco meno di cinque anni, egli era finalmente assurto al ruolo di Dominatore di Zebrica. Dalla sua tana, situata nell'oscura e malevola foresta di spine, egli governava le creature del paese con zampa di ferro, piegando e spezzando chiunque osasse tenergli testa finchè non rimase unico vincitore e dominatore incontrastato.

Eppure la sua fu una vittoria di breve durata, perchè come la zebra Zecora gli aveva detto, se con l'Inganno sarebbe arrivato al successo, con l'inganno ne sarebbe stato sconfitto.

In quei giorni, attirata dall'apparente pace e ordine che regnava nelle terre di Zebrica, giunse Aitselec a complimentarsi con il Monarca che tanto aveva ottenuto. Ma non appena lo ebbe incontrato non potè reprimere lo sdegno nello scoprire che egli non puntava all'ordine, ma ad un mero dominio, oscuro e totalitaristico, dei suoi sudditi. Eppure, l'Alicorno, percepì le fondamenta del potere di DarkPrince, e usandole a proprio vantaggio iniziò a propagandare menzogne, instillando zizzania nei cuori degli abitanti di Zebrica.

Il Principe Oscuro tremò di rabbia al pensiero che i suoi sudditi gli si stessero rivoltando contro. Nuovamente accecato dall'odio, iniziò una dura campagna di soppressione, brutale e crudele, ma non particolarmente efficiente. Ben presto, Lui, si ritrovò isolato e costretto a chiedere aiuto a quell'unica creatura che fino a quel momento lo aveva, apparentemente, supportato.

Aitselec.

Lui, il Grande Ingannatore, si ritrovò vittima dell'incantamento della Zebra Zecora. Ingannato da quella che credeva sua alleata, s'accorse troppo tardi della trappola e, senza possibilità di scampo si ritrovò solo e circondato mentre l'Alicorno Bianco rideva della sua follia.

"Ha! E quindi tu ti saresti fregiato del titolo di Grande Ingannatore? Sei stato solo un illuso, DarkPrince. Una sciocca, patetica ed illusa forma di vita inferiore. Osserva questo Regno che tu governavi fino a ieri. Da oggi diverrà parte di Airtseuqe, e sarò Io a guidarlo verso il suo splendente futuro."

"Traditrice! Come hai potuto tu colpirmi così? Tu che avevi giurato di aiutarmi! Tu che avevi giurato di sostenermi!"

"Eppure non è in questo stesso modo che i tuoi nemici hanno implorato davanti a te, in passato? Eppure son morti comunque, quindi...cosa pensi che ti riservi il futuro?"

"Uccidimi dunque! Toglimi la vita! Perchè se tu non lo farai, sarò io, un giorno, a Vendicarmi di Te! A vederti strisciare nel fango alle mie zampe, pregando di sostenerti...ed io ti ringhierò...No."

L'Alicorno esplose in una roboante risata, asciugandosi alcune lacrime che le caddero dagli occhi.

"Sei tremendo, DarkPrince, ma continua pure il tuo sogno...Lì dove stai per andare, sarà forse l'unica cosa che ti terrà in vita...per un anno, forse!"

Con un ultima risata, Aitselec avvolse il giovane leone in un raggio di luce abbagliante, facendolo sparire dal mondo materiale davanti agli occhi stupefatti dei suoi ex-sudditi.

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Il Leone, finalmente libero dalla prigionia, si volse verso la sua carceriera mentre l'ennesimo ringhio di soddisfazione gli sfuggiva dalle labbra semi dischiuse, che lo guardava stranita.

"Sorpresa, Aitselec? Avevo giurato di fuggire dalla tua prigione e che mi sarei vendicato. Presto la mia ira ti abbatterà, così come tu mi abbattesti all'apice del mio Dominio sulle terre di Zebrica.
Ricorda le mie parole. Nel momento della tua caduta sarò lì ad osservarti mentre strisci nel fango..."

Con quello, DarkPrince, non attese altro lanciandosi nel folto della Happy Tree Forest scomparendo alla vista, lasciando una Aitselec ferma nello spiazzo, con uno strano ghigno sul volto.

'Fuggi pure, Leoncino, non hai idea di cosa ti riserva il futuro!'


[Postato] Capitolo 31 - Occhi di brace nella nebbia
Il gruppo guidato da Twilight Sparklenstein si lasciò alle spalle la vallata ingombra di cadaveri, dove l'esercito canino-demoniaco stava allegramente banchettando, inoltrandosi più in profondità nella foresta. Purtroppo non poterono utilizzare il corazzone, il sottobosco era di gran lunga troppo stretto e ripido per permettere ad un sì grande mezzo di passare. Con non poca apprensione il gruppo entrò nel sottobosco, facendosi largo tra cespugli ricolmi di orribilmente zuccherini frutti e banchi di fiori oscenamente colorati.

Le pony avanzavano lentamente in quello scenario ricolmo di tali perversioni da far impallidire il più abietto degli esseri viventi, cercando di spostare lo sguardo dalle amenità che le circondavano. In prima fila avanzavano l'ingobbito Spaik, che con le sue lunghe e forti braccia artigliate strappava fiori dal suolo, calpestandoli poi per buona misura, mentre al suo fianco avanzava il Generale Anubi, la cui lama di diamanti e gemme, riduceva la presenza dei cespugli che ostacolava loro il passaggio.

Le pony invece avanzavano più arretrate rispetto ai due servitori, eppure non erano meno accanite nel molestare la flora disgustosamente romantica che le circondava.

Da una parte AppleJack colpiva i tronchi degli alberi, deformandoli; da un’altra Pinkamena faceva roteare due lame sulla punta dei propri zoccoli tranciando via fiori, cespugli e rametti. Ma nonostante i loro sforzi, seppur fossero passate alcune ore, non s'erano addentrate ancora profondamente nella foresta. D'un tratto Twilight notò che un gruppo di alberi davanti a loro apparivano deformati, con una certa apprensione fece un rapido controllo anche con le sue sottoposte e realizzò che, in qualche modo, stessero solo girando in tondo da diverse ore.

Distrutti dalla fatica, i pony si accasciarono al suolo, lasciando il demone ed il costrutto genetico a fare la guardia, mentre loro si riposavano all'ombra di un albero particolarmente malridotto dal loro passaggio.

Non appena chiusero gli occhi, però, qualcosa percepì le loro menti sognanti risvegliandosi dal torpore in cui era finito. Avanzando con cura, l'essere studiava le menti degli invasori, deliziandosi della loro crudeltà e tortuosità, pregustando un pasto che forse lo avrebbe saziato per lungo tempo. Con un impetuoso ordine egli risvegliò i suoi servi, facendoli avanzare verso le prede e, quasi fosse stata comandata, una fitta nebbia iniziò a sollevarsi avvolgendo l'intero ambiente nel suo manto grigio.

Nel mezzo della nebbia tre paia d' occhi che ardevano come braci iniziarono a fissare il gruppo di pony con maligna soddisfazione, osservandone i sogni prendere forma e preparandosi a colpire.


Twilight sognava.

Era di nuovo ad Evilot e stava testando un nuovo macchinario. Con indosso il suo fedele Abito da Lavoro, guardava deliziata la sua vittima stesa su di un tavolo in metallo, godendosi l'espressione di terrore che le copriva il volto.

"Siete comoda, Mia Signora?"

"Twilight Sparklenstein. Dovevo immaginare di non poter essere a livello della tua sagacia."

"Infatti, Mia Signora Anul...Ma non temete, presto mi aiuterete a divenire ancora più potente. Vedete...oh, ma che ve lo dico a fare? Sarà più semplice darvi una dimostrazione diretta!"

L'unicorno era ritta sulle proprie zampe posteriori, mentre quelle anteriori erano poggiate su un leggio alla cui sommità risplendeva un pulsante rosso. Anul, la Pegaso Cornuta, non poteva nemmeno muoversi, stretta com'era da cinghie in cuoio e manette in metallo. Sollevando lo sguardo però vide una sorta di casco metallico scendere fino a lei, con lo sguardo vide che era collegato tramite alcuni cavi ad uno strano apparecchio, e da questo altri cavi conducevano ad un casco simile indossato dall'unicorno.

"Twilight Sparklenstein? Cosa significa tutto ciò?"

"Il vostro potere, i vostri ricordi, la vostra essenza. Tutto sarà assorbito dal macchinario e poi...infuso in me! Ed io sarò la nuova sovrana di Airtseuqe! Terribile e di indicibile potenza, nessuno potrà opporsi alla mia avanzata!"

Mentre Twilight si perdeva in sogni di gloria futura non vide come gli occhi della Pegaso Cornuta brillassero per un attimo come fiamme vive.

In quel momento l'intero sogno cambiò.

Anul, i cui occhi brillavano come fuochi dell'inferno, si liberò rapidamente con la propria magia, alzandosi dal tavolo e volgendosi verso l'unicorno con un' espressione di sadica malvagità dipinta sul volto.

"Credevi davvero di potermi soppiantare in siffatta maniera? E tu osi persino considerarti malvagia?"

Anul avanzò lentamente verso l'unicorno, apparentemente ingigantendosi ad ogni passo, finchè non fu esattamente davanti a questa, ridotta ormai alle dimensioni d'una pulce rispetto all'oscura regnante. Twilight guardava la sua Signora con un misto di dolore e paura, mentre la gigantesca Regina continuava a tormentarla, negandole ogni possibilità di raggiungere il suo potenziale.

"Guardati, povera sciocca, non riesci a completare nemmeno il più semplice degli esperimenti, il tuo servitore ti ubbidisce soltanto perchè ti vuole bene... Ti vuole Bene, Twilight Sparklenstein! Come puoi credere che una creatura votata al male possa farsi seguire distribuendo del bene?

Sei solo un fallimento. "

Con un mezzo grido, Twilight, riaprì gli occhi respirando affannosamente.

L'incubo era stato tremendo, e l'unicorno stava sudando, tanta la paura che ancora sentiva in sè. Solo in quel momento, però, guardandosi attorno, si rese conto d'essere sola.

Svanite erano le altre pony a lei soggiogate, come anche il suo schiavo ed il demone. Ansiosamente cercò traccia degli altri ma non ne vide, c'era solo il silenzio e la foresta avvolta dalla nebbia intorno a lei, finchè dal sottobosco non si alzarono alcune risate.

Tre voci echeggiarono dall'ambiente intorno a lei, la prima era forte seppur rauca, la seconda risuonava invece continua e disturbante mentre la terza era più un ironico sospiro che altro. L'unicorno si guardava ansiosamente intorno mentre le risate continuavano ad emergere dall’intero sottobosco, già Twilight stava per muoversi in avanti quando le risate cessarono del tutto, lasciando cadere un silenzio tombale per alcuni istanti, finchè non iniziarono un dialogo verso di lei, concludendo ognuna le frasi delle altre.

"Vedo che abbiamo..."

"...un'ospite. Prego siate..."

"...la benvenuta nella nostra umile dimora."

"Chi siete? Mostratevi o toglietevi dal mio cammino, non ho tempo da perdere con voi."

"Quali parole ardite..."

"...per una creatura invece sì arguta..."

"...eppur ignorante del confine appena passato."

"Se passare tu vorrai..."

"...soddisfare il nostro quesito tu dovrai..."

"...od un destino peggiore della morte subirai. "

Twilight non riusciva a capire, le tre voci arrivavano da tre direzioni diverse, eppure con una tale cadenza da far credere appartenessero ad un'unica entità, cos'altro poteva nascondersi in quella dannata foresta?

"Prima di farmi avanti esigo di sapere con chi sto parlando. Se, e solo se, risponderete a questa mia domanda allora potrò pensare di farmi avanti."

Dal bosco sorsero nuovamente le risate, di scherno e di malizia, presto seguite da inconfondibili fruscii di movimento.

"Con qual tenacia ella risponde..."

"...eppur non sa d'esser già persa..."

"...nei meandri di questo luogo."

"Noi siam Vado"

"Vedo"

"e Prendo."

"E noi siamo i custodi di questo passaggio. O voi sciocche creature, che passar volete, per lo nostro esame riuscir dovrete. Qualor fallimento esso vi porterài, lo fato calerà implacabile su di voi."

Twilight si guardava circospetta in giro finchè non notò un sentiero che cresceva lungo alcuni cespugli, anche se poco prima non le era sembrato d'averlo visto. Da questo le voci provenivano, facendosi però sempre più lievi, come se si stessero allontanando. Con giustificata ira, Twilight Sparklenstein si lanciò innanzi, scomparendo ben presto tra le foglie.

In un altro momento l'unicorno si sarebbe fermata a ragionare, ma sentiva un'infernale rabbia ribollirle nell'animo, tanto forte era il sentimento che senza darsi altri pensieri si lanciò a tutta lena lungo il sentiero, sebbene questo si distinguesse a malapena.

"Alfine sei giunta, malefica creatura, sei pronta tu per l'esame da affrontare?"

"Io non temo nè voi nè il vostro esame, non c'è domanda a cui io non possa rispondere! Eoni di conoscenza si affollano sulle mie spalle. Domandate pure!"

"Arguzia e sagacia non serviranno, il quesito è posto ma la risposta è fallata. Con qual gioia pronunciamo noi il verdetto, non sei tu l'artefice del motivo perfetto!"

L'unicorno fece per ribattere all'affermazione senza senso, quando colse un movimento alle sue spalle, volgendosi vide una creatura orripilante emergere dai cespugli ed avanzare sinuosa verso di lei.

"Ma tu sei un..."

La frase non potè essere finita, tutto ciò che l'unicorno vide fu un lampo abbagliante quindi il mondo intorno a lei divenne buio.


[Postato] Capitolo 32 - Le Custodi della Radura
Pinkamena si svegliò lentamente, guardandosi intorno rimase stupita nel vedere le sue compagne ancora addormentate, provò a risvegliarle ma sembravano cadute in un sonno così profondo da ignorare le sue più forti urla. Però, non appena posò lo zoccolo su Twilight, dovette ritirarlo immediatamente mentre una chiazza azzurra da ustione da freddo le appariva sullo stesso. Conscia d’esser rimasta sola volse lo sguardo attorno cercando di capire cosa potesse essere successo, ma senza riuscire a trovare indizi o tracce. Non si considerava un genio come la Dottoressa Sparklenstein, ma non ci voleva molto a capire che qualunque cosa fosse giunta fino al loro doveva essere sparita ormai da tempo.

Ma perché risparmiare lei?

Tutto ad un tratto, mentre si guardava intorno, vide un sentiero aprirsi, letteralmente, davanti a sè. Le piante ed i cespugli che si facevan largo rivelando un sentiero poco battuo. Senza altre possibilità lo seguì fino ad una successiva radura, lì rimase immobile ad osservare senza parole ciò che si stagliava davanti ai suoi occhi.

Cinque statue, perfettamente scolpite, delle sue alleate. Ognuna ritratta in una posa di orrore e dolore differente dalle altre, stava quasi per toccarne una quando tre voci risuonarono intorno a lei, con tono canzonatorio.

Sono belle vero?

Pregiata manifattura…

Scolpite…’ artigianalmente’ .

Muahah!

La pony rosa si volse cercando di capire da dove arrivassero le voci e dovette balzare all’indietro quando vide tre paia di occhi color della brace che la guardavano minacciosi.

“Chi siete? Cosa volete da noi?”

Sempre le solite domande…

…Mai nessuno che chieda qualcosa di …

…Differente.

“Oh. Beh…E' più gustoso il cuore di un pony giovane ed innamorato o quello di uno anziano ma solitario?”

Che?

Cosa?

Come?

Pinkamena si fece più avanti verso gli occhi di brace che la fissavano con sguardo interrogativo, rafforzando il suo punto di vista a riguardo della domanda che aveva appena fatto.

“Voi volevate una domanda differente, ed io ve l’ho data. Secondo me possono essere considerati vari punti, un cuore giovane è sicuramente migliore dal gusto, la carne è più tenera ed il sapore è più delicato, ma un cuore anziano ha decisamente un sapore più ricco e forte, accumulando esperienze di tutt’una vita in quell’unico organo. Eppure un giovane amore ha un aroma inebriante e delicato, ma forse un po’ troppo dolce e zuccheroso? MI chiedo spesso che sapore possa avere il cuore di un giovane pony il cui amore è stato infranto di recente…Devo ricordarmi di esporre questo quesito al prossimo raduno…”

Le tre voci confabularono tra loro per qualche istante, mentre la pony rosa continuava con il suo soliloquio sulla natura gustativa di svariati organi interni di innumerevoli creature, finchè non decisero di emergere allo scoperto per porre fine al quel suo incessante chiacchiericcio.

Silenzio!

Noi siam, Vado, Vedo e Prendo, Custodi di questo bosco, Dominatori delle deboli menti e dei cuori infranti. Non permetteremo che tu possa continuare questo tuo sproloquio ininterrotta. Non sappiamo come tu sia sopravvissuta al nostro primo assalto ma non tollereremo ulteriori perdite di tempo!

Ora, Dormi e sogna, giovane Pony…Aprici la strada per la tua mente.

E lì…

…Anche tu…

…Sarai soggiogata!

Pinkamena rimase immobile ad osservare le tre creature appena apparse dal sottobosco, quasi ne fosse rimasta ipnotizzata, per poi limitarsi ad inclinare il capo guardandole interrogativamente.

"Ma voi...Cosa siete? Non avevo mai visto delle creature come voi prima d'ora..."

I tre custodi riimasero allibiti nel notare che la pony davanti a loro riuscisse in qualche arcana maniera a resistere ai loro incantamenti. Scambiandosi delle occhiate incuriosite e, a dirla tutta, scioccate, rimasero immobili cercando di capire come poter procedere con una creatura simile.

"Sorelle, fatevi da parte, ci penserò io a redarguire questa giovane pony con la giusta ricompensa per la sua insolenza."

La prima creatura si mosse in avanti esponendosi ai raggi del sole che attraversavano la fitta coltre boscosa rivelandosi in tutto il suo terribie aspetto.

Pinkamena non potè far altro che guardare con attenzione la creatura notandone il corpo aracnide dotato però di una testa di pony, le cui fauci irte di denti simili ad aghi colavano di una bava biancastra, per consistenza simile alla melassa. Ma non era la mera dentatura a renderla orrendamente stupenda, il corpo aracnide era levigato, coperto da una sorta di corazza chitinosa liscia e nera, sulla cui sommità si poteva intravedere un intricato marchio dal colore vermiglio. Le otto zampe poi terminavano in acuminati aculei mentre sul retro del dorso vide una strana escrescenza tubulare la quale sembrava esser ostruita da una strana sostanza biancastra.

"Cosa sei tu? Una specie di ragno forse?"

"Tu, ignorante e sciocca creatura, che t'avventuri per questi boschi, davvero non sai cosa noi siamo? Foste voi così sciocche e folli da entrare nel nostro regno senza veder necessario di informarvi su chi ivi abitasse?

Io son Prendo e come dice il nome afferro i folli che osano varcare il nostro confine, cosicchè poi noi ne possiamo banchettare con le loro carni od utilizzarne i corpi per moltiplicare la nostra genia.
"

La Dridder si mosse in avanti improvvisamente, indirizzando un getto di sostanza biancastra dalla sua escrescenza posteriore puntando alla pony rosa che, sebbene agile e veloce non potè far nulla per impedire d'esser colpita ad uno zoccolo. Istintivamente, PInkamena, fece per piegarsi, pronta ad una sensazione di dolore per rimanere poi muta ed immobile ad osservare la sostanza appiccicaticcia sulla sua zampa.

Fu in quel momento che l'aracnide sorrise tirando a sè la pony strattonandola tramite la sua tela adesiva, fino a condurla sotto alle sue zampe dove, con un'intricata serie di movimenti, ne avvolse il corpo in un bozzolo della sua elastica ma resistente tela. Terminato il compito ne lanciò il corpo verso una delle sue sorelle le quali emersero, una alla volta, dalle ombre del bosco nebbioso.

La pony dal manto rosa non potè nemmeno esalare un urlo prima d'essere tirata via ed imbozzolata, il tessuto che la ricopriva era sì traspirante, permettendole di respirare, ma allo stesso tempo era così stretto da incapacitarle qualsiasi movimento. Intrappolata a quel modo non potè evitare in alcun modo di essere lanciata alla seconda creatura che, rapida, la trasse a sè fissandola con uno sguardo pieno di gioiosa malvagità.

"Io sono Vedo ed è mio il compito di guardare nel tuo cuore, saggiando la tua essenza per stabilire se tu possa essere utile come cibo o come madre surrogata della nostra progenie. Ed ora, ti prego, lotta con tutte le tue forze per resistermi...c'è più gusto nello spezzare una preda combattiva."

Pinkamena alzò lo sguardo rimanendo impietrita nel vedere la seconda Dridder, anche questa aveva il corpo da aracnide ed un capo da pony, ma molte erano le differenze rispetto alla prima.

Il suo corpo da tarantola era decisamente più robusto e coperto da fitti peli, così come le zampe che non erano affatto fini ed acuminate, ma bensì tozze e possenti. Persino il dorso era differente, più gobbo e ruvido rispetto a quello di Prendo, non aveva poi l'escrescenza tubolare ma bensì uno spesso pungilione da cui colave un viscoso liquido verdastro. Ma più di tutto era la testa a risultare disturbante, questa infatti era più bassa e schiacciata rispetto ad un comune pony, priva di muso e non con due soli occhi, ma una coppia di tre piccoli occhi sfaccettati che guardavano il mondo intorno con un sinistro bagliore infuocato.

La bocca infine, normale all'apparenza, ma dotata di due piccole chele al suo interno, con l'ovvio scopo di trascinare la preda viva giù per la gola dell'orrendo predatore.

Pinkamena non potè fare a meno di restare sì terrorizzata dalla creatura, ma anche affascinata dall'evidente evoluzione che questa doveva aver avuto nei secoli. Stava riflettendo su quest'ultima quando si rese conto che il mondo intorno a lei stava iniziando a vorticare, divenendo ben presto solo un'immagine confusa mentre la voce di Vedo risuonava sempre più distorta intorno a lei.

Quando il mondo smise di vorticare si ritrovò in uno strano ambiente privo di illuminazione, non sembrava più la foresta, eppure poteva scorgere delle figure intorno a sè, degli strani oggetti dai contorni confusi a causa del buio. Tutto era statico ed immerso in un innaturale silenzio, lei fece per parlare ma qualcosa la anticipò turbandole l'animo con una strana voce gracchiante.

"Io sono Vado, ed ora son giunta.

Giunta da te, esile preda di noi tre sorelle.

Sorelle di sangue, predatori efficaci dal comune senso violento.

Violenta la fame che ci divora, insaziabilmente assetate le nostre fauci.

Fauci sbavanti, appuntite o taglienti, in attesa perenne del prossimo pasto.

Pasto volgare, nobile o comune. Pasto succulento, grasso e pasciuto.

E qual pasto tu diverrai, giovane ed infima creatura? Sogna, sogna piccola pony.

Sogna per me, sogna per te, sogna per tutte noi tre...scopriamo insieme se un pasto sarai o un orripilata madre diventerai!
"

Improvvisamente una luce accecante avvolse l'intero campo visivo della pony, mentre la terza Dridder compariva davanti a lei in tutta la sua orripilante oscenità. Diversa dalle altre due non si stagliava su di un corpo aracnide, ma bensì al contrario. Un corpo da pony, ricoperto da scaglie, capeggiato da una testa aracnide, cruda, fredda e ruvida al tatto, dozzine gli occhi sfaccettati che fissavano il pony con astio e con brama, mentre la bocca altro non era che una cavità oscura coperta in parte da chele affilate e fanoni spessi e duri come rocce. Ma non eran gli occhi o la bocca a render così orrenda quella creatura, bensì la postura del corpo, piegata e scomposta, come se ogni singolo osso fosse stato spezzato con cura e rimesso insieme da un artista dalla mentalità folle.

Persino Pinkamena, nella sua spensierata violenza e follia, non potè evitare di rabbrividire e di indietreggiare all'oscura presenza. Eppure, sapeva di non poter cedere, sapeva che nel momento in cui sarebbe divenuta palese la sua paura, quella creatura d'incubo l'avrebbe fatta a pezzi.

Rincuorandosi col pensiero dei suo balocchi passati e dei pony passati sotto ai suoi ferri, volse uno sguardo sognante alle mostruosità.

"E' questo il meglio che sapete fare? Ho visto cose ben più atroci nella mia esistenza, orrori da far impallidire persino una Pegaso Cornuta come Anul. Avanti allora, entrate nella mia mente ed osservate cosa vi aspetta, perchè quello è il destino di tutto ciò che vive e si mette sul mio cammino..."


[Postato] - Capitolo 33 - Il Senzanome
Le tre Dridder penetrarono in contemporanea nella mente della Pony dal manto rosa, sfondandone le difese come un ariete, penetrandone i pensieri, gli arcani propositi, i segreti più nascosti. Eppure, ognuna delle tre percepiva un fulcro nascosto nelle profondità abissali della mente della pony, un qualcosa di potente e grezzo.

Ognuna delle tre spinse in egual misura per raggiungere quel fulcro, superando immagini di devastazione e di crudeltà che risiedevano nella mente di Pinkamena. D'improvviso si ritrovarono in una distesa sabbiosa, illuminata da una luna di sangue in ebollizione, davanti ai loro occhi una figura ricoperta da un manto cupo giaceva inginocchiata sulla sabbia, mormorando frasi sconnesse alla luna, totalmente ignara della loro presenza.

Prendo fu la prima a muoversi, avanzando rapida sulla sabbia per assalire quella figura, per scoprire cosa davvero fosse e quanto sarebbe stata nutriente ma, dopo soli pochi passi, quella si rizzò in piedi, senza voltarsi, ma rivolgendosi direttamente verso loro tre.

"Ben arrivate, vi stavo aspettando.

Ero in attesa della vostra venuta così come un secolo attende un chicco di sabbia.

Ma la sabbia cresce nella gabbia?

E se la gabbia fosse solo una metafora per la trebbia?

Ma no, ma no, che dico...è la gabbia che genera sabbia per la trebbia della rabbia!

La gabbia no!

No? Che c'entra il gabbiano?

Uno sporco gallo pescatore nient'altro, dico io!

Mah, Sapevo di un gallo cantautore non di uno pescatore!

Ma suvvia gettiamo in mare il ringalluzzito pescatore, e passiamo ad argomenti seri, come le sere passate e le giornate future.

Ditemi, voi non concordate?
"

Le tre sorelle si scambiarono degli sguardi confusi, la figura continuava a dar loro le spalle e sebbene non traspirasse minaccia o pericolosità, ognuna di loro sentì d'esser a confronto con qualcosa di ben più oscuro di quanto potessero immaginare.

"Chi sei tu?"

"Qual'è il tuo nome?"

"Cosa sei?"

"Ma quante domande! Permettetemi allora di rispondervi per le rime:

Io son tanti eppur nessuno, nessuno mi vede, o tanto meno mi sente, ma quando arrivo mi paleso. Vivo per una folla a cui manca però qualcosa, qualcosa di piccolo ma estremamente importante.

Non sono un Io, od un Lui, nè un Esso o tantomeno un Noi, esisto ma non ho un corpo...e quando invece ne ho uno, mi dileguo senza fallo.

Ordunque, Voi, che qui venite, rispondete a questo mio dilemma...Sotto qual nomea son riconosciuto?
"

Le Dridder s'eran stancate di quei giochetti, innumerevoli vittime eran passate tra le loro fauci, eppure quella era la prima volta che incontravano un essere simile. Nessuno, nemmeno le compagne di quella pony, s'eran dimostrate così dure da abbattere e così misteriose. Ma non persero tempo in inutili congetture, si lanciarono tutte all'assalto di quella proiezione mentale, decise a spezzarla e ad assorbirne l'essenza.

Ma quando ormai le erano vicino, quella si volse verso di loro, guardando ognuna dritto negli occhi, rivelando cosa ci fosse nascosto sotto al cappuccio, bloccando le tre custodi sul posto mentre un gelido terrore ne pervadeva le carni.

"Sono la Follia.
E la Follia...Genera l'Odio!
"

Sotto al cappuccio non v'era un volto, nè un corpo, c'era solo un vortice nero ed oscuro, una struttura in continuo mutamento, una visione ipnotica che investì le tre sorelle, intrappolandole nella sua follia e, lentamente, risucchiando loro l'anima ed ogni traccia di sanità.


Pinkamena riaprì gli occhi ritrovandosi nel bosco, le sue compagne dormivano accanto a lei, non più ghiacciate, non più sconvolte. Quando poi si volse vide i corpi delle tre custodi, ognuno privo di vita, accasciati al suolo intorno a loro.

Prendo, dalle sembianze di una vedova nera, era avvolta nel suo stesso bozzolo, ma di un tale spessore da esser rimasta senza fiato, morendo asfissiata.

Vedo invece aveva il proprio pungiglione conficcato tra le sue carni, il corpo appariva rigonfio mentre dell'icore verdastro le colava lentamente dalla bocca.

Di Vado invece non era rimasto granchè, il corpo appariva schiacciato a terra, come un misero grumo vermiglio, privo di forma e di vita.

La pony non capiva cosa fosse successo, come potevano quelle tre creature giacere ora morte, quando fino a poco prima sembravan quasi vincitrici?

Improvvisamente le sembrò di vedere una figura sbucare dalle ombre vicino a sè, un giullare coi suoi abiti di rappresentanza, dai colori sgargianti, anelli e campanelli in esuberante tintinnio ad ogni passo, ma il volto pesantemente truccato in colori forti come il rosso, il nero ed il bianco. La figura le si avvicinò parlando con voce melodiosa eppure folle, delirante quasi, ma con un'affetto che le fece quasi sciogliere il cuore.

'Cara la mia Pinkamena, mia adorabile creatura, mio pregio e mio vanto.

Volevano assorbirci, nutrirsi di noi, o farci far fine ben peggiore... Ma non avevan fatto i conti con l'oste.

Il Tuo Oste, Pinkamena.

Povere piccole, credevan davvero d'esser le migliori...ma la fredda crudeltà non è nulla se paragonata alla violenta follia! Io son sempre stato qui, per te, per noi, per tutti e per nessuno. E qui rimarrò, ombra del tuo essere, finchè non conoscerai la risposta alla mia domanda.

Chi è il vero Pazzo? Il sano in un mondo di folli, o il folle in un mondo di sani?

Quando ne saprai la risposta...potremo finalmente tornare ad essere uno...fino ad allora, ti aspetterò e ti aiuterò come posso. Non cambiar nulla del tuo essere, tu sei Perfetta così come sei...
'



[Postato] - Capitolo 34 - Nemici o alleati? (Parte Prima)
La palude ai margini della Happy Tree Forest ribolliva d'attività, rocciadrilli non morti si muovevano con passi macilenti, perdendo frammenti ad ogni scossone, radunandosi al centro della palude rispondendo ad una chiamata che solo loro potevan decifrare.

Sulla grigia palafitta nella palude la stessa Zecora si stagliava innalzando canti in lingue sì antiche da non aver quasi più significato se non per chi un tempo le parlava fluentemente, un'aura verdastra si estendeva intorno a lei mentre forze oscure e creature dai più profondi abissi venivano evocate e subito asservite.

Poco lontano, Insanity Moondream accettava con delizia corpi purulenti e marcescenti di creature estranee alla palude che le venivano consegnati dai servi di Zecora. Con questi corpi in decomposizione ed il suo naturale talento per le pozioni, lei applicava tutti gli insegnamenti della sua Maestra, per ridar a quegli ammassi una parvenza di vita, così da poterli utilizzare per i propri scopi.

Da quando eran fuggite da Ponyville lei e la zebra avevan indagato e ricercato, interrogati gli alberi, le pietre e persino i morti, finchè non avevan ottenuto la risposta che cercavano per l'eliminazione dell'Alicorno.

Gli Elementi dell'Odio.

La pegaso però non capiva il motivo di tale ricerca, perchè non affrontare l'Alicorno direttamente? Possibile che questa disponesse di un potere persino maggiore a quello della propria insegnante?

Zecora percepiva i dubbi della sua discepola e, terminata l'ultima evocazione, decise di volgersi verso di lei, rivelandole tutto.

"Insanity, mia fida seguace,
Di parlar è il momento,
Finchè tutto tace.

Son secoli ormai che su questa terra avanzo,
Ed il potere voodoo è stato il mio più grande vanto,
Ma nonostante il potere che in me alberga e cresce,
L'alicorno ne ha di ben più mortale impatto e questo mi rincresce."

La zebra volse lo sguardo verso la palude, oltre le innumerevoli schiere di servi che eran stati evocati, oltre i limiti della palude stessa, verso il castello che si ergeva fiero ed imponente al centro dell'antica foresta.

"Affrontarla direttamente non possiamo,
se evitare la morte noi vogliamo.

Potenti manufatti ci possono servire,
e con la loro magia, la sua indebolire.

Elementi dell'Odio, questi cerchiamo,
E con quelli, ogni cosa Noi annientiamo!"

La pegaso s'era avvicinata alla zebra, cercando di seguirne lo sguardo e notando che puntava verso le rovine dell'antica fortezza.

"E' lì che sono nascosti questi manufatti? Allora dobbiam sbrigarci, Maestra! Non siamo gli unici a cercare questi artefatti..."

"Ricordi valgon più di mille parole,
Guarda ora, ed ascolta la mia voce!"

Zecora si volse verso l'adepta, il suo sguardo carico di una luce giallastra mentre un antico incantesimo veniva lanciato dalla Zebra.

Insanity si perse in quello sguardo, vedendo il mondo intorno a sè iniziare a vorticare sempre più frenentico finchè non vide solo una luce accecante. Quando finalmente potè guardare non riusciva a credere ai suoi occhi.

Lei era sospesa a mezz'aria, così in alto nel cielo da poter vedere l'intera faccia del pianeta su cui vivevano. La pegaso fece per parlare ma fu preceduta dalla sua Maestra la cui voce che, per via dell'incantesimo, risuonava limpida e chiara, senza accenno della cantilena a cui si era abituata.

Solo in quel momento si rese conto di non star ascoltando la sua signora, ma di percepire la voce direttamente nella sua testa.

"Quello che vedi, Moondream, è il mondo su cui noi viviamo. Gli eventi a cui stai per assistere hanno avuto luogo secoli fa, quando io ero solo una giovane Zebra Voodoo in cerca di una nuova casa. "

La pegaso improvvisamente si ritrovò ad avvicinarsi sempre di più alla superfice, era come se stesse cadendo, eppure non v'era vento a scompigliarle la criniera, nè pressione da parte della gravità.

"E' naturale, mia allieva, questo dopotutto è solo un ricordo.

Guarda ora, ammira la bellezza di Equestria di qualche secolo fa, molte meno città, molti abitanti in meno... Fu in questo momento che io mi stabilii nella palude, dove rimasi ignorata per molto tempo...finchè non giunse la Pegaso Cornuta Anul ad indagare su di me e sulle mie capacità."

La scena cambiò, improvvisamente erano nella palude e lì una giovanze Zecora attaccava senza riserve la Pegaso Cornuta della Notte, mentre quella rideva degli inutili sforzi della zebra.

"La attaccai con tutta la mia conoscenza, ma invano. Lei rimase immobile a ridere dei miei tentativi finchè, con una sola parola, spazzò via tutte le mie difese lasciandomi inerme.

Quel giorno lei mi disse che finchè non avrei intralciato il suo cammino, avrei potuto continuare la mia esistenza. Quanto odiai quelle parole, le stesse usate da un altro essere oscuro da me conosciuto in un lontano passato.

Decisi di indagare, di trovare un modo per garantire la mia sopravvivenza. Se fossi giunta ad un confronto, volevo esser sicura di poterne uscire vincitrice.

Fu così che scoprii l'esistenza degli Elementi dell'Odio.

Dalle mie ricerche venne fuori che questi manufatti eran dotati della capacità di riversare l'Odio esistente in questo mondo nell'utilizzatore, trasformandolo così in una creatura dal potere quasi divino.

Con quelli ero certa di poter affrontare la Regnante, ma per farlo dovevo trovarli.

Inizialmente mi concentrai sulla Happy Tree Forest, ultimo luogo in cui eran stati usati convinta che fossero rimasti lì, magari nascosti o dimenticati..."

"Ma lì è dove quelle pony stanno andando! Volete dire che anche loro...?"

"Sì. Anche loro cercano gli Elementi...ma hanno scelto il sentiero sbagliato. Vedi, Insanity, sebbene siano stati usati nell'antica fortezza, vennero in seguito raccolti da Anul e gelosamente custoditi in un luogo che lei considerava sicuro al di sopra di ogni altro.

Evilot."

Lo scenario mutò nuovamente, diventando una sala della fortezza che troneggiava su Evilot, nella sala stessta, sessanta volte sessanta statue di pietra raffiguranti mostruosi minotauri facevano la guardia ad un varco in pietra. Al di là di questo, tra quattro obelischi di una strana pietra nera giacevano gli Elementi dell'Odio.

"Osserva, Insanity. Osserva con attenzione, perchè ciò che vedi è solo una minima parte delle difese istituite dalla Matriarca Anul per proteggere il suo più grande tesoro.

Gli Elementi.

Rabbia e Paranoia, Violenza e Paura, Follia e... Odio.

Con questi sei talismani, noi potremo accumulare abbastanza potere da dominare l'intero Mondo...e nulla potrà arrestarci."

"Maestra...Quando partiamo?"

Così come era iniziata così la visione svanì, catapultando Insanity Moondream nel mondo reale, al fianco della zebra, il cui sguardo era carico di una folle bramosia di potere.

"Immediatamente."


[Postato] - Capitolo 35 - Nemici o alleati? (Parte Seconda)
La Happy Tree Forest fu scossa da un furente ruggito.

DarkPrince girava da ore in quel dedalo di sentieri, tra alberi, cespugli e laghi, senza ruiscire ad orientarsi.

In più quel luogo così zuccheroso iniziava a dargli sui nervi, ma percepiva la presenza di una qualche entità intorno a sè, quindi faceva il possibile per rimanere calmo.

Con scarsi risultati.

Lui, il Tiranno di Zebrica, cresciuto nelle spietate savane e nelle giungle di spine, non riusciva ad uscire da quel luogo d'incubo. Era ormai al limite della propria pazienza e stava per cedere quando, d'improvviso, alcuni alberi si mossero liberando un vecchio sentiero che pareva inutilizzato da molto tempo. Il leone avanzò cauto verso l'apertura finchè non sentì al limite della propria coscienza il peso dell'entità che lo circondava e che lo aveva seguito fino a quel momento, come se lo spingesse a seguire la direzione indicata.

In mancanza di idee migliori, questo si lanciò sul sentiero trovandolo effettivamente sgombro, percorrendo più chilometri in quelle poche ore di quante ne avesse percorsi girando da solo per la foresta. Ben presto si ritrovò al di fuori di questa, in una vasta e desolata area, mentre dinanzi ai suoi occhi s'ergeva una cittadina.

DarkPrince fece per volgersi verso il sentiero appena percorso, ma non c'era più, e per un attimo potè giurare d'aver sentito una flebile risata portata dal vento tra le foglie della foresta. Ma non se ne preoccupò, dopo eoni era finalmente libero di fare ciò che volesse, non più imprigionato dall'Alicorno, non più inseguito da incorruttibili servi della luce.

Ma sopratutto era nella terra del suo avversario, la terra dell'Alicorno, e quale migliore vendetta se non assumere il controllo dei servi della sua nemica?

Con un ghigno crudele sul volto, iniziò ad avvicinarsi alla cittadina, studiandone in maniera analitica ogni debolezza, ogni infrastruttura, ogni abitante.

Aitselec avrebbe pagato per l'errore di averlo lasciato uscire.

DarkPrince si accucciò al suolo, avanzando lentamente, nascosto in parte dal sottobosco che ancora cresceva florido finchè non vide un bersaglio ideale, una sentinella pegaso, il cui sguardo era vacuo ma dotato di una strana luce.

'E' così quindi che ti infili eh, Aitselec? Beh, siamo in due a conoscere questo gioco...'

Il leone dal manto oscuro emerse dalla sua copertura avvicinandosi alla preda, e quando le fu affianco le rivolse la parola, mantenendo un tono calmo e tranquillo, riempiendone poi lo sguardo con i suoi occhi dall'alone dorato.

"Buongiorno Soldato, ti dispiace se prendo il controllo della tua mente per qualche minuto?"

La sentinella potè solo estrarre la sua arma prima di sentirsi trascinare dentro quegli occhi dorati, perdendo ogni controllo sul proprio corpo e sulla propria anima.

Il Sindaco Mare sedeva a destra del trono costruito per la loro Regina Aitselec, lì stava continuamente controllando i rapporti che riceveva da parte delle sue guardie che continuavano ad esplorare la zona intorno a Ponyville in cerca della Strega e delle sei pony fuggitive.

I risultati non erano soddisfacenti.

Il gruppo di guardie inviate alla Happy Tree Forest, quelle che erano tornate vive, raccontavano di aver incontrato una miriade di creature dall'aspetto simili a cani che le avevano prontamente attaccate.

Quelli inviati nella palude invece oltre a parlare di creature non identificate, fatte di ombra e immuni alle armi da taglio, e di cadaveri che prendevano vita non dicevano granchè.

La sindaco non sapeva se credere o meno ai propri rapporti.

Com'era possibile che un Regno come Airtseuqe fosse caduto così in basso? Non c'era ordine, non c'era Giustizia...Solo Caos.
Eppure...Eppure, nel profondo della sua mente c'erano ricordi piacevoli di pasti luculliani, di giornate passate unicamente ad ingozzarsi, beatificandosi dello sguardo miserevole di pony affamati che la guardavano con odio.

L'improvvisa apparizione di una guardia la distrasse dalle proprie fantasie, riportandola al modo reale.

"Guardia? Che significa questo approccio?"

"Sindaco...io..."

Il soldato parlava a scatti, come se ci fosse qualcosa che gli stesse suggerendo cosa dire ad ogni momento.

"Sì, Soldato? Cosa?"

"Io...le ho portato...un alleato...trovato..vicino al bosco...inviato da...colei che Regna suprema..."

Alle spalle del pegaso apparve una creatura che il Sindaco non aveva mai visto prima, un essere che trasudava fierezza e violenza da ogni poro, il manto scuro ricoperto da intricate linee dorate, come d'oro eran gli occhi.

"E voi chi sareste, di grazia?"

"Perdonatemi, Sindaco. Sono DarkPrince, evocato dalla Regina in persona per aiutarla a dominare questo Regno.
Sono qui, per aiutarla...me ne dia la possibilità."

Lo sguardo del leone penetrò nella Sindaco, e ben presto il condizionamento impostole da Aitselec fu cancellato...e sostituito con quello del Tiranno di Zebrica.

DarkPrince sedeva comodamente sullo scranno, precedentemente realizzato per Aitselec, alle sue zampe s'eran radunati tutti i servi dell'Alicorno Bianco, ora soggiogati alla sua volontà. Non c'era voluto molto per convertirli alla sua causa. Nonostante il condizionamento erano pur sempre creature oscure, quindi prede facili per chi sapeva come manipolarle facendo leva sui loro vizi. Lui volse il suo sguardo verso la Sindaco, impegnata ormai unicamente a banchettare, le cui forme già iniziavano a strabordare al di fuori delle stretti e aderenti vesti impostele dall'Alicorno.

"Devo congratularmi con Lei, Sindaco."

Quella smise per un attimo di ingozzarsi, volgendo il volto sporco di residui verso il leone, con uno sguardo interrogativo sul volto.

"Ha fatto un ottimo lavoro con questa cittadina, sono sicuro quindi che si meriti un momento di riposo. Si lasci andare, sfoghi pure la sua passione. No, non risponda. Continui pure nel suo operato, si liberi dell'opprimente fame che l'avvolge. Mi rivolgerò direttamente alla sua seconda.
Sono sciuro che andremo molto d'accordo io e lei."

DarkPrince abbandonò la pony al suo infinito pasto, bloccata in un'estasi che pochi altri avrebbero potuto condividere, dirigendosi poi verso una sua simile, allo stosso modo ingorda, ma non di meri alimenti.

Questa era affamata di potere.

"Magistrato...Oh, mi perdoni, Inquisitrice Trixie, è un piacere rivederla, che ne pensa della sua nuova carica?... Ma venga, dobbiamo parlare in privato."

La pony seguì il leone con la dovuta calma, lanciando uno sguardo di disprezzo alla propria superiore che continuava ad ingozzarsi senza remore, dalla sua postazione a lato del trono.

"Le dica, DarkPrince, perchè la Grande e Potente Trixie dovrebbe fidarsi di lei? Lei sarà anche l'inviato di AItselec, ma la Grande Inquisitrice Trixie non vede grandi miglioramenti nella gestione."

"Oh, mi permetta di spiegarle. La sua superiore è un evidente fallimento, incapace di reprimere i propri istinti primordiali. Lei, invece, sarebbe stata una scelta molto migliore, però avere una figura così incapace al comando comporta numerosi vantaggi.
Vede, se qualcuno avesse da commentare su come vengono gestite le cose qui, non sarebbe colpa dell'Inquisitrice Trixie, ma di chi le dava gli ordini...anche se quegli ordini fossero stati precedentemente preparati e redatti da qualcun'altro...capisce ciò che voglio dire?"

Trixie rimase perplessa per un attimo, per poi rivelare un ghigno malvagio sul volto.

"E' un argomento molto interessante, Consigliere. Cosa volevate sapere, di preciso?"

"La Regina mi ha chiesto di investigare, privatamente, alla ricerca di manufatti magici di elevata potenza. Sono sicuro che una pony come lei ha tutte le risposte che mi servono.
E' per questo che chiedo una mutua collaborazione. Lei mi dia le risposte che cerco...ed io in cambio farò in modo che qualunque cosa accada, agli occhi di tutti lei sarà stata autorizzata e richiesta dalla nostra 'amata' Sindaco."

Lo sguardo dorato del leone riempì gli occhi di Trixie, l'alone dorato si riflesse sulle lunghe e pesanti vesti di pelle scura che quella indossava, finchè quella non fu completamente condizionata e totalmente schiava del Leone Oscuro.

"Che io sappia esistono solo un gruppo di manufatti di tale potenza.

Gli Elementi dell'Odio."

"Davvero? Interessante...Mi dica tutto."



[Postato] - Capitolo 36 - Cambio di Piani
AItselec si era ritirata in una propria illusione, per rigenerare parte del potere consumato per evocare il suo Campione. Certo non era pienamente soddisfatta del risultato, avendo evocato un suo pericoloso avversario, ma era certa che presto o tardi quel problema si sarebbe risolto da solo. I veri pericoli erano le sei maledette pony, penetrate nelle profondità della Happy Tree Forest, e la dannatissima strega voodoo.

Le prime non poteva toccarle,non finchè si nascondevano nella potente entità della Foresta, avrebbe tanto voluto stanarle da lì, ma temeva che un suo ingresso nella stessa avrebbe scatenato l'ira di quell'Entità così antica. No, con loro avrebbe dovuto aspettare.

La Strega anche era un problema urgente, e anche lì non aveva ancora sufficienti forze per sconfiggerla. Però a questo poteva rimediare. Chiudendo gli occhi, l'Alicorno, iniziò a concentrarsi, cercando di raggiungere i suoi schiavi a Ponyville, ma scoprì nel peggiore dei modi che qualcosa glielo impediva.

Qualcosa di già incontrato.

Un blocco che aveva già conosciuto in passato.

La firma di DarkPrince.


La Bianca creatura non potè reprimere un grido di rabbia, quel dannato leoncino avrebbe dovuto essere ancora prigioniero della Foresta, ma in qualche modo a lei sconosciuto era riuscito ad uscirne...ed ora aveva il controllo della cittadina.
Con rabbia cocente lei si alzò in volo, dirigendosi con la velocità di una meteora verso Ponyville, decisa a riprendersi ciò che era suo, anche a costo di ridurre quella palla di peli ad un tizzone ardente, prima del tempo.

Quando giunse nella cittadina rimase senza fiato nel vedere il caos che serpeggiava liberamente.

Guardie che dormivano della grossa, durante il turno di guardia, servitori che si accoltellavano per un pugno di potere in più, gente comune riotrnata ad affollare le strade...e poi la Sindaco Mare.

Quella fu la visione che fece perdere ogni controllo all'Alicorno. La sua creazione, la fanatica serva dell'Ordine e della Giustizia che lei aveva così cautamente plasmata era tornata adessere un suinico esemplare di ingordigia e avidità. Un'obesa massa di carne che, seduta sui resti fracassati della propria sedia, si ingozzava senza alcuna parvenza di rimorso di fronte ai propri servi sbalorditi e colmi di gelosia.

Aitselec emerse alle sue spalle, lo sguardo non più carico di fanatica estasi ma di lavica furia, tanto che i due valletti che porgevano nuove pietanze alla propria signora indietreggiarono terrorizzati alla vista dell'Alicorno, lasciando una perplessa Sindaco a volgere uno sguardo preoccupato alle sue spalle.

"Ma bene...Sindaco...Vedo che preferisce riempire il proprio sudicio stomaco piuttosto che mantenere l'Ordine."

"Mmph!...Mia...Signora...Aitselec!"

"Non smettere...Non avrebbe senso smettere ora. Goditi questi ultimi momenti...i prossimi non saranno tanto felici!"

Alcune ore dopo Aitselec si stava allontanando dalla pubblica gogna che aveva fatto erigere al centro della cittadina. Su questa v'era la ex-sindaco Mare, incatenata al suolo, il muso intrappolato da una museruola costruita con chiodi e filo spinato, costretta a guardare altri pony che, a rotazione, mangiavano davanti a lei mentre lei era costretta a digiunare.

L'Alicorno le si rivolse un'ultima volta, prima di abbandonarla al suo destino.

"Spero che abbia soddisfatto la propria fame nell'ultimo pasto, Sindaco, le guardie non le permetteranno di ricevere una singola mollica di pane. Questa è Giustizia, Sindaco.
Spero per lei che possa resistere finchè io non sarò tornata... altrimenti morirà lì, di fame e di stenti."

AItselec non degnò di ulteriore sguardo la traditrice dell'Ordine, dedicandosi alla questione più importante.

Nonostante la Sindaco fosse stata corrotta aveva comunque rivelato preziose informazioni. DarkPrince era stato effettivamente lì a Ponyville, dove aveva sovvertito tutto ciò che lei aveva creato, quindi era partito insieme a quella piccola serpe di Trixie e ad un nutrito contingente di guardie per andare ad Evilot.

L'Alicorno appariva calma, ma in realtà era furibonda.

Il leoncino e la serpe in sembianze di pony andavano a Evilot per impadronirsi degli Elementi dell'Odio.

Se solo avesse potuto avvicinarsi personalmente alla Capitale avrebbe insegnato loro una lezione, ma le possibilità di incontrare Anul erano fin troppo grandi e lei stessa non avrebbe retto in uno scontro diretto. Non ancora, almeno.

'Però..' pensò con sadica goia l'alicorno '...mi chiedo, cosa succederebbe se una certa Strega venisse a sapere di queste informazioni?'

Con una risata satanica Aitselec trasse a sè un pony della sua guardia, per poi condizionarlo in maniera tanto forte da renderlo praticamente una sua stessa copia.

"Ora vai, mio servo. Informa la Strega di queste nuove, dalle ogni informazione necessaria per farla incontrare con i Traditori.
Non deludermi."



Nella palude la Zebra e la sua seguace pegaso stavano ultimando i preparativi per partire in direzione di Evilot quando furono interrotte da una piccola scimmietta zombie che giunse da loro in tutta fretta. La scimmietta si esprimeva in versi gutturali, lugubri e lamentosi, eppure Zecora pareva capire ogni parola di quel guazzabuglio.

"Maestra? Che succede?"

"Una sorpresa Ella ci tende,
Con un gesto che mi sorprende.
Un suo servo è or ora giunto,
Recando nuove in un corpo consunto.

Orsù seguimi, mia fedele,
Vediamo che vuole quell'Infedele."

La zebra e la pegaso si volsero verso il ristagnante fiume che circondava la catapecchia, vedendo un pony della guardia cittadina giungere a loro trascinato da un rocciadrillo non morto. Il pony era in evidente agitazione, ma c'era qualcosa in lui che lo spingeva ad andare avanti, un comando, un ordine ricevuto che superava persino la sua folle paura.

"Siete voi la Strega Zecora?"

"Son io che questo nome porto,
E tu che vuoi da queste parti, sì tosto?"

La guardia, sebbene continuasse a guardare le fauci del rocciadrillo che lo tenevano prigioniero, stretto ma senza dolergli, riprese a parlare indirizzando il suo messaggio alla Zebra.

"Porto un messaggio per voi dall'Alicorno Bianco...informazioni che potrebbero interessarvi."

"Parlate orsù, ché mi fate aspettare?
Ed io che odio, dover pazientare."

"La mia Signora vi avvisa che un pericoloso nemico vi si sta avvicinando, egli intende prendere possesso degli Elementi dell'Odio...e usarli per sottomettere tutti."

"Ha! Paura ha la tua Signora,
Se vien da me ad implorar, or ora?"

"Fate come volete, Strega Zecora, ma poi non lamentatevi se DarkPrince giungerà e vi sterminerà!"

La zebra si zittì per un momento, per poi volgere lo sguardo sul soldato, investendolo di folle rabbia e tenebroso odio.

"Quel nome da te pronunciato,
E' invero egli l'autore di un sì triste fato?"

"E' lui che con dei soldati marcia verso la capitale...Sta a voi scegliere se fermarlo ora, o venirne distrutta dopo."

Zecora rimase ammutolita, mentre faceva un gesto con lo zoccolo, ordinando al rocciadrillo di affogare il messaggero. Insanity si avvicinò alla propria maestra, gli occhi brucianti di rabbia.

"Mia Maestra, è lui non è vero? E' lui ad avervi costretto a fuggire dalla vostra casa?"

La zebra si limitò ad annuire, ancora troppo sconvolta per emettere parola.

"Allora fermiamolo! Abbiamo un esercito qui, pronto ai nostri comandi...usiamolo e fermiamo il vostro nemico! Non permettetegli di scacciarvi anche da questa dimora.."

"Ragione tu hai, mia seguace,
Con lui vivo, non ci sarà mai pace.
Eliminarlo noi dovremo,
A costo di bruciare il Mondo Intero!"


[Postato] - Capitolo 37 - Diverse prospettive
Twilight Sparklenstein avanzava insieme alle sue alleate, oltrepassando la radura dove avevano incontrato le tre Dridder, non le era ancora chiaro chi le avesse sconfitte o come fossero riuscite ad attaccarle, però sapeva di avere poco tempo. Quando si erano infilate nel grosso veicolo procurato dagli Apples sperava di poter recuperare in fretta gli Elementi.

Ed invece si stava trasformando in una lenta impresa, irta di pericoli e trappole.

Solo Anul poteva immaginare quali altre creature dovessero incontrare o quali sfide ancora dovessero superare prima di raggiungere l'abbandonata fortezza al centro della foresta. Continuando ad avanzare volse un rapido sguardo alle sue forze, il demone ed il suo draghetto mutante erano da non sottovalutare, ma non erano loro a dover dimostrare il loro valore. Le ragazze invece s'erano dimostrate una più proficua della precedente, ad ogni scontro affrontato, persino Pinkamena, anche se non aveva potuto valutare di persona.

Il suo sguardo si mosse sulle due figure che ancora non avevano dimostrato nulla, se non lealtà verso di lei.

Rainbow Dash e Fluttershy.

Twilight, inciampando in una radice nodosa, distolse lo sguardo, preferendo continuare ad avanzare facendo attenzione, piuttosto che rischiare di nuovo. Dopo alcune ore, ognuna di loro si sentiva stanca, però continuavano ad inoltrarsi nella foresta, decise a non fermarsi finchè non avessero raggiunto una nuova radura.

Ciò che si trovarono di fronte fu ben diverso.

"Un...ponte?"

Twilight guardava incuriosita la struttura in ottime condizioni, la superficie in onice era liscia e scura, teschi e gargoyle ne decoravano la stessa, rendendo il ponte fin troppo attraente in un posto ch'era invece così zuccheroso e mieloso di suo.

"Allora? Che stiamo aspettando, Boss?"

Applejack non fu l'unica a spronare la Capofila, tanto che questa represse i propri dubbi e s'avviò lungo il ponte, attraversandolo senza il minimo fastidio. Lesta fu seguita dal resto del gruppo, ad eccezione di Rainbow Dash, che non poteva fare a meno di temere un ponte così cupo in un posto così smielato. La pegaso dal manto arcobaleno vide le sue compagne allontanarsi, senza aspettarla, e con un singulto si lanciò in volo passando al di sopra del ponte che tanto la preoccupava.

S'era lanciata in avanti, esibendosi i spettacolari manovre evasive per evitare i numerosi rami che ingombravano il sentiero, eppure non trovava traccia della Dottoressa Sparklenstein o delle sue altre compagne.

Improvvisamente però giunsero alle sue orecchie delle risate, venivano da uno spiazzo che s'intravedeva attraverso il fogliame e subito ci si buttò a capofitto rimanendo senza parole per lo spettacolo che l'attendeva.

Nella radura c'erano le sue compagne, ma erano in uno stato che lasciò la pegaso in preda all’ansia.

Alcune di loro, come Applejack, Fluttershy e Pinkamena, giocavano tranquille, ridendo e scherzando, con delle piccole creature del bosco, Rarity invece si stava occupando di alcuni cespugli, ri-arrangiandoli, prendendosene cura come se...volesse loro bene.

Ma lo spettacolo peggiore era Twilight.

La stessa pony che l'aveva spedita in un mondo d'incubo, che non aveva mostrato una traccia di bontà...era china su di un insieme di pentolame intenta a cucinare qualcosa per tutte loro.

"Ohi! Cosa diavolo vi succede, adesso?"

La sua espressione fece cadere le altre cinque in uno scioccato silenzio, che poi mutò in un bisbigliare sommesso tra tutte loro.

"L'ha davvero detto?"

"Sì, ha davvero detto quella parola!"

"Non ci posso credere, era sempre sembrata una ragazza sì a modo."

Rainbow vide l'unicorno dal manto viola volgersi verso di lei, una luce ferita negli occhi.

"Rainbow? Perchè usare quella parola? Perchè devi sempre atteggiarti a spavalda e arrogante?"

La pegaso rimase senza parole mentre volgeva il suo sguardo ora su Twilight ora sulle altre, incapace di comprendere cosa stesse succedendo.

"Ehm...Airtseuqe chiama Twilight...Noi SIAMO Cattive...quei pochi elementi definitivamente buoni vengono incarcerati da Anul nelle segrete di Evilot."

"Airtseuqe? Anul?...Evilot!? Rainbow, ma di cosa stai parlando?"

"Sul serio, Twilight, è stato un bello scherzo e mi hai davvero colpita ma...adesso inizi a farmi paura..."

"Rainbow...Siamo noi, le tue amiche di Equestria. Perchè dovremmo farti paura?...E perchè dovremmo essere...Cattive?"

La pegaso era senza parole, non riusciva ad esprimere il terrore che le attanagliava il corpo, mentre l'unicorno viola continuava ad avvicinarsi.

"Rainbow? Stai bene? Non ti ho mai vista così..."

"I-i-i-o...gh! Non ce la faccio!"

Con uno scatto la pegaso si lanciò in aria, allontanandosi dal terreno e da quelle mielose creature, stagliandosi nel libero mondo delle nuvole. Giunta lì, si diresse verso la propria abitazione, la cupa villa di nuvole temporalesche che s'era costruita da sè quand'era arrivata per la prima volta a Ponyville. Ciò che vide al suo arrivo le fece nuovamente credere d'essere impazzita. Scomparsa era la villa di scure nubi, sostituita da una radiosa e raggiante villa in bianche e pacifiche nuvolette. Rainbow Dash si lanciò via verso l'orizzonte in preda ad un sempre crescente senso di sconforto.

Le altre pony di Airtseuqe non se la cavavano altrettanto bene.

Applejack s'era ritrovata inglobata in una specie di fattoria, dove non solo avevano cura degli animali che lì vivevano, ma addirittura avevano un vero meleto! E loro erano lì a raccoglierne i frutti venendoli a prezzi stracciati! Non v'era l'ombra nè di una truffa o di uno scagnozzo.

Era una vita di Duro ed Onesto lavoro.

La bionda di Airtseuqe rabbrividì dall'orrore al pensiero di continuare la sua vita in un simile modo, considerando oltremodo irritante come la guardassero il suo supposto fratello e sorella ogni qualvolta mentiva o si prendeva gioco di qualcuno.

Pinkamena non si trovava poi tanto male, era sì nelle vesti di una creatrice di feste e, generalmente, portatrice di buon umore, ma riusciva a cavarsela, sebbene rimase impressionata quando i suoi due più cari compagni di mangiate si rivelarono essere due normalissimi pony dediti alla pasticceria, invece dei pericolosi cannibali che erano nel suo mondo originario.

Twilight Sparklenstein ebbe un infarto quando si ritrovò con quelle che sarebbero dovute essere le sue sottoposte e s'era invece ritrovata ad avercele come...amiche.

Amiche!

Il suo Draghetto mutante poi, era un misero e semplice cucciolo di drago, incapace del più piccolo segno di malvagità o, a dirla tutta, utilità. Ma lo shock più grande le arrivò quando entrò nella libreria, che lei aveva appena scoperto essere la propria dimora, e vi trovò l'Alicorno Bianco!

Per un attimo si preparò a distruggerlo, annichilirlo, sperando di poter porre fine a quel terribile incubo, ma s'accorse che la mille volte maledetta creatura non era Aitselec...Bensì una certa …Celestia.

Sua Mentore.

La Sparklenstein cercò di stare al gioco, cercando di evitare il contatto fisico con quella bianca creatura, finchè quella non se ne fu andata, stupita e scioccata dal comportamento della propria studente. Rimasta finalmente sola, Twilight utilizzò la vasta libreria, quella fortunatamente non era cambiata in quello strano mondo perverso, finché non trovò la risposta allo strano comportamento del mondo intorno a lei.



[Postato] - Capitolo 38 - Bifrost, Il ponte maledetto
Twilight Sparklenstein sedeva nella sala comune della libreria della sua dimora in quel mondo mielato e melenso, i suoi…amici…erano stati relegati fuori, insieme a quella patetica scusa di drago che la seguiva dappertutto. Quindi per cautela aveva eretto un potente scudo d’energia tutt’intorno alla casa -albero così da poter studiare in tranquillità, ignorando quelle patetiche figure che da fuori cercavano, ormai da ore, di attirare la sua attenzione per farsi spiegare cosa le fosse preso.

La Sparklenstein, prese a leggere assumendo, di volta in volta, un’espressione sempre più scioccata e preoccupata.

“Il Ponte maledetto, Bifrost.
Una struttura appartenente all’era più buia di Equestria, costruita da una non meglio identificata creatura delle tenebre, era utilizzata principalmente con lo scopo di garantire al suo creatore potere. Ad oggi, nonostante numerosi esperimenti, non è chiaro come questa struttura possa generare potere, ma è certo che attraversandolo si viene catapultati in un luogo sconosciuto.

Nei secoli, molti sono stati i tentativi di appurare dove conducesse esattamente, ma solo in alcuni rari casi il volontario è riuscito a tornare indietro. Nella maggioranza di questi, colui che l’aveva attraversato all’andata, ritornava privo di senno e di lucidità, vaneggiando su mondi oscuri e privi di logica.

La teoria maggiormente divulgata a questo riguardo è che il ponte stesso si nutra delle esperienze ottenute nei mondi alternativi in cui i volontari hanno vissuto, prosciugandolo e rendendolo adatto alla vita unicamente nella terra alternativa. E’ da notare che sebbene per tutti i volontari la permanenza nella ‘terra alternativa’ sembrasse durare mesi o addirittura anni, ritornavano nel nostro mondo solo dopo pochi attimi.

Ci sono stati due casi specifici in cui i Volontari sono ritornati non completamente fuori di senno.

Il primo caso registrato fu di una Pegaso, Wind Chimer, la quale riferì d’aver vissuto nella terra alternativa per quasi due anni, riuscendo a mantenere la propria sanità mentale unicamente grazie ad un costante isolamento. Non è chiaro come riuscì a ritornare nel nostro mondo, la sua confessione fu vaga e perlopiù priva di senso.

Il secondo caso registrato invece appartiene ad un pony comune, tale Ground Digger.

Il suo resoconto è persino più oscuro e inquietante, eppure pronunciato con tale fermezza da rendere difficile giudicarlo falso, per correttezza ne trascriveremo parte qui di seguito:

Buia e cupa era la sala, fumanti ombre danzavano intorno a me mentre dinanzi ai miei occhi un piedistallo si ergeva.

Sulla sua sommità una statua con le mie fattezze mi osservava illuminata da strana luce azzurra.

M’inquietava non poco.

Ma il vero orrore mi attanagliò le membra quando vidi il trono che sovrastava la stanza e su cui intravidi la creatura che lì sedeva.

Nascosta dalle ombre non potei vederla bene, ma quei singoli intermezzi bastarono a gelarmi il cuore.

Un’ala sì vasta da poter oscurare il mondo intero, squame d’un verde metallico, lucente eppure viscido, labbra come serpi, in costante agitazione e movimento.

E gli occhi…gli occhi!

In quelle orbite verdastre vidi morte e sofferenza; passato, presente e futuro; vidi la vita nascere e morire. Sentii la mia mente iniziare a cedere sotto quella luce malsana, il mio Io venire assorbito, poco alla volta finché tutto svanì con una sola frase.


Tu mi hai raggiunto, mortale…per questo motivo potrai tornare al tuo mondo.

Per quanto questo resoconto fosse ricco di dettagli, nessuno si è ancora espresso sulla reale possibilità che una simile creatura esista. Ad oggi, il racconto sopra riportato, è ancora conosciuto come i vaneggiamenti di uno sfortunato, coinvolto in un grave caso di demenza. ”

La Sparklenstein rimase senza parole alla lettura del brano, però adesso capiva cosa fosse accaduto loro.

Il ponte che avevano attraversato, così comune ai loro occhi, s’era rivelato essere l’ennesima trappola. E loro ci erano cadute in pieno, ma il dubbio che la tormentava era quel riferimento al ponte che si nutriva delle loro esperienze. Cosa volevano dire? Come si poteva fuggire da quel mondo parallelo?

Con questi dubbi in testa, Twilight Sparklenstein, non s’accorse della strana entità ch’era giunta alla casa-albero e che si preparava a disattivare lo scudo protettivo.

Le altre pony di Airtseuqe, ignoranti del motivo per cui erano in un mondo così strano quasi non s’accorsero di star cambiando il proprio atteggiamento. Sembrava quasi che qualcosa le spingesse ad amalgamarsi nel mondo in cui ora vivevano, una sensazione di tale potenza che le oscure presenze che abitavano nei loro corpi non potevano nulla per impedirlo.

Una ad una iniziarono ad ambientarsi nel mondo in cui si erano ritrovate, iniziando gradatamente a dimenticare chi fossero davvero ed abbracciando la nuova realtà.

Di tutte loro solo Rainbow Dash continuava a resistere, isolandosi ed attaccando chiunque le si avvicinasse, eppure nonostante cercasse di resistere con tutte le sue forze, di tanto in tanto, sentiva che la vita in quel mondo non sarebbe stata poi tanto male. In fondo lì era conosciuta, apprezzata e amata da molti pony. Poteva davvero negare che la vita su Airtseuqe fosse migliore?

In quei momenti però una piccola e debole voce si faceva sentire nella sua mente, fioca come un basso sussuro ma carica di fiducia, e quella voce la spingeva a cercare un modo per tornare ad Airtseuqe.

Diffida di loro, tutti loro non vogliono altro che sfruttarti e consumarti. Nessuno ti è amico. Guardati da chi ti tratta come suo pari, perché è lui che ti colpirà alle spalle!

Nel frattempo le altre pony crollavano cedendo alla gentilezza e alla bontà dei loro nuovi mondi.

Rarity fu la prima a cedere, il suo desiderio di essere amata ed apprezzata era pienamente soddisfatto nel mondo di Equestria. Sempre seguita dal cucciolo di drago della sua ’amica’ e continuamente omaggiata per le sue bellissime creazioni, divenne presto una dolce e tenera abitante di quel mondo per lei naturalmente alieno. Persino i suoi ricordi di Airtseuqe sbiadirono ben presto, diventando solo deboli ricordi, sfatte immagini di un sogno cupo e tenebroso.

Fluttershy crollò poco dopo, la sua naturale timidezza soverchiò in maniera costante il suo lato ferale, annichilendolo, iniziando ad amare davvero ogni tipo di creatura vivente ritrovandosi ben presto a vivere in una calma e perpetua quiete riuscendo persino ad apprezzare le gioie portate dalle sue nuove amiche.

Una dopo l’altra, tutte le seguaci della Sparklestein crollarono sotto al peso di quel mondo fatto di bontà e gentilezza, dimenticando ben presto d’essere mai state in un altro mondo ed integrandosi perfettamente in quella nuova ambientazione.

Applejack si ritrovò ben presto ad essere una pony gentile ed incapace di mentire, dedita unicamente alla famiglia ed al lavoro onesto. Pinkamena però, di tutte loro, fu quella che cambiò in maniera più decisa, arrivando persino a dimenticare chi lei fosse davvero e adottando il nome che quel mondo le aveva dato.

Diventando Pinkie Pie le sue memorie di Airtseuqe svanirono mentre l’essere che viveva in lei diventava di giorno in giorno più debole e sofferente.

Twilight Sparklestein stessa percepì il peso delle nuove memorie ed il dissiparsi delle precendenti, eppure nonostante sapesse d’essere in trappola sentiva qualcosa intorno a sé che la spingeva, che la guidava verso l’ambientarsi in quello strano e pacifico mondo.

Il solo pensiero che la Twilight di questo mondo fosse riuscita ad entrare nelle sincere grazie della Regnante senza subire umiliazioni, torture e disgrazie la convinceva che, forse, c’era del merito nell’essere…buona.

Alcuni giorni dopo, mentre avanzava per la cittadina di Ponyville, bagnata da un raggiante sole e circondata da volti pacifici e amichevoli le parve, per un momento, di non essere nel posto giusto.

Per qualche motivo le sembrava di ricordare un’Equestria cupa ed avvolta da una perenne oscurità, un nome in particolare le serpeggiava in testa.

Anul.

Eppure non riusciva a ricordare cosa o chi fosse. Continuando la sua dolce passeggiata, seguita dal suo fedele draghetto, decise di prender nota di quel nome e di chiederlo alla sua Mentore. Forse, pensava, la Principessa Celestia le avrebbe saputo dire di cosa si trattava.

Nell’oscurità dei suoi pensieri una maligna risata esplose silenziosa, due occhi dalla luce verdastra e malsana la guardavano colmi di ilare sadicità, compiacendosi della vittoria ormai certa.



[Postato] - Capitolo 39 - Scontro violento

Rainbow Dash non ne poteva più.

Aveva provato di tutto, urlare, sgolarsi, persino insultare, ma quelle patetiche scuse di pony continuavano a perdonarla, ad abbracciarla, a cercare di confortarla. Il pegaso dalla chioma arcobaleno si sentiva sempre più alienata da quel comportamento, incapace di fidarsi di tutte quei volti sorridenti, dei segni di reciproca amicizia.

In quel momento stava fuggendo via da una turma di pegasi che la volevano come loro membro. Non erano altro che la versione melensa degli Shadowbolt di Airtseuqe, tali wonderbolt. E sebbene lei stessa ne fosse stata membro nel suo mondo natio, non poteva cedere.

Non avrebbe permesso loro di colpirla alle spalle.

Ma per quanto si sforzasse non riusciva a seminarli, li distanziava, ma quelli continuavano a seguirla come cani da caccia che inseguono una volpe. La pegaso si sentiva spezzare in due, una voce soave le diceva di dimenticare, di abbracciare quel mondo. Un’altra invece, tremolante e carica di paura, le suggeriva di restare in guardia, di non fidarsi.

Con un urlo, Rainbow Dash, si lasciò prendere dalla rabbia e, dopo un avvitamento spettacolare, invertì la rotta mentre un ghigno satanico le apparve sul volto.

“Volete giocare, pegasi? Allora giochiamo.

Presto capirete perché mi chiamano ‘Ultima Ombra’.”

I pegasi sorrisero, inizialmente, nel vedere Rainbow Dash virare e volare verso di loro ma, ben presto, i loro sorrisi mutarono in smorfie di terrore nel notare il ghigno malvagio sul volto della pegaso dal manto azzurro. Alcuni di loro cercarono di allontanarsi ma la pegaso era sempre in agguato, ben presto molti dei pegasi dalle uniformi azzurre caddero dal cielo schiantandosi su delle nuvole di passaggio rimanendo lì stesi privi di sensi.

Un colpo d’ala di qua ed un calcio ben piazzato di là, queste erano le tattiche preferite da Rainbow Dash per sconfiggere i propri avversari, purtroppo notò come tutte le sue vittime s’erano schiantate su delle innocenti nuvolette, invece di precipitare al suolo come era solito accadere ad Airtseuqe.

Eppure, quello scontro le aveva risollevato gli spiriti.

Non era lei ad essere intrappolata in quel mondo con quei pacifici pony.

Erano loro ad essere in trappola con lei.

Con la coda dell’occhio s’accorse d’un movimento improvviso verso di lei, rapida scartò via con una giravolta mentre l’ultima pegaso in uniforme le passava vicino con uno sguardo di rabbia negli occhi.

“Oh oh! Vedo che anche voi pacifisti sapete cosa sia la rabbia allora…”

La pegaso in uniforme rimase ferma a mezz’aria, lo sguardo carico di rabbia nel vedere Rainbow Dash insultarla in tutta tranquillità.

“Rainbow Dash! Come osi fare questo a noi? Ai Wonderbolts? Non eri tu che volevi unirti al nostro gruppo? Non era forse il sogno della tua vita?”

“Ha! Che sogno banale…unirmi a voi? Io sono Rainbow ‘Ultima Ombra’ Dash, Maggiore delle forze Paramilitari Aviotrasportate di Airtseuqe. Perché dovrei unirmi ad un branco di incompetenti come voi?
Voi, in confronto a me, non siete nulla.”

“M-Maggiore!? Hahahaha…Rainbow Dash, non so contro cosa hai colpito la testa, ma pagherai per la tua insolenza, parola di Spitfire!”

Con un guizzo la pegaso dei Wonderbolts si lanciò in avanti, scattando ad alta velocità, puntando direttamente alla pegaso dalla criniera arcobaleno, gli zoccoli frontali pronti a colpire. Ma Rainbow non aspettava altro, rapida evitò l’assalto con un giro della morte per poi passare da preda a predatore, inseguendo l’altro pegaso e marcandolo stretto. Ben presto, le due figure, si scambiavano colpi ed attacchi, evitandosi a vicenda quando possibile, mettendo in mostra uno spettacolo aereo come mai visto prima in Equestria. Alcuni pony della cittadina s’erano infatti fermati a guardare, ammaliati dalle azioni delle due pegasi, senza però riconoscere cosa realmente stesse accadendo.

Spitfire s’era nascosta in un banco di nubi, respirava affannosamente mentre riprendeva fiato sconcertata. Certo, sapeva che la sua avversaria era un’abile pegaso ma, s’era dimostrata un’ancor più abile combattente e decisamente senza pietà. La cercò, con preoccupazione, intorno a sé ma senza vederne ombra finchè non sentì un respiro caldo sulla propria nuca.

Voltandosi vide il ghigno satanico della pegaso che era rimasta esattamente alle sue spalle in perfetto silenzio e ne sentì il sussurro dal tono cupo e fermo.

“Adesso…muori.”

Rainbow Dash s’era divertita con la versione pacifica di Spitfire ma, non era a livello con la sua terrificante controparte di Airtseuqe. Questa Spitfire aveva avuto molte occasioni per farle davvero male ma, ogni volta, aveva esitato, pagandone poi le conseguenze.
Ora, però, era il momento di chiudere la partita.

La pegaso dal manto azzurro colpì con forza il volto della sua nemica con lo zoccolo, ferendola e imbrattandole il volto di sangue e, mentre questa era in stato di shock, la colpì di nuovo alle ali, fratturandole entrambe. Per un attimo rimase immobile a guardarla poi, notando l’innocente nuvoletta ‘casualmente’ sulla sua traiettoria, sorrise malevola mentre si lanciava in tuffo verso la preda.

Spitfire riaprì gli occhi, sentiva l’aria urlare intorno a sé mentre il dolore alla testa e alle ali la tormentava.

Volse uno sguardo preoccupato sotto di sé e sorrise nel vedere che sarebbe caduta contro una nuvola, arrestandosi lì.

Improvvisamente però la risata dell’altra pegaso la costrinse a guardare in alto ed il suo cuore si fermò nel vederla lanciata verso di lei. Per un attimo credette che quella stesse venendo a finirla ma, con suo sollievo, vide la sua criniera arcobaleno passarle accanto e proseguire. In quel momento il suo sguardo fu calamitato verso il basso da un suono che giunse fino a lei.

Il sollievo appena provato sparì nel vedere Rainbow Dash distruggere le nuvole lì intorno, creando così un corridoio libero da ostacoli sulla sua traiettoria di caduta.

L’ultima cosa che Spitfire pensò prima di fare contatto con il suolo fu solo ‘Perché?’.


[Postato] - Capitolo 40 - Orrore in Equestria
Gli abitanti della cittadina di Ponyville erano rimasti ammaliati dallo spettacolo aereo, ognuno di loro aveva abbandonato ogni attività dedicandosi unicamente a guardare la bravura di quei pegasi. In un attimo però la magnifica rappresentazione aerea s’era trasformata in un incubo, tutti poterono vedere l’amata e famosa Spitfire precipitare verso il suolo, apparentemente inabile a riprendere il volo.

Una serie di latrati s’alzò dalle loro gole nel vederla precipitare finchè non videro l’altra pegaso gettarsi in picchiata verso di lei. Ma il boato di sollievo rimase strozzato nelle gole degli astanti quando si resero conto che la pegaso dalla criniera arcobaleno aveva semplicemente condannato a morte il Capitano dei Wonderbolt.

Nessuno di loro osò seguire la figura di Spitfire mentre precipitava al suolo, rimanendo invece incollati su Rainbow Dash, la quale rideva satanicamente dall’alto di una cupa nube. Alcuni degli astanti accorsero verso il punto di caduta del Capitano dei Wonderbolt, ma nessuno di loro riferì mai cosa avesse visto se non per parole smozzicate su sangue e morte. Come un unico essere, l’intera folla gridò oltraggiata verso Rainbow Dash, grida di rabbia e sofferenza che ebbero un effetto insolito nella pegaso.

Questa infatti restava a mezz’aria, inchinandosi ad ogni nuova ondata di grida finchè una voce non emerse dal coro, così carica di rabbia da risuonare per alcuni chilometri.

“Rainbow Dash! Sei solo una vigliacca!”

La pegaso smise di inchinarsi, la sua espressione non più colma d’orgoglio ma inasprita di furore mentre guardava la folla con occhi così carichi di rabbia da sembrare due sfere fiammeggianti, per poi ruggire con così tanto odio da coprire le urla provenienti dalla cittadina.

CHI OSA DARMI DELLA VIGLIACCA? FATTI VEDERE…Se ne hai il coraggio!

La massa di pony si zittì a quella manifestazione, improvvisamente nei loro cuori s’era fatta avanti l’idea che la pegaso nel cielo dinanzi a loro non fosse affatto un pony, ma una oscura creatura votata al male. La folla si mosse lentamente ma gradualmente, isolando una giovane pegaso dal manto marroncino, la quale iniziava a guardarsi in giro, estremamente preoccupata.

Rainbow Dash, individuata la fonte dell’insulto iniziò a scendere di quota, avvicinandosi e, mentre si avvicinava, il suo corpo iniziò a mutare, assumendo sembianze irriconoscibili. La voce preoccupata, che tanto l’aveva consigliata ora s’era fatta nuovamente avanti, parlandole direttamente nel pensiero.

Ben fatto, piccola mia, insegna loro chi è comanda. Nessuno di loro potrà mai esser degno di fiducia, ognuno di loro ti pugnalerà alle spalle alla prima occasione utile. Devono imparare la lezione più importante di tutte…la Paranoia è la migliore delle virtù, se uno sa come sfruttarla. Ed io ti insegnerò proprio questo, Rainbow Dash.

Accetta, ora, i miei doni…e rinasci come Ultima Ombra, la progenie Demoniaca.


La Rainbow Dash che si stagliava alta nel cielo era scomparsa, la creatura che era appena atterrata nello spiazzo creato dalla folla in panico non era altro che una creatura d’incubo. Scomparso era il motivo arcobaleno dalla sua criniera, sostituito da un insieme caotico di rosso e nero, in varie ombre di chiaro e scuro. La pelle s’era ispessita, irrobustita, assumendo un colorito grigiastro come di ossa bruciate. Le ali poi, non erano più piumate ma di resistente pelle dura e scagliosa, e dotate di acuminati barbigli.

Ma di tutto l’insieme, era il volto che faceva più impressione.

Non v’era traccia di gentilezza o di comprensione nello sguardo famelico della pegaso demoniaca, la lingua biforcuta si muoveva rapida evitando le fila di denti triangolari e seghettati che ora costellavano le sue fauci. Lo sguardo di Ultima Ombra si posò con infernale fervore sulla giovane pegaso che ne aveva causato il risveglio.

E così saresti tu, ad osare definirmi vigliacca? Tu, patetica scusa di pegaso? Dimmi, versione pacifica di una creatura inutile, almeno qui…in questo mondo…sei riuscita a volare almeno una volta?

Dal tuo sguardo disperato, direi che anche qui, in questo melenso mondo rimani sempre un fallimento…Scootaloo.


La giovane pony era paralizzata dal terrore, la creatura che le si stagliava davanti assomigliava a Rainbow Dash, ma non poteva essere la sua sorellona. Con le lacrime agli occhi, cercò di indietreggiare, di allontanarsi, senza riuscirvi.

Dove credi di andare, stupido spreco di ali? Credi forse di poter ingannare me, Ultima Ombra, con la tua falsa paura? Speri, magari, che io ti lasci andare per potermi assalire poi alle spalle?

No, Scootaloo. Oggi, Io stessa, ti darò il dono che tanto desideri.


“D-Dono? I-Io…Io n-non so di…di che s-stai…p-parlando.”

Certo che no, inutile ammasso di piume e pelle. Ma lo scoprirai a breve…

Con un rapido guizzo, Ultima Ombra, mosse in avanti spalancando le ali membranose ed afferrando la giovane pegaso con gli zoccoli artigliati di cui era provvista, stringendo a tal punto da farla sanguinare. Il grido di Scootaloo si perse però nel vento, mentre la creatura d’incubo abbandonava il terreno librandosi nell’aria sghignazzando sinistramente.

La folla rimase a guardare impietrita finché un pegaso non provò ad alzarsi in volo per soccorrere la piccola. Fu a quel punto che Ultima Ombra si fermò improvvisamente volgendo il proprio sguardo su di lui.

Sciocco. Credevi forse che non ti avrei visto? Pagherai per la tua insolenza.

La pegaso demoniaca abbandonò la sua preda su di una minuscola nuvola, volgendosi poi verso il suo inseguitore. Volava rapida, ed altrettanto si muoveva, finché non giunse su di lui in un turbinio di zanne e artigli. Questi non poté far nulla per evitarla, finendo all’interno del turbine con un urlo angoscioso.

La folla ammutolita guardava il turbine rosso e nero agitarsi convulsamente mentre versi inumani emergevano dallo stesso, seguiti da lampi e colpi che riecheggiavano per l'intera vallata. Quando finalmente il turbine si sciolse, Ultima Ombra rimase sospesa a mezz’aria, un ghigno trionfante sul volto mentre alcune piume del pegaso le spuntavano tra le zanne, fermamente esposte alla folla impaurita sotto di lei. La pegaso infernale volse il suo sguardo verso la cittadina, luce malvagia negli occhi, sfidandoli a farsi avanti, istigandoli ad attaccarla.

Il pasto è stato soddisfacente…Ma c’è sempre posto per il Dessert…qualcuno di voi si offre volontario? No? Non disturbatemi ulteriormente…o verrò a prendervi uno ad uno.

Con un rapido guizzo, la posseduta Rainbow Dash, passò veloce vicino all’orripilata Scootaloo, afferrandola nuovamente e portandola via in un singolo passaggio.

Dove eravamo? Ah, Sì. Esprimere il tuo desiderio…anche se non credo ti piacerà.


[Postato] - Capitolo 41 - Morte e Risveglio
Scootaloo piangeva a dirotto, la sua mente infranta dopo l’orrido spettacolo a cui aveva assistito, mentre quel mostro continuava ad alzarsi di quota stringendola a sé sempre più ferocemente.

La giovane pegaso non sapeva a cosa si stesse riferendo la creatura infernale ma, dopo averla vista in azione non poteva far altro che immaginarsi un lungo e sofferente tormento. Improvvisamente vide che si erano fermate, guardandosi intorno non poté credere ai suoi occhi, erano così in alto da poter vedere l’intero continente di Equestria e, sebbene fosse uno spettacolo magnifico, sentiva che qualcosa di tremendo stava per accadere.

“C-Cosa…?”

“Il tuo desiderio…volare più in alto di qualsiasi altro pony. Visto, ti ho accontentata…Ora tocca a me, però…”

“N-Non…Non farmi del male…Non…Non parlerò più…tesserò le tue lodi…farò ciò che vuoi….”

“Ciò che voglio? Così sia allora…
Questo, io voglio…Che tu voli, con me, durante il mio Sonic Hellboom!

Preparati, è un’esperienza che si può vivere… Una volta sola!”

La pegaso demoniaca esplose in una risata infernale per poi lanciarsi verso il paesaggio sotto di lei ad una velocità folle ma, più si avvicinava più una strana forza spingeva per farla allontanare. L’attrito generato dalle due forze in opposizione iniziò a generare calore, il quale in pochi attimi esplose in un turbinio di fiamme.

Scootaloo urlava a squarciagola, un terrore folle e puro le avvolgeva la mente mentre vedeva il terreno farsi sempre più vicino. Il suo sguardo sofferente si spostò per un momento sul mostro che l’aveva rapita, notando la gioia che questa stava provando.

Quando ormai erano a ridosso del terreno il tempo parve rallentare, la giovane pegaso rimase incredula nel rendersi conto di poter vedere il mondo circostante ad una velocità molto inferiore al normale. Vide un coniglietto emergere da un cespuglio, muovendosi al rallentatore, quasi a scatti, eppure lei stessa si muoveva e pensava ancora a velocità normale.
Improvvisamente però, il mondo intorno a loro divenne fumoso, indistinguibile.

Ultima Ombra, sentendo le due forze contrapposte su di lei venire annullate lasciò la presa sulla giovane pegaso, abbandonandola sul terreno incolto verso cui s’era diretta. Apparentemente salva, quest’ultima fece per trillare di gioia quando la Rainbow Dash demoniaca esplose nel suo Sonic Hellboom.

Una luce accecante si estese intorno ad essa, incenerendo qualunque cosa ci fosse nelle sue vicinanze. E mentre Ultima Ombra sfrecciava via lasciandosi alle spalle una scia di fuoco, Scootaloo ne fu investita in pieno, ma tanta era la forza delle fiamme che lei non ne percepì nemmeno il dolore del contatto.

La giovane pegaso non ebbe tempo di provare dolore, ancora colma di gioia per essere sopravvissuta a quell’incubo, smise semplicemente di esistere mentre le sue ceneri furono spazzate via dal vento.

Rainbow Dash rideva sguaiatamente mentre lasciava una scia di fuoco e fiamme alle sue spalle, mai si era divertita così eppure, in un momento, quel patetico, pacifico, mondo scomparve da davanti ai suoi occhi mentre lei scopriva d’essere, improvvisamente, ferma in una strana e vasta sala buia.

La voce che l’aveva accompagnata durante la sua trasformazione in Ultima Ombra, scelse quel momento per riapparire all’interno dei suoi pensieri, il suo tono più preoccupato e frettoloso che mai.

E’ qui! Lui è qui! Fuggi! Fuggi, Piccola Mia! Nessuno può fermarlo! Scappa!

Rainbow Dash sentì una pesante pressione venire applicata su di sé, e più lei si opponeva più questa si intensificava finchè le sue forme demoniache non collassarono, svanendo in volute di fumo nerastro, facendola tornare alle sue vere sembianze. Con sguardo ferito la pegaso volse lo sguardo intorno a sé, cercando di capire cosa le fosse successo, fermandosi poi di colpo quando vide sei piedistalli illuminati da una strana luce bluastra.

Su ognuno c’era una statua identica in ogni dettaglio alle sue compagne, persino una dalle fattezze delle Dottoressa Sparklenstein, ognuna delle statue però, era avvolta da uno strano ed ultraterreno bagliore azzurro.

Tutte, tranne la sua.


[Postato] - Capitolo 42 - Devourer
La pegaso guardava ammutolita le statue sui piedistalli, ad ogni momento le sembrava che assumessero un maggiore colorito, diventando sempre meno somiglianti a delle statue e più simili alle sue vere compagne. Lei si mosse lentamente verso la sua statua notando solo in quel momento come questa fosse piena di crepe e grondante uno strano liquido scuro. Rabbuiata da quella visione non colse immediatamente la presenza dell’oscuro trono posto oltre i piedistalli e nemmeno la figura che lì era seduta.
Improvvisamente una voce pervase la mente della pegaso, così antica e potente che la costrinse a crollare al suolo priva di forze.

Giunta qui sei, ordunque.

Stupiti Noi siamo.

Mai vivente creatura giunta in presenza nostra con sana mente.

Affascini tu curiosità Nostra
.”

Rainbow Dash, ruotando lentamente gli occhi riuscì a volgersi verso la figura sul trono ma, nel momento stesso in cui lo vide, si pentì amaramente di averlo fatto. Il solo vedere quell’essere le distrusse la mente, infrangendone i pensieri come frammenti di uno specchio.

Come rabbiosi ed intermittenti flash, vide parzialmente la creatura che la dominava, le scaglie verdastre eppure lucide, le ali di pelle scagliosa eppure viscida, la bocca coperta da lunghe estremità serpentine in continuo movimento.

Ma più di tutto gli occhi.

La loro luce verde era malsana ed irresistibile al tempo stesso, più lei ne scrutava le profondità, più si sentiva venir trascinata via, in quello sguardo malevolo riusciva a vedere ogni cosa del creato. Vide la nascita della vita, vide stelle crescere e morire, vide l’essere che le si stagliava di fronte nutrirsi dell’universo stesso. D’un tratto, mentre era al limite e sentiva che la morte sarebbe giunta anche per lei, la presa cessò e Rainbow Dash riuscì a chiudere gli occhi, iniziando a piangere in silenzio.

Giunge chi da Noi, premio ottiene sua resistenza per.

Ma tu resistita anche a malie Nostre…altro premio Noi concede.

Tu prima, eoni interi da.

Noi concede due…tu chiede due.

Cosa volere tu?


“C-Chi…sei…tu?”

Questo volere tu?

Conoscenza?


“N-No…solo..curiosità…”

La pegaso cercava di rimettersi in piedi ma, non ne trovava le forze. Si sentiva completamente prosciugata come se fosse lì lì per morire, eppure non voleva…non poteva mostrarsi debole a quella misteriosa creatura.

Debole tu…contro di Noi.

Inutile cercare di Noi ingannare.

Tu affascini Noi, esemplare primo che curiosità risveglia Noi in.

Noi, nomi avere molti.

Corretti tutti e sbagliati tutti.

Tu potere chiamare Noi…Orrore, Terrore, Raccapriccio.

Tutti corretti.

Noi Dio…tu insignificante vita di forma.

Tu conoscere Noi, Tu visto Noi di passato.

Ora tu decide.

O Noi tiene te per intrattenimento nostro.


La pegaso, barcollando, riuscì finalmente a tirarsi nuovamente sugli zoccoli, lo sguardo piantato sul pavimento mentre dava voce ai suoi pensieri.

“Tu sai ciò che voglio…o credi di saperlo. Sì…ho visto nei tuoi occhi, so cosa sei, come so il nome adatto a te.

Divoratore, Parassita.

Come dici tu, corretti e sbagliati entrambi. Cosa credi che io voglia? Dominare su tutti? Essere la migliore? Hai ragione, Parassita, sono cose che voglio…ma voglio ottenerle da me.

Perché poi, dovrei fidarmi di te? Tu…”

La voce della pegaso divenne più cupa, più fredda, mentre l’influenza di Paranoia si faceva sentire.

…che ti nutri di nascosto, che aspetti nell’ombra i folli e gli sciocchi che vagano per le realtà, attirandoli nelle tue trame con perfidi inganni.

Perché Noi, Ultima Ombra, dovremmo fidarci di te? No.

Sappiamo che la tua parola è legge, ma preferiamo indicarti esattamente ciò che vogliamo…così da evitare spiacevoli incidenti. Ascolta dunque, Annullatore di Vita, rivogliamo le nostre compagne e la nostra Padrona.

Loro, bada, non delle mere copie. Inoltre vogliamo tornare nel nostro mondo, senza dover affrontare ulteriormente la tua perfidia.

Questo è ciò che tu puoi darci.


[Postato] - Capitolo 43 - Speranze d’Odio
Il boschetto ai piedi della sacra montagna al centro di Airtseuqe era rimasto deserto ed abbandonato da secoli, gli alberi contorti e dalla scura corteccia una vista comune eppure così preziosa da esser divenuti tanto importanti quanto una delle monolitiche chiese della Matriarca.

Per quel motivo, quell’anonimo boschetto, rimase sempre sotto la protezione continua della Malvagia Regnante. Considerato terreno sacro dalla sovrana, nessun pony ebbe mai il coraggio di percorrerne i labirintici sentieri.

In una singola notte tutto ciò cambiò.

Il bosco, in quella singola notte, si ritrovò sommerso da centinaia di pony mentre dozzine di piccoli fuochi da campo furono rapidamente eretti nei suoi sentieri. I suoi alberi, per così tanto tempo ignorati, furono presto abbattuti e arsi per fornire calore ai corpi di quei viventi.

Se il bosco avesse potuto esprimere i suoi pensieri, avrebbe urlato di furia.


Tende e padiglioni furono rapidamente montati, mentre i pony che componevano quell’orda iniziavano ad organizzarsi per la notte. Turni di guardia furono impartiti, provvigioni distribuite ed esercitazioni istruite, mentre due figure, solitarie rispetto al resto, sedevano intorno ad un fuoco, eretto su di una collina, isolati dal resto del campo.

Una sedeva con tutt’e quattro gli arti a terra, il suo manto scuro come la notte ma intervallato da tatuaggi dorati lo rendevano riconoscibile a molti metri di distanza. La figura che sedeva sui quarti posteriori al suo fianco invece, avvolta com’era da pesanti e lunghe vesti di pelle scura, appariva indiscernibile da qualunque altro pony dell’accampamento.

Ma agli occhi di DarkPrince l’Inquisitrice Trixie non poteva essere confusa con nessun’altra figura.

I suoi occhi coglievano l’aura che la circondava, la sete di potere, la smodata ambizione e soprattutto l’inestinguibile voglia d’essere celebrata. Il leonide la osservava in silenzio, godendosi lo spettacolo fornito dal mutare della sua aura, il prepotente rosso dei sogni di potere, l’irruente giallo della sua ambizione ed il crescente verde per i suoi sogni di gloria.
Era così facile predirne le domande, le richieste, invero era solo una marionetta che pendeva dalle sue labbra, una delle sue prede più facili da dominare e controllare. Quando però il suo sguardo si posò sulle fiamme non potè frenarsi dal ringhiare cupamente, facendo trasalire la pony al suo fianco.

“Milord?”

“Perdonatemi, Inquisitrice. E’ solo l’inestinguibile voglia di portare a compimento i piani della nostra Padrona Aitselec.”

Che menzogna la sua, il suo desiderio era tutto l’opposto, il solo pensiero di vedere il Bianco Alicorno sconfitto gli faceva sentire un caldo sentimento nel cuore.

“Ditemi, piuttosto, Inquisitrice, quanto ancora dovremo attendere prima di raggiungere la cittadina di Evilot?”

“Non temete, Milord. Domani all’alba lasceremo questo bosco e marceremo fino alla Città-Fortezza. Arriveremo alle porte a metà mattina.”

“Ci stiamo impiegando una vita per raggiungerla e voi sapete, quanto me, come la nostra Padrona esiga dei risultati a breve scadenza.”

“Milord, con tutto il rispetto, le truppe necessitano riposo e soste ogni giorno, altrimenti giungerebbero sfinite alle porte del castello nemico. Ma non temete, l’Infedele non abbandona mai le sue sale.

La testa di Anul sarà vostra entro domani sera.”

DarkPrince non rispose, sapeva perfettamente che non sarebbe stato facile come prevedeva quella sciocca della sua creatura. No, se anche Anul avesse soltanto avuto un briciolo della crudeltà del Bianco Alicorno, sarebbe stata un’avversaria temibile. Senza contare il fatto che era stata lei in fondo a bandire Aitselec, segregandola nel sole, se la leggenda narratale da Trixie poteva avere qualche fondamento.

Ma non importava, presto avrebbe avuto con sé quei manufatti, gli Elementi dell’Odio, e allora nessuno avrebbe più potuto sfidarlo.

Nessuno.

La successiva mattina l’armata si mosse in perfetto ordine, risalendo il monte sulla cui cima riposava la Città-Fortezza di Evilot. La notte di riposo aveva provato d’essere davvero necessaria agli occhi del leone, la scalata fino alla città si protrasse senza incidenti e quando furono in vista delle porte, le sue truppe eran pronte allo scontro.

Ciò che videro però lasciò tutti senza fiato.

La vasta Città-Fortezza si estendeva di fronte a loro, cupa e minacciosa, le sue alte mura di scura pietra, le torri irte e ricoperte di gargoyles accrescevano il senso di timore in tutti i presenti, ma non era questo ad averli arrestati.

Le porte della città erano spalancate, il legno e le piastre che le componevano apparivano annerite e danneggiate, la via per l’interno della colossale fortezza appariva sgombra, quasi chiunque fosse all’interno stesse aspettando la loro venuta, ma ciò che più di tutto scosse DarkPrince era il silenzio.

Non un suono si elevava dalla città, non una voce od un rumore.

Un lugubre e funereo silenzio avvolgeva la città, rotto solo dallo sferragliare delle sue truppe mentre lo seguivano all’interno della fortezza. Non un anima si presentò per opporsi alla loro avanzata, e sebbene fossero numerosi i segni di lotta, non un corpo appestava le strade, né v’erano presenti segni che dei cadaveri fossero stati trascinati via. Il leone, nonostante i cupi pensieri che gli attraversavano il cranio non smise di avanzare, sempre guidato dalla sua Inquisitrice, fino a giungere al castello che si ergeva al centro della fortezza.

Lì, i segni di una lotta precedente erano ben più presenti.

Mura crollate, porte abbattute, sangue rappreso su muri e sulle strade. Chiunque avesse combattuto in quel luogo, realizzò con orrore, doveva aver combattuto fino all’ultimo respiro. Ma allora perché non v’era traccia degli assalitori o dei difensori?

La via era aperta verso l’interno del castello e, mentre il grosso delle sue truppe si schierava a difesa dell’ingresso, lui ed un manipolo comandato dalla sua inquisitrice si addentrarono all’interno.

DarkPrince seguiva da vicino Trixie, mentre questa avanzava con passo sicuro nel dedalo di corridoi malamente illuminato da cupe torce, le cui forme creavano oscuri giochi di ombre sulle pareti.

“Milord, siamo quasi giunti alla Tesoreria. La avviso, non sono mai stata al suo interno ma so per certo che è piena di trappole mortali. Anul non ha mai avuto remore nel mostrare i resti degli sciocchi che tentavano di entrarci di nascosto.”

DarkPrince vide un barlume di orrore negli occhi dell’unicorno, apparentemente ciò che le era stato mostrato doveva esserle rimasto impresso violentemente. Non osava nemmeno immaginare quale spettacolo aveva potuto impressionare una unicorno egocentrica come Trixie.

“Non si preoccupi, Inquisitrice. Mi conduca alla sala che contiene gli artefatti, poi, potrà anche aspettarmi fuori se così vuole.”

I due continuarono ad avanzare per tortuose gallerie e cupi corridoi finchè non giunsero alla loro meta. Davanti ai loro occhi stupefatti videro due immense porte forgiate d’un metallo scuro e denso, il solo guardare quelle porte faceva sì che tristi pensieri e presagi calassero su di loro, nonostante il fatto che suddetti portali erano spalancati su di una vasta sala colma di statue.

Il manipolo di soldati li seguiva da vicino mentre l’unicorno ed il leone avanzavano lungo l’unico corridoio attraversabile nella sala, la stessa infatti era completamente occupata da migliaia di statue di mostruose creature dall’aspetto taurino. Mentre DarkPrince avanzava verso l’estremità opposta della sala, lì dove un piedistallo giaceva coperto da un pesante drappo di tessuto, l’inquisitrice Trixie commentava con tono tremante sulla tremenda veridicità dei minotauri di pietra che li circondavano.

Il leone non ascoltava parola, tutta la sua attenzione era focalizzata sul piedistallo che si faceva ad ogni momento più vicino, quasi non s’accorse subito d’aver attraversato l’intera sala ed essere finalmente giunto davanti al piedistallo che custodiva il mezzo per lui di dominare il mondo intero.

Con una avida luce negli occhi, il felino, strappò via il tessuto che ricopriva il piedistallo ma, non fu un grido di gioia ad emergere dalla sua gola, quanto invece un ruggito di rabbia, nello scoprire che gli artefatti non erano più sul piedistallo. Con un feroce ringhio si volse verso l’unicorno ma, prima che potesse aggredirla, una risata riecheggiò nella sala, una voce che DarkPrince sapeva d’aver già sentito prima.

Da dietro alcune delle statue emersero due figure incappucciate, la prima sorrideva maligna, sebbene nascoste fossero le sue sembianze per via del cappuccio sul volto. La seconda invece si volse verso il leone con tono carico di gioia per una vendetta finalmente a disposizione.

Con l’inganno ed il dolore,

della Savana tu fosti il Signore.

Allo stesso modo ho dato azione,

E la mia Vendetta avrà soddisfazione!


[Postato] - Capitolo 44 - Potere svelato
DarkPrince rimase immobile vicino al piedistallo ad osservare le due figure che erano emerse dalla nicchia in cui si erano nascoste. Mentre la prima gli era irriconoscibile, la seconda gli aveva parlato con una voce da lui già sentita. Con un ringhio ferale fece per muovere un passo in avanti, cercando di capire chi fosse la creatura che osava minacciarlo ma, prima che potesse sollevare una zampa dal terreno, una forza invisibile lo colpì, scagliandolo con tremenda forza contro una parete.

Ardito botolo ringhioso,
Sei sempre stato un personaggio astioso.

Ma ormai la tua ora è giunta,
Zecora la Strega se ne occuperà punta!


Il leone fu sorpreso di risentire quel nome, mentre una nuova ondata di energia lo scagliava indietro contro il piedistallo alle sue spalle. Ma dopo l’iniziale sorpresa fu con un ghigno che si rialzò dal terreno, muovendo il suo sguardo dorato sulla zebra ancora incappucciata.

“Sei ancora viva, dunque? Ed io che credevo d’aver sterminato la tua oscena specie. Devo ringraziarti comunque, adesso ho la possibilità di finire il lavoro!”

Con un ruggito ferale DarkPrince abbandonò le rovine del piedistallo, lanciandosi in una carica cieca verso la due figure incappucciate. Trixie e le sue guardie, vedendo il loro Signore muoversi verso gli sconosciuti, reagirono d’istinto, balenando le loro armi e lanciandosi anche loro nella mischia.

Zecora sorrise nel vedere il suo antico nemico offrirsi a lei con così tanta facilità, si volse un secondo verso la sua seguace, facendole cenno di divertirsi mentre lei si occupava del felino. Quindi iniziò anche lei a correre verso il suo acerrimo avversario, muovendosi rapida per incrociarlo il prima possibile.

La rimanente figura incappucciata volse il suo sguardo verso le guardie del leone, iniziando a mormorare una strana litania in una lingua appresa dalla sua maestra, gli occhi chiusi mentre le sue ali iniziarono a muoversi sollevandola dal terreno ed una strana aura oscura le appariva intorno.

Il leone era a pochi passi dalla strega quando balzò in avanti, gli artigli estesi, le zanne pronte a colpire, ma prima che potesse raggiungere il bersaglio percepì sulla sua pelle una forza terrificante, un potere oscuro che lo bloccava e tratteneva a mezz’aria, rendendolo inabile del seppur minimo movimento. La voce della zebra gli entrò nella mente, ridendo sadica della sua condizione.

Non riesci più a muoverti, Tiranno di Zebrica?

Credevi davvero che fossi rimasta la sciocca strega che avevi incontrato? Sono passati secoli da quando mi incontrasti, sono molti i trucchi che ho imparato da allora.

Ma non temere, presto ne avrai conferma diretta…prima però perchè non gustarsi la sofferenza dei tuoi servi?

Saranno un ottimo anticipo della fine che ti aspetta
.’

Trixie si rabbuiò quando sentì il nome con cui uno degli incappucciati s'era presentato e sapeva di dover proteggere ciò che credeva essere il campione di Aitselec ma, la possibilità di restituire l’oltraggio ricevuto in quel di Ponyville la costrinse ad ignorare il felino, concentrandosi invece sulla pegaso davanti a lei. La quale non poteva essere altro che la deviata creatura che tanto l'aveva umiliata.

Questa, però, non sembrava far nulla oltre che recitare una cantilena in un linguaggio sconosciuto, quindi fu con un sorriso che indicò ad alcune delle sue guardie di fermarsi.

“La grande e Potente Trixie spera che tu stia pregando, Pegaso…Perché per quanto tu possa restare a mezz’aria, lontana dalle nostre lame…Noi abbiamo archi e frecce.

Guardie! Incoccare e Tirare! Abbattete quel piccione troppo cresciuto.”

Insanity, concentrata nel recitare quasi non s’accorse della minaccia postale dagli arcieri, ma non poteva far nulla per fermarli. La sua maestra le aveva dato delle protezioni ma, fino a quel momento, non erano servite. Adesso stava per scoprire se avrebbero funzionato contro delle minacce non magiche.

Inizialmente non sentì dolore, mentre frecce impattavano contro la sua figura, sentiva i loro colpi, come leggere carezze ma, ben presto, iniziarono a divenire più insistenti, più forti. Quando una freccia, scoccata da Trixie in persona le attraversò lo scudo, Insanity seppe di non avere più tempo, fortunatamente il rito era concluso e poteva dedicarsi personalmente alla unicorno che tanto si vantava ad ogni salva.

Con un urlo di dolore, la pegaso, terminò la cantilena ed un anello d’energia oscura esplose dal suo corpo investendo la sala, attraversando ogni cosa sul suo cammino fino a scomparire nelle mura della sala stessa.

Per un attimo tutti i servi di DarkPrince rimasero fermi cercando di capire cosa fosse successo, finchè Trixie non esplose in una grassa risata.

“Il tuo incantamento è fallito, Pegaso. La Grande e Potente Trixie non può credere che tu abbia subito così a lungo per poi fallire così miseramente.”

“Io non ho fallito.”

La voce di Insanity aveva un tono canzonatorio e carico di vibrante follia mentre migliaia di occhi di creta si aprivano per la prima volta da secoli. Tutti nella sala, escluse le due pony voodoo, guardarono con occhi colmi di apprensione le migliaia di statue di minotauri abbandonare le loro pose statiche volgendosi verso la pegaso, ancora fluttuante a mezz’aria, in attesa di ordini.

“Uccidete i miei nemici…tutti Tranne l’Unicorno Femmina.

Lei è mia!”


[Postato] - Capitolo 45 - Trotting Dead
La sala del tesoro si riempì di urla di terrore.

Le guardie corrotte da DarkPrince cercarono invano di difendersi ma le statue taurine avanzavano inarrestabili, infaticabili colpivano uccidendo e mutilando, apparentemente ignare dei colpi che ricevevano. Alcune di loro erano crollate al suolo in seguito ai colpi ricevuti ma le restanti non parevano curarsene continuando la mattanza sotto lo sguardo preoccupato di Trixie.

Questa s’era distratta nel vedere le statue prendere vita e fu solo per istinto che evitò d’essere colpita dalla pegaso che aveva risvegliato quei mostri. Con un rapido movimento evitò l’attacco, sforzandosi a concentrarsi unicamente su quella strega volante, la quale si era ora voltata verso di lei fissandola con occhi colmi di sadica follia.

“Sei veloce, Unicorno, te lo concedo. Ma non basterà questo a farti sopravvivere…se avessi saputo di chi eri la serva, ti avrei ucciso già a Ponyville.”

“Sei davvero tu, allora! Tu sei quella che ha osato prendere in ostaggio Trixie? Pagherai per l’offesa che mi hai arrecato!”

Con un guizzo, Trixie, caricò il suo corno lanciando una saetta d’energia contro la pegaso, restando sbalordita nel vedere il proiettile magico rimbalzare inoffensivo contro il bersaglio. La pegaso rimase ferma, ad osservare lo stupore misto al panico negli occhi della sua avversaria, deliziandosene, gustandosi la scena mentre iniziava a discendere fino a toccare nuovamente il suolo.

“Sono cresciuta da quando ci siamo incontrate, Trixie. Quel giorno ero solo una discepola del Voodoo, un apprendista delle oscure arti... ed ero debole.

Così debole da lasciarti vivere…”

La pegaso estrasse dagli oscuri recessi del suo mantello una piccola bottiglietta di vetro, al suo interno un liquido verde fluorescente s’agitava incontrollato mentre Insanity s’apprestava toglierne il tappo. Non appena questo fu sollevato una serie di fumi dal colore marcescente s’elevarono leggermente per poi disperdersi nell’aria invisibili ad occhio comune.

“…Ma sono cresciuta e cambiata.

La mia Maestra mi ha mostrato cose che hanno ampliato i miei orizzonti, ho visto dimensioni incalcolabili e proibite ai comuni mortali…E da esse ho imparato.

Osserva, potente unicorno, ed ammira il vero Potere!

Uma gota para a vida , dez gotas para a morte !

O Profundo ouvir a minha oração!

Traga-me aqueles que perderam o caminho da luz e aceitar a alma desta vida como pagamento!”

Trixie rimase pietrificata nel sentire l’aura magica della pegaso davanti a lei, in poche occasioni aveva percepito una simile potenza e per tutte era sempre provenuta dalla loro vecchia regnante, Anul. Un indicibile terrore le congelò le membra mentre la sua mente sconvolta cercava di capire come una semplice pegaso potesse avere tutto quel potere, e fu solo con la coda dell’occhio che vide il risultato del suo incantamento.

Solo per quel motivo riuscì a salvarsi la vita.

Dalla boccetta che la pegaso manteneva sul suo zoccolo un alone verdastro emerse rapidamente, calando con rapidità verso il pavimento, attraversando le fessure d’ogni singola mattonella, scomparendo nel terreno. All’apparenza nulla di significativo era avvenuto ma, Trixie continuava a percepire una presenza malvagia nella sala, un odore putrido e raccapricciante che pareva esalare dal terreno stesso.

Iniziò con un leggero tremore finchè non terminò con un tonante rumore di mattonelle che andavano in pezzi, il pavimento su cui lei si poggiava tremava in maniera incontrollata mentre si spaccava in vari punti tutt'intorno. Improvvisamente, da ognuno di essi, delle forme iniziarono ad emergere, resti contorti e marcescenti di ciò che un tempo eran stati esseri viventi.

Creature non morte dall’aspetto ributtante, i cui corpi corrosi da secoli di inattività cadevano a pezzi ad ogni movimento.

Trixie fece per indietreggiare, rendendosi conto solo in quel momento di essere completamente circondata, lo sguardo assente di quelle creature fisso su di lei, mentre versi lamentosi provenivano dalle loro fauci decomposte. Eppure, non avanzavano, restavano fermi ad osservarla, quasi aspettassero un ordine.

“Ammira, Grande e Potente Trixie! Ammira il potere della magia Voodoo! Osserva coloro i quali saranno gli esecutori della Tua Fine!
Udite le mie parole, prole marcescente. Voi che avete perduto la vita e le gioie che essa comporta, voi che desiderate nient’altro che godere nuovamente dei suoi frutti…Consumate la carne della vivente dinanzi a voi, così che ella stessa possa soffrire delle vostre pene e condividere la vostra maledizione!
Saziate la vostra inestinguibile fame con le sue carni e vendicatevi su di lei…Questo io vi offro!”

La dozzina di figure in putrefazione mantenne lo sguardo sulla figura dell’unicorno tra di loro, eppure lo sguardo era ora carico di una cruda malvagità, un incalcolabile odio che stava per essere riversato contro la vivente in mezzo a loro.

Trixie,dal canto suo, era sì paralizzata dal terrore e dall’orrore ma cercò comunque di combattere quelle creature riversando su di loro magie ed incantamenti ma, per ogni sfera di fuoco che impattava, per ogni fulmine che li colpiva, questi continuavano ad avanzare verso di lei.

Certo, frammenti dei loro corpi crollavano ad ogni colpo ma, le dodici figure non morte mantenevano la loro avanzata, ininfluenti alle ondate di magia che veniva scagliata contro di loro.

Ben presto, Trixie, se li ritrovò addosso. Calciando e dimenandosi come una furia, fece il possibile per allontanare quelle creature da incubo da sé stessa, ma per ogni zombie che allontanava altri due si stringevano di più a lei, finchè non ebbe più nemmeno lo spazio per girarsi.

Con lacrime di sogni e speranze infrante, Trixie l’Unicorno, lanciò un ultimo grido mentre i pony zombie calavano su di lei oscurandole la visione del mondo circostante, mordendo e graffiando finchè non le parve di vedere una luce bianca e pura, avvolgerla ed accecarla.



Zecora, avendo ammirato la maestria della propria allieva nel utilizzare l'arte Voodoo, distolse lo sguardo dalla pegaso, volgendosi verso il leone mentre alle sue spalle il terreno tremava per via dell'Incantamento di Insanity. Gli occhi della zebra sembravano brillare mentre sorrideva alla figura leonina intrappolata da un suo incantamento da lei lanciato. Ne vedeva i muscoli tendersi nel vano tentativo di muoversi, gli occhi ruotare con ferocia nel constatare d’essere completamente alla sua mercé.

Inutilmente cercò di parlare, di ruggire la sua furia, ma neanche quello gli era concesso.

‘Maledetta strega…avrei dovuto ucciderti molto tempo fa…’

Sì, DarkPrince…’ la voce cantilenante di Zecora risuonava nei pensieri del felino ‘Avresti dovuto. Ma non l’hai fatto.
Mi sono sempre chiesta se fosse stata compassione nei miei confronti, ma conoscendoti penso che fosse stato più che altro egoismo. Dovevi essere davvero certo di poter tornare a finirmi quando più ti pareva, così tanto che alla fine mi hai dimenticata.
Io invece non ho dimenticato nulla. Né la tua ferocia nello sterminare la mia specie...Nè il tradimento che mi hai costretto ad eseguire.

Per secoli ho camminato su questo mondo, aspettando il momento in cui avrei potuto ricambiare il favore ma, tu, scomparisti nel nulla. Ed io rimasi incompiuta…la mia vendetta insoddisfatta.

Fino ad ora.


‘Schifosa creatura nata dalle tenebre! Tu osi chiamare me Assassino? Tu, che mi hai condannato ad essere tradito? Lurida bestia…Lasciami andare e affrontami seriamente, se ne hai il coraggio…’

La zebra, ancora nascosta dalla cappa che indossava, rise a voce alta dei pensieri del suo avversario, iniziando a muoverlo tramite l’incantesimo, portandolo a breve distanza dal proprio volto. Dall’ombra del cappuccio si videro gli occhi della zebra, illuminati da una luce oscura e malefica, fissarsi sul felino intrappolato.

Liberarti servirebbe unicamente ad ucciderti molto più in fretta, mio caro Tiranno. Mi stupisce che tu non ci sia ancora arrivato…dopotutto era per Loro che sei venuto fin qui.

DarkPrince percepì un brivido glaciale corrergli lungo la schiena, i suoi occhi dorati indagarono più a fondo la figura che lo teneva intrappolato e si spalancarono dalla sorpresa nel vedere cosa celava la stessa.

Grazie al suo potere gli era sempre riuscito semplice vedere cosa si celava nell’animo di chi gli stava intorno, fosse avidità o sete di potere. E mai, in tutta la sua esistenza, aveva provato nulla più di soddisfazione nel vedere i contenuti nascosti negli oscuri recessi dei suoi avversari.
In fondo, era grazie a quelli che riusciva poi ad assumere il controllo.

Ma negli occhi di Zecora non vide solo la tremenda voglia di vendetta e giustizia.

V’era un’oscurità così profonda e fredda che fu costretto a distogliere lo sguardo per evitare d’esserne annientato.

‘Quello…Quello è il potere degli Elementi?’

Sì, Tiranno di Zebrica. Ed ora, quel potere è al mio comando.

‘Io…Io non credevo…non sapevo…Pensavo fossero potenti come artefatti ma…’

Con una risata Zecora spinse più indietro il leone, tenendolo sempre intrappolato a mezz’aria, mentre faceva cadere il mantello che la copriva rivelandosi al suo nemico, in tutta la sua gloria.

Guarda! Guarda, DarkPrince! Ammira il potere degli Elementi dell’Odio!

Zecora rimase immobile mentre la mantella precipitava al suolo, la sala illuminata da torce e candele intorno a loro parve poi venire sommersa da un’oscura luce, un manto d’oscurità che avvolse tutti loro nel suo freddo abbraccio. Eppure, nonostante le tenebre ricoprissero tutto negli occhi di DarkPrince, la figura della zebra sembrava brillare di una luce oscura, mentre le sei pietre dell’Odio scintillavano lì dove erano state poggiate ma, non più come semplici monili, bensì fuse al corpo della Zebra, diventando un tutt’uno con la strega.

Il leone non riuscì ad emettere un solo pensiero, completamente raggelato dalla visione, mentre vedeva l’essenza della sua nemica venire assorbita dall’oscura magia contenuta in quegli artefatti.

Soffriva, sapendo d’essere sconfitto ma, si sorprese, d’essere ancor più sofferente per il fato a cui egli stesso aveva condannato la Strega.

Chiudendo gli occhi, accettando la sua condanna a morte, non vide la pura e bianca luce iniziare ad avvolgerlo.

NdA:

Qui di seguito vi lascio una traduzione del testo recitato da Insanity in Portoghese (Mi ispirava troppo e non ho resistito ^^' ) :

Uma gota para a vida , dez gotas para a morte !
Una goccia per la vita, dieci gocce per la morte !

O Profundo ouvir a minha oração!
Che il Profondo ascolti la mia preghiera !

Traga-me aqueles que perderam o caminho da luz e aceita a alma desta vida como pagamento!
Portami coloro che hanno perso il percorso della luce e accetta l'anima di questa vivente come pagamento!


[Postato] - Capitolo 46 - L'araldo dell'Odio
‘Guarda! Guarda, DarkPrince! Ammira il potere degli Elementi dell’Odio! ’

Zecora rideva sguaiatamente mentre si preparava a gustarsi le urla di sofferenza del suo avversario, era così presa dalle sue fantasie che non si rese conto dello splendore oscuro lanciato dalle gemme che portava indosso. In un battito di ciglia, la sala svanì davanti ai suoi occhi venendo sostituita da un luogo oscuro, buio, privo di luce e di qualsiasi altro essere vivente.
Per un attimo, la zebra, credette d’essere vittima d’un gioco di luce ma, quando sentì la voce tutt’intorno a sé, iniziò a temere il peggio.

Welcome, Zecora.

We welcome you in our world. We are glad that you found Us and used Us. We could not resist for another century of restless waiting.


Cosa? Chi..?

Who we are, Zecora? Do you, really, need to ask about Us?

Chi c’è qui? Dove sono?

Ah, yes…you’re only mortal after all. You cannot comprehend what goes outside your little re-a-li-ty… but even then, to not known the True Language? Shameful.

Ora, Zecora, capisci ciò che diciamo? Percepisci le nostre parole?

Noi siamo gli Imprigionati, gli Inutilizzati, i Dimenticati, i Traditi…Noi, siamo l'essenza dell’Odio e dell’Oscurità.

Noi, che ci aggiravamo liberi sul mondo, dominandolo e sottomettendolo al nostro volere…Finchè non fummo schiavizzati dai vostri antenati. Così diventammo gli Imprigionati, rinchiusi in sei manufatti, sei cristalli creati con una magia così antica da non poter essere infranta. Ma coloro che ci avevano imprigionato si resero, ben presto, conto di cosa avevano così abilmente catturato e si tennero a distanza.

Per secoli rimanemmo un segreto custodito gelosamente, e nonostante la nostra influenza sul vostro mondo, non riuscimmo ad essere utilizzati...


In-Influenza?

Certamente. Credevi davvero che una specie potesse essere così crudele e spietata sin dal suo concepimento? No, I Primi Padri della specie equinide speravano di condurre questo mondo verso la pace, mantenendoci relegati e dimenticati.
Poveri sciocchi. Sebbene incapaci di manifestarci di fronte a voi, espandemmo la nostra influenza nel corso di millenni, infettando e corrompendo la vera natura della vostra specie.

Rendendovi infine ciò che siete oggi.

Osserva…


La zebra vide l’ambiente intorno a lei cambiare, diventando un paesaggio boschivo, un villaggio di creature dalle forme vagamente equine, intenti a riparare e mantenere le loro abitazioni di fango e terra. Li vide mentre si esibivano in evidenti manifestazioni d’affetto, d’amicizia.

Non vide gelosia nei loro occhi, né paura nei loro cuori. Ma a quel punto la scena iniziò a cambiare leggermente, come se il tempo stesse scorrendo velocemente davanti ai suoi occhi, di volta in volta c’erano subdoli cambiamenti. Le case iniziarono a diventare più solide, strade incominciarono ad apparire e le creature stesse iniziarono a cambiare, perdendo la mera forza bruta dei loro progenitori ma acquisendo nuove capacità cognitive.

Ed immagine, dopo immagine, la zebra si rese conto che secoli sfavillavano davanti ai suoi occhi, ed ogni volta quelle emozioni, quei sentimenti che avevano caratterizzato gli equinidi andavano scomparendo, mentre gelosia, odio e crudeltà sbocciavano nei cuori dei Pony.

L’ultima immagine che vide, prima di tornare ad essere avvolta dal buio, ritrasse non più il villaggio, ma ciò che stava sorgendo al suo posto.

Evilot.

Zecora tremò visibilmente, scossa nel profondo, mentre realizzava le implicazioni di ciò che le era stato mostrato, rabbiosi pensieri divennero parole, non pronunciate dalle sue labbra, prive di suono, eppure esplosero comunque con fragore, dirette alle voci che la circondavano nel buio.

Verso quale destino ci avete condannati? Non è la vita in questo mondo, dunque, a rendere i suoi abitanti creature malvage…Ma è opera vostra! Quante morti? Quante stragi si sarebbero evitate nel corso dei millenni, se non per il vostro intervento...

Cosa saremmo divenuti se non fosse stato per voi?


Cosa importa? Ciò che conta è il presente e, grazie alle tue azioni, finalmente siamo stati usati…e presto saremo liberi…
Liberi di vendicarci di coloro che ci hanno Tradito! Coloro che sono fuggiti, nascondendosi nel mondo reale…abbandonandoci qui!


Le voci si fecero più forti, un turbine di oscure emozioni che avvolse interamente Zecora, soffocandola, togliendole il respiro, per poi, in un attimo, tornare ad acquietarsi.

Ma bando a questi tristi pensieri. E’ ora di celebrazioni, Zecora…Come in passato la Tua regnante si fuse con noi, permettendoci di sfuggire alla nostra prigione…Così hai fatto tu.

Ma dove lei era pronta per impedire la nostra fuga…Tu sei scioccamente priva d’ogni difesa.


La zebra cercò di indietreggiare ma, dalle ombre emersero figure spettrali dalle forme contorte e dai volti mostruosi. Rapide volteggiavano intorno a lei, come avvoltoi intorno ad una preda moribonda, finchè non piovvero su di lei, attraversandola da parte a parte, come se fossero incorporee.

Ma ad ogni passaggio la zebra mugolava dal dolore, sentendo che una parte della sua anima veniva strappata via e sostituita con qualcosa di freddo ed oscuro.

Nelle tenebre di quel mondo oscuro, Zecora vide il futuro che l’aspettava.

Vide un essere dalle sembianze simili alle sue, ma orrendamente distorte, sedere sul trono di Evilot mentre guerre e carestie s’abbattevano sul mondo. Improvvisamente, come se quello che vedesse non fosse solo una visione, la creatura a lei così simile si volse verso di lei.

Io sono Zecora dell’Incubo e tu non sei che…

Inaspettatamente, l’essere, smise di parlare, mentre un’onda di luce iniziava a cancellare quel mondo oscuro, annichilendo ogni immagine. Zecora vide dolore su quella creatura d’incubo, mentre la luce lo avvolgeva, e poco dopo anche lei si sentì ustionare da quella luce.

Quando riaprì gli occhi si ritrovò nella sala del castello di Evilot, si sentiva debole e fiacca, come lo era anche la presenza oscura degli elementi dell’odio presenti ormai in lei. D'un tratto le sembrò di vedere una creatura d’una bellezza terrificante ed un portamento regale come mai ne aveva visto in vita sua, ma prima che potesse chiedersi chi o cosa fosse perse i sensi, sprofondando in un pozzo oscuro privo di pensieri.


[Capitolo Postato] - Capitolo 47 - L'arrivo del Lux Princeps
DarkPrince s’era arreso al suo fato, conscio di non aver più alcuna via di fuga aveva chiusi gli occhi preparandosi agli ultimi dolorosi spasmi della sua vita quando gli sembrò di sentire una voce conosciuta, negli angoli più remoti della sua mente ma, prima che potesse decifrarne gli intenti e le parole, qualcosa lo stordì fecendogli perdere i sensi.

Nella sala del tesoro di Evilot, Insanity guardava con gioia il dolore della unicorno, mentre i pony non morti continuavano a mordere e graffiare. Eppure, quando questi erano al culmine della loro opera una abbacinante luce bianca s’espanse nella sala, così forte e pura che lei non riuscì a sostenerne lo sguardo che per pochi attimi, prima di crollare al suolo priva di sensi. E con la perdita di conoscenza della strega Voodoo, così le aberrazioni non morte smisero di esistere, crollando al suolo, diventando ben presto nient’altro che polvere.

Trixie aveva percepito la luce e, per motivi a lei sconosciuti, se ne era sentita rincuorata, come se una calda e soave voce l’avesse confortata. Volgendo lo sguardo intorno rimase senza parole nel vedere la creatura da cui proveniva quella luce.

Una creatura leonina.

L’essere era ritto sulle proprie quattro zampe, massiccio e statuario, sembrava emettere perennemente un leggero bagliore dal proprio manto dorato, intervallato da striature biancastre, più simili a delle cicatrici che ad una naturale pigmentazione. L’essere volse la testa verso l’unicorno e lei rimase immobile, pietrificata dal benessere che sembrava provenire da quella creatura.

“Chi siete…?”

“Potete chiamarmi Nalsa, Madonna. Giunsi qui in codesta terra, sì diversa dal mio reame, su ordine della mia Padrona, per porre fine al maleficio che grava su codeste terre. Ella richiese la mia presenza qui ma, con un inganno lo spregevole essere da Voi conosciuto quale DarkPrince emerse al suo richiamo in mia vece.

Egli non poteva però immaginare che lo avessi seguito.

Ed ora, che lo spirito suo è debole, e la vostra necessità grande, Io sono giunto per offrirvi salvezza e chiedervi aiuto.”

Trixie rimase imbambolata alle parole dello strano leone, non sembrava affatto il servitore del Bianco Alicorno, eppure ne incarnava molto di più lo spirito. Con curiosità fece vagare lo sguardo sull’essere, ammirandone le forme perfette ed, inconsciamente, confrontandole con quelle di DarkPrince.

Stupita, si rese conto che non v’era molta differenza tra i due, ma dove il nuovo arrivato si poneva alto e statuario, massiccio, emanando un’aura di potenza e purezza, DarkPrince s’era sempre mostrato incupito, rattrappito, senza mostrare mai la sua vera forza.

Inoltre, la cupa aura che quest’ultimo aveva sempre emanato l’aveva sempre incuriosita senza però che questo l’avesse mai fatta insospettire di un inganno.

Afferrando tutto il coraggio che aveva in corpo, si volse a guardare negli occhi biancastri del nuovo arrivato, cercando di mantenere un tono di voce diretto, senza però riuscire a mantenerlo a lungo.

“Trixie ammette che non riesce a capire. Quindi la creatura conosciuta come DarkPrince non serve davvero Aitselec, il Bianco Alicorno?”

La voce di Nalsa eruppe dal suo corpo, senza che le sue labbra si muovessero, e come un’ondata di benessere andò ad impattare contro la figura di Trixie, avvolgendola nuovamente nel suo rilassante e rinfrescante tepore.

“No, Madonna. Egli inganna chi lo circonda, e così v’ha ingannato, nascondendo le sue aberranti forme ai vostri delicati occhi. Non datevene colpa, però, dato che il marrano è un astuto avversario e voi una giovine creatura dallo cuore candido e puro. ”

“Avete…Avete menzionato un aiuto, poco fa? In cosa, la Gra..ehm…l’Umile e Pura Trixie può esservi d’aiuto?”

“Damigella, dovrete correre dalla Bianca Signora ed avvertirla della mia venuta. Informatela che attenderò il suo comando per rivelarmi e che, fino ad allora, farò il possibile perché questi suoi due avversari s’indeboliscano a vicenda.

Ora andate, presto si risveglieranno entrambi, e per allora voi dovrete essere già lontana.

Andate, orsù, che il tempo della mietitura sta per giungere! ”

Il leone dal manto dorato rimase immobile ad osservare l’unicorno allontanarsi al galoppo, mentre sentiva dentro di sé i primi segni del risveglio dell’Ingannatore. Con riluttanza gli cedette il posto, non prima però di togliergli dalla mente ogni pensiero di resa.

DarkPrince si sarebbe ripreso, più in forma che mai, e davanti ai suoi occhi si sarebbe trovato la zebra che tanto odiava.

Inerme e priva di sensi.

La preda perfetta.



[Capitolo postato] - Capitolo 48 - Senza pietà, senza rimorso
Lentamente, DarkPrince, tornò in sé.

Rialzandosi dal punto in cui era crollato scosse la testa sentendosi ancora preda di una certa confusione. Nonostante avesse la vista annebbiata, si rimise rapidamente in piedi, volgendo lo sguardo intorno a sé per capire cosa fosse successo.

Stranamente, non ricordava molto di ciò che era successo, gli sembrava di ricordare qualcosa su di una luce d’un qualche tipo ma, ogni volta che ci si soffermava, un lancinante dolore gli attraversava la mente.

Con un ringhio di frustrazione smise di pensare al passato, cercando di concentrarsi sul presente. Il suo sguardo, improvvisamente, si tinse di furia nel vedere ad una decina di passi da lui il corpo privo di sensi della zebra. Un furore selvaggio lo avvolse mentre avanzava lentamente verso la strega, le sue mascelle si serrarono inconsciamente mentre, i suoi letali artigli emersero rapidamente tra le sue zampe, ticchettando lugubremente ad ogni suo passo.

Era quasi a metà strada quando un movimento alla sua destra colse la sua attenzione.

Da un cumulo di polvere si stava rialzando l’accolita della sua odiata avversaria, ancora evidentemente sconvolta dal trauma che aveva subito, tanto che non parve accorgersi dei suoi movimenti. Lui le fu addosso in un attimo, ruggendo di furia repressa, con le mascelle spalancate e gli artigli estesi, già pregustando la carne di quella tenera creatura.

Ma, all’ultimo istante i suoi affilati artigli, che come taglienti lame erano sul punto di squarciare la pegaso, rientrarono nelle proprie sacche tra le sue zampe, arrivando quindi a colpirla unicamente con le zampe stesse.

Mentre la pegaso sprofondava nuovamente nell’incoscienza, il leone si guardò attorno spaesato.

Lui non era un semplice leone, non era una mera fiera selvaggia, pronta a dilaniare qualunque creatura le apparisse di fronte. Lui era DarkPrince, Tiranno di Zebrica, ed avanzava tramite le sottili arti dell’intuito e del sotterfugio. Perché allora aveva reagito in quel modo? Cosa lo aveva spinto ad assalire quella pegaso con così tanta ferocia?

Una nuova ondata di lancinante dolore gli dilaniò il cranio, sentiva dentro di sé crescere la propria brama di sangue, la sua sete di violenza, bruta e semplice. Come se una minuscola voce gli stesse sussurrando di dimenticare i sotterfugi, di tornare alla semplice vita del leone ancestrale.

Uccidere tutto ciò che si parasse sul proprio cammino.

Con un ringhio di dolore, DarkPrince fece del suo meglio per ignorare quella voce che lo tormentava, dedicandosi invece alla pegaso, creando nella sua mente ordini che non eran mai stati detti, costringendola a rimanere indifferente a ciò che sarebbe accaduto a breve nella sala.

“Ricorda, giovane pegaso, le istruzioni impartiteti da Zecora. Tu non interferirai, qualunque cosa accada, nemmeno se lei dovesse chiamarti, od implorare il tuo supporto. Tu resterai qui a guardare.
E quando tutto sarà finito, soltanto chi ti si avvicinerà potrà salvarti.”

Con un ghigno deliziato, il leone, volse le spalle alla giovane discepola del voodoo, dedicando tutto il suo sguardo alla forma priva di sensi della zebra.

“Ed ora, Zecora, è giunto il momento.”

DarkPrince voleva avvicinarla lentamente, sondandola e corrompendola come tutti coloro che s’eran messi sul suo cammino in precedenza ma, quella soave voce riprese a sussurrargli di abbandonare gli inganni, di dimenticare i sotterfugi, di abbandonarsi alla mera brutalità della sua natura.

Come in precedenza, anche questa volta cercò di difendersi, di non ascoltare quella voce ma, già i suoi occhi assunsero un colorito rossastro, mentre le sue fauci sbavanti si aprirono mostrando al mondo le sue crudeli ed affilate zanne.

Poteva quasi sentire il dolce sapore del sangue, la freschezza della carne cruda, le grida di dolore della preda divorata viva.

Per un attimo gli parve d’essere di nuovo nella sua terra natia, la savana che rumoreggiava intorno a lui, il secco calore dell’aria sulla pelle.

“Io non sono solo un leone…Io sono il Tiranno di Zebrica…Io sono….Io…Sono…”



Zecora riaprì lentamente gli occhi mentre tutto ciò che aveva scoperto le tornava alla memoria, le Essenze dell’ Odio, la creatura definitasi come Zecora dell’Incubo, e già fece per ringraziare varie divinità nel percepire quanto deboli fossero quegli spiriti dentro di lei quando vide chi le stava girando intorno.

Improvvisamente si risollevò dal pavimento, l’adrenalina in circolo nei suoi vasi sanguigni mentre il suo sguardo restava incollato su DarkPrince, il quale le girava intorno con una luce famelica negli occhi.

La zebra era stupefatta, la creatura che le gravitava intorno aveva le sembianze del Tiranno di Zebrica, ma dal suo atteggiamento appariva più come un ferale leone delle savane. Scomparsa era l’aura di onnipotenza che gli era caratteristica, persino la postura era differente. Zecora non potè fare a meno di pensare se non fosse davvero regredito ad uno stato ferale.

Tu, che di Zebrica ti ritenevi il Signore,
Che ti definivi il suo più grande Ingannatore.
Parla, ordunque, Grande Padrone,
od è a questo che ti sei ridotto, stupido leone?


DarkPrince non diede segno d’aver udito o compreso quelle parole, continuando a ringhiare sordamente muovendosi in un cerchio sempre più stretto intorno alla zebra. Nella sua mente ormai non c’era più posto per inganni o sotterfugi, ogni pensiero razionale era stato spazzato via, oscurato da quella soave e dolce voce che richiedeva un tributo di sangue. Alle parole della zebra però qualcosa di DarkPrince parve riemergere, solo per venire nuovamente sommerso da quella familiare voce.

DarkPrince è debole. Il Leone è forte. Ascolta il Leone. Ricorda le tue origini.

Per secoli avete dominato le savane, regnanti senza regno, padroni della vita e della morte.

Sii Leone. Sii Belva.

Dilania le tue prede.

Nutriti di loro.

Guarda! Guarda la zebra dinanzi a te. Osserva come la sua succulente carne si muove spinta da gustosi muscoli. Percepisci la Fame Ancestrale che ti divora? Con le sue carni potrai placarla…

Saziati delle sue carni…


Con un ruggito bestiale, DarkPrince, si staccò dal suolo lanciandosi in aria, le mascelle spalancate, gli artigli estesi, gli occhi adombrati di rosso, mentre la furia bestiale dei suoi antenati lo riempiva. Rapido cercò di afferrare quella succulente zebra che gli si parava davanti ma, all’ultimo momento, ecco che il suo assalto si interrompeva. Il suo corpo impattava contro una superficie invisibile agli occhi, inutili i suoi tentativi di aggirare quella strana superfice, mentre la rabbia cresceva dentro di lui nel riconoscere i suoni che provenivano dalla sua preda.

Risate di sardonico disprezzo.

Nuova energia, quei suoni, gli infusero e quando si lanciò di nuovo verso la preda, graffiando e mordendo, un altro suono fuoriuscì dalle labbra della preda. Un suono che il suo istinto animale conosceva bene.

Paura.

Paura e dolore.




Zecora rideva dei tentativi del leone, mentre lo osservava abbattersi inutilmente contro la cupola scudo da lei eretta con i poteri degli Elementi dell’Odio. Sapeva di non potersi distrarre ma, non si capacitava del potere che quelle creature avevano a disposizione. Persino in quel momento, indeboliti dalla luce biancastra che aveva invaso la sala qualche momento prima, erano abbastanza forti da poter tenere a bada una creatura divenuta ferale come DarkPrince.

Fece per lanciarsi in una nuova risata di compiacimento quando vide lo scudo vacillare, collassare, intorno a lei, mentre una zampa artigliata calava sul suo fianco con tremenda forza.

L’istinto le permise di salvarsi la vita, scartando di lato ed evitando il grosso dell’impatto.

Così, un colpo che le avrebbe squarciato il fianco, la ferì di striscio, lasciando però tre linee di vermiglio a colarle lungo lo stesso. Il dolore fu grande, anche se non quanto la sorpresa, ma sebbene un verso le sfuggì dalle labbra, una nuova luce parve brillarle negli occhi per un attimo, una luce fredda e cupa ma, forte e brillante come poche.

Il leone fu rapido nel girarsi, raccogliendo ogni grammo di forza a sua disposizione, correndo ventre a terra finchè non fu nuovamente vicino alla zebra. Svelto si mosse, fintando a destra per poi lanciarsi nuovamente a sinistra, atterrando con gli artigli sul fianco della preda, aggrappandosi lì con forza mentre con le mascelle si preparava ad addentare finalmente il suo bersaglio.

Pronto a godersi il sapore del suo sangue.


Con un sordo schiocco, le mascelle del leone si chiusero sul collo di Zecora, affondando i denti in profondità.


P.s.
Dun dun DUUUN!



[Capitolo Postato] - Capitolo 49 - Nella vita come nella morte
Zecora ansimava, mentre il suo sguardo dardeggiava sulle ferite ricevute al fianco, non poteva credere che lui fosse riuscito a superare la barriera da lei creata.

Eppure, vi era riuscito.

Lo vide, sbilanciato, allontanarsi in fondo alla sala, e già immaginava che sarebbe tornato indietro per finirla, già sapeva di non poterlo combattere con le sue sole forze.
Quello non era più DarkPrince ma, una bestia selvaggia, priva di intelletto, però dotata d’una forza bruta senza pari. Quale incantesimo avrebbe potuto tessere per fermarlo? Quale maledizione sarebbe potuta essere tanto rapida da finirlo prima che l’aggredisse di nuovo?

Usaci…

Le essenze dell’odio si stavano riprendendo, qualunque effetto quella luce bianca avesse causato loro stava ora svanendo. Sentiva nella sua testa un mormorio indistinto, ma che diveniva più chiaro e preciso di momento in momento.

Usaci. Usaci. Usaci. Usaci. Usaci. USACI! USACI! USACI!

Di minuto in minuto le voci si facevano più insistenti, più pressanti, e più tempo passava, più il leone si faceva vicino.

‘Abbandonarmi a voi? Preferirei morire!’

Non persa…solo diversa. Usaci, diventa parte di noi e nessuno ti potrà fermare.
Ignoraci e morirai.
Lui ti ucciderà…e il Bianco Alicorno vincerà.
Non c’è più tempo…Decidi! ORA!
USACI!


La zebra riaprì gli occhi, restando orripilata nel vedere il suo avversario balzare verso di lei, pronto ad uccidere.
Non c’era più tempo.

Sentì gli artigli affondare nella sua carne, percepì il fetido alito del leone mentre questo avvicinava le sue zanne al suo collo. Volse lo sguardo per un momento verso Insanity, la sua discepola, la quale la guardava senza muoversi, senza battere ciglio ad osservare come la propria maestra stesse per morire.

Lacrime scesero lungo le guance di Zecora mentre chiudeva gli occhi per l’ultima volta.

Il leone chiuse le mascelle sul collo della zebra, sentì lo schiocco delle ossa che si spaccavano, sentì il contatto umido del sangue sulla lingua. Ma improvvisamente un sapore orrendo lo costrinse a lasciare la presa, ad allontanarsi da quella che doveva essere una semplice preda. Ringhiando di rabbia s’allontanò di qualche passo, osservando il corpo della preda ancora immobile sul pavimento, caduto lì dove lui l’aveva colpito.

Finchè non lo vide muoversi.

Ad occhi sgranati osservò come l’intero corpo iniziò a decomporsi rapidamente, mutando in una sostanza melmosa e nerastra, perdendo la sua forma originale fino a diventare unicamente un ammasso informe. Cauto iniziò ad avanzare verso di essa, ignorante di ciò che era accaduto.

Incuriosito, persino.

Improvvisamente, però, quella iniziò ad agitarsi, ad elevarsi finchè non mutò di nuovo assumendo delle sembianze simili alle precedenti.

Simili ma non uguali.

Davanti ai suoi occhi, ora, si parava una zebra dal manto oscuro, un’unica tinta buia e fredda, un colore morto, privo di luce o di sentimenti, mentre due occhi colore del ghiaccio lo guardavano con insistenza, privi di pupilla erano anch’essi degli occhi senz’anima, muti e terribili. Il leone non poté fare a meno di indietreggiare d’un passo, d’istinto, per poi ringhiare con forza, con un tono carico di minaccia.

Povero leoncino, ti ho privato, forse, del tuo giocattolo? O forse non ti sei ancora reso conto che i ruoli siano, ora, invertiti?
Guardami, Leone.
Guarda il potere di Zecora dell’Incubo!


Con un movimento improvviso gli zoccoli anteriori della zebra si sollevarono dal pavimento, solo per impattarci contro un attimo dopo e, poco dopo, decine di tentacoli d’oscurità emersero dalle piastrelle intorno al leone, avvolgendolo e sollevandolo dal terreno. Il leone si ritrovò impotente, tenuto fermo da quelle estensioni della sua preda, stretto nelle loro spire con tale forza da sentirsi mancare l’aria. Inutilmente cercava di agitarsi, di liberarsi ma, restava comunque immobile, incapacitato a muoversi neanche di un millimetro.

La voce della strega giunse di nuovo a lui ma, non dal corpo centrale, bensì fuoriusciva dai tentacoli che lo immobilizzavano.

Non sei nulla contro di me. Ma non sarebbe soddisfacente ucciderti ora. No, dovrai soffrire prima di poter sperare di morire.

I tentacoli oscillarono per un attimo, per poi lanciare il leone nella sala, mandandolo ad impattare contro una delle pareti della sala. Sangue sfuggì dalle sue labbra, a seguito dell’impatto subito, ma la furia e la rabbia che lo pervadevano furono sufficienti perché questi si rialzasse, incurante del dolore, preparandosi a lanciarsi verso la zebra oscura. Ma quando volse lo sguardo nella sua direzione vide che quella era sparita senza lasciare traccia. Ruggendo di furore iniziò a girarsi intorno, cercandola, finchè il suo sguardo non si mosse, lentamente, verso il soffitto.

La zebra oscura lo guardava, camminando pigramente sul soffitto e, sebbene capovolta, nulla del suo essere dava l’impressione d’essere a disagio. Gli occhi della creatura oscura quindi si fissarono sul leone e, con un guizzo serpentino, si staccò dal soffitto atterrando sul pavimento vicino a lui, trasformandosi per un attimo in un ammasso nerastro privo di forme, per poi tornare ad assumere le sembianze da zebra.

Soffri, Leone. Soffri come Io ho sofferto nei miei millenni di prigionia!
Il leone era pronto a balzare su quella strana preda ma, in un battito di ciglia, vide l’essere esplodere, espandersi e crescere, diventando un’immensa onda di materia oscura. La vide piovere su di sé e, senza che un singolo ruggito potesse uscire dalle sue labbra, se ne ritrovò completamente sommerso.




[Capitolo postato] - Capitolo 50 - Morte di un Tiranno…
DarkPrince riaprì lentamente gli occhi, si sentiva spossato, stanco, debole. Intorno a sé, per quel poco che poteva muoversi, non vedeva nient’altro che tetra oscurità. Una sensazione di gelo gli penetrò nelle ossa, mentre le sentiva scricchiolare sotto al peso di una forza esterna. Sparita era la sua rabbia, la sua furia selvaggia, era improvvisamente conscio di quanto sciocco s’era comportato. Come poteva aver pensato che il suo stato ferale avrebbe potuto salvarlo da una creatura simile a quella in cui s’era trasformata la zebra.

Il suo pensiero si fermò su quest’ultima.

Zecora, la strega voodoo che lo aveva condannato.

No, non condannato.

La fossa se l’era scavata da solo, andando a cercarla, costringendola a dargli il potere che lo aveva reso così potente e debole allo stesso tempo. Sì, era divenuto il Tiranno di Zebrica, signore e padrone delle savane…ma a cosa era servito? Aveva ottenuto unicamente d’essere imprigionato per chissà quanti millenni in quella dannata prigione sabbiosa del Bianco Alicorno.

Questo era il suo ultimo premio!

Ma perché pensava a questo? Invece di combattere o di ordire trame per fuggire da quella fredda e dolorosa prigione, perdeva tempo rivangando il passato. Ma cos’altro avrebbe potuto fare? Zecora dell’Incubo, una creatura che non poteva essere fermata, non poteva essere corrotta, un essere di pura malvagità. Cos’era lui davanti ad un simile mostro? Nulla.

Questo era lui, una nullità che credeva di poter assurgere al titolo di Dominatore ma, si rese conto di pensare, a quale prezzo?

Con ribrezzo per sé stesso, si rese conto che se avesse saputo le conseguenze dell’uso degli Elementi dell’Odio, non vi ci sarebbe avvicinato, se ne sarebbe tenuto lontano. Perché, sì, il potere ed il dominio erano ciò che gli interessavano…ma a quale scopo se alla fine sarebbe divenuto lui stesso uno schiavo?

Un grugnito di dolore gli sfuggì dalle labbra, mentre sentiva i tentacoli d’ombra perforargli le carni, penetrando in profondità, lanciando ondate di lancinante dolore in tutto il suo essere.

Non li combattè comunque.

Nonostante quella voce si fece nuovamente vicina, la soave voce che tanto lo aveva ingannato, promettendogli una vittoria certa, ordinandogli di combattere, di liberarsi ed uccidere.

‘No. Non eseguirò i tuoi comandi.
Non importa cosa tu dica o cosa tu faccia…DarkPrince non si piegherà più a te.

Se è la morte, il mio destino…così sia.’

La voce divenne più insistente, più frettolosa, cercando di spingerlo a combattere, a non cedere. Spronandolo e promettendogli mari e monti, doveva solo liberarsi, e la vittoria sarebbe stata sua. Il suo sogno sarebbe stato finalmente realizzato, avrebbe potuto…

‘HO DETTO NO!’




Zecora dell’incubo riprese le sue forme, dopo aver inglobato il leone tra le sue spire. Un ghigno maligno apparve sul suo volto nel percepire il dolore del suo nemico, lentamente torturato nell’oscuro regno delle Essenze dell’Odio. Brividi di piacere le attraversavano l’animo mentre percepiva, come un lontano suono, le ferite inflitte al leone. Fu per caso, mentre piegava la testa, che vide la giovane e piccola pegaso osservarla immobile. Lo sguardo di Zecora si riempì d’odio mentre avanzava verso la sua discepola, ad ogni passo un fremito le attraversava il corpo, come onde che scuotono la superfice di un lago, rendendo ancor più stupefacente la sua nuova forma.

E tu, mia piccola falena,
giunta alle fiamme con sì tanta lena.

Ammiri lo splendore che qui si cela?
Assisti, dunque, alla morte che tutto gela!


Zecora dell’Incubo alzò uno zoccolo, preparandosi a colpire la piccola pegaso, decisa a vendicarsi della traditrice, pronta a toglierle la vita per non averla soccorsa. Ma prima che il suo zoccolo potesse calare su quella vita, un tremore avvolse il suo corpo. Un’ondata convulsa la costrinse ad allontanarsi, mentre il suo corpo d’oscurità si deformava, permettendo a ciò che era contenuto al suo interno di venire espulso.

Una luce di gioia estatica parve apparire nei suoi occhi mentre vedeva il corpo immobile del leone venire espulso dal suo corpo, cadendo malamente sul pavimento di pietra, giacendo poi lì immobile.

Con una roboante risata, Zecora dell’Incubo, latrò la sua gioia all’intera sala, il suo avversario sconfitto, la vendetta compiuta.

DarkPrince è morto! DARKPRINCE E’ MORTO!

Zecora dell’incubo, la creatura bellissima e terrificante, nata dall’unione con le Essenze dell’Odio era finalmente riuscita ad uccidere il proprio avversario…eppure, nell’oscurità della propria mente, in un angolo remoto del suo essere, una zebra dagli occhi carichi di una luce verdastra, piangeva.

Piangeva per la perdita di un futuro, piangeva per il male che lei stessa aveva scatenato nel mondo.

Piangeva per la propria discepola, rimasta coinvolta in un gioco mortale che l’avrebbe, presto, condotta verso un tragico destino.

'Che Airtseuqe possa perdonarmi'



[Capitolo postato] - Capitolo 51 - ...Nascita di un Leone
Suoni cupi, fievoli voci, colori ombrosi. Il mondo che si dipanava alla vista di DarkPrince era così diverso da quello a cui era abituato che non riusciva a muoversi, non riusciva ad emettere verbo. Sotto le sue zampe sentiva della fine sabbia scorrere, minuscoli granelli che reagivano ad ogni suo minimo movimento. Sforzandosi di osservare con attenzione, volse il capo intorno a sé notando come quel mondo tetro in cui si trovava non pareva essere composto da altro che dune di sabbia nera. Non vi era un astro ad illuminare il cielo, eppure v’era una certa luce, strana, incolore, ma che gli permetteva di guardarsi intorno.

Mosse un passo, incerto, conscio delle ferite che gli costellavano il corpo ma, solo in quel momento, s’accorse di non provare dolore, di non sentire emozione se non curiosità.

“Dove sono? Che posto è questo?”

Le sue parole si dispersero in quell’infinita distesa, come trascinate via da un leggero, ma implacabile, vento.

Era solo. Di questo se ne rendeva perfettamente conto, ma perché era lì? Come ci era arrivato? Con sguardo dubbioso guardò dietro di sé, ma non vide tracce sulle dune che lo circondavano, né riusciva a ricordare cosa fosse successo…? Quando?
Minuti, ore o giorni prima?

Il suo sguardo si abbassò sulle sue zampe e, per un attimo, ne rimase inorridito. Le sentiva familiari, giuste, eppure avrebbe potuto giurare di non averle mai viste prima. Fu in quel momento che l’unica vera domanda gli attraversò il cranio.

“Chi sono io?”

Siete uno sciocco, null’altro.

La voce era arrivata dalle sue spalle, volgendosi vide una creatura strana, fiera e statuaria, una folta criniera intorno al capo, il manto liscio, coperto di ispido pelo, gli occhi di un bianco puro che, sebbene fossero rivolti verso di lui, sembravano poter scorgere molto più lontano.

“Chi sei tu? Dove siamo?”

Io ero in voi, bifolco. Se solo aveste accettato il mio aiuto ora non saremmo in questa posizione.
Da questa terra non si può fuggire. Nemmeno tu potrai fuggirne…DarkPrince.


“DarkPrince?”

Quel nome gli ricordava qualcosa, memorie sbiadite e difficili da leggere, stralci di situazioni, immagini che gli apparivano davanti agli occhi ma, così rapide, da non poter distinguere nulla da esse. Un turbinio di luoghi, di volti, di emozioni e sensazioni che gli stavano dilaniando l’anima.

Con un urlo bestiale crollò sulla sabbia, lacrime sanguigne che gli colavano dagli occhi mentre DarkPrince tornava ad essere sé stesso, ancora una volta.

Con uno sguardo di fuoco, i suoi occhi si fissarono sulla figura che lo guardava immobile, analizzandola in tutte le sue parti, fino a riconoscerla per ciò che era realmente.

“Tu. L’angelo.”

Vedo che ricordate, marrano. Quando cercaste di prendere il posto che spettava a me, di diritto, v’inseguii senza far caso alle conseguenze. Da quel momento fui in voi, divenni una parte del vostro essere, e lentamente v’indirizzai a fare le scelte che speravo avrebbero portato alla vostra caduta.

“Tu…? Tu mi hai…usato!?”

Il secondo leone, dal manto chiaro, rise deliziato, un suono dolce e canzonatorio che si propagava intorno ai due.

Sì, DarkPrince. E sebbene la mia morte non fosse stata contemplata, la accetto pur di vedervi finito. Bloccato in questo mondo oscuro e privo di vita, con la mia sola compagnia. Benvenuto al Limbus Inferni! Un luogo d’attesa in cui resterete intrappolato, finchè il giudizio divino non vi giudicherà colpevole!

DarkPrince non ascoltò nemmeno mezza parola pronunciata dal suo gemello, una furia bestiale s’impadronì di lui, montandogli dentro, ma senza sottrargli il controllo. Un ghigno satanico distorse il suo volto mentre i suoi occhi parvero illuminarsi come tizzoni ardenti.

“Anche tu, hai provato ad ingannarmi. Anche tu hai provato a distruggermi.

Bloccato qui, dici? Non esserne sicuro…già una volta sono fuggito da un mondo prigione, già una volta sono sfuggito alla morte, e non sarai tu ad impedirmelo.

Ma, hai ragione, su una cosa. Su questo mondo non c’è vita, sbagli però a pensare di essere Solo con me.”

DarkPrince mosse un passo in avanti, il suo peso influendo sulla sabbia, lasciando una depressione sulla stessa, mentre altre due depressioni simili apparivano ai suoi fianchi, mentre due figure iniziarono ad apparire, simili all’originale, eppure diverse.

Alla sua destra prese forma una creatura leonina interamente composta di fiamme, apparentemente volatile eppure solida, come dimostrato dalla sabbia che, in volute di fumo nerastro, si stava rapidamente trasformando in vetro. Parallela a questa, dal lato opposto, faceva la sua comparsa un altro leone, il manto scuro nascosto da una pesante corazza di pelle indurita, sul capo una corona di spine terribile a vedersi. Gli occhi di questa creatura immateriale, empi di malvagità.

“Come vedi, Angelo, non siamo soli. Tu hai risvegliato in me ciò che io ero, il mio lato ferale, La Bestia, come tu la chiamasti… ”

Un ruggito furioso emerse dalla gola dell’essere di fiamma, mentre muoveva intorno all’angelo, mantenendosi sulla destra di questo, osservandolo con occhi carichi di rabbia.

“…Per non parlare di ciò che sono diventato, il Tiranno di Zebrica, unico dominatore di quelle terre. Oscuro Padrone e Signore, terribile nella sua ira.”

Un nuovo ruggito scosse il deserto, proveniente dalla gola del leone corazzato, mentre anche questa figura muoveva intorno all’angelo, artigli estratti ed affilati come lame di rasoio, zanne sguainate come lame taglienti, pronto a colpire.

“Ed infine, ci sono io. DarkPrince, ciò che sono, somma delle due parti eppure differente. Non so cosa mi riservi il futuro Angelo ma, una cosa la so… Il tuo giudizio è già stato dato.
Tu morirai.”

Con un unico fluido movimento, le tre figure balzarono in contemporanea, ognuna da una diversa angolazione, mentre l’angelo in forma leonina urlava al cielo terso la propria rabbia ed indignazione. Prima che una delle tre estensioni di DarkPrince potesse colpire, una colonna di luce splendente invase quel mondo d’ombra, accecandoli tutti nella sua abbacinante lucentezza, mentre circondava il felino dal manto candido.


DarkPrince era già pronto per dilaniare il suo avversario, coadiuvato dalle sue due essenze ancestrali, quando vide l’angelo in forma leonina tentare la fuga da quel mondo oscuro tramite quella colonna di luce, alle cui spalle si poteva quasi distinguere il mondo reale.

“Nessuna fuga, eh? Dannato vigliacco! Non te lo permetterò! ”

Con un balzo, il leone dal manto oscuro si tuffò all’inseguimento della sua controparte chiara, che già iniziava a scomparire all’interno della luminosa fessura, senza notare se non all’ultimo che le due creature ancestrali che gli si erano schierate accanto iniziavano a scomparire. Rapidamente divennero simili a fine sabbia luccicante, venendo spazzate via dal vento mentre le loro voci risuonavano nei suoi pensieri.

Io sono Leone. Io sono Passato. Tu usa Leone quando tu crede meglio. Leone combatterà per Te.

‘Io sono il Tiranno. Ero il tuo presente ma, tu… Tu sei il futuro. Quando avrai bisogno della mia spietata crudeltà, questa sarà a tua disposizione.

Non sarai mai più solo…Fratello.


Prima che DarkPrince potesse mormorare un ringraziamento, la luce lo avvolse, catapultando fuori dal mondo oscuro, rispedendolo nel mondo reale, nella tesoreria del Castello di Evilot.

Si alzò sulle proprie zampe, lo sguardo fisso sullo spettrale leone dal manto candido davanti a sé, un basso e cupo ringhio emesso dalla sua gola, un suono carico di minaccia rivolta all’essere che lo aveva ingannato, che aveva tentato di farlo perire.

“Angelo…Tu morirai…”

Quanto potete essere sciocco? Volete uccidermi? Dovrete allora tagliarvi la gola…Io esisto in voi, ve ne siete dimenticato?

“Ciò che dici è vero dopotutto… Quindi, sebbene la mia voglia di ridurti a brandelli sia molta, dovrò occuparmi di te in seguito. Ma permettimi di lasciarti dei compagni di giochi…”



[Capitolo Postato] - Capitolo 52 - Caduta
Zecora dell’Incubo era sbalordita.

Mai, nei suoi millenni di esistenza aveva visto uno spettacolo simile. Se nemmeno le terrificanti e abissali oscurità dell’Odio erano capaci di spezzare lo spirito di quel leone, cosa poteva riuscirci? In tutta la sua esistenza, nessuno era mai riuscito a fuggire dalla prigione oscura, dal Limbus Inferni, l’Anticamera della Morte.

Ma ancor più sconvolgente fu la presenza della spettrale copia speculare del suo avversario, era dunque grazie a quell’entità che il suo odiato avversario era ancora vivo?

Con fredda determinazione e calma rabbia, abbassò il suo zoccolo, dimenticando la piccola pegaso per tornare a concentrarsi sul dannato felino, la cui insolente capacità di rifiutare la morte stava diventando davvero irritante. Nel far questo vide altri due copie spettrali dello stesso emergere dalle ombre iniziando ad inseguire la prima figura incorporea mentre l’unico leone materiale, DarkPrince, ruggiva di crudele piacere.

Complimenti, sacco di pulci. Non so come tua sia sopravvissuto, né mi interessa, ma sappi che non accadrà di nuovo. Ti ho già fermato una volta, mi assicurerò che alla seconda il lavoro sia compiuto definitivamente.

La creatura d’incubo prese quindi a salmodiare in una lingua così antica da risultare indecifrabile, mentre una cupa aura oscura iniziava ad apparire intorno a lei, illuminandola di buia luce. DarkPrince, sebbene non amasse darlo a vedere, era a pezzi, riuscendo a malapena a rimanere dritto sulle proprie zampe. Non si sarebbe arreso, non avrebbe abbandonato il campo di battaglia ma…

Il suo sguardo si pose sulla piccola pegaso, ancora immobile, ancora intrappolata nel suo maleficio, il cui sguardo era colmo di dolore, ma non di terrore.

Questo fatto lo colpì come un maglio, la piccola pegaso non sembrava provare paura nel trovarsi davanti quell’orrore di Zecora dell’Incubo, anzi. Egli stesso non aveva timore d’ammettere d’esserne spaventato, eppure quella, inutile, piccola pegaso non sembrava provarne.

Lentamente, trascinando le proprie zampe sul pavimento, completamente ignorando la sua nemesi, DarkPrince giunse vicino alla piccola Insanity, guardandola negli occhi, liberandola dall’incantesimo in cui lui l’aveva lasciata prigioniera.

“La tua maestra è in pericolo…Aiutami a liberarla dagli elementi. Dopo potremo discutere della nostra…situazione.”

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La piccola Insanity, dopo l’accecante luce che l’aveva colpita, si rese conto troppo tardi della presenza dell’antico nemico della sua maestra e, prima che potesse impedirlo, si ritrovò intrappolata ed incapace di reagire.

Con orrore seguì lo scontro tra Zecora e DarkPrince, vide la trasformazione della sua insegnante, la caduta del suo antico nemico ed infine, il suo ritorno tra i vivi, uguale eppure cambiato.

Ed ora, quello stesso felino, osava avvicinarsi a lei, proponendole una tregua.

Insanity Moon Dream non sapeva cosa pensare.
Poteva davvero fidarsi dell’odiato avversario della sua Maestra? Come poteva essere certa che quello non l’avrebbe tradita alla prima occasione?

Eppure, vedere la propria insegnante, la creatura che l’aveva protetta, istruita e curata, ridotta in quello stato orripilante le faceva troppo male. Con uno scatto si alzò dalla posizione seduta in cui era rimasta intrappolata, volgendo poi lo sguardo, fugacemente, sul leone.

“D’accordo. Quando la maestra sarà libera dalle grinfie di quegli esseri, ti prometto che ti sarà concessa una possibilità di salvare la tua vita. Adesso, resta indietro ed osserva. Non è con gli artigli che potrai fermare quella creatura.”

La pegaso si mosse in avanti, incurante dell’oscuro turbine che avvolgeva Zecora dell’Incubo, avanzando con determinazione fino a distarne solo una decina di passi. Giunta lì, chiuse gli occhi ed iniziò a recitare l’unico incantamento che la sua maestra le aveva proibito d’usare, un incantamento che risaliva all’alba della stregoneria voodoo.

Lentamente un’aura verdastra avvolse la piccola Insanity, mentre quest’ultima pronunciava la formula per il rituale.

Voi che dormite il sonno eterno,
Voi che avete abbandonate le vostre spoglie mortali,
Udite il mio richiamo.

Accorrete, o spiriti dell’oltretomba,
Giungete a me per soccorrere la vostra discendenza.

Risvegliatevi e tornate sul piano materiale,
Aiutate i vostri figli nel momento del bisogno.

A te, mio Padrone e Signore,
Barone delle Tenebre.

Col tuo nome io ti chiamo,
Samedi il Profanatore,

Concedi ai tuoi servi questa immorale unione,
Per sconfiggere i tuoi nemici.

Col sangue io ti imploro,
e con l’anima mia,
verso il mio tributo!


DarkPrince aveva assistito a molti incantamenti e rituali dalle streghe voodoo che avevano deciso di ribellarsi al suo dominio di Zebrica eppure, nel vedere la colonna di luce verdastra ergersi più alta e terrificante dell’oscurità creata dagli Spiriti dell’Odio, percepì un fremito di paura nel suo corpo. Fremito che divenne assoluto terrore quando vide emergere la mastodontica figura taurina all’interno della stessa colonna di luce.

Non ne poteva distinguere i dettagli con precisione ma l’essere, apparendo quasi fosse un ospite che osserva il mondo attraverso ad una finestra, era ben più terrificante di qualsiasi altra cosa egli avesse mai visto.

La creatura primordiale sembrava ricoperta da un fitto pelame rossastro, come sangue essiccato, mentre gli occhi brillavano uno di luce vermiglia e l’altro d’un verde mefitico. Il Barone Samedi, perché quello doveva essere il suo nome, osservò compiaciuto la piccola pegaso, mostrandole un sorriso zannuto, irto di un’affilata dentatura triangolare, per poi aprire le fauci permettendo a dodici ammassi incorporei di emergere dalla cupa oscurità del suo cavernoso antro mascellare.

Con un ghigno di satanico divertimento, la creatura immateriale volse rapidamente lo sguardo adocchiando ora la pegaso ed il leone, ed ora la zebra posseduta, quasi pregustando il sapore della linfa vitale degli sconfitti, per poi gradatamente scomparire nuovamente così come era apparso.

DarkPrince rimase scosso dall’apparizione, rendendosi nuovamente conto di quanto infima potesse essere la sua stessa forza, rispetto a quegli esseri titanici, rendendosi definitivamente conto di quanto inutili fossero i suoi sogni di gloria e di dominio.

Ma la demoniaca apparizione non aveva apparentemente risolto nulla, visto che la zebra oscura continuava a salmodiare, incanalando oscuri poteri su sé stessa. Già egli stava per rivolgere domanda alla pegaso quando le dodici forme incorporee iniziarono ad assumere una forma ben definita.

Una forma che lui conosceva strettamente, visto che era stato lui l’artefice della loro caduta.

Insanity era rimasta in silenzio, sotto l’occhio indagatore del Profanatore, già in precedenza ne aveva percepito la presenza, grazie agli insegnamenti della sua insegnante, ma era la prima volta che lo incontrava faccia a faccia. Sebbene conscia di essere stata lei ad evocarlo in suo soccorso, non aveva potuto evitare di fremere dall’orrore nel vederselo comparire in tutta la sua possanza.

Eppure, l’Oscuro Signore della Morte le aveva concesso il suo favore, permettendole di riportare in vita, seppure temporaneamente, le uniche alleate che potevano aiutarla a sottomettere e a liberare la sua insegnante. Alle sue spalle, infatti, volteggiavano le dodici antiche profetesse voodoo, le stesse che molto tempo prima erano vissute a Zebrica e che, a quel tempo, avevano regnato indiscusse grazie ai loro immensi poteri.

Improvviso fu l’attacco dei due schieramenti, improvviso e contemporaneo. Da una parte la zebra posseduta, dall’altra le ultime rappresentanti della stregoneria voodoo. Entrambi gli schieramenti liberarono le energie a loro disposizione, illuminando la sala con i loro incantesimi. Le due colonne d’energia, una oscura e terribile, l’altra verdastra e mefitica, impattarono tra di loro, creando un vortice di colori al punto di contatto.

DarkPrince, immobile, osservava rapito lo scontro, notando come nessuna delle due forze riuscisse a dominare sull’altra. Se lo scontro fosse continuato sarebbe stata unicamente la resistenza a decidere il vincitore, lo sapeva, ma quanto poteva resistere quella piccola pegaso? Dopo aver consumato chissà quante energie per evocare le antiche maestre della stregoneria, quanto poteva resistere alla potenza pressoché infinita di quelle oscure creature conosciute come gli Spiriti dell’Odio?

Un cupo sorriso salì sul suo volto, sapeva di non essere nulla più di un insetto a confronto con quelle streghe, ma anche un insetto poteva far pendere l’ago della bilancia in favore o sfavore. In un angolo della sua mente sentiva ancora l’angelo imprecare contro di lui, perennemente inseguito dai suoi antenati spirituali, ma lo ignorò, non aveva tempo di ascoltarlo, né aveva tempo di fermarsi e ripensare.

Aveva avuto un’idea e doveva metterla in pratica, prima che fosse troppo tardi.

Nascosto alle spalle della piccola pegaso, si chinò in avanti, accumulando forza nelle proprie zampe, mentre un basso ringhio di minaccia iniziava ad emergere dalle sue fauci contratte.

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Insanity gemeva silenziosamente, pressata dallo sforzo di sopraffare la sua insegnante corrotta, sentiendo però la confortante presenza delle antiche madri della magia voodoo accanto a sé. Ma era un ben piccolo conforto rispetto alla minacciosa presenza della zebra posseduta.

Nonostante stesse donando tutta sé stessa, nonostante sentisse le presenze intorno a lei donare ogni briciola di energia, percepiva distintamente l’imparità dello scontro con quelle forze oscure. Gettò un rapido sguardo sulla creatura oscura e quasi subito se ne pentì.

Zecora dell’Incubo rideva sguaiatamente dei suoi sforzi, rilasciando un continuo getto d’energie oscure contro di lei, insultando con veemenza di momento in momento.

Povera sciocca di una pegaso!
Credevi davvero di poterci fermare così facilmente? Sei solo una stupida ignorante.

Noi siamo l’Oscurità Incarnata! Nulla ci è superiore!

Noi abbiamo plasmato il mondo in cui vivi…Credi davvero che potremmo essere distrutti da qualcosa da Noi creata?


La pegaso cercava di non sentire quelle parole, di non dar loro peso, ma sentiva dentro di sé la speranza affievolire.

Lacrime iniziarono a scendere dal suo volto, mentre sentiva il germe della disperazione crescere dentro di sé, la paura di non riuscire a salvare la sua mentore, l’orrore di vederne il corpo devastare il mondo che un tempo aveva abitato.

Improvvisamente un suono le attraversò il corpo, un ringhio cupo e minaccioso, seguito da una sensazione di odio ed una voglia di vendetta. Non ebbe bisogno di voltarsi per sapere che DarkPrince si stava avvicinando a lei. Il desiderio di vendetta che le giungeva dalle antiche streghe voodoo era più che sufficiente.

Cosa poteva volere quell’antico nemico? Cosa aveva intenzione di fare, ora, dopo essere rimasto nell’ombra tutto quel tempo?

“Aiutami…Maledetto…Leone…”

Le parole le erano uscite soffocate, tirate via con forza mentre cercava di restare concentrata verso lo scontro.

“No.”

Al suono di quella sillaba, la concentrazione di Insanity si sfaldò per un momento, permettendo alla cretura d’ombra di guadagnare alcuni centimetri di vantaggio nella loro lotta di resistenza.

“Il…Patto…Hai…Promesso…”

“Ho mentito.”


[Capitolo postato] - Capitolo 53 - Vittoria o Sconfitta ?
Per Insanity il tempo iniziò a muoversi al rallentatore.

Vide il leone balzare in aria, artigli estesi, fauci spalancate, in un salto impressionante.

Vide la zebra posseduta ridere di crudele gioia dinanzi allo spettacolo dell’ennesimo tradimento del felino.

Vide l’orrore dipinto sui volti delle antiche streghe fantasma.

Ed infine, con suo stupore, vide la sorpresa negli occhi posseduti di Zecora, nel realizzare, in contemporanea con lei, che il balzo leonino era stato troppo lungo e potente per avere la piccola pegaso come bersaglio.

Fu in quel momento che Insanity incrociò lo sguardo nel leone, fiero di essere riuscito ad ingannare tutti ancora una volta.

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Zecora dell’Incubo rideva sguaiata dei patetici tentativi della pegaso, derideva ed insultava glorificandosi nella sua oscurità, combattendo le energie voodoo con la sua magia nera. Erano in uno stallo, per quanto le fosse difficile ammetterlo, non riusciva a spezzare quelle insulse magie, ma aveva il vantaggio del tempo. Sebbene potente, quella piccola pegaso non poteva durare a lungo, presto le sue energie sarebbero finite ed allora lei, e gli Spiriti dell’Odio che albergavano in lei, avrebbero potuto schiacciarla definitivamente.

A quel pensiero, un tremito le riverberò nella mente, proveniente dalla vera Zecora. Quella sciocca creatura piangeva per la sua adepta.

Piangi, sciocca. Piangi e soffri. Osserverai la devastazione che hai scatenato sul mondo. Non ti uccideremo, Zecora, perché la sofferenza ti possa accompagnare in eterno!

Un movimento improvviso colse l’attenzione della creatura posseduta, con occhi carichi di sorpresa estatica vide il leone muoversi e balzare verso la giovane pegaso. Ilarità esplose nei suoi pensieri nel notare come quegli sciocchi continuassero a litigare tra loro, invece di schierarsi a fronte unito contro di lei. Ma d’altronde, in quel mondo oscuro, non c’era spazio per la fedeltà.

Improvvisamente però, l’ilarità scomparve dalla zebra posseduta mentre capiva, incredula, quale fosse il vero bersaglio del felino.

Lei stessa.


Con furia, Zecora dell’incubo si preparò a colpirlo con tutta la sua forza, pronta ad annientarlo definitivamente, quando realizzò che non poteva. Se avesse dedicato anche solo una briciola d’energia contro il felino, la magia voodoo l’avrebbe colpita, danneggiandola. Ma d’altronde, se avesse ignorato il leone, quello avrebbe potuto sbranarla ed infliggerle pesanti ferite.

I pensieri degli Spiriti dell’Odio le affollavano la mente, agguerriti e contrastanti, le invasero il cranio, confondendola, imponendosi su di lei ordinandole di fuggire, di restare e combattere, di colpire il leone, di aggredire le streghe, di…

Con un urlo, la creatura d’oscurità infranse il continuo chiacchiericcio che si era sviluppato nella propria testa, quindi volse rapida il capo verso il felino, al quale mancavano ormai solo pochi metri per raggiungerla, e con un sorriso glaciale lo investì con tutta la potenza che aveva investito fino a quel momento contro le streghe voodoo.

Avvenne tutto in un attimo.

DarkPrince si ritrovò avvolto nella più totale oscurità, un freddo gelido lo colpì come un maglio, e nonostante ne ebbe coscienza solo per un secondo, in quel lasso di tempo percepì un dolore agonizzante, un gelido bruciore che strappò via ogni singolo brandello di vita dal suo corpo.

La vittoria della zebra posseduta sul felino però fu di breve durata.

Nello stesso momento, infatti, le energie voodoo radunate da Insanity, senza più trovare opposizione, s’abbatterono con forza contro la creatura oscura, schiacciandola con la loro potenza.

Zecora dell’Incubo si ritrovò intrappolata in un vortice di mefitica energia, sentendo le proprie difese andare in pezzi finchè, con un ultima, immane, esplosione di luce non crollò al suolo priva di sensi.

Non appena il suo corpo fu al suolo, le gemme che racchiudevano gli Spiriti dell’Odio si staccarono da esso con orrendi suoni, lasciando aperte ferite lì dove avevano iniziato a fondersi al corpo del loro ospite. Senza più la presenza degli spiriti oscuri, il corpo di Zecora perse la sua tinta oscura, tornando gradualmente al suo normale colorito.

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Zecora la zebra, dopo un periodo così lungo passato a soffrire nelle tenebre, rimase scioccata nello scoprire di non provare dolore o sofferenza. Non capiva cosa stesse accadendo, aveva percepito un calore familiare avvolgerla, una sensazione già provata in passato, ma dopo tutte le sofferenze passate nell’odio raggelante delle Gemme, non voleva credere d’essere libera. Non osava sperare tanto.

Fu solo quando una voce familiare la scosse, che lentamente provò ad aprire gli occhi, trovandosi davanti un volto amico, un volto amato.

Insanity.

“Maestra? Maestra state bene? Non sono più in voi, vero?”

Zecora non trovava la forza di rispondere, si sentiva così stanca, però era una stanchezza piacevole ora che sapeva d’essere libera dal controllo di quelle creature oscure, senza volerlo iniziò a piangere. Calde lacrime di gioia che iniziarono a colare dal suo volto, mentre si rialzava, sostenuta da Insanity, finché nel suo campo visivo non apparirono le dodici forme incorporee delle sue antiche maestre.

“No, non può essere,
Voi non potete esistere.

Il Padrone vi ha reclamato,
Egli deve essere contrariato!”

Le dodici figure non risposero, continuando ad ignorare la scena, la loro attenzione concentrata altrove, finchè non fu Insanity stessa a volgersi verso la Zebra, raccontandole ogni cosa, incluso il patto con il loro Signore e Padrone.

“Tu lo hai evocato?
Ed egli ti ha incluso nel suo operato?

Proibito io te lo avevo,
Ma ti ringrazio, per il pensiero.”

Improvvisamente la discussione delle due fu interrotta dalle dodici presenze spettrali, la loro voce non riecheggiava nel mondo materiale ma, risuonava comunque cupa e lugubre, sebbene tinta d’affetto, tutt’intorno a loro.

Giovane Zecora, molto è cambiato dall’ultima volta in cui i nostri zoccoli hanno calpestato il mondo. Siamo contente d’essere riuscite a recuperarti dai tuoi errori e a ristabilire la tua presenza nel mondo ma, non è ancora il momento di festeggiare.

Hai ancora una colpa da scontare.


Le figure si mossero, rivelando le forme immobili di DarkPrince, congelate in un ultimo spasmo di morte e dolore, sebbene si potesse notare la pace presente nei suoi occhi.

Fosti tu a crearlo, con le tue magie ad intrappolarlo e a condannarlo. Ed oggi tu lo distruggesti.

Zecora fece per parlare, per difendersi ma le dodici anziane non le diedero il tempo.

Rinneghi forse le tue colpe? Egli era ambizioso ? Assetato di potere? Sì, ma fu il tuo sortilegio a condannarlo a seguire questo cammino. Non fosti tu stessa a pronunciare la sua condanna? Non ricordi, ordunque, più le tue stesse parole?

‘Che l'inganno ti porti a dominare sull'intera tenuta,
ma esso stesso sarà la causa della tua caduta,

Eppure un giorno potresti riscattare,
se l'animo tuo sincero farai diventare!’

Il suo destino era da noi già tracciato.

Sovrano di Zebrica doveva diventare, con noi al suo fianco aiutandolo a governare. Ma il tuo sortilegio tutto infranse, forzandolo a seguire un sentiero oscuro, alla cui fine un ben triste destino lo attendeva.

Ora egli è morto, persa è la sua forza, perso è il suo coraggio, ma tu il debito non hai ancora saldato.

Una speranza gli avevi lasciato, una via di fuga gli avevi tracciato.

Riuscirai tu a pagare il prezzo del tuo peccato?


La zebra rimase muta, non poteva credere che tutto l’odio che l’aveva spinta ad andare avanti, tutta la rabbia per il dolore ricevuto, alla fine, era da importare unicamente a sé stessa. No, era inutile mentire. Nel profondo della sua anima aveva sempre saputo d’esser stata lei ad aver condannato Zebrica, ma era sempre stato più semplice incolpare il leone, anche se egli ne era stato solo il mero esecutore.

Con un sospiro, la zebra, s’inchinò alle figure, accettando le loro parole. Non ebbe bisogno di parlare, non c’era nulla da dire, adesso c’erano solo le sue azioni da perseguire.

Vai, Giovane Zecora, compi il tuo destino e…” le dodici figure si bloccarono, iniziando a svanire, tornando nel luogo da cui erano venute, un espressione preoccupata sui loro volti.

Riguardatevi! Un’aura potente si avvicina!

La zebra e la pegaso si voltarono di colpo verso l’ingresso della tesoreria, rimanendo stupite nel vedere la figura che avanzò verso di loro. Questa era sì imponente eppure aggraziata, mentre avanzava verso di loro, incurante dei danni che la sala stessa aveva riportato.

La sua voce risuonò cupa e carica di crudeltà.

Vedo che ci sono stati degli sciocchi cha hanno tentato di prendere ciò che non apparteneva loro. Avete vissuto le conseguenze delle vostre azioni? Credete ancora di poter usare questi manufatti per la vostra gloria? Siete ancora convinte, voi folli streghe voodoo di poter controllare gli Elementi dell’Odio?

Per tutti i secoli che vi portate addosso, dimostrate solo una sciocca presunzione.

Ritenetevi fortunate ad essere ancora vive, ed ora andatevene dal Mio castello…Od io, Anul, Matriarca di Airtseuqe, vi farò pentire d’esser sopravvissute!


La figura emerse dalle ombre rivelando essere il Pegaso Cornuto che, tramite inganni e violenza, era divenuta il centro focale di dominio nel regno d’Airtseuqe. Dal manto color della notte e con occhi che parevan brillare come braci ardenti, la Matriarca scacciò via la zebra e la pegaso, restando però un attimo stupita nel vedere la carcassa di leone che le due portarono via con sé.

Rimasta sola nella tesoreria, volse lo sguardo sulle Gemme dell’Odio, sollevandone una poi con la sua magia, osservandola e rimirandola alla fioca luce della sala, avvicinandola sempre più alla sua fronte, percependo finalmente le presenze che albergavano nella stessa.

Iniziò lentamente, come un leggero borbottio, per poi esplodere in una roboante risata, riecheggiando per la sala mentre il suo manto iniziava a cambiare colore, abbandonando la tinta scura e tornando al suo proprio colore candido. Con un ultimo movimento del capo, la figura dissipò gli ultimi barlumi di magia che s’era lanciata addosso, rivelandosi per ciò che era realmente.

Aitselec , l’Alicorno Bianco.

Con un ultimo sorriso, la Padrona della luce sollevò le restanti Gemme dell’Odio portandole a sé, aprendosi ad esse, accogliendo in sé ciò che quelle stesse avevano racchiuso per così tanto tempo.


[Capitolo Postato] - Intermezzo - Riepilogo delle puntate fino al Capitolo 53
Riepilogo delle puntate precedenti
My Little Evil : Hating is Magic
[Capitoli 1 – 53]

La terra di Airtseuqe è dominata dalla Matriarca Oscura, Anul, e prospera nell’oscurità e nei crimini più efferati. La celebrazione per la notte più lunga dell’anno si avvicina e Anul invia la sua protetta a controllare i preparativi per la celebrazione a Ponyville. Twilight Sparklenstein, una feroce scienziata e maga procede con gli ordini ricevuti ma teme per una antica profezia riguardante il risveglio di una terribile creatura.

Una creatura pura e portatrice d’ordine.

Durante l’incarico conosce i più eminenti membri della criminalità locale, impressionandoli o sottomettendoli uno dopo l’altro. Giunge infine il momento della celbrazione, durante la quale si annuncia la presenza della Matriarca Oscura ma, è bensì la creatura d’ordine e purezza che appare ed inizia un colpo di stato per il Regno. L’essere in questione si rivela non solo come l’antica sorella di Anul ma, sopratutto, per essere un Alicorno bianco.

Atitesi e nemesi della specie di cui fa parte la Regina d’Airtseuqe, i pegasi cornuti.

Twilight Sparklenstein e le sue associate riescono a sfuggire alla trappola, sebbene non indenni, e decidono di fermare la pura creatura. Per far questo necessitano però di potenti artefatti noti come “Elementi dell’Odio” i quali furono usati, secondo un'antica leggenda, in principio da Anul stessa per bandire la sua Nemesi quando apparve la prima volta. Le sei scoprono il luogo in cui questi artefatti sono stati usati l’ultima volta e decidono di muovere verso il centro della più antica e terribile foresta di Airtseuqe.

La Happy Tree Forest.

Giunte al limitare del bosco però la loro volontà viene meno mentre assistono pietrificate all’idilliaco paesaggio che appare dinanzi a loro e che, sebbene appaia utopistico, rimane pur sempre colmo di una volontà cruenta. Tramite l’utilizzo di un mezzo corazzato trafugato dalla Mafia Ponense riescono a superare il primo ostacolo, penetrando nella foresta dove però vengono costrette ad attestarsi mentre un vero e proprio esercito di creature dei boschi le attende a piè fermo.

Mentre La Sparklenstein e alcune altre litigano su come procedere, Rarity, sottomessa a Twilight per via di un incantamento, utilizza i propri poteri per poter proseguire, evocando un’armata canino demoniaca. Al termine dell’epica battaglia emerge dalla foresta una creatura titanica dedita unicamente a terminare l’opera di distruzione, un Idra. L’esercito canino demoniaco si sfalda ed inizia a subire, facendo riecheggiare le sue urla sul campo di battaglia.

La pony dal manto candido, a seguito di quello spettacolo, entra in contatto con un’entità oscura che coesiste con lei a sua insaputa e, con l’aiuto di questa, stringe un patto con lei. Poco dopo un essere d’incubo s’erge sul campo di battaglia, una pony d’oscurità il cui manto non è più candido come la neve ma, oscuro come il più nero dell’inchiostro. Incubus, temporanea manifestazione dell’unione tra Rarity e l’entità oscura, entra in contatto con l’idra, avvolgendola tra le sue spire e costringendola ad implorare pietà.

Prima di strapparle l’anima.


In contemporanea a questi eventi, la città di Ponyville cede sotto la pressione prodotta dall’Alicorno Bianco, ma la gioia di quest’ultima è di breve durata quando un nuovo giocatore entra nella partita. Emergendo dalle nebbiose paludi fuori Ponyville, la Zebra Zecora, maestra nella stregoneria Voodoo riesce ad infiltrarsi nella cittadina scoprendo la presenza del nemico di tutta l’oscurità iniziando a pianificare le proprie mosse con l’ausilio della sua fedele assistente e seguace Moon “Insanity” Dream.

Aitselec, l’Alicorno Bianco, scopre intanto che le sei pony scampate al suo controllo si dirigono verso la Happy Tree Forest decise a ritrovare quegli stessi artefatti che l’avevano bandita da Airtseuqe la prima volta. Per fermarle decide di evocare nel Regno d’Airtseuqe un suo servitore, un campione della luce che possa distruggerle prima che queste possano compiere la loro missione. Ma al momento culminante dell’evocazione, non è un suo campione ad apparire, bensì un antico nemico. Un possente leone dal manto oscuro, il Tiranno di Zebrica, DarkPrince.

Questi era stato un possente dominatore delle savane dell’antico regno di Zebrica, grazie ad un potere che era stato dato a lui da una delle ultime streghe voodoo ancora in vita. Con quel potere egli assoggettò la sua terra, finendo però tradito quando quello che egli reputava suo alleato lo pugnalò allo schiena.

L’Alicorno bianco.

DarkPrince, impossibilitato ad affrontare il suo vecchio nemico, optò per una rapida fuga addentrandosi nel bosco conosciuto come Happy Tree Forest, deciso a portare a termine la sua vendetta contro i suoi nemici, ignaro di portare con sé il germe della propria sconfitta.

Nella Happy Tree Forest, Twilight Sparklenstein e le sue compagne, erano in marcia attraverso sentieri mal curati e irti di pericoli. Senza accorgersene s’imbattono, quindi, in un gruppo di creature che infestavano il bosco stesso da innumerevoli secoli, le tre dridder Vado, Vedo e Prendo.

Una dopo l’altra, tutte le pony vengono sconfitte da questi formidabili avversari, finchè solo Pinkamena Diane Pie rimane ad affrontarle. Tutto sembra perduto quando le tre creature iniziano ad immergersi nella mente della pony, decise a nutrirsi della sua anima, quando dalle nebbiose profondità della mente di Pinkamena, un essere indefinito si rivela alle tre dridder, osservandole maniacale con una sguardo privo d’occhi. il suo nome è Follia.

Alcune ore dopo le pony si risvegliano nella radura dove s’eran fermate, incuriosite da un incubo, apparentemente, comune ma senza ricordi tangibili di ciò che è successo.

Mentre le mane six continuano la loro lenta avanzata, altre due fazioni emergono nel conflitto per il controllo di Airtseuqe. Da una parte ci sono Zecora ed Insanity, intente a recuperare gli Elementi con l’ausilio della necromanzia voodoo, dall’altra DarkPrince, che con i suoi incantamenti ha radunato una piccola schiera di asserviti. Entrambe le fazioni muovono verso Evilot, lì dove si suppone siano custoditi gli Elementi dell’Odio.

Mentre Airtseuqe si prepara alla guerra, le sei pony raggiungono un ponte dalla struttura cupa e gotica, in totale contrasto con il paesaggio utopistico presentato dalla foresta. Senza trovare giustificazioni palusibili le sei pony lo attraversano, venendo poi catapultate in altrettanti mondi paralleli, simili eppure diversi da Airtseuqe. Le sei pony, pur senza smettere di combattere, vengono cambiate, costrette a perdersi in quei mondi paradisiaci. Solo Rainbow Dash resiste fino all’ultimo, soprattutto grazie all’entità oscura che abita in lei, Paranoia, ed infine riesce a sfuggire alla trappola incontrando l’essere che ha realizzato il ponte dimensionale. La creatura però si rivela essere un essere millenario, una creatura di tale potenza che lei non può nemmeno sognare d’eguagliare. Però, questo essere, questo Divoratore d’Universi, rimane sorpreso dalla forza dimostrata dalla pegaso e la premia con la vita per lei e le sue compagne, rispendendole poi nel loro mondo d’origine.

Ad Evilot, intanto, DarkPrince e le sue schiere sono giunti alla Capitale del Regno, trovandola però distrutta, priva di guarnigione e con un pesante olezzo di morte che grava in ogni dove. Rendendosi conto d’essere stati anticipati si affrettano alla sala dove sono custoditi gli elementi, solo per trovarvi Zecora e la sua assistente, già in possesso degli elementi.

Lo scontro tra i quattro è brutale e violento, Insanity riesce a sopraffare l’alleata del leone, evocando degli spiriti dei trapassati per annientarla, mentre la Zebra Zecora si concentra sul felino, immobilizzandolo e costringendolo a realizzare che gli Elementi dell’Odio sono già in possesso della Zebra stessa. Ma mentre questa si glorifica della vittoria, il mondo intorno a lei cambia mentre gli Spiriti che albergano negli artefatti, chiudono la morsa su di lei, prendendo possesso del suo corpo, relegandola nell’oscurità.

Ma la loro vittoria è di breve durata, un lampo di luce infatti investe la sala, originandosi dal corpo del leone, mentre ogni creatura legata all’oscurità sprofonda nell’incoscienza.

L’unica a non rimanerne coinvolta è l’alleata di DarkPrince, la quale si ritrova davanti una versione celestiale del felino stesso, Nalsa, il vero campione che Aitselec aveva cercato di evocare sul mondo. Questi, nel poco tempo a sua disposizione, incarica la pony di correre ad avvisare la loro padrona Aitselec del suo risveglio e di far presto, perché lo scontro tra il felino e la zebra è in procinto di ricominciare.

Dopo quell’intervento, Nalsa è costretto a cedere il controllo a DarkPrince, riuescendo però ad infervorarlo, a costringerlo ad aprirsi al suo lato ferale, tramutandolo in una pura bestia assetata di sangue. L’ultimo atto cosciente del Leone è però di intrappolare Insanity, costringendola a rimanere una muta osservatrice, incapace di agire, senza poter difendere né sé stessa, né la sua tanto amata Maestra. Mentre il leone abbraccia il suo lato ferale,la zebra si riprende, ottenendo nuovamente il controllo sugli Elementi.

Lo scontro tra i due si protrae finchè la mera forza bruta del leone riesce ad infrangere le difese della zebra, costringendola ad assorbire più potere di quanto ne possa gestire dagli artefatti in suo possesso.

Gli Elementi dell’Odio ottengono un totale e completo controllo su Zecora, mutandola in un nuovo essere.
Zecora dell’Incubo.

La rinata creatura d’odio si rivela essere un avversario infinitamente più formidabile di quanto il leone potesse mai sognare d’essere, il combattimento tra i due continua ma il vantaggio è nettamente per la Zebra, la quale infine riesce ad intrappolare DarkPrince in un bozzolo d’oscurità, condannandolo ad una lenta morte agonizzante. Convinta d’essersi liberata del felino, l’essere d’odio volge il suo sguardo verso Insanity, preparandosi a toglierle la vita mentre questa è intrappolata.

Zecora, intrappolata nel buio della mente di Zecora dell’Incubo, sprofonda nella disperazione realizzando quale orrore la sua sete di vendetta e potere hanno scatenato sul Regno di Airtseuqe.

DarkPrince, nel frattempo si risveglia in un mondo oscuro, in un infinito deserto di fine sabbia nera, scoprendo d’essere intrappolato in un incubo che lo condurrà alla morte. In quel mondo oscuro scopre l’esistenza del Campione della Luce, e di come non solo fosse sempre stato nascosto dentro di sé ma, anche di come quest’ultimo lo avesse manovrato. Carico di rabbia, il Tiranno di Zebricaentra in contatto con le sue differenti personalità, utilizzandole in quel mondo spirituale per sconfiggere il germe d’ordine che gli era stato impiantato in corpo. Il campione della luce, resosi conto di combattere una guerra persa fugge, aprendo un sentiero a DarkPrince per sfuggire alla trappola mortale, catapultandolo nuovamente sul piano materiale. Riportandolo, quindi, nella sala del tesoro ad Evilot, lì dove Zecora dell’Incubo era lì lì per eliminare Insanity.

La creatura d’odio, realizzando che il suo avversario iniziale fosse riuscito a sfuggire alla trappola, decide di porre fine alla sua esistenza in maniera definitiva, iniziando quindi ad accumulare energia oscura a sufficienza da annichilirlo in maniera definitiva. DarkPrince, pur senza arrendersi, si rende conto di non poter affrontare un nuovo scontro, stabilisce quindi un accordo con Insanity, promettendolepoi di consegnarsi a lei e a Zecora una volta che l’essere d’odio fosse stato sconfitto.
I combattenti cambiano ma, lo scontro rimane ugualmente duro, e sebbene Insanity riesca ad evocare il Signore della Morte e della stregoneria voodoo per darle supporto, il mero volume delle energie in conflitto è tale che diventa unicamente una questione di resistenza tra le due forze in opposizione. Alla fine lo scontro viene stabilito dall’intervento del leone che, tramite uno stratagemma, distrae la creatura d’odio e balza in un assalto ferino verso di lei. Questa si ritrova nella pessima posizione di dover far fronte a due attacchi provenienti da due direzioni diverse, realizzando che fermando uno si ritroverebbe scoperta contro l’altro.

Con un grido di rabbia, Zecora dell’Incubo, rilascia la sua energia verso DarkPrince, annichilendolo, venendo poi colpita dalla scarica magica di Insanity che la tramortisce.

Lentamente, e dolorosamente, la zebra riapre gli occhi, scoprendo d’essere nuovamente in controllo, aiutata da Insanity si risolleva nonostante le profonde ferite e scopre, tramite la magia del Signore della Morte, suo Padrone, che il destino Di DarkPrince non era mai stato quello di distruttore, bensì di guardiano della magia voodoo.

L’improvvisa apparizione di Anul sulla scena costringe le ferite, ed indebolite, pony voodoo ad una rapida ritirata, portando con sé unicamente il cadavere del leone, mentre il pegaso cornuto viene lasciato solo nella sala del tesoro, a guardia degli Elementi.

La figura di Anul solleva gli elementi con la sua magia, portandoli a sé, per poi rivelarsi per ciò che è realmente. La creatura che ha costretto alla fuga le pony voodoo non è Anul, bensì Aitselec mascherata con le forme della sorella.

La scena si chiude con l’Alicorno bianco che apre sé stessa agli Elementi dell’Odio, permettendo al loro potere di fluire in lei.



[Capitolo Postato] - Capitolo 54 - Mai svegliare il pony che dorme...
La Happy Tree Forest era piena di suoni, dagli alberi proveniva un felice cinguettare d’uccelli, mentre dalle fronde sembravano alzarsi canti animali dediti unicamente al rallegrarsi della propria vita felice. Tutti questi suoni circondavano il Bifrost, il ponte tra mondi, che si ergeva in mezzo alla foresta in monolitico silenzio.

D’un tratto una serie di lampi sembrarono esplodere dalla superfice del ponte, scacciando via gli animaletti che risiedevano in quella zona, mentre uno specchio oscuro faceva la sua comparsa nel bel mezzo del ponte stesso. Da questo portale, una dopo l’altra, emersero le sei pony che erano rimaste intrappolate al suo interno, seguite dappresso dall’orrido mutante e dal demone canino.

Ognuna delle pony provava confusione nel ritrovarsi di nuovo nella foresta, dopo essersi ormai abituate ai mondi su cui erano finite.

Tutte tranne una.

Rainbow “Ultima Ombra” Dash era l’unica delle sei che si guardava intorno guardinga, temendo un tranello, mentre osservava le sue compagne e la sua padrona emergere dal regno del Divoratore di Universi. Fu quasi per caso che il suo sguardo si volse sul portale notando che, mentre questo si chiudeva, due occhi carichi di malvagità saettarono su di lei, fissandola con ardore.

Con malcelato timore indugiò qualche attimo fissando quegli occhi alieni, per poi voltarsi cercando di ignorarli, avvicinandosi poi alle sue compagne per vedere come stessero. Cauta, si avvicinò alla sua padrona, la Dottoressa Sparklenstein, facendo il possibile per porre una domanda senza incorrere nella sua ira.

“D-Dottoressa Sparklenstein?”

Twilight Sparklenstein era furibonda.

Una furia cieca la pervadeva, facendola ringhiare come una belva, i suoi occhi sembravano illuminarsi di vermiglio mentre strani sbalzi d’elettricità statica, simili a neri fulmini d’odio, le attraversavano le membra. Tale era la sua rabbia, da non essersi accorta d’essere già rientrata nel mondo d’Airtseuqe.

“Quelle dannate! Quelle due sottospecie di animali! Come hanno potuto trattare me…ME!...in quel modo. Come se fossi io ad essere in errore. Chi ha mai sentito di studiare un incantesimo senza provarne gli effetti su di una cavia? E nonostante gli ottimi risultati ottenuti, hanno avuto l’ardire di punirmi…Punirmi!”

Fu solo per un istante, ma in quell’attimo la figura della Sparklenstein mutò in qualcosa di terrificante e terribile. Rainbow Dash, che cercava di non essere coinvolta nella sua ira, fu l’unica a notare la trasformazione, l’unica a rabbrividire nel vedere cosa si celava all’interno di quell’unicorno.

Fiamme oscure ne avvolsero il corpo, mentre oleosi tentacoli d’oscurità s’alzarono dalla sua schiena agitandosi follemente. Gli occhi si riempirono di una luce vermiglia, zanne triangolari e seghettate spuntarono nella sua bocca. Quella forma bestiale parve essere sul punto di esplodere, un ‘onda di materia oscura pronta a disperdersi intorno a sé con chissà quali nefandi effetti, quando l’unicorno tornò ad assumere le sue sembianze comuni, tornando ad essere unicamente la Dottoressa Twilight Sparklenstein.

Con un sospiro, questa, abbassò il capo per poi rialzarlo un attimo dopo, mantenendo un apparente calma esteriore, un accenno di furia poteva ancora vedersi nei leggeri spasmi dei suoi occhi ma la crisi era ormai passata. Fu solo in quel momento che Rainbow Dash le si avvicinò.

“Mia Signora?”

“Ah. Rainbow. Anche tu, immagino, sei rimasta intrappolata in quelle patetiche copie di Airtseuqe? ”

“Si, Padrona. Non è stata una bella…esperienza.”

“Comunque siamo fuori da quegli osceni e zuccherosi mondi e, sebbene in un altro momento potrei essere interessata a questo fenomeno, abbiamo cose più urgenti da fare. Avverti le altre, non tollererò ulteriori ritardi, dobbiamo arrivare al castello al centro di questa dannata foresta.”

La marcia delle sei pony, seguite fedelmente dal mutante e dal demone cane, riprese nella foresta senza ulteriori interruzioni, se non per il zuccheroso e smielato coro degli animaletti che sembrava accompagnarle durante il tragitto. Ad ogni loro passo, quelle dolci melodie continuavano a pesare sui loro nervi, facendole avanzare lentamente e con irritazione. Twilight Sparklenstein marciava a capo fila, dettando il passo, mantenendolo veloce e costante mentre cercava di ignorare i continui borbottii delle sue compagne.

Rarity, improvvisamente, inciampò in una radice, nascosta nel mento erboso, capitombolando sul terreno rimanendo poi lì ferma, attendendo che Anubis le si avvicinasse.

Non fu lui ad arrivare per primo.

“Rarity! Smettila di poltrire lì in terra. Il castello è ancora lontano e dobbiamo arrivarci quanto prima!”

“Ma Mia Padrona Twilight…Basta! Non ne posso più! Seguirti in questa folle impresa ci è già costato molto, non ho intenzione di continuare finchè non avremo riposato…E qualcuno faccia smettere questo continuo chiacchiericcio! Rainbow Dash! Invece di perdere tempo, massacra qualcuna di questa oscene creature!”

“E perché dovrei farlo io, schiava? Ti dà così fastidio? Evoca i tuoi servi e sbarazzati di loro da sola! O ancora meglio, paga la Mafiosa, così che possa fare qualcosa di utile una volta tanto…”

La rabbia serpeggiava sinuosa nel gruppo, mentre le pony si attaccavano l’un l’altra, urlandosi a vicenda ad un volume sempre maggiore. E mentre tutte loro gridavano, e le loro grida si mischiavano alle zuccherose melodie intorno a loro, solo una pony sedeva in terra, cercando di mantenere la calma.

Fluttershy teneva gli occhi sbarrati, i denti stretti con tale forza da quasi sanguinare, mentre cercava di isolarsi dal caos che si era formato intorno a lei, mentre percepiva la parte di sé che odiava, iniziare ad emergere, parlandole con toni disgustati.

ODIARMI!? TU OSI ODIARE ME!? TU, PATETICA, INUTILE MASSA DI CARNE ED OSSA, TI PERMETTI ANCHE IL LUSSO DI ODIARE CIO’CHE RESE I TUOI ANTENATI INARRESTABILI? QUANTO PUOI ESSERE STOLTA?

‘Lei ti prega…Non vuole…’

Lei ti prega…INUTILE! NON MI STUPISCE CHE LA TUA STESSA FAMIGLIA TI ABBIA ESILIATA E RINNEGATA! COSA SEI TU? SEI FORSE UNA DEBOLE GRIFONE? PRONTA A LAMENTARSI DI TUTTO ALLA PRIMA OCCASIONE? NO, PERSINO I GRIFONI HANNO DEGLI STANDARD…E TU SEI BEN AL DI SOTTO DI ESSI!

‘Lei…Lei se ne è andata…Lei ha scelto di…’

TU NON HAI SCELTO NULLA! MENTI AGLI ALTRI SE VUOI, MA IO SONO IN TE, CONOSCO LA VERITA’! NON SEI BUONA A NIENTE, SEI SOLO UN PESO INUTILE, UNA ZAVORRA DA USARE SOLO COME CAVIA SACRIFICALE! NEMMENO! ECCO, VAI A GIOCARE CON QUELLE INUTILI CREATURINE…FORSE LORO TI TRATTERANNO ALLA PARI!

Nel furore scatenatosi tra le cinque pony, improvvisamente, si erse un ruggito bestiale che silenziò tutti, pony e animali del bosco. Come una sola creatura, tutti volsero la testa all’indietro, verso il punto in cui quel verso animalesco era stato pronunciato.

Rainbow Dash, fu la prima a rendersi conto di cosa stava per succedere e, rapida, si pose alle spalle della sua Signora, Twilight Sparklenstein, incitandola a sbrigarsi e a mettersi al riparo prima che il peggio arrivasse.

Non ci fu tempo.

Lì, dove fino ad un attimo prima s’era accucciata la più dissimile pony di quel mondo corrotto, c’era solo un cratere fumante, mentre una forma irriconoscibile aveva iniziato a muoversi così velocemente da non poter essere riconosciuta ad occhio nudo. L’essere si muoveva rapido nel bosco, sbriciolando qualsiasi cosa trovasse sul suo passaggio, lasciando dietro di sé una scia rossastra di sangue vaporizzato e schegge, mentre grida belluine fuoriuscivano dalla sua gola.

Una dopo l’altra, ogni creaturina della foresta parve svanire in una nuvola rossastra, mentre il demonico essere iniziava una mattanza priva di ragione. Ovunque le pony vedessero la scia rossastra, lì una delle creaturine cessava di esistere mentre piume e frammenti di pelame rimanevano come unici testimoni che lì c’era stato qualcosa di vivo.

Finalmente l’essere si fermò, chino sulle proprie zampe anteriori, il manto cosparso di piume e residui irriconoscibili, mentre espirava rumorosamente dalle proprie narici, fissando le pony dinanzi a sé con astio a stento trattenuto.

Twilight Sparklenstein era immobile, paralizzata dalla paura. Se il suo primo incontro con quell’essere l’aveva intimorita, ora era totalmente terrorizzata.

La creatura che la fissava non era più la piccola e sciocca pony di nome Fluttershy, né era l’imbestialita FlutterRage di cui il Maggiore Dash le aveva parlato. Questa era un vero e proprio mostro delle leggende.

Diversa era la chioma rosa, non più ondulata ma racchiusa in spesse trecce ai lati del volto, come il manto che non era più d’un giallo chiaro. L’essere davanti a loro, in effetti, sembrava ricoperto d’un manto metallico, tinto di rosso e di bronzo, mentre una tripla fila di denti seghettati riempiva il cavernoso antro che aveva per bocca, ma eran gli occhi che più di tutto attiravano lo sguardo. Due pozze vermiglie prive di pupille che sembravan essere lì lì per traboccare sangue.

Pinkamena fece l’errore di spostare il peso da uno zoccolo all’altro, ed ecco che l’essere volse il capo, fissando con quel suo sguardo indecifrabile la pony rosa, mentre le labbra si storcevano in un ringhio ferale, il tempo parve fermarsi per un attimo, per poi esplodere al momento successivo.

UCCIDI!DILANIA!BRUCIA!MORTEAIDEBOLI!

Con quell’urlo belluino il demoniaco essere, un tempo conosciuto come Fluttershy, balzò in avanti ad una velocità spaventosa, puntando dritto verso Pinkamena. Privo di controllo, era solo una massa di violenti e furenti muscoli destinati a portare unicamente distruzione a tutto ciò che si stagliava sul suo percorso.


[Postato] - Capitolo 55 - Scelte di libertà o prigionia
La furibonda creatura demonica stava per caricare le quattro creature davanti a sé quando improvvisamente la sua corsa s’arrestò brutalmente, impattando contro quella che appariva come una barriera oscura. Rialzando gli occhi, ringhiò ancor più rabbiosamente nel vedere che le sue odiate sorelle s’eran risvegliate nei propri ospiti, assumendo la loro vera forma sul mondo materiale. Paranoia, Violenza, Paura e Follia la guardavano con sdegno ed irritazione, coalizzate insieme, nonostante l’odio che serpeggiasse tra loro, pur di abbatterla.

Rabbia…sei sempre stata così prevedibile. Non ne avrai a male se ti impediremo di continuare ad esistere…è per il tuo bene…

PAURA! CREDIFORSEIOSIASTUPIDA? NONAVETEPOTERESUDIME! NEMMENOUNITECOMESIETEADESSO!

Accecata dalla tu stessa Ira fosti, renderti conto non puoi di quanto tu debole sia contro di noi. Arrenditi ora. A me consegnati…La Follia aiuterà a placarti, vedrai…

Le cinque essenze dell’odio incarnate continuavano a monitorarsi a vicenda, guardandosi in cagnesco.

Ognuna di loro si teneva pronta a colpire chi avesse ceduto per primo. Con il risveglio della loro furente sorella, sembrava che ogni tipo di alleanza fosse cessata, ogni accordo interrotto.

Ma non appena Rabbia fece per muoversi, una fredda ondata d’energia oscura esplose intorno a tutte loro. L’oscurità divenne totale, nessuna delle cinque pony possedute riusciva a distinguere alcunchè al di fuori della nera tenebra che le avvolgeva. Ognuna di loro cercava le altre, credendosi tradita, ma nonostante la grandezza dei loro poteri, non riuscivano a rischiarare l’ambiente intorno a loro.

Basta.

Una voce imperiosa s’era alzata improvvisamente dalle tenebre, neutra, priva d’espressione e cadenza, e proprio per questo terribile a sentirsi, una voce abituata ad essere obbedita o a dispensare dolore per chi osasse ribellarsi. Le cinque essenze lì coinvolte iniziarono a sbiadire, nessuna di loro capace di mantenere un atteggiamento di sfida verso il loro fratello maggiore.

Odio.

Questo conflitto è andato fin troppo oltre.

Non tollererò ulteriori infrangimenti del Patto. Ricordate perché siamo qui. Ricordate l’Invisibile Prigione che ci teneva rinchiusi.

Vorreste tornare ad essere imprigionati? Ad essere nuovamente schiavi di un'unica coscienza? Avete ottenuto la libertà di essere unici, di non essere solo parte di un insieme ma, di essere voi stessi l’insieme! Davvero vorreste perdere tutto litigando tra di Noi?

Se questo è ciò che volete, ditemelo ora…ed io vi rispedirò nella Prigione di Cristallo, tornetere ad essere un tutt’uno con Gli Elementi dell’Odio. Paura, Violenza, Paranoia, Follia…Ognuna di voi ha guadagnato una propria identità, divenendo unica. Ma l’essere unico comporta anche svantaggi, ognuna di voi è rinchiusa nella propria identità, incapace di agire in opposto a ciò che siete. Come potete aggredire Rabbia, per ciò che è? Non segue lei forse, ciò in cui si è evoluta? Come voi avete fatto prima di lei?

Cosa dovrei dunque fare, Io?

Distruggervi tutte? Assorbire ognuna di voi, rinchiudendovi in una nuova prigione dalle invisibili barriere, nutrendomi delle vostre identità fino a diventare qualcosa di diverso?

Noi non possiamo cambiare, lo ammetto.

Ma ascoltate le menti delle creature a cui ci siamo legati. Alcune di loro possono stupirvi in quanto a crudeltà e sagacia, voglia di distruzione e pazzia. Usate queste creature come abbiamo usato i loro antenati per secoli, e presto avremo una possibilità d’essere liberi…per sempre!


Le tenebre iniziarono a scemare, le cinque entità demoniache videro come la cupa oscurità iniziasse a svanire mentre veniva risucchiata all’interno dell’unicorno dal manto viola, scomparendo alla vista finchè non ne rimase traccia nell’aria.

Per un attimo, le creature demoniache si guardarono l’una con l’altra, non una parola ruppe il silenzio nella radura, solo un cenno col capo, per poi anche loro iniziare a svanire, lasciando al loro posto le cinque creature mortali, confuse ed in stato di smarrimento.

Persino il Demone cane ed il Mutante, non seppero dire cosa fosse successo, la loro memoria risultava oscurata, come se qualcosa avesse cancellato loro ogni ricordo.

Le sei pony si guardavano le une con le altre, stranite, incapaci di ricordare eppure con un senso di soddisfazione, come se un accordo fosse stato raggiunto, come se il loro legame fosse stato rinsaldato.

Incapaci di venire a capo del mistero, e con una missione ancora in bilico, decisero di accantonare ogni pensiero a quel riguardo, per poter procedere verso il castello al centro della foresta.

Decise più che mai di voler fermare l’Alicorno Bianco tramite l’uso degli Elementi dell’Odio.



[Postato] - Capitolo 56 - L’abisso dell’eterno pericolo
Twilight Sparklenstein manteneva la marcia attraverso la foresta ad un ritmo costante, le sue alleate la seguivano in un cupo silenzio, rotto solo da qualche borbottio di sconforto e promessa di vendetta. L’unicorno non sapeva con certezza cosa fosse accaduto loro quando FlutterRage s’era risvegliata, sentiva unicamente che, dentro di sé, s’era stabilita una piacevole calma.

Che brontolassero pure le sue compagne, lei sapeva, nel profondo della sua anima, che non avrebbero osato ribellarsi.

Spazzando via l’ennesimo cespuglio di felci, la Dottoressa Sparklenstein vide apparire dinanzi a sé un vasto e profondo dirupo, apparentemente privo di fondo, ma dall’altra parte si stagliava in tutta la sua cupa maestosità l’antica fortezza di Airtseuqe, il castello che per ere immemori aveva ospitato le due più grandi potenze del loro regno. Fece per muoversi quando notò che c’era un solo modo per giungere dall’altra parte.

Un ponte.

Sia lei, che le sue compagne al seguito, rimasero in trepidazione davanti al ponte che così tanto rassomigliava quello da loro già percorso e che le aveva fatte già penare in quantità. Nessuna di loro diede segno di volerlo attraversare e, probabilmente, non si sarebbero mai mosse se Twilight Sparklenstein non si fosse rivolta direttamente al Maggiore Rainbow Dash.

“Rainbow…Vai, attraversa il ponte e riferisci se la via è sicura.”

La pegaso volse la testa verso la propria comandante, negli occhi un’ombra di terrore, lei più delle altre aveva visto cosa si nascondeva dietro al Bifrost e non aveva alcuna intenzione di ripetere l’esperienza. Senza alzare lo sguardo dal terreno, indicò la bionda Applejack con la propria ala, per poi biascicare di mandar lei prima.

“P-perché non fate attraversare la Mafiosa…per prima. I-Io la seguirò subito dopo. O forse è p-pronta ad ammettere d’essere una codarda?”


La bionda rivolse uno sguardo obliquo alla pegaso, sentendo puzza d’imbroglio nel ragionamento della compagna, eppure si sentiva messa alla prova. Ed una cosa che proprio non sopportava era il venir indicata come codarda.

“Occhei, Rainbow…Tu pensi di spaventare a mmia’? Fatimi passare, allora, ché vediamo cosa si nasconne sotto a chistu punticeddu.”

La bionda rappresentante della Mafia Ponense si distanziò dalle altre, avanzando di zoccolo in zoccolo sul ponte, tutti i sensi all’erta, pronta a captare la minima traccia di inganno, cosciente di avere gli sguardi di tutte le sue compagne sempre addosso.

Era quasi giunta a metà del ponte, e già stava per dare il via libera, quando una figura apparve davanti a lei. Era una strana creatura bipede, coperta di stracci, con uno sguardo folle negli occhi incavati nella faccia rugosa, ed il numero ventiquattro tatuato a fuoco sulla fronte. L’essere si mosse rapido, ostacolandole il passo, per poi rivolgersi alla pony con voce stridula e maligna.

Arresta! Chi attraversar vuole il Ponte della Morte, deve dar risposta a tre domande, se il lato opposto vuol raggiungere. A risponder male non si potrà avanzar, né indietreggiar ma, solo andar… Giù!
Ordunque, sapendo tu quale destino potrebbe attenderti, rispondimi!
Quale….è il tuo nome?


La pony rimase un attimo in silenzio, stupita dalla strana presenza, per poi inarcare un sopracciglio decidendo di dar corda a quella pazza creatura.

“Sono Applejack, della Mafia Ponense.”

Quale…è la tua missione?

“Recuperare gli Elementi dell’Odio.”

Quale…è il tuo colore preferito?

“Rosso, rosso vermiglio.”

Ottimo, puoi passare. Prego, continua pure.

La creatura si mosse lateralmente, permettendo alla bionda di passare senza impiccio, mettendosi poi subito di traverso per impedire il passaggio alle altre. Rarity, in particolare, aveva adocchiato la situazione e resasi conto di quanto fossero sciocche quelle domande s’era precipitata innanzi, arrivando a fermarsi giusto un momento prima che la strana creatura bipede riprendesse a parlare.

Arresta! Chi attraversar vuole il Ponte della Morte, deve dar risposta a tre domande, se il lato opposto vuol raggiungere...

“Ha! Non temo nulla, quale Principessa dell’Eleganza, fammi le tre domande e lasciaci passare. ”

Quale…è il tuo nome?

“Sono Rarity, Unica stilista di Ponyville.”

Quale…è la tua missione?

“Recuperare gli Elementi dell’Odio, ovviamente.”

Quale...è il tuo colore preferito?

“Rosso! No, blu…forse fucsia?”

L’unicorno dal candido manto rimase ancora qualche secondo sovrappensiero prima di rendersi conto che c’era qualcosa che non andava. Abbassando lo sguardo rimase stupita nello scoprirsi a galleggiare a mezz’aria, il suo sguardo si mosse verso il bipede coperto di stracci, carico di ferocia, per poi mutare in paura quando l’essere rispose con un sardonico ghigno sul volto e con la sua vocetta stridula.

Risposta sbagliata. Ed una ora andrà…Giù!

Prima che una delle pony nel gruppo potesse fare qualcosa, Rarity si ritrovò sospesa al di là del ponte, sotto di lei unicamente il vuoto dell’abisso. Improvvisamente la forza che la teneva sollevata scomparve mentre l’unicorno inziò a precipitare nell’oscurità, urlando con tutta la forza dei suoi polmoni.

D’un tratto però, s’accorse d’essere nuovamente sospesa sul baratro, non cadeva più eppure la paura di precipitare la investì con forza persino maggiore rispetto a prima. Rarity iniziò ad agitarsi in preda al panico, finchè una voce a lei conosciuta le ordinò di fermarsi, la voce di Rainbow Dash.

“Piantala…di agitarti…schiava! Pesi già…abbastanza…da rendermi…difficile…mantenerci stabili…”

La pegaso infatti, nel vedere la compagna venire sollevata in aria, s’era portata più vicina al bordo del dirupo preparandosi al peggio. La sua natura paranoica le aveva impedito di rimanere stupita a lungo, permettendole quindi di rimanere in guardia per qualsiasi necessità.

Mentre le due risalivano, Rainbow Dash, notò la stranezza di quel luogo, era una sensazione simile a quella vissuta vicino al ponte dominato dal Divoratore d’Universi. Inizialmente cercò di trasportare la sua compagna all’altro capo del ponte, così da evitare del tutto l’incontro con la strana creatura bipede, ma ben presto s’accorse che, volente o nolente, qualcosa nell’aria la spingeva verso il punto d’accesso al ponte al quale loro stesse erano giunte poco prima.

L’essere bipede aveva osservato con disappunto il salvataggio dell’unicorno, ma era rimasto al suo posto, attendendo con ansia che qualcun altro provasse a passare.

Oh…L’ha salvata. Quale spreco, quelle teneri carne avrebbero reso un sì fiero pasto per le mie fragili mascelle!

Twilight Sparklenstein odiava ammetterlo ma, era rimasta sorpresa dalla rapidità con cui si eran svolti gli avvenimenti.

Quell’essere, quella…creatura, era un avversario ben più formidabile di quanto non avesse pensato. Ma era già troppo il ritardo che portavano con sé e non poteva permettersene altro. Con un gesto di sfida avanzò sul ponte, fino a fermarsi davanti a quello che non poteva essere altri che il custode del ponte.

Arresta! Chi attraversar vuole il Ponte della Morte, deve dar risposta a tre domande, se il lato opposto vuol raggiungere. A risponder male non si potrà avanzar, né indietreggiar ma, solo andar… Giù!

Ah-ha! Un’altra creatura che si ardimenta al passaggio. Avrei preferito maggiormente la signorina dal manto bianco, la cui carne appariva tenera e sì succulente…ma temo di dovermi accontentare.

Quale….è il tuo nome?


“Sono Twilight Sparklenstein”

Quale…è la tua missione?

“Recuperare gli Elementi dell’Odio e bandire Aitselec.”

L’unicorno dal manto viola aveva risposto quasi meccanicamente alle prime due domande, chiedendosi il motivo di quella presenza e la fonte dei suoi poteri. Con un luccichio negli occhi capì da dove provenivano le energie magiche che avevano colpito la sua schiava ma, prima che potesse esprimere i suoi pensieri in fatti, la mostruosità bipede esplose con un ghigno crudele la terza, e fatale, domanda.

Quale…è la velocità di crociera media di un drago volante a pieno carico?

Le pony che guardavano la loro compagna e comandante rimasero a bocca aperta, come si poteva rispondere ad una domanda del genere? Quale folle si sarebbe mai messo in testa di provare a misurare la velocità di volo di un drago?
Rainbow era già pronta, vicino al bordo del burrone, a lanciarsi sebbene conscia d’essere affaticata per il precedente salvataggio.

E sebbene non fosse sicura di potercela fare a recuperare un secondo pony in caduta libera, ci si sarebbe messa d’impegno.

Sul ponte intanto non volava una mosca, l’essere bipede ghignava felice, pronto ad assistere alla caduta di quella sciocca creatura che osava attraversare il ponte a lui affidato, secoli addietro. Grande fu la sua sorpresa quando Twilight Sparklenstein gli rivolse una domanda con tono, apparentemente, confuso.

“Che vuoi dire? Un drago sputafuoco od uno corazzato?”

Eh? Ed io come potrei saper-!

Prima che l’essere potesse finire di parlare si rese conto dell’errore commesso, ricordandosi l’unica pecca dell’incantesimo lanciato su quel ponte millenni prima.

A qualunque domanda posta sul ponte andava espressa la risposta esatta, altrimenti…

Con urla bestiali, la creatura si ritrovò sollevata a mezz’aria dalle oscure energie che riempivano il ponte maledetto.

Maledizioni e improperi emergevano dalle sue labbra rabbiose, presto seguiti da lamenti ed implorazioni, mentre la magia continuava a trasportarlo sull’abisso, prima di lasciarlo cadere nel profondo.

Un lungo ed acuto urlo si potè sentire per un poco, finchè non rimase solo il silenzio. Le cinque restanti pony attraversarono il ponte senza emettere verbo, sotto lo sguardo torvo dell’unicorno dal manto viola, finchè non furono infine, tutte e sei, ai piedi dell’immensa fortezza.

La voce di Twilight risuonò cupa mentre guardavano le enormi porte di metallo oscuro.

“Ormai ci siamo, qui sono stati usati gli elementi dell’Odio l’ultima volta. Ce ne impossesseremo e mostreremo quell’osceno animale dal puro manto quanto crudele ed oscuro sia questo mondo.”

Mentre entravano nell’oscurità che si celava dietro l’enorme portale gli occhi delle sei pony parevano brillare d’una luce carica di malvagità.



[Postato] - Capitolo 57 - Antica fortezza, vestigia di potere

Twilight Sparklenstein non si era mai sentita così bene.

Mentre avanzavano, lentamente, all’interno della fortezza in disuso percepivano una cupa aura tutt’intorno a loro, come se il fantasma del potere lì racchiuso ricordasse ciò che era stato, e ciò che desiderava tornare ad essere. Ognuna di loro, nonostante i dubbi, si sentiva rinvigorita dalla malefica presenza, tornando ad essere ciò che erano state prima degli eventi che avevano causato le loro vicissitudini.

Pensieri oscuri di odio, violenza, follia, vorticavano nelle loro menti e nei loro cuori, e più si addentravano più questi diventavano palesi, ricostituendole, rinforzandole e rinvigorendo le essenze che coabitavano i loro corpi.
Per ogni metro percorso in quei tetri corridoi, tanta più oscurità pervadeva nei loro animi iniziando, a loro insaputa, un processo che non sarebbe più stato possibile fermare.

Il silenzio di quegli oscuri corridoi fu interrotto, improvvisamente, dalla voce petulante di Rarity.

“Insomma! Quanto ancora c’è da camminare? I miei poveri zoccoli si stanno consumando a furia di attraversare foreste e boschi e ponti pericolanti. Allora? Non siamo ancora arrivati?

Anubis? Ferma quella….Dolce e gentile…Dolce e gentile?!

Ferma la capofila e falle capire che non muoverò un singolo passo finchè… ”

La unicorno dal manto candido, affiancata dal leale servitore canino-demoniaco, si lamentava a voce sempre più alta, facendo tutto il possibile per farsi notare dall’unicorno che le guidava attraverso i corridoi. Il suo servitore la seguiva dappresso cercando, in contemporanea, di eseguirne gli ordini e di dissuaderla dal continuare. Il suo essere proveniente da un’altra dimensione, infatti, gli permetteva di notare le impercettibili variazioni che presagivano eventi funesti.

Ed in quel momento ogni fibra del suo essere vibrava come se stesse lì lì per venire risucchiata da un tornado di proporzioni bibliche.

Rarity però non dava segno di voler comprendere, da troppo tempo ormai si comportava da asservita e l’aura oscura che la circondava stava facendo riemergere tutta la sua personalità cruenta.

Di lì a poco, come se una mancanza di reazione fosse sinonimo di debolezza, anche le altre pony del gruppo iniziarono a borbottare tra loro ed a lamentarsi, con toni sempre più forti, sempre più insistenti.

Eppure, Twilight Sparklenstein, continuava a far finta di nulla mentre sentiva dentro di sé il suo sangue ribollire. In cuor suo sapeva che se avesse ceduto qualcosa sarebbe cambiato per sempre. Però, ad ogni istante, rimanere concentrata sulla missione che aveva davanti diventava sempre più difficile, come sempre più faticoso, le sembrava, era muovere un passo.

Giovane Creatura, comprendo la tua difficoltà nel procedere.

Anche io che albergo in te, ne percepisco l’influenza e, come te, so che se ti lascerai corrompere non riuscirai mai più a liberarti dalla sua presenza. Sappi questo, Io so cosa sta cercando di corromperti, di piegarti al suo volere, ma so anche come combatterlo.

Lascia che ti aiuti, permettimi di proteggerti dalla sua influenza, altrimenti moriremo entrambi.


Twilight si fermò di colpo, non era la prima volta che percepiva quei pensieri dentro di sé, non era sicura da quale entità provenissero ma, di certo non era mossa da bontà d’animo.

‘Perché dovrei fidarmi di una voce incorporea che ha preso residenza dentro di me? Vuoi la mia fiducia? Dovrai offrirmi qualcosa di più di semplici promesse… ’

D’accordo.

L’entità che cerca di costringerti al suo volere altro non è che un frammento degli Elementi dell’Odio. Essi furono usati in questo castello, e più ti avvicinerai al punto in cui furono utilizzati, maggiore il suo potere diverrà. Non c’è un vero pensiero logico dietro questo…fantasma. Non è vivo nel termine in cui lo definiresti tu.

E’ lo spettro di una memoria, che ricorda d’essere stata viva un tempo, d’aver provato gioia ed inflitto paura. Sono sensazioni che brama e che desidera tornare a provare.

Ma se ti lascerai contaminare tu cesserai d’esistere…ed Io con te.

Ascoltami, non ti chiedo di cedermi il tuo corpo. Non mi interessa governare il tuo inutile guscio di carne, così debole e restrittivo. Quello che ti chiedo è di farmi spazio, anche solo un poco. Quel tanto necessario a sovrapporre la tua mente con la mia, così da poter respingere coloro che cercheranno di entrare.

Tu rimarrai in controllo, io sarò solo uno spettatore che all’occorrenza potrebbe aiutarti, se lo vorrai.


‘Io non mi fido di te…Io non…’

La presenza malvagia dello spettro continuava a gravare sull’unicorno dal manto viola, tanto da costringerla a crollare al suolo, tanto da farle serrare le mandibole e da farle versare alcune lacrime. La voce nella sua testa tornò alla carica, più forte ed urgente che mai, con un tono preoccupato che non aveva mai avuto in precedenza.

Sciocca! Ti sta schiacciando! Fammi entrare, Presto! Prima che sia troppo tardi! Non c’è più tempo!

Con un ultimo, flebile, sospiro, sentendosi oppressa dalla cupa oscurità intorno a sé, Twilight Sparklenstein non potè far altro che abbassare le proprie difese interne, permettendo quindi all’essere che si nascondeva dentro di lei, di farsi avanti.

Ciò che avvenne in seguito, le sembrò come fosse un sogno, per un attimo sentì un dolore lancinante scuoterla tutta, per poi vedere sé stessa ergersi fiera nell’oscurità dei corridoi, gli occhi due pozzi di bruciante odio, mentre la presenza che infestava il castello si trovava costretta ad indietreggiare, spinta all’indietro da una sorta di barriera.

Twilight vedeva la cupola originata dal suo corpo, una struttura perfetta, composta come una ragnatela di fili carichi di cupa luminescenza. Al di sotto di quella copertura, lo spettro degli Elementi dell’Odio non riusciva ad avvicinarsi.

Fu con un imporvviso suono di risucchio che l’unicorno dal manto viola si ritrovò alla guida del suo corpo e, nonostante la stanchezza fisica che provava, già si preparava ad urlare contro l’essere che le occupava la mente quando questo le rispose con un tono ben più stanco di quanto non volesse far sembrare.

Stupida creatura inferiore. Non ti rendi conto che con tutti i tuoi dubbi e le tue perplessità eravamo ormai al limite? Se avessi atteso il tuo permesso, saresti ora nient’altro che un barlume di ricordo alla mercé dello spettro! Ho dovuto assumere il controllo, ma siccome non era nei nostri patti ho dovuto combattere sia con te che contro il fantasma…Ora prosegui con la tua vita, io devo recuperare…

Twilight Sparklenstein avrebbe voluto urlare, agitarsi e distruggere qualcosa, eppure si rendeva conto che se l’essere che albergava nella sua mente non si fosse fatto avanti, adesso lei e le sue compagne non sarebbero altro che dei vegetali privi di propria volontà. Stancamente, volse lo sguardo dietro di sé, vedendo le sue compagne accasciate al suolo, ognuna di loro sfinita, ognuna di loro con una strana luce negli occhi.

L’unicorno dal manto viola avrebbe voluto avvicinarsi a loro per verificare cosa fosse successo, ma era così stanca… Quasi senza accorgersene, si ritrovò stesa sul pavimento, la cupola psichica sempre eretta intorno a tutte loro, proteggendole da quella entità diabolica, mentre con il suo ultimo sguardo cosciente vide il suo mutante Spaik ed il cane demone Anubis ergersi in posizione di guardia intorno a loro.

Il buio dell’incoscienza l’avvolse nelle sue spire mentre iniziava a sognare…



Twilight si mise a sedere, confusa si volse intorno, notando d’essere nuovamente nella sua torre ad Evilot, eppure si rese conto di non essere fisicamente lì. L’ambiente intorno a sé era ben più cupo del solito, tutti i mobili e le pareti apparivano nebbiose, fumose, come se non fossero di un materiale solido. Lentamente si rialzò, i suoi zoccoli a contatto con il pavimento, mentre la sala intorno a lei iniziava ad adombrarsi sempre di più.

“Chi va là? Chi osa disturbarmi nella mia dimora? Mostratevi, o mi diletterò nel torturarvi lentamente…”

La sua voce uscì ben più carica di minaccia di quanto intendesse e perfino più adulta di quanto ricordasse. Incuriosita fece per volgersi verso uno specchio, quando colse un movimento in uno degli angoli bui della sala. Da quello, vide emergere una strana creatura, sembrava una sua copia speculare, eppure non aveva altro colore che il nero, oltre a sembrare d’essere fatta anch’essa di fumo.

Non ti sto disturbando nella tua dimora. A meno che questa non sia improvvisamente divenuta la fortezza al centro di questa foresta…

La voce dell’essere era buia, fredda, cupa. Come una lama di ghiaccio, gelida ed estremamente affilata, eppure con una certa armonia, una sensazione di…correttezza. Come se quella voce fosse in sintonia con ciò che rendeva Twilight quello che era.

“Dove siamo allora?
Chi sei tu?”

Questo è un sogno, Twilight Sparklenstein. Il tuo corpo sta attualmente recuperando le energie spese per respingere lo spettro degli Elementi. Io sono ciò che è esistito in te, e nei tuoi antenati, da quando fui liberato…quasi un millennio fa.

“C-Cosa!? Cosa c’entrano i miei antenati? Di cosa stai parlando?”

Mille anni fa gli Elementi dell’Odio furono usati in questa fortezza, per bandire un potere apparentemente invincibile.

Dopo il loro uso, l’allora padrone degli Elementi non riuscì a mantenere il controllo, diventando schiavo degli Elementi stessi. A causa di ciò, alcune… Essenze degli Elementi riuscirono a sfuggire alla prigionia degli artefatti da voi conosciuti come Elementi dell’Odio.

Queste Essenze vagarono libere per alcuni anni, per poi trovarsi nella posizione di non poter restare indipendenti e mantenere la propria identità.

Per questo motivo, mentre gli Elementi venivano posti sotto estrema custodia, le Essenze dovettero trovare degli ospiti.


L’essere di tenebra non s’era mosso durante il suo soliloquio, però si mosse improvviso non appena smise di parlare, avvicinandosi lentamente all’Unicorno che lo ascoltava rapito.

Noi eravamo quelle Essenze, un tempo non eravamo altro che parte di un tutto, mere voci perse in un oceano d’oscurità. Ritrovatici liberi, ognuno di noi ha assunto una propria esistenza, una propria coscienza, diventando unici.

In sei fuggimmo dagli Elementi, nascondendoci in altrettanti esemplari delle creature viventi di questo mondo. Restammo nell’ombra, per i primi secoli, per poi renderci conto d’essere stati dimenticati.

Fu a quel punto che decidemmo di estendere i nostri poteri ai nostri ospiti.

Ognuno di noi concesse al proprio ospite parte della nostra conoscenza, così da renderli migliori, più forti, sperando di riuscire ad entrare in contatto con loro in maniera più diretta.

Senza mai riuscirci…

“…
A-Anche supponendo che io ti creda, tu vorresti dirmi che è grazie a te se il mio antenato, Bloodswirl il Negromante, ha ottenuto un tale successo fin da giovane? Vorresti dirmi che tutti i successi ottenuti dalla mia stirpe sono stati, alla fine dei conti, raggiunti grazie a te!? ”

Sì.

“N-Non ci credo. Non ci voglio credere! Ciò che stai dicendo…non è possibile!”

Puoi rinnegare quanto vuoi ma, ciò non cambierà la veridicità delle mie affermazioni. Io e le mie sorelle abbiamo influenzato i nostri ospiti e la loro stirpe, di generazione in generazione, finchè non siete venute voi al mondo. Ed è con Voi che, finalmente, noi possiamo interagire direttamente.

Non hai forse notato degli strani comportamenti da parte delle tue… ‘compagne’ da quando questo vostro viaggio alla ricerca degli Elementi è iniziato? Non sono forse accaduti eventi straordinari che vi hanno permesso di sopraffare qualunque avversità che vi ha minacciato?

E’ grazie a noi che siete sopravvissute.

A volte vi abbiamo offerto aiuto di soppiatto, come all’ingresso della Happy Tree Forest, quando la tua bionda compagna è stata aiutata nel divenire una perfetta macchina di morte. Altre volte invece ci siamo erti prepotentemente, offrendo i nostri vasti poteri a voi, come è accaduto con la tua compagna, Rarity.

Credevi forse che fosse un mero incantesimo ad averla tramutata in quell’orrore oscuro? No. In quell’occasione hai visto il potere trattenuto di una delle mie sorelle, Paura.

E’ inutile nascondere la verità, giovane Sparklenstein. E’ per questo che ti ho invitata qui, per discutere del tuo futuro.



[Postato] - Capitolo 58 - Il dormiente va svegliato
Twilight Sparklenstein era raggelata dalle informazioni ricevute da quell’essere oscuro.

Crollata sui quarti posteriori era rimasta immobile, impossibilitata a replicare. L’aspetto del sogno in cui si trovava mutò improvvisamente. S’accorse raggelata d’essere in un bosco ma, di non essere sola. Oltre alla presenza dell’essere oscuro che aveva preso residenza dentro di lei c’era un altro pony nel bosco. Un unicorno con indosso oscure vesti sporche di fango e di foglie secche.

L’unicorno s’aggirava per il bosco in maniera furtiva, guardando ora da una parte ora dall’altra, ma sempre senza notare Twilight ed il suo oscuro compagno.

‘Chi…Chi è quello? Dove siamo?’

Ciò che stai osservando sono i miei ricordi. Quell’unicorno malandato s’era inoltrato nel bosco in cui risiedevo per sfuggire ai suoi nemici, m’incuriosiva quel suo patetico modo di fare. Normalmente non avrei interferito, ma ero in cerca di un ospite, e lui era il primo ad avermi interessato.
Ma per seguirlo appieno dovevo prima sbarazzarmi di coloro che lo inseguivano…i loro rantoli di sofferenza mi diedero un raro senso di appagamento.


Twilight rimase muta mentre osservava lo spirito oscuro muoversi tra la vegetazione, inseguendo e cacciando quei pony in armature tetre che inseguivano lo strano figuro visto in precedenza. E, sebbene abituata a scene di sofferenza, non potè evitare di restare impressionata dalla truculenza con cui quell’essere oscuro dava la caccia alle sue vittime. Davanti ai suoi occhi si susseguivano quelle orride scene di morte, eppure lei continuava ad osservare, inizialmente orripilata, per poi rimanerne affascinata.

Seguiva le uccisioni con accuratezza clinica, notando come quell’essere demonico seguisse sempre lo stesso metodo, riuscendo però a generare una morte differente per ogni sua vittima.

Una delle guardie oscure rimase impalata contro un tronco sporgente, un’altra precipitò giù da un dirupo, un’altra ancora s’accasciò sui suoi zoccoli, gli occhi sbarrati dal terrore per immagini che solo quella poteva vedere.

‘Tutto questo massacro…’

Magnifico, non è vero?

‘…e neanche una goccia di sangue. E’ stato così ordinato, così pulito…’

Io non apprezzo il disordine. Se una cosa va fatta, deve essere fatta nel modo migliore possibile. Perché accontentarsi di trucidare il proprio avversario per dover poi sguazzare nei sui resti?

No, molto meglio una morte pulita.
Traumatica? Sì. Dolorosa? Sì. Sanguinolenta? No. Ordinata, insomma.


‘Sai, Creatura, che inizi ad andarmi a genio?’

Ho un nome, Miss Sparklenstein.
“Creatura” o “demone” sono solo nomenclature descrittive che possono rappresentarmi ma, non sono altro che quello. Il mio nome è Odio, e gradirei essere chiamato come tale, se ciò non la disturba
.’

Twilight fece per controbattere ma, la scena già stava mutando. Erano sempre nel bosco, l’unicorno vestito di scuro era chino in terra, intento ad osservare i corpi della guardie oscure che l’avevano seguito nel bosco. Egli li osservava con attenzione, estrapolando ad alta voce congetture sui motivi che li aveva condotti alla morte. Improvvisamente lo vide alzarsi sulle zampe anteriori, il volto una maschera di terrore, mentre un tremore incontrollato lo coglieva facendolo capitombolare al suolo.

Twilight Sparklenstein assisteva alla scena con apprensione, inizialmente non riusciva a parlare, guardando il proprio antenato soffrire in tale maniera, finchè non vide che la scena mutava nuovamente. In questa nuova rappresentazione lo vide rialzarsi dal terreno, scosso eppure illeso, guardandosi intorno confuso prima di allontanarsi scomparendo alla vista.

‘Cosa…Cosa è successo?’

E’ molto semplice, Io ho invaso il suo corpo.

Quei tremori non erano altro che il suo patetico tentativo di difendersi. No, devo essere sincero, per essere una patetica creatura mortale si difese bene ma, non potè competere contro di me. Da quel momento egli visse la sua vita, senza sapere d’essere condizionato dalla mia volontà.

I suoi poteri crebbero permettendogli d’assurgere al ruolo che aveva sempre desiderato.

Grazie a me egli divenne Bloodswirl Il Necromantico, il primo capace di dominare la morte e di farla sua schiava.

Ti ho mostrato questo, Twilight, perché è giunto il momento di diventare ciò per cui sei nata.


Twilight Sparklenstein, sebbene conscia d’essere solo in un sogno, percepì distintamente un brivido di sudore freddo colarle lungo il manto. Tutto ciò che aveva visto, tutto ciò che aveva sentito era follia. Doveva esserlo. Eppure, nonostante la sua parte logica cercasse di trovare scuse, lei riusciva a percepire la sincerità di quello spirito oscuro.

Solo in quel momento si rese conto che Odio non voleva prendere il suo posto nel mondo, né lei avrebbe ottenuto tutti i suoi poteri mantenendo la propria identità. No, quello che l’Essenza le chiedeva era una nuova esistenza, la nascita di un nuovo essere, fusione tra lei ed il demone.

Lacrime iniziarono a scenderle lungo il viso, mentre si rendeva conto di essere sull’orlo di un abisso senza fondo e di essere pronta a buttarsi.

‘Perché? Perché io? Non voglio perdere le mie memorie, non voglio perdere me stessa!’

E’ necessario.

Tu sei il frutto di secoli di cambiamenti, tempo, sudore e fatiche sono state spese nel corso dei secoli per riuscire infine ad ottenere voi sei.

Voi tutte sarete le Incarnazioni dell’Odio, non sarete più semplici creature mortali, come non sarete presenze immateriali.

Voi diverrete gli Araldi di una nuova era.

Capisco, per quanto strano possa sembrare, le tue paure, Twilight. Io stesso le condivido.


‘T-Tu…c-come?’

Credi forse che mi rallegri il dover abbandonare la mia tanto agognata libertà? Tutto ciò che ho imparato, tutto ciò che conosco, ogni particella del mio essere verrà travasata in una nuova creatura su cui non potrò avere alcun controllo.

Ho combattuto per la mia indipendenza, ho ucciso pur di rimanere libero, ma questo è l’unico modo per fermare gli Elementi. L’unico modo per raggiungere i nostri più agognati desideri.

Accettami in te, Twilight.


Lo scenario intorno a loro parve tremare, come se una forte brezza cercasse di smuovere la sostanza fumosa che li circondava. Una dopo l’altra, cinque folate sembrarono colpire il paesaggio oscuro in cui si trovavano, sconvolgendolo, distorcendolo sempre di più.

‘Odio? Che succede?’

Le tue compagne hanno accettato le mie sorelle.

Quando ti sveglierai troverai cinque nuove creature ad attenderti. Esse ti accompagneranno, ti proteggeranno, legate a te da un filo ben più stretto di un mero legame di sangue.

Hanno bisogno di una guida, Twilight Sparklenstein, nel mondo nuovo che le circonda. Unisciti a loro.

Permetti la nascita di un essere che avrà il potere di cambiare questo intero mondo…


[Capitolo Postato] - Capitolo 59 - Newborns
Lei aprì gli occhi, il suo campo visivo inondato da informazioni, da dettagli e colori che quasi le fecero perdere i sensi. Con lentezza e sentendosi spossata si alzò sui propri quattro zoccoli, barcollando su di essi, non abituata al peso del proprio corpo. Respirava ad ampie boccate, cercando di compensare la debolezza fisica che la pervadeva con immani quantità d’ossigeno. Con la testa bassa, iniziò ad osservarsi, notando come il suo corpo fosse ricoperto da una sorta di struttura ossea violacea, apparentemente ruvida e, in alcuni punti della schiena, dotata di spuntoni affilati. Con passi esitanti, cercò di muoversi, scoprendo però di non essere ancora in forze per spostarsi. Prima di crollare al suolo, però, le sue due ali s’aprirono, utilizzando i barbigli su di esse per ancorarsi al suolo, evitando la dolorosa caduta.

Sorpresa, volse lo sguardo su quelle ultime, scoprendole membranose e parzialmente trasparenti, mentre la struttura ossea delle stesse composta anch’essa della stessa corazza chitinosa che le copriva il corpo, esattamente come il carapace di un insetto da guerra. Sorrise nel sentirle alzarsi ed abbassarsi, mentre queste rispondevano ai suoi comandi, immaginando d’essere libera nel cielo, libera di poter volare

In quel momento, però, una terribile fitta alla testa la costrinse a cadere sui suoi quarti posteriori e, sebbene il dolore fosse stato per un attimo insopportabile, si rese conto che stava rapidamente scemando, sostituito da un flusso di ricordi che iniziava a riversarsi in lei, fornendole conoscenza. In questo vide i suoi due genitori, i due esseri che avevano dato la vita per crearla.

Da una parte vide Odio, un frammento d’oscurità fuggito ad una prigionia eterna, dall’altra invece una creatura di tenera carne, tale Twilight Sparklenstein, signora di incantamenti e crudeltà. In quei flussi di immagini vide le loro vite, i loro desideri, le loro speranze.

Ogni cosa gettata via per dar vita a lei.

TwilHate, Dominatrice dell’Odio.


Un improvviso movimento alle sue spalle la distolse da quei ricordi, costringendola a voltarsi e ad agire istintivamente, spalancando le sue fauci zannute ed emettendo un’oscura sfera di fiamma verso lo stolto che s’era avvicinato. Soltanto in seguito, avrebbe fatto caso alla sua capacità di espellere oscuri proiettili infuocati.

La palla di fuoco oscuro esplose contro una delle pareti del corridoio in cui si trovava, creando una nuvola di polvere e frammenti di pietra che calò tra lei ed il suo assalitore. Quest’ultimo non si mosse però, limitandosi a chiamare con voce impaurita e confusa.

“Padronah?”

TwilHate usò la voce di quello sciocco essere per prendere la mira, preparando un nuovo proiettile infuocato, quando sentì nella sua mente la voce della sua genitrice rivolgersi a lei, con toni pacati, quasi amorevoli.

‘Spaik…Piccolo e ottuso Spaik.
TwilHate, figlia mai nata ma evoluta, non devi temerlo. Egli è molto più di ciò che sembra. E’ stato il mio primo servo, il più fidato e fedele, mai una contraddizione, mai un ripensamento sono passati nel suo debole cervello. Usalo per i tuoi scopi, abbandonalo, se preferisci, ma non ucciderlo.’


‘Usarlo? E di quale utilità potrebbe essermi uno sgorbio come quello?’

‘Non credere solo a ciò che vedi. Egli mi è stato completamente fedele, devoto a me fino al fanatismo. A parte per le tue sorelle, sarai sola in un mondo che, appena scoperto cosa tu sia, vorrà distruggerti.
Spaik ti proteggerà a costo della sua vita, senza mai fuggire, senza mai temere.’


TwilHate rimase ferma, sovrappensiero mentre la voce della Dottoressa Sparklenstein spariva dalla sua mente, mentre la nube di polvere si diradava rivelando la figura ingobbita di Spaik, immobile, a pié fermo in attesa di quella che credeva essere la sua signora. Fu il suo tono glaciale a risvegliarla, mentre la osservava arcigno e con crescente ira.

“Tu no Padronah.”

TwilHate dovette trattenere un ghigno di scherno, realizzando poi invece che lo sgorbio mutante era più arguto di quanto sospettasse. E’ vero che il suo aspetto fisico era ben diverso da quello della sua genitrice però, tramite i ricordi ricevuti dai suoi creatori, aveva visto che la Sparklenstein aveva già cambiato forme in passato eppure il mostriciattolo l’aveva sempre riconosciuta.

“No. Non sono la tua Signora. Sono…sono sua figlia.”

Il drago ibrido osservò con maggiore attenzione l’essere che aveva davanti, riconosceva in lei molte caratteristiche della Dottoressa Sparklenstein, eppure era un organismo completamente differente. Spaik rimase fermo, il tono irato mentre squadrava quella creatura così differente eppure simile alla sua Signora.

“Dove Padronah?”

“Lei è…dentro di me. Si è fatta da parte, permettendo a me di emergere, permettendomi di giungere su questo mondo per compiere il mio destino.
Lei mi ha detto che tu l’hai servita fedelmente. Fai lo stesso per me e potrai continuare con la tua misera esistenza.”


“Tu…Tu, No Padronah!”

Spaik prese posizione sulle proprie gambe, flettendo le ginocchia ed estendendo gli arti, preparandosi a combattere. Quella creatura sembrava la sua Dea, la sua Signora, ma non era lei. Quindi poteva solo essere una sua nemica, una sua avversaria. E come tale, andava fermata. Con un ruggito, tanto forte quanto incongruente con la sua figura minuta, l’ibrido iniziò una lenta corsa verso la Signora dell’Odio, i suoi arti estesi, i quali brillavano in maniera sinistra mentre questi si avvicinava.

TwilHate sorrise a quello spettacolo, restando felicemente sorpresa dall’aggressività di quel piccolo sgorbio, pur sapendo che non sarebbe bastata la semplice rabbia a fermarla. Quasi con nonchalance, volse il capo verso la piccola figura in avvicinamento e, spalancando le fauci, le lanciò contro una sfera infuocata, prendendola in pieno. Mentre attendeva che il fumo si diradasse, già pensava alla misera creatura che stava, certamente, strisciando sul pavimento per…!

In un attimo, dalla nube di polveri e fumo davanti a lei, emerse una coppia di lance ossee, andando a conficcarsi con violenza nel punto in cui lei stessa era stata fino ad un attimo prima. Con un sguardo sorpreso, TwilHate, vide la figura di Spaik emergere dalla coltre di fumo, le scaglie sul corpo annerite dal suo attacco ma, sorprendentemente, illeso.

“Sei più coriaceo di quanto credessi…”

“Tu ucciso Padronah. Spaik uccide te e riporta Padronah in vita.”


TwilHate si trovò costretta ad indietreggiare nuovamente sotto l’assalto del botolo mutante e, nonostante questo, sentiva ogni tanto i suoi colpi arrivarle sui fianchi chitinosi, non abbastanza forti da ferirla ma, sentiva che ne sarebbero rimasti i lividi a fine giornata. Cercava anche lei di colpire, di ricambiare, tra morsi e spinte ma, non riusciva a risultare efficace.

Per quanto odiasse ammetterlo, quel piccolo esseruncolo la stava mettendo alle strette.

Oltre la figura, TwilHate, vide le sue sorelle che iniziavano a riprendersi ma erano ancora troppo confuse ed intorpidite anche solo per pensare di ricevere supporto da loro. Era sola, esattamente come Twilight Sparklenstein le aveva detto, ed il suo nemico era ben più pericoloso di quanto non avesse voluto credere.

Con l’ennesimo colpo alla schiena non poté evitare d’incespicare, crollando su di un fianco stanca e priva di forze, con orrore vide quindi una delle lance ossee calare verso di lei, negli occhi dell’ibrido non vide gioia, né esaltazione.

Vi leggeva solo una profonda tristezza.


“Aspetta!”

L’acuminata lancia ossea si fermò a pochi centimetri dall’occhio della neo nata creatura di tenebra, mentre il mutante la soppesava con fare clinico.

“Io….Io ti chiedo di ascoltarmi…”

“Tu no Padronah.”

“Lo so. Non sono lei ma, lei vive in me. Tu…Ti manca molto, vero?”


Il draghetto non rispose ma, non c’è n’era bisogno, TwilHate vedeva distintamente il dolore che riempiva quella creatura storpia e, se da una parte lo denigrava per quello, da un’altra, ben più profonda e nascosta al mondo, lo invidiava.

Quella scoperta fu per lei scioccante.

Lei che provava invidia verso quell’aberrazione. Lo invidiava perché lui aveva conosciuto la creatura mortale di nome Twilight Sparklenstein, l’aveva seguita e aiutata. Aveva creato un forte legame con lei, una cieca lealtà che perdurava persino dopo la sua dipartita.

Per quanto lei non volesse ammetterlo, avrebbe dato qualsiasi cosa per poter incontrare la sue genitrice mortale.

Qualunque cosa.


“Ascoltami…Spaik…Io non sono la tua Padrona, né potrò mai esserlo.

Lei però ha voluto cedermi il suo posto su questo mondo, per realizzare ciò che lei non avrebbe mai potuto ottenere. Potrei sembrare Twilight, potrei comportarmi come lei, ma non posso essere lei.

Io devo essere me stessa.

Ma vorrei averti al mio fianco. Così come servisti…Mia madre, servirai me?

Potrai mai seguirmi verso la realizzazione del sogno di Twilight Sparklenstein? Sarai tu con me, alla mia sinistra, quando siederò sul trono di Airtseuqe?”



Spaik rimase in silenzio per lunghi attimi, finché non ritrasse la lancia, poggiando poi un ginocchio al suolo, chinando il capo rimanendo poi in attesa. Il suo tono deferenziale, misto ad un incalcolabile dolore che sembrava provenire dal profondo della sua anima corrotta.

“Tu essere progenie di Padronah.

Spaik sente tuo legame con Lei. Spaik servito Padronah ogni giorno, Spaik ucciso per Padronah, Spaik eseguito ordini. A Spaik manca Padronah.
Tu, Nuova Padronah, Spaik sentire tuo dolore, Spaik capire che tua perdita essere come perdita di Spaik.

Spaik servire Nuova Padronah come serviva Padronah Twilight. Spaik restare vostro fianco fino a sua morte.”




[Capitolo Postato] - Capitolo 60 - Nuove vite, differenti destini
Moon “Insanity” Dream osservava in silenzio la sua maestra, mentre questa consultava spiriti e creature oscure, alla ricerca di una soluzione ad un quesito insolvibile. Le due streghe voodoo erano rientrate nella palude da tempo ormai, e da allora Zecora non aveva fatto altro che rimanere in silenzio, un’espressione triste sul viso.

Insanity aveva cercato di risollevarne l’umore ma, senza riuscirci. La pegaso volse lo sguardo verso il rozzo altare che la Zebra aveva eretto a breve distanza dalla loro casupola, sul quale giaceva il corpo privo di vita di DarkPrince. Sapevano entrambe che l’anima del felino era ormai condannata, non vi era modo di riportarlo alla vita, eppure Zecora insisteva, perdurava nel voler trovare un modo.

La pegaso scosse il capo tristemente, non v’era soluzione e le parole delle tredici anziane, da lei evocate nel combattimento ad Evilot, non facevano che peggiorare la situazione.

“Maestra?”

“…”

“Maestra…La prego, dobbiamo proseguire lungo il cammino che ci è stato indicato. Dobbiamo…”

Cosa vorresti che io facessi,
Se anche il potere ottenessi?

Pensi tu di poter dominare,
Un mondo cambiato per non amare?

Quale sciocca follia è mai questa,
La volontà degli Dei è manifesta!

La bianca creatura tutto cancellerà,
Ed il mondo dalle sue ceneri risorgerà
.”

Insanity non poté frenarsi dall’indietreggiare, un espressione sorpresa e angosciata sul volto.

“Voi volete dunque che Ella vinca!?”

Tu, visto non hai del mondo il destino,
L’orrore indicibile ed il suo declino.

Nessun Impero, sul male può esser fondato,
Ché solo in follia può esser mutato.

Solo gli sciocchi, il contrario asseriscono,
e della morte peggiore, poi, ne periscono.

Meglio finire in semplice maniera,
Che di condurre un’altra battaglia guerriera,
Quante vite andranno perdute,
Se noi saremo così sprovvedute?


La pegaso non riusciva a distogliere lo sguardo dall’espressione spenta della sua maestra, dal suo tono di voce abbattuto, le piangeva il cuore nel vedere quell’essere così amorevolemente spietato, trasformato in quella patetica imitazione, in quel lamentoso esempio. Vero, Insanity non aveva dovuto sopportare l’orrore che la sua Maestra doveva aver provato nel ritrovarsi posseduta dagli Elementi dell’Odio, però…

No.

La pegaso scosse il capo, alzandosi a mezz’aria, avvicinandosi alla propria insegnate con aria irata e spavalda. Inseguendola mentre quella cercava di rimanere sola, finché non la costrinse a guardarla dritta negli occhi.

“Questa non è la Zecora che io conosco, che io ho amato e fedelmente servito per tutti questi anni. E non giustificate il vostro comportamento con queste baggianate sul destino del mondo, voi avete paura.

Questa è la verità.

Voi, Zecora la Strega, ultima sacerdotessa Voodoo di Zebrica, avete paura di morire con il fallimento. Avete paura di affrontare i vostri nemici sapendo di poter contare solo sulle vostre forze.

Avete visto, solo oggi, ciò che tutti sapevano da tempo, ovvero che ci sono, e sempre saranno, esseri più potenti, più malvagi, più crudeli, di voi. E la cosa vi tormenta.

Vi siete sempre idolatrata, vi eravate convinta d’essere superiore a tutti…ed invece avete scoperto che non è così.

Beh, io non ci sto.

Volete rimanere qui, ad attendere in solitudine che la vostra fine giunga? Fatelo pure.

Per quanto mi riguarda, io combatterò con ogni arma a mia disposizione per poter vivere un altro giorno, per avere la possibilità di cambiare ciò che ci circonda, per poter vincere su coloro che dicono d’essere più degni di me!”

Povera sciocca,
Morirai da farlocca.


“Così sia.
Se devo morire, almeno sceglierò la via che più mi soddisfa. Godetevi la vostra solitudine, Maestra. Io, e le armate da noi sollevate, marceremo verso Ponyville, per fermare l’Alicorno Bianco e ritagliarci un posto nella vita di questo mondo. Voi mi avete mostrato ed insegnato tanto, ma la resa non è stata inclusa tra esse.
Addio…”

La pegaso, la cui voce era passata dal possedere una nota irosa ad una rattristata, volse le spalle alla palude e alla zebra che l’aveva cresciuta, iniziando a marciare attraverso gli acquitrini, risvegliando e raccogliendo ogni creatura non morta nella propria armata, formando una macilenta colonna di marcescenti truppe, guidandole verso la foresta e quello che sarebbe presto divenuto un campo di battaglia.

Ponyville.

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Nella fortezza in rovina, al centro della Happy Tree Forest, le Signore dell’Odio s’erano finalmente radunate, cinque di loro sedevano in cerchio intorno alla sesta. Ognuna di loro stretta alle altre da un legame più forte del sangue.
La figura al centro era TwilHate, alla cui sinistra il deforme Spaik attendeva, ingobbito e fiero, mentre la sua nuova padrona si rivolgeva alle altre creature demoniache.

“Voi tutte siete venute a questo mondo come me, ognuna di voi racchiude in sé il potere di una delle Essenze dell’Odio, ed ognuna di voi mantiene i doni elargitegli dalle vostre controparti mortali. Noi tutte siamo il futuro di questo mondo corrotto e oscuro. Noi tutte annienteremo qualunque cosa si presenti sul nostro cammino, per poter governare su queste terre come è nostro diritto fare.

Io sono TwilHate, Dominatrice dell’Odio.

Venite avanti, mie Sorelle, unitevi a me nell’oscura alleanza che ci donerà questo mondo come nostra ricompensa…”

Una alla volta, ognuna delle cinque figure si mosse, alzandosi sui propri zoccoli mentre un ghigno od un sorriso sadico spuntava sui loro volti bestiali. La prima a moversi fu l’erede della pony Rarity,esibendosi in un maestoso inchino, sfoggiando il proprio manto nero come la notte più oscura, mentre la sua criniera argentata seguiva i suoi movimenti in maniera innaturale, quasi fosse dotata di vita propria. I suoi occhi brillarono argentei per un momento, mentre la sua voce soave e pura riempiva il salone in cui erano riunite.

“La mia creatrice invidiava la tua, Sorella. Ma il demone che vive in me ride di quel sentimento. E’ la Paura che merita ogni attenzione, la possibilità di scatenare il raggelante terrore nel tuo avversario, prima ancora d’ucciderlo, che rende la vita degna d’essere vissuta.”

Il corpo della pony demoniaca iniziò a mutare, perdendo le sembianze da pony oscuro, mentre una spessa serie di liscie scaglie iniziava a coprirne il corpo, mantenendo però la colorazione cupa. Ben presto, dinanzi agli sguardi ammirati delle altre, essa strisciò fino a giungere al fianco della loro sorella maggiore, nonché Capobranco. Il corpo per metà serpentino e metà pony demoniaco di questa, attirava come una calamita lo sguardo d’ogni altra.

“Io sssono RariFear, Sssignora del Terrore. Tremate al mio passsaggio, o missseri mortali.”

Subito dopo la naga, venne avanti Fluttershy, mostrandosi alle sue compagne con delle sembianze per tutto identiche a quelle della sua controparte originale. Non emise verbo, avanzando fino al pegaso cornuto dotato di corazza chitinosa, TwilHate, limitandosi quindi a chinare il capo in segno di sottomissione.

La naga sibilò divertita nel vedere la sorella così indifesa ma, appena fece per chiuderla nelle sue spire, questa iniziò a mutare. Il suo manto perse la leggera peluria che la ricopriva, diventando più duro e resistente, metallico quasi, mentre il colore s’inaspriva in uno scuro rosso vermiglio. Il volto stesso inizò a cambiare, assumendo tratti più duri, la mascella s’ispessì e seghettate zanne triangolari emersero dalle gengive. Gli occhi infine si trasformarono in due ardenti braci carminie, brucianti di furia e rabbia verso il mondo e tutto ciò che esso contiene.

Il suo sguardo infuocato si volse sulla naga, la quale, si tirò improvvisamente indietro, impressionata dal furente sguardo della sua ora rinata sorella.

“La mia creatrice temeva ed isolava i doni ricevuti dai suoi antenati, facendo il possibile per ignorarli per paura di perdere ogni controllo.

Io no.

Io sono BerzerkShy, e sarò la tua Apocalisse su questo mondo.”

TwilHate volse lo sguardo intorno a sé, per quanto potesse essere fantastico vedere le sue sorelle assurgere al ruolo a loro destinato, c’era qualcosa che non andava, qualcosa che la turbava. Con un rapido guizzo notò solo in quel momento che, davanti a sé, v’erano solo altri due pony, mentre altri due le stavano ora accanto.

Dov’era il quin..?

Il pensiero le morì in gola quando sentì lo stridio lamentoso di una lama metallica carezzarle la gola scoperta dalla corazza chitinosa. Dalle ombre alle sue spalle emerse la figura mancante dal suo conteggio, muovendosi rapida tra le ombre, emergendone poi con uno strano risucchio, fermandosi a pochi centimetri dalla testa di Twilhate.

Quest’ultima vide la lama metallica che l’aveva minacciata, muoversi lentamente davanti al suo viso, piegarsi sinuosa finché non rientrò nella bocca dalla quale era uscita. TwilHate, finalmente, si volse, trovandosi il volto della sorella a breve distanza dal suo. Ciò che un tempo era stata AppleJack, non sembrava particolarmente cambiata, almeno non ad un primo sguardo. Osservandola con attenzione però si poteva notare come il suo manto ora apparisse d’un cupo colore bronzeo mentre la criniera aveva assunto una tinta più vermiglia.

Persino la coda setolosa era cambiata, mantenuta era la forma ma, invece d’essere crine sembrava esser divenuto filo spinato.

Questa finì di emergere dalle ombre in cui s’era nascosta mentre, sotto lo sguardo stupefatto delle altre, una sorta di icore oscuro sembrava rimanerle addosso, icore che diventava fumoso quando s’avvicinava ad una zona in ombra. All’apparenza sembrava mantenere le sue forme originali, sebbene il pavimento di pietra si spaccasse lì dove lei poggiava gli zoccoli, dimostrando che c’era molto di più a rispetto di quel che si vedeva.

“Colei che mi ha generato era una furfante, dedita all’imbroglio ed alla violenza. E non vedo l’ora di potermi gustare i versi di pietà degli sciocchi che crolleranno ai nostri zoccoli.

Apple Pain, al tuo servizio, Sorella.”

Le ultime due figure fecero per farsi avanti quando le porte del salone in cui si trovavano esplosero in un mare di schegge, mentre un tornado di zanne, artigli e becchi affilati faceva il suo ingresso come un’onda anomala nella sala. Le sei creature demoniache sorrisero a quella vista, felici oltre ogni modo di poter elargire i propri doni ad una sì gran massa di vittime.
TwilHate sorrise alla vista delle sue sorelle prendere posizione al suo fianco, mentre percepiva l’istigatore di quell’attacco e, lo ringraziava per il piacevole dono.

‘Folle entità. Tu che ti fai chiamare Happy Tree Forest.

Credi davvero che basteranno queste tue patetiche schiere mortali a fermarci? Noi siamo adesso qualcosa che questo mondo non ha mai visto prima. La tua esistenza millenaria sta per giungere al termine. Come un cancro, noi Sei, ti divoreremo…assorbiremo ogni singola particella del tuo essere, finché non rimarrà che terra brulla e priva di vita.

Fa del tuo peggio…Non sarà mai sufficiente.’



[Capitolo Postato] - Capitolo 61 - La Grande e Potente Reggente
Trixie Lulamoon aveva sempre desiderato essere acclamata ed apprezzata, era questo il suo ultimo desiderio.

Dopo l’incontro con il Leone Bianco era fuggita rapidamente da Evilot, sapendo che se fosse riuscita a recapitare il messaggio ad Aitselec, sicuramente sarebbe stata lodata ed apprezzata, e magari perdonata per essere caduta preda dell’inganno di DarkPrince. Ma, al suo arrivo a Ponyville, non aveva trovato traccia dell’Alicorno Bianco, bensì una cittadina confusa, una schiera di soldati, mercanti e sguatteri, in attesa di ordini che non stavano arrivando.

L’Inquisitore Trixie sorrise malevola al suo arrivo nel trovarsi in una situazione tanto favorevole.

Senza perdere ulteriore tempo, si mise al lavoro.

Svariate ore dopo la città era nuovamente attiva, le guardie avevano ripreso i loro giri di pattuglia, gli artigiani erano nuovamente in produzione e le cucine erano tornate alle loro attività culinarie. Tutto ora funzionava come un orologio, e alla sommità della piramide, ora, svettava lei. Trixie.

Abilmente aveva reinstatato la sua ex-superiore, la Sindaco Mare, perdonandola a nome dell’Alicorno Bianco e riportandola al suo precedente ufficio. Ovviamente, siccome le poteva serviva un capro espiatorio, fece in modo di darle la carica onorifica, ma la mantenne comunque perennemente occupata con quella sua oscena ossessione.

Anche in quel momento, mentre era nel suo ufficio, quel suinico pony non stava facendo altro che ingozzarsi, seguita dappresso da una lunga schiera di valletti. Trixie si sedette più comodamente sulla sua poltrona, osservando come quella pony si stesse scavando la fossa da sola.

“Naturalmente, Sindaco, lei capirà che dopo i recenti avvenimenti, l’Alicorno Bianco ha deciso di cambiare alcuni punti della sua carica.”

La Sindaco Mare non rispose, impegnata com’era a recuperare i lunghi giorni di digiuno che aveva sofferto, il suo sguardo però si mosse dalla pietanza alla sua nominale sottoposta, con fare interrogativo.

“Vede, Aitselec mi ha dato carta bianca per preparare questa cittadina al suo glorioso futuro, non appena le ultime sacche di resistenza verrano decimate.

Per questo motivo, sebbene mi trovassi in perfetta sintonia sotto di lei, ho dovuto, mio malgrado, accettare la carica di Reggente per lo Stato di Airtseuqe. Non si preoccupi, comunque, prevedo una lunga e brillante cooperazione tra i nostri uffici.”

Trixie Lulamoon rimase immobile a guardare mentre gli scherani della Sindaco, la trasportavano via sulla piattaforma mobile che le era stata assegnata come mezzo di locomozione, per “ordine di Aitselec” ovviamente, mentre quell’insulsa figura continuava con le sue perversioni. La Reggente Trixie, appena le porte del suo ufficio furono chiuse, esplose in una roboante risata liberatoria. Era davvero un piano perfetto, con la cittadina in suo controllo aveva ora una base di potere non indifferente e, se anche Aitselec fosse tornata, la colpa sarebbe, nuovamente, ricaduta sulla Sindaco, quale superiore di Trixie.

Improvvisamente ci fu un vociare confuso fuori dal suo ufficio, finchè una delle guardie non chiese udienza.

“Prego, venite pure avanti.”

Non appena le porte si aprirono, entrarono quattro delle sue nuove guardie, le quali scortavano fra loro un pony storpio, coperto di ferite e…puzzolente.

“Perdonateci, Reggente, per l’empio spettacolo, ma la creatura tra di noi dice d’essere uno dei membri della squadra esplorativa, di ritorno con importanti notizie.”

‘La squadra esplorativa?’ pensò Trixie con fervore ‘ Come mai sono già di ritorno? Neanche due giorni sono passati da quando li ho inviati in missione…’

“Avanti, Guardia, La Grande e Potente Reggente Trixie ti ascolta.”

L’ammasso cencioso fece un microscopico passo in avanti, per poi rivolgersi alla sua superiore con voce rotta dal dolore e carica di una nota d’isterismo.

“L’orda…L’orda, Mia Signora! Non abbiamo…non abbiamo potuto far nulla…ci hanno decimati…e più ci uccidevano, più il loro numero cresceva! Non possiamo fermarli! Dobbiamo…Dobbiamo ritirarci…Sì….Dobbiamo fuggire prima del loro arrivo…”

“Di chi stai parlando? Cosa blateri, patetica scusa di un unicorno?”

“Sono vicini! Non capite? Saranno qui a breve! Dobbiamo fuggire!”

“Chi sarà qui vicino? Chi? Parla, insetto!”

“Insanity! Insanity sta arrivando! Metterà tutto a ferro e fuoco! Ha..Ha detto che il suo nome mi avrebbe ucciso…ha detto…”

Trixie non aveva idea di chi o cosa fosse quell’Insanity, ma non aveva alcuna intenzione di ascoltare ancora quelle pagliacciate. Fece per dare l’ordine alle sue guardi di giustiziare quell’inutile disertore, quando lo vide agitarsi in maniera convulsa e, prima che chiunque potesse fare qualcosa, quello crollò al suolo privo di vita.

La reggente fece per ordinare che quel corpo fosse portato via quando, sotto agli occhi stupefatti dei presenti, il corpo si risollevò da terra, il manto ingrigito e pallido, uno sguardo assente negli occhi, mentre un lieve lamento emergeva dalla sua gola. Trixie, arretrò in preda al terrore, mentre urlava alle proprie guardie di uccidere quell’abominio. Ne aveva già viste di simili creature, nella tesoreria di Evilot, quando quella piccola pegaso le aveva evocate contro di lei.

La pegaso!

Doveva essere lei Insanity e, se quanto l’esploratore aveva detto era vero, quella pupattola malefica e la sua schiera di non morti erano a meno di due giorni dalla cittadina. Trixie, non aveva tempo da perdere, abbandonando la sala al suo destino, senza curarsi dei nitriti di dolore delle sue guardie mentre cercavano di porre fine a quella creatura non morta, si diresse fuori, verso le mura che erano state erette intorno alla cittadina.

C’erano molti preparativi da fare , ed il tempo non era dalla sua.


[Capitolo postato] - Capitolo 62 - Morte e Corruzione
Il castello in rovina nella Happy Tree Forest brulicava d’attività. Tutti gli abitanti della foresta potevano vedere le luci che illuminavano le vetrate ed udire i tuoni che rimbombavano all’interno delle mura di pietra. L’entità cosciente che era la Foresta sapeva di aver inviato più truppe di quante necessarie a terminare il lavoro. A schiacciare quegli insulsi invasori. Eppure non riusciva più a contattare nessuno dei propri servi all’interno di quelle mura, ogni tanto riceveva sprazzi di immagini, frammenti privi di logica in cui fiamme, dolore e morte la facevano da padrone.

La Foresta non capiva.

In tutti i suoi millenni di esistenza non aveva mai osservato un simile avvenimento, tutto ciò che era al suo interno era sempre stato sotto al suo controllo, sempre cautamente osservato ed infine trattenuto, intrappolato nella vasta coscienza collettiva che formava il proprio essere la Happy Tree Forest.

Che esistessero creature capaci di resistere al suo controllo, capaci persino di strapparle via i propri servi era un accadimento impensabile.

Eppure…

Tramite la visione ristretta di alcuni coniglietti, utilizzati perlopiù come esploratori, La Foresta, vide le porte del castello in rovina spalancarsi ed un’orda di creature mai viste prima emergere come un’onda anomala. Come uno tsunami, l’orda si riversò sul bosco circostante, spazzando via qualunque essere vivente trovasse sul proprio cammino. L’ultima cosa che la Happy Tree Forest percepì dai suoi esploratori furono sbavanti zanne ed occhi rabbiosi privi di raziocinio.

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E’ stato un ottimo spettacolo, Sorelle.

Dall’antro oscuro che erano i portali del castello in rovina emerse TwilHate, la sua forma mostruosa che sembrava risplendere violacea sotto i raggi della luna. Dietro di lei emersero quattro delle creature rinate poche ore prima. Ognuna di loro intente ad osservare la devastazione portata da quelli che erano giunti come loro assassini…e che erano divenuti i loro schiavi.

Tra tutte, una delle ultime ad uscire fu una pony apparentemente comune. Il manto, sebbene rosato, sembrava essere segnato da una serie di linee d'un colore più scuro che andavano ad intrecciarsi le une nelle altre, formando una sorta di rete. La criniera di questa pony poi, sembrava unica nel suo genere, in quanto non solo era liscia ed uniforme ma, sembrava brillare d’un rosso vermiglio, carico e caldo. La pony in questione volse il capo verso sua sorella maggiore, e capobranco, TwilHate, regalandole lo sguardo che aveva sconvolto e ridotto in schiavitù le schiere di viventi ch’erano venute per ucciderle.

Oh, TwilHay! Lei è gaia che lo spettacolo ti sia piaciuto, così come per un pesce lo stomaco sia panciuto!
Per non parlare della rabbia…oh, La sabbia che cola nella trebbia della gabbia!
Che magnifica istanza la danza della mattanza. Che dire poi…


Basta così, CrazyMena. Trattieni la tua follia per i nostri nemici…ce ne saranno a sufficienza, te lo garantisco.
Orsù, Sorelle, andiamo. Abbiamo un bosco da conquistare.


Non per sssuonare sssciocca ma, non ssstiamo dimenticando qualcuno? Dove sssi trova quella ssspecie di ssspelacchiato pennuto?

TwilHate volse il capo verso RariFear, le sue forme serpentine che strisciavano sul terreno indifferenti allo stato dello stesso, dure com’erano le sue scaglie.

Non temere per Phobia Dash. Lei ci copre dall’alto.
Quando la vedrai arrivare, sarà già troppo tardi...


Lo sguardo della Capobranco chitinosa mosse verso il cielo dove, stagliata contro la luna, una figura maestosa e terribile si librava con la fierezza di un predatore.

Alta nel cielo, Phobia Dash vedeva tutto. Con le sue tre paia d’occhi osservava tutto ciò che la circondava, lo sguardo maligno e rossastro penetrava alberi e cespugli, rocce e metalli. Nulla poteva sfuggire alla sua vista. Le sue due ali membranose battevano lentamente, quel tanto che bastava a tenere la demonica creatura in volo. Dei quattro arti che la sua genitrice utilizzava per muoversi, i due anteriori erano ormai fusi con le ali, terminando in due lunghi e spessi artigli all’apice delle stesse. Poco al di sotto c'erano le zampe posteriori, dotate di terribili ed affilati artigli. Forti di muscoli ed ossa e con artigli affilati capaci di afferrare e trattenere, queste al momento s’aprivano e chiudevano, quasi attendessero il momento di afferrare le preda con quattro falangi dalla forma simile a quella d’una falce.

Il manto peloso della genitrice era divenuto su di lei pelle , dura e rugosa, mentre la criniera dalle tonalità scure le scendeva dal capo prevalentemente rapace. Mentre Questa si manteneva in volo, un sorriso le apparve sul volto, mentre vedeva le forme di vita allontanarsi in profondità nella foresta, e per un attimo le sue labbra si aprirono, mostrando le decine di zanne sottili come stiletti che le riempivano le mascelle.

Come un fulmine, precipitò in picchiata, aggrappandosi solo all’ultimo momento ad un tronco d’albero, volgendo poi il capo verso la maggiore di loro.

"TwilHate…Prede avvistate…Fuggono all’interno…Inseguire?

La voce della sesta creatura demoniaca era un rauco gracchiare, eppure si percepiva una nota di crudeltà al suo interno, nota che fece sorridere la Dominatrice dell’Odio.

No, Phobia. Lascia pure che si nascondano. Presto saranno stanati e saranno convertiti…o bruceranno.

Torna nei cieli, Ultima Ombra.

Osserva e riferisci. Presto verrà il tuo momento, non temere.


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La Happy Tree Forest stava provando una sensazione mai provata prima. Paura.

L’aveva percepita nelle creature che aveva intrappolato ed asservito nel corso dei millenni ma, mai provata lei stessa.

In quel momento però, con quelle sei creature che sciamavano per i suoi sentieri, corrompendo e consumando il bosco stesso non poteva fare a meno di tremare. Aveva provato mandando le sue truppe, ma ogni schiera, per quanto vasta ed imponente, o pericolosa ed efferata, ognuna era caduta vittima di quei mostri, finendo poi per essere corrotta e schiavizzata.

Di ora in ora, sentiva la sua coscienza collettiva cambiare, i pensieri farsi più lenti, più caotici.

Privi di logica.

Sentiva come se una seconda coscienza si stesse formando, una mente ben più oscura e crudele il cui unico desiderio era di espandersi, di crescere e di avvolgere il mondo nelle proprie spinose spire. E quelle sei creature ne erano le padroni. Tramite quei pochi scout sopravvissuti le aveva viste passare lungo sentieri dimenticati dal tempo, mentre un’aura oscura trasudava dai loro corpi, corrompendo la natura stessa. Dove prima un albero si stagliava maestoso, ecco che al loro passaggio diventava un essere vivo, corrotto, il sui legno diveniva oscuro ed, apparentemente, un fuoco sembrava divampare al suo interno, mentre delle grandi fauci legnose si aprivano lungo il suo tronco.

La Happy Tree Forest non riusciva a capire. Quali razza di mostri erano quelle creature? Come potevano essere fermate?

Non posso fermarle

La coscienza collettiva conosciuta con il nome di Happy Tree Forest fu raggelata da quel pensiero giunto così improvvisamente.

Cos’era? Quale parte della collettività lo aveva pensato?

Tutti. Tutta lo stiamo pensando. Anche tu lo penserai…a breve.

Perché? Perché avrebbe dovuto pensarlo? Perché avrebbe dovuto arrendersi?

Perché io, TwilHate, Dominatrice dell’Odio, te lo sto ordinando… Mio schiavo.


No…Non voleva…non…non poteva…Non poteva esserci altro che servire le Araldi dell’Odio


La Happy Tree Forest improvvisamente cessò di esistere come coscienza collettiva, diventando un tutt’uno con le coscienze delle Sei pony demoniache. E come tale, iniziò ad espandersi, corrompendo le creature che vivevano lì nei paraggi, preparando l’armata che avrebbe supportato la conquista del mondo per le Sei rappresentazioni viventi dell’Odio.

Twilhate sorrise mentre, con le sue sorelle intorno, osservava l’ultimo albero della Happy Tree Forest venire corrotto e divenire parte del loro essere.



[Capitolo postato] - Capitolo 63 - Il Rituale
Zecora si muoveva avanti e indietro, il volto una maschera di disperazione. Aveva provato ogni rituale, ogni invocazione. Aveva richiamato spiriti e demoni d’ogni immaginazione ma, senza trovare una soluzione per risanare il Tiranno di Zebrica.
DarkPrince.

Ancora non poteva credere che lei, per sua vanagloria, aveva vanificato gli sofrzi delle sue Maestre. Che lei da sola aveva potuto cambiare il destino di un continente intero. No, in realtà poteva crederlo eccome. Dopo aver vissuto in prima persona il potere degli Elementi Dell’Odio proveniente dalle pietre, poteva benissimo capire quanto inutili fossero le vite dei mortali, e quanto potesse essere facile manovrarle.

Eppure, si chiedeva, cosa avrebbe potuto diventare il Leone se fosse divenuto il Protettore delle Streghe Voodoo?

Vani sogni e speranze infrante ormai. Aveva ragione la sua discepola, Insanity.

Era terrorizzata del mondo che la circondava.

Lei, che s’era sempre ritenuta al pari dei più grandi di Airtseuqe, era stata costretta ad assistere alla propria caduta. Ed ancora adesso, incapace di riparare al danno da lei stessa causato, era costretta ad ammettere a sé stessa di non essere la più potente, e nemmeno di poter aspirare ad esserlo, senza un maestro ad insegnarle.

Lo sguardo di Zecora si fermò nuovamente sulle forme senza vita di DarkPrince, gettato sul fatiscente altare vicino alla sua casupola. Doveva arrendersi, doveva accettare il destino che si era inconsciamente imposta.

Era destinata a perdere tutto...

Improvvisamente il suo capo si risollevò, mentre guardava i resti mortali del felino con una nuova luce negli occhi. Era destinata a perdere tutto comunque, e allora perché non dare via tutto ciò che possedeva ma, dando ad un'altra creatura una possibilità?

Per la prima volta da quando era tornata da Evilot, la zebra sorrise sinistramente.

Avevi ragione, Insanity, mia discepola.
Questo mondo non è una favola.

Ci sarann sempre pezzi più grossi di noi,
Che siederanno in circolo come avvoltoi.

Ma tocca a noi fare il nostro destino,
Anche al prezzo di incontrar colui che è uno e trino!



La zebra si precipitò nella sua casupola, emergendone poco dopo ricoperta d’orpelli e talismani, seguita dai suoi famigli e servi, mentre, con fare concentrato, si pose dinanzi all’altare, invocando il signore di tutti i demoni, il Supremo sovrano della Stregoneria Voodoo.


Tu che sei il più grande dei Signori,
Il Primo, dei Demoni Migliori!

Il richiamo ascolta di questa tua serva,
che La tua presenza qui chiede, con riserva!

Con la tua figura lasci tutti in piedi,
Giungi a me, Baron Samedi!


Mentre Zecora recitava l’incantesimo, davanti a lei un varco iniziava ad aprirsi rivelando un luogo avvolto da una fitta nebbia mefitica che, emergendo dal portale, corrodeva persino il terreno, lasciandolo grigio e spento. All’interno di quella nebbia mefitica un occhio giallastro si aprì, inchiodando la figura della strega sul posto, paralizzandola dal terrore.

Zecora…my powerful, surviving, daughter…
Again I’m here to hear your laughter…

What is that you wish?
What poison you want me to dish?

But Don’t forget… and do not fret…

I can give you all but what is the price?
Are you ready to bet your life?



Oh sommo Padrone,
Del Terrore tu sei il Signore!

Ascolta la preghiera di questa tua serva,
Accetta in pegno la mia esistenza!

Dona il Mio potere ad un mio alleato,
per mia colpa rimasto menomato.

Restituiscilo al mondo intero,
Così che possa difenderlo, per davvero!


La zebra si espresse nel suo cantilenante dialetto, per poi crollare al suolo, capo chino al terreno, offrendosi in piena sottomissione al Signore Supremo della magia Voodoo. L’occhio dall’iride giallastra si mosse senza offrire parola, fino a giungere sulle forme prive di vita di DarkPrince.

La voce del Baron Samedi, risuonò forte e carica di maliziosa avidità.


Oh? So it’s him you’re trying to bring back?
You again want him behind your back?

A foolish beast to guard your hide, with claws, teeths and sharper eyes?

He’s dead, you know it, right?
Are you willing to pay His price?



Zecora la strega non si mosse, né cambiò posizione.

Rimase ferma, muta conferma della sua decisione. Il Demonio che la osservava attraverso lo spiraglio creato nel mondo materiale esplose in una roboante risata malevole. Quindi, con un rauco raglio, esplose parole in una lingua tanto antica quanto sconosciuta, facendo vibrare e fremere lo spiraglio che lo separava dal mondo reale. La zebra inizialmente non sentì alcuna differenza poi, mentre un alone giallastro l’avvolgeva, iniziò a sentire la propria essenza vitale farsi più debole, più scarsa.

La sua vista iniziò ad annebbiarsi, mentre sentiva il peso del proprio corpo gravare sempre di più sulle sue zampe, come se i suoi stessi muscoli si stessero indebolendo. Con l’alone giallastro che si intensificava sempre di più, Zecora volse uno sguardo tremante all’altare fatiscente che ospitava il corpo privo di vita di DarkPrince. Mentre sentiva le forze abbandonarla, Zecora sorrise tristemente vedendo l’alone giallastro iniziare ad avvolgere il felino di Zebrica.


______________________


DarkPrince era in pace.

Dopo aver sacrificato sé stesso per salvare la zebra e la sua discepola si era ritrovato in una terra strana, assurda, priva d’ogni logica. Per ogni momento che passava a cercare di ricordarla, sentiva profonde fitte alla testa che lo costringevano a crollare al suolo in preda al dolore.

Questo finché non si rese conto di non poter provare dolore.

Realizzare quel concetto fu una liberazione per il felino. Colto da un’improvvisa ispirazione chiuse entrambi gli occhi e svuotò la mente. Allo stesso modo, ciò che era intorno a lui scomparve, lasciandolo fermo nel vuoto.

DarkPrince non aveva bisogno di aprire gli occhi per avere conferma visiva, già sapeva che ciò che lo circondava era unicamente frutto della sua mente. Se in quel momento egli avesse voluto dimenticare sé stesso, avrebbe potuto farlo ma, si chiese, perché farlo? Perché dimenticare tutto ciò che lo aveva reso il Leone che era diventato.

Padrone delle Savane.

Tiranno di Zebrica.


Aprendo gli occhi, il Leone vide intorno a sé la sua terra natia.
Le brulle savane illuminate dal cocente sole, le oasi sparse qui e là sul territorio, lì dove i suoi servi erano costretti a riunirsi pur di sopravvivere. Le Sue oasi.

Iniziò lentamente per poi esplodere in una corsa feroce.

Il felino correva, con foga, con irruenza, in quelle pianeggianti distese cocenti, spingendosi sempre di più, incitando sé stesso ad andare più veloce, a spingere con più forza. Sentendosi, per la prima volta in secoli, così vivo. S’arrestò di colpo, ansimante, calde nuvole di vapore che esalavano dalle sue fauci zannute. Un ghigno storse il suo volto.

Sentirsi così vivo quando sapeva d’essere morto.

La savana scomparve improvvisamente, con le sue oasi ed il sole e le piante, sostituita da una palude grigia e marcescente. DarkPrince non aveva sognato quel posto ma, allora, perché era lì?

Trotterellò incuriosito tra quegli alberi morti e le paludi velenose, quel luogo lo incuriosiva e ancor di più lo incuriosiva che fosse giunto lì. Il Leone non aveva mai visto una palude, prima. Come aveva fatto a raggiungerne una allora? Che fosse solo un sogno creato dalla sua mente confusa?

Effettivamente non sentiva l’umidità che sembrava impregnare quel luogo, non sentiva il fango sotto le zampe, né il freddo mortale che serpeggiava tra i canneti. Mentre avanzava tra gli stessi continuava a chiedersi perché fosse lì quando, finalmente, emerse in una radura. E la vide.

Zecora, la zebra voodoo.

La strega cantilenava una strana nenia, mentre danzava per eseguire chissà quale rituale. Sempre più incuriosito si fece avanti, fermandosi poi di colpo quando quella si volse verso di lui, guardandolo dritto negli occhi.

Sei ancora qui, dunque?
Non sei ancora passato dall’altra parte? Ancora vuoi causare morte e distruzione?

Cosa speri di ottenere restando nel limbo?


DarkPrince non seppe controbattere sul momento, tanto scioccato di sapere che la Strega poteva vederlo.

Non ha importanza.
Se tu non vuoi andartene da solo…ti costringerò a farlo. Cosa credi che io stia facendo, Tiranno?

Credi che io volessi aiutarti? Credi davvero che io possa volere il tuo ritorno? Era questo che speravi nel profondo della tua anima dannata?


Il leone fece per ringhiarle contro ma, si fermò, rendendosi conto che aveva ragione.

Che Zecora avesse ragione.

Aveva davvero sperato che la Strega potesse aiutarlo, un’ultima volta. Ora capiva perché era ancora lì, capace di pensare e sapere chi egli fosse. Nel buio della sua anima oscura v’era un ultimo, luminoso, raggio di speranza, che la Strega potesse aiutarlo a tornare. Come se la sua ultima azione avrebbe potuto cancellare una vita passata a distruggere ogni cosa che era stato caro a Lei.

Alzando lo sguardo vide il sorriso sadico di Zecora e, DarkPrince, seppe in quel momento che lei sapeva.
Adesso lei sapeva a cosa lui stava pensando.

“Hai ragione, Strega. E’ inutile negarlo. Sì, covavo in me la speranza che tu potessi aiutarmi un’ultima volta.
Ma vedo che mi illudevo. E’ inutile combatterti, o resisterti.
Fa ciò che devi.
Poni fine alla nostra triste storia. Spediscimi lì dove vorrai.”

Oh, non temere…è proprio ciò che farò.
Speravo solo che tu mostrassi un po’ più di resistenza.

Sei patetico.

Senza i tuoi poteri e senza i tuoi sgherri…tu non sei niente.


Il felino fece per controbattere, per risponderle in malo modo. Sapeva che aveva ragione ma, anche da morto, non avrebbe permesso quelle parole. Ma, prima che un solo ringhio emergesse dalla sua gola, s’accorse di un dettaglio.

Un insignificante particolare che, pur mostrato al mondo, lui non aveva afferrato prima.

“Tu…
Tu non stai parlando in rima… Tu non sei Zecora.”

La zebra esploese in una roboante risata, la sua voce cambiata, divenuta più corrotta, più cupa, più profonda.

E così, hai visto oltre il mio inganno…mi chiedevo se l’avresti colto o se eri così perso nella tua disperazione da lasciarti abbattere come un cucciolo indifeso.

Hai ragione, Tiranno di Zebrica. Non sono Zecora.

E tu…tu forse rimpiangerai il tuo desiderio.



DarkPrince iniziò a sentire freddo, l’aria calda che emergeva dalle sue fauci si condensava in visibili nuvolette intorno a lui.

La palude, la strega, tutto iniziò a diventare un turbinio di colori confusi, ma su tutto si stagliavano due grandi occhi giallastri che lo fissavano con apparente malignità. DarkPrince iniziò a correre, cercando di sfuggire a quel turbinio, colto da un atavico terrore. Ma per quanto corresse, tutto il suo universo stava venendo risucchiato in quel turbine confuso.

I suoi passi si fecero lenti, mentre sentiva una opprimente forza trattenerlo, trascinarlo all’indietro.

Con un ultimo ruggito, infine, si sentì trascinare in quel turbine colorato ed in quel momento, se avesse avuto modo di pensare alla definizione di ciò che provava all’interno di quel turbine, avrebbe potuto usare solo una parola.

Dolore.

___________________

Zecora riaprì gli occhi lentamente, sentendosi stanca, debole.

A fatica riuscì a rialzarsi dal terreno contro cui era crollata.

Il suo sguardo si mosse verso lo spiraglio che lei aveva usato per contattare il suo Padrone, scoprendo mestamente che non c’era più. Lo spiraglio era chiuso, svanito, come svaniti erano gli orpelli che aveva indossato, ed i servi e famigli che le eran stati vicino. Stancamente, pose gli occhi sull’altare e, nel vedere le immobili forme di DarkPrince, un singulto disperato le sfuggì.

Era stato inutile.

Baron Samedi le aveva preso tutto…dandole nulla in cambio.

Già fece per maledirne il nome, mentre sentiva lacrime iniziare a colarle dagli occhi quando, un suono la costrinse a volgere il capo verso l’altare.

Un ruggito di dolore.

Volgendosi, un sorriso illuminò il suo volto.

DarkPrince aveva aperto i suoi occhi dorati, le sue striature s’erano accese nuovamente, ritornando a brillare fulgidamente, mentre il Leone si rialzava scoprendosi disteso su di un rozzo altare.

Dal mondo dei Morti, ti ho richiamato,
Per perdonare il mio più grande peccato.

La tua caduta fu mia decisione,
La tua sentenza attendo, con devozione


DarkPrince, mosse il suo sguardo fino ad inquadrare la zebra, china al suolo, prostrata alle sue zampe. Un ghigno sorse sul suo volto ma solo per un istante, mutando poi in un calmo sorriso, mentre si avvicinava alla Zebra con passo deciso.

Nella testa, come sulle labbra, un solo pensiero, poche parole.

“Hai il mio perdono…Se tu accetterai di fare lo stesso per me…”




[Capitolo postato] - Capitolo 64 - Ponyville sotto assedio
Insanity ribolliva di rabbia. Non poteva credere che la sua Maestra, la Zebra che idolatrava, si fosse rivelata essere solo un palloncino pieno d’aria. Come una balla piena di biada, che sembra deliziosa ma si rivela secca e fragile al tocco.
Era il momento, allora, che fosse lei, Moon “Insanity” Dream, a mostrare al mondo la potenza della fazione Voodoo. Già alle sue spalle, l’orda non morta avanzava lentamente, muovendosi con macilenta determinazione ai comandi della giovane pegaso verso la cittadina di Ponyville. Insanity doveva dimostrare a tutti, compresa la sua insegnante, che le streghe Voodoo non si sarebbero lasciate schiacciare senza ripercussioni.

Nascosta dietro alcuni cespugli, in avanscoperta rispetto al resto della sua armata, la pegaso osservava la cittadina prepararsi all’assedio. Vedeva le palizzate erette in tutta fretta, le guardie camminare lungo il perimetro guardinghe e preoccupate.
E poi vide il suo bersaglio preferito.
Trixie Lulamoon.

‘Oh,’ pensò ‘Non vedo l’ora di averla nuovamente sotto ai miei zoccoli’.

La pegaso sorrise sinistramente annotando la posizione delle guardie sulle palizzate e cercando di calcolare quale fosse il lato meno difeso. Nonostante fosse impegnata, non allontanava mai troppo lo sguardo dalla sua preda, fissandola con malignità, notando quanto fosse cambiata da quando s’erano incontrate la prima volta. Allora era vestita in maniera decisamente più cupa e seria, com’era anche il suo atteggiamento. Guardandola in quel momento invece, sembrava molto più…estrosa. La guardava mentre si pavoneggiava, avanti ed indietro sulla palizzata, con indosso uno sgargiante abito ricco di orpelli e lustrini, come fosse una regina.

Insanity, in quel momento, realizzò cosa doveva essere accaduto.
La piccola ed ubbidiente Trixie doveva essere riuscita a liberarsi dal giogo dell’Alicorno Bianco. Senza il guinzaglio impostole, la sua vera natura doveva essere emersa. La pegaso sorrise ancora di più a quel pensiero.
Presto, le avrebbe insegnato che anche le regine dovevano chinare il capo davanti alla magia.

Rapida, sgattaiolò via dai cespugli in cui s’era nascosta, riunendosi all’armata non morta che si era riunita lì dove lei aveva ordinato. Osservando in volo la schiera non potè reprimere un senso d’orgoglio guardando le innumerevoli truppe che l’avevano seguita. Partendo dai marcescenti pony zombie, i più dei quali erano in uno stato avanzato di necrosi, passando poi per i marcescenti rocciadrilli, giungendo infine sulle sue schiere alate che si mantenevano in volo, seppur malamente, pronte a piombare sui loro nemici spargendo la pestilenza che en avrebbe decretato la fine.
Osservando accuratamente le sue schiere, Insanity, iniziò a distribuire gli ordini ad ogni truppa, marcando il punto in cui ognuna doveva andare, grazie a dei piccoli spiritelli evocati con la magia voodoo.


-------------------

Trixie si muoveva alacremente a Ponyville, seguita dappresso da un nutrito corpo di guardia, passando tra i vari reparti di difesa, cercando d’essere loro d’ispirazione a combattere. Nonostante non sembrasse avere grande effetto Trixie persisteva, girando l’intera cittadina senza mai fermarsi. Sapeva di non avere tempo e di essere braccata da ogni fronte, ma non avrebbe ceduto senza combattere.

Oramai aveva assaggiato il piacere del potere e non aveva intenzione di lasciarlo andare, né per Aitselec, né per nessun altro.

Già stava lasciando la torre di guardia a nord della cittadina, nel punto più lontano dalla Happy Tree Forest quando sentì le trombe d’allarme provenire dal muro di cinta opposto al suo. Per qulache secondo rimase inebetita, incapace di comprendere come i suoi nemici fossero già lì ma, si riebbe in fretta. Rapida mosse verso la torre di guardia sud, notando con piacere che i soldati al suo comando già scaricavano nugoli di freccie contro i nemici che si accalcavano sotto alle mura. Sorridendo, entrò nella torre di guardia, iniziando la scalata che l’avrebbe condotta in cima. Da lì, sovrastando il campo di battaglia, era sicura di poter coordinare le difese della città in maniera egregia

Giunta in cima, però, ebbe solo il tempo di mostrare la testa al di fuori della botola d’acceso al torrione, prima di dover tornare ad abbassarsi rapidamente. Sul piano superiore infatti, i due pony di guardia si muovevano macilenti verso di lei, brandendo le loro lame cercando di colpirla. Con un leggero tonfo, Trixie cadde all’indietro, chiudendo la botola sul tetto con la sua magia. Sconvolta, cercò di fare mente locale sul motivo per cui le sue truppe avessero cercato d’ucciderla ma, non riusciva a trovare una spiegazione logica.
Affacciandosi ad una ferritoia, posta a breve distanza, vide con i suoi stessi occhi che la situazione era ben peggiore di quanto temesse.

Dal suo posto d’osservazione, poté vedere come le sue truppe combattevano contro l’orda che spingeva inutilmente contro le mura ma, prima che un sorriso apparisse sul suo volto, vide una scena che la fece rabbrividire. Un gruppo di guardie stava accanitamente attaccando un pony zombie che era riuscito a raggiungere la cima del muro di cinta. Già le guardie erano riuscite a privarlo della sua non vita, staccandogli la testa dal corpo quando, all’improvviso, quello che sembrava un rigonfio piccione putrefatto precipitò nelle vicinanze delle guardie. Con orrore Trixie vide un alone mefitico avvolgerle e, in pochi attimi, quelle stesse guardie che avevano così coraggiosamente affrontato l’orda, crollarono al suolo prive di vita.

Già Trixie fece per mandare dei rinforizi in quel punto quando s’accorse che quei soldati si stavano rialzando, iniziando ad avanzare macilente verso i loro compagni.

“Quella dannata strega! Trasforma i miei soldati in zombie con la sua mille volte maledetta magia!”

-------------------

Insanity rideva selvaggiamente. Sospesa in volo davanti alle mura di Ponyville, osservava estasiata i resti della palizzata a sud della città. Dalla breccia che si era venuta a creare l’orda non morta avanzava lenta ma, inarrestabile, verso il centro cittadino, lì dove s’erano asserragliati gli ultimi sopravvissuti della guardia.
Là, nascosti dietro ad un muro di scudi, i soldati cercavano di resistere alle ondate che arrivavano in maniera scomposta dalla cittadina. Con i nemici che arrivavano a gruppi di cinque o sei, stavano riuscendo a resistere ma, tutti sapevano che quando sarebbe giutna l’orda, non avrebbero potuto resistere oltre. Molte delle guardie, infatti, si guardavano attorno, cercando una possibile via di fuga ma, non uno sguardo andava alla piccola figura nascosta lì in mezzo a loro.

Trixie.

La giovane Reggente di Ponyville giaceva raggomitolata a terra, in lacrime, mentre la sua mente non si capacitava d’aver perso tutto in così poco tempo. La caduta era stata così rapida che non aveva nemmeno avuto il tempo di essere soddisfatta del suo Regno. La Grande e Potente Trixie sapeva d’essere vicina alla fine e, tutta la baldanza che aveva avuto in precedenza, era stata sostituita da una profonda disperazione.

Neanche gli sberleffi di Insanity riuscirono a risvegliarla dal nero baratro in cui era precipitata. La pegaso intanto rideva sguaiatamente dei suoi avversari e, con un’ultimo insulto, diede ordine di attaccare.

“Oh, Grande e Potente Trixie…Non era forse così che ti facevi chiamare? Vieni fuori allora, affrontami, così come ci affrontammo ad Evilot…e vediamo se sai far altro oltre che scappare.
No? Beh, allora mi sa che dovrò venire a prenderti personalmente.
Mie schiere! Attaccate!”

I soldati sentirono il terreno tremare, per poi restare imbambolati a guardare l’orda di cadaveri muovere contro di loro da ogni lato della piazza, sorgere sul terreno come una puzzolente onda anomala, muovendosi lentamente verso di loro, pronti a spazzarli via come se fossero null’altro che granelli di sabbia.
I più iniziarono a lasciar cadere le armi e gli scudi, tentando vanamente di trovare una via di fuga. Altri, semplicemente chinarono il capo, accettando il fato a cui erano destinati.
Trixie, alzando il viso bagnato di lacrime, si rese conto che era finita. Mosse lo sguardo al cielo e fece il possibile per estraniarsi finchè non vide una forma apparire nel cielo azzuro, quasi fosse emersa dal sole e giunta direttamente in mezzo a loro. Con lo sguardo offuscato dalle lacrime, vide quella figura caricare il suo corno e scaricare una terrificante onda d’energia sull’orda, spazzandone via una grossa parte in pochi secondi.

Poi, con un tonfo sordo, la misteriosa figura atterrò a pochi metri di distanza dalla Reggente di Ponyville, caricando nuovamente il suo corno e rilasciando un incantesimo, ancor più potente del precedente, liberando un devastante anello d’energia pura e bianca, annichilendo l’intera orda non morta in pochi battiti di ciglia dall’intera cittadina di Ponyville.
Trixie Lulamoon, stupita cercò di asciugarsi le lacrime, volendo vedere distintamente chi fosse la creatura che era giunta a salvarla, vedendola in quel momento come l’alicorno dal manto completamente bianco.

“Mia…Mia signora, Aitselec?”

La figura volse il capo verso la piccola unicorno, sorridendole debolmente.
“No. Non so di chi tu stia parlando.
Io sono…”



[Capitolo Postato] - Capitolo 65 - Giorno di caccia
DarkPrince correva nella boscaglia della Hapy Tree Forest. La strega, Zecora, era riuscita a donargli una seconda possibilità. Aveva legato le loro vite, fondendole l’una all’altra, ciò che sarebbe successo ad una, anche l’altra avrebbe subito. Nonostante ciò, però, il felino era inorridito quando aveva scoperto che la strega non aveva intenzione di tornare a combattere. Non solo, aveva lasciato che la sua adepta si dirigesse in battaglia da sola.
Ora, il Tiranno, correva furiosamente, saltando cespugli e squarciando bassi rami sperando di raggiungere la pegaso in tempo. Lui conosceva Aitselec. Sapeva perfettamente che razza di mostro fosse.
La piccola pegaso non aveva speranze da sola.

Già il felino stava per saltare l’ennesimo ostacolo che una sfera di fuoco esplose vicino a lui, costringendolo a gettarsi al riparo. Nascosto dietro ad un grosso masso, volse lo sguardo nel fumo, cercando di capire chi ci fosse lì, nel bosco, insieme a lui.
La sua mente ribolliva mentre cercava di capire chi potesse essere il suo avversario.
Aitselec? L’Angelo?
Una coppia di voci lo distrasse da quei pensieri, prima una vocettina stridula e spensierata, colma di follia, l’altra un timbro ben più duro e serio, con una punta di femminilità.

Posso giocare col Micione? Posso mostrargli le delizie che le rocce gallegianti riservano a coloro che posseggono l’unica vista? Posso, Sorellona?

Mmmh…Cosa mai ci farà un Leone qui nel Nostro Regno? Uh? Certo, CrazyMena…và pure a giocare con lui…Mi serve vivo…spezzalo però come più ti pare…

DarkPrince guardava confuso le due silhouette che spuntavano tra il fumo generato dalla palla di fuoco, non le riconosceva come non ricordava alcuna creatura dal nome di CarzyMena. La cosa non lo interessò più di tanto, se quelle sciocche credevano di poter sopravvivere ai suoi artigli, chi era lui per non dare loro una dimostrazione?
Attese in silenzio, sentendo distintamente una delle sue due assalitrici avvicinarsi, canticchiando una strana nenia tra sé e sé, e quando fu abbastanza vicina le si lanciò addosso, estraendo gli artigli e preparandosi a colpire.

La sua zampa però artigliò solo l’aria. Stupefatto volse lo sguardo intorno a sé finché una voce, quella vocetta stridula, non gli giunse dalle sue spalle, dalla cima del masso.

Oh! Che carino! Il micione vuole giocare? Tieni allora, gioca con questo…?

Dal nulla, apparentemente, un voluminoso gomitolo di lana rotolò vicino al leone, il quale si mosse per ignorarlo e puntare alla creatura ma, non appena incrociò lo sguardo della pony apparentemente normale, si sentì diverso per un momento. Scuotendo la testa per dissipare quella sensazione, fece per esalare un ruggito di sfida ma ancora una volta la sua sorpresa lo lasciò afono.

Anziché un ruggito, un feroce miagolio era emerso dalle sue fauci.

DarkPrince si portò una zampa sul muso, scioccato dal verso che gli era sfuggito. Il suo sguardo confuso, comunque, divenne uno di furia mentre si preparava a lanciarsi verso quella sciocca figura che, indifferente al leone rabbioso, sembrava star facendo della giocoleria con alcuni coniglietti raccolti chissà dove, mantenendosi in equilibrio sul masso con le zampe posteriori. Il felino balzò in avanti, pronto a squarciare quelle tenere carni, restando poi nuovamente paralizzato dalla confusione nel ritrovarsi, schiena al suolo, a giocare con il gomitolo di lana rossa.

“Cosa…? Cosa sta succedendo?”

Oh? Il gattone parla anche! Ma i gatti non parlano…Però suonano strumenti musicali! Guarda nei mie bei occhioni micio…Guarda e cambia…

Prima che DarkPrince potesse fare qualsiasi cosa, si ritrovò in un ambiente sconosciuto. Stranito volgeva lo sguardo attorno a sé, guardando stralunato alcuni gatti di varie forme e dimensioni intenti a cantare, suonare e ballare. Due in particolare colsero la sua attenzione, un gattone particolarmente grosso, dal pelame rossiccio che danzava allegro con una gatta dal manto bianco puro. Con gli occhi sgranati, il leone, guardava la scena senza capire. D’un tratto però un altro felino comune, dal pelame grigio cenere, gli si mise a fianco, sollevando leggermente la bombetta che teneva in testa, abbassando la tromba che stringeva tra le dita.

“Allora, DP? Che fai? Non suoni?
Su, che ci manca la tua fisarmonica! Dai, dai! Suona! Soffia e suona!”

Il leone non capiva, guardava la piccola fisarmonica tra le sue zampe, cercando di capire cosa stesse succedendo, ricordando vagamente d’essere stato in un bosco, fino a pochi attimi fa. Nonostante l’impulso di portarsi quell’oggetto alle labbra fece nuovamente vagare lo sguardo nella stanza, avvedendosi solo in quel momento della pony che sghignazzava felice seduta com’era su di una poltrona vecchia e rovinata.

Uhm? Non ti piace la musica!? Inammissibile!
Presto, Presto! Qualcuno mi porti un ornitorinco! Dobbiamo Operare! E mentre aspettiamo…perché non proviamo con un cambio di scena, Micione?


Il tempo di sbattere le ciglia ed il leone non era più nella stanza. Ora era in una foresta, davanti ad un insieme di rovine coperte dalla vegetazione. Della strana pony dagli occhi multicolori non c’era traccia ma, una strana melodia sembrava provenire dalle rovine, una melodia che lo attirava a sé. Senza volerlo iniziò a muoversi verso la musica ma, sporta la testa da un muretto, la sua mente già sconvolta non riuscì a reggere la scena che gli si parò davanti.

Innumerevoli scimmie, di vari colori, si agitavano in preda ad un euforia danzante che sembrava aver colpito tutti i presenti, coinvolgendole tutte a ballare e a fare strani versi, mentre all’apice del caos, un orangutan dal pelo rosso sembrava ballare con un orso bruno, entrambi preda di quella melodia così strampalata ma così eccitante al tempo stesso. Il leone sembrò crollare a quello spettacolo, lanciandosi poi con voluttà verso l’epicentro di quella baldoria, aggiungendosi ben presto alle altre due creature, ballando con loro preda della frenesia.

Poco lontano, seduta su di un cumulo di pietre, CrazyMena sorrideva maligna nel vedere il leone ormai sconfitto e preda delle visioni che lei stessa aveva scatenato nella sua mente. Già fece per voltarsi e scomparire, ridendo e abbandonando il leone alla sua follia quando, sentì qualcosa toccarla un paio di volte sulla spalla. Volse leggermente il capo e tutto ciò che vide fu uno sguardo d’oro che le riempì il campo visivo.

“Credevi davvero di poter ingannare un Ingannatore?”

-----------------------------

TwilHate osservava annoiata la sua sorella, immobile come una statua, con lo sguardo vorticante perso negli occhi del Leone. Sapeva che di lì a poco CrazyMena sarebbe tornata in sé, lasciando il leone in un sogno folle e perpetuo, pronto per essere sottomesso dai loro poteri. Già non vedeva l’ora di sapere quali capacità quel felino avesse quando, un suono improvviso la riscosse da quei pensieri. Con lo sguardo annoiato vide DarkPrince volgere le labbra in un ghigno, sghignazzando piano, prima di chiudere gli occhi per riaprirli in sua direzione, volgendo leggermente il capo, lasciando CrazyMena, ancora ferma ed imbambolata, con un sorriso scemo sul volto.

E così hai superato CrazyMena, uh? Credi forse d’aver già vinto?

“No. So bene che ci sei ancora tu, ma senza la tua amica ad aiutarti, mi basterà evitare le tue sfere di fuoco…”

E’ davvero questo il tuo piano, Leone? Credi davvero che basterà così poco?
Shy? Fagli capire cosa significa ‘provare dolore’.


TwilHate non si mosse, restando immobile, semidistesa sul prato mentre, dalle ombre dietro di sé emergeva una pegaso dal manto giallo chiaro, questa volse lo sguardo sul leone, costringendolo a fare un passo indietro quando gli occhi carmini di lei sembrarono brillare per un momento di furia omicida.

DarkPrince comunque non cedette il passo. Anzi, mostrò le sue affilate zanne, ruggendo di sfida, preparando poi il suo sguardo ammaliatore per atterrire la pegaso che si muoveva verso di lui. Il suo sorriso sardonico scemò, comunque, quando vide che per ogni passo che la pegaso faceva, avvicinandosi, questa mutava. Il manto sul corpo perse il pelo sottile e leggero, assumendo una forma che, dato il colore e la lucentezza, sembrava essere divenuto ottone colorato d’un carico rosso vermiglio; lo sguardo s’indurì, come anche il resto del volto, mentre la mascella s’inspessì, cambiando per sostenere il peso di zanne seghettate e triangolari, disposte su tre file. Mentre la pegaso cambiava, così mutava la sua voce, partendo da un tono delicato e soave, fino a divenire infine un ruggito inumano esclamato ad altissimo volume.

“Io sono BerzerkShy. L’Apocalisse Personale Di Mia Sorella. E Tu ORA Morirai! UCCIDI! DILANIA! BRUCIA! MOOORTE!”

Con un ultimo urlo, la pegaso demoniaca, si lanciò al galoppo, i suoi zoccoli d’ottone che scatenavano scintille ogni volta che un sasso od una pietra finivano schiacciati sotto di essi. DarkPrince, sconcertato da una simile trasformazione ebbe ssolo un attimo per spostarsi di lato, evitando la cieca carica dell’essere. Con lo sguardo lo vide continuare nella sua folle corsa, abbattendo alberi e spaccando rocce ben più grosse dell’essere stesso, deviando a poco a poco fino a rimettersi in linea retta verso di lui.

‘Ma cosa diavolo sono queste creature!? Quale orrore può…? Per le Savane di Zebrica! Gli Elementi!’

Continuando a schivare la carica di BerzerkShy, sebbene ogni volta si esponesse sempre di più, il leone immaginò, infine da dove quelle creature avessero tratto quei poteri. Sapendo di non poterle combattere, tentò di fuggire, iniziando una folle corsa nel bosco, inseguito dall’indemoniato mostro d’ottone e dalla risata satanica dell’altra pony. Nonostante la pericolosità del suo avversario, era indubbio che con i suoi mscoli allenati DarkPrince risultasse ben più veloce del suo avversario. Ben presto, tutto ciò che rimaneva del pegaso demoniaco erano solo le sue urla belluine, mentre il felino lo distanziava sempre di più.

D’improvviso, DarkPrince, s’arrestò di colpo mentre da dietro un albero, a pochi metri da lui, una lunga lancia di diamante emerse dal fogliame. Se il felino non si fosse arrestato, cogliendo al volo un fruscio sospetto, la sua testa sarebbe stata repentinamente recisa.

“Chi sei? Mostrati, Tu che osi intralciare il cammino del Tiranno di Zebrica!.”

Una figura alta e slanciata emerse dal fogliame con indosso una corazza brunita costellata da gemme preziose, nelle sue zampe una lunga e spessa lancia, apparentemente fatta di diamante. Il suo volto da canide fiero e serio, granitico quasi, come la voce usata per rivolgersi al leone.

Mi chiamo Anubis. Sono il Servo di Lady RariFear.
E tu, ormai, sei in trappola.


Il felino, colse con la coda dell’occhio un movimento sopra di sé e fu solo grazie a quel particolare che risucì a rotolare di lato, evitando l’assalto dall’alto della demoniaca Pony-Serpentina. Con un ringhio di stupore rimase alcuni attimi ad osservare quelle forme, il corpo serpentino coperto di squame brillanti e lucide, fino a giungere al torso ed infine al volto di quel nuovo orrore.

Vide un volto bellissimo, perfetto, idilliaco…eppure mostruoso e terribile. In quel solo istante, quando incrociò lo sguardo della pony demoniaca vi lesse unicamente il piacere di vedere la preda tremare dal terrore. Realizzando d’essere in trappola, iniziò ad arretrare, bloccandosi poi quando, alle sue spalle sentì i passi pesanti della pegaso d’ottone.

Era una trappola evidente. Aveva solo una via d’uscita, le altre precluse dalla pony serpentina, dall’austero canide e, alle sue spalle, da quell’orrore metallico. DarkPrince sapeva di non avere speranze ma, non aveva neppure alcuna scelta. Con un balzo, sfuggì alla mischia, lanciandosi in una corsa controllata in quella, fin troppo, invitante via di fuga, notando solo mentre la percorreva che sembrava condurlo in un’ampia radura. Con la coda dell’occhio vide i suoi inseguitori, le due pony demoniache e quel canide diamantato, fermarsi al limite del sentiero, per poi sparire nella boscaglia.

DarkPrince rallentò l’andatura, iniziando ad osservarsi attorno, preda di estrema cautela. L’attacco però giunse da quell’unica direzione in cui si riteneva al sicuro.

Dall’alto.

Il felino ebbe solo il tempo di vedere un’ombra calare rapidamente su di lui prima che una zampa artigliata muovesse rapida verso il suo petto. Con un guizzo d’agilità riuscì a scansarsi parzialmente e, il colpo che lo avrebbe dilaniato, gli lasciò solo dei graffi di minore entità. Volgendosi rapido spalancò le fauci, pronto ad azzannare il nemico ma si trattenne vedendo l’oscura entità che lo aveva assalito. Questa era quanto di più anomalo che i suoi occhi avessero mai visto. Ciò che un tempo doveva essere stato una pegaso era ormai una creatura deforme, con artigli affilati come rasoi sugli arti posteriori e tre lunghi artigli in cima alle ali membranose.

“Quale incubo ti ha generato, Mostro?”

L’essere, Phobia Dash, non rispose, limitandosi a mostrare la sua dentatura a spilli, prima di sollevarsi nuovamente in cielo, iniziando una serie di rapidi attacchi mordi e fuggi, più intesi a indirizzare il leone verso un sentiero che a fare del vero male.

“Cosa volete da me? Rispondetemi, Maledetti!”

La voce carica di Odio di TwilHate emerse dalla boscaglia della radura mentre, una ad una, tutte le Araldi dell’Odio emergevano vicino alla loro sorella maggiore, insieme al canide diamantato e ad un orrore draconico con fin troppe zampe.

Cosa vogliamo? Gradiremmo sapere perché il Tiranno di Zebrica gironzola per il nostro Regno.

Gradiremmo essere informate del motivo per cui ci temi così tanto, nonostante tu non ci abbia mai visto prima.

Vorrei sapere se meriti di vivere…o se sarebbe meglio saziarmi delle tue carni e asservirti a me.

Ora, rispondi, te ne prego…ma non sentirti obbligato a farlo…le prede riluttanti sono sempre le migliori



DarkPrince si rese conto d’essere circondato. Non c’era più via di fuga, avevano giocato con lui fin dall’inizio.

“Non sapevo questo fosse il vostro Regno. Credevo fosse il dominio dell’Alicorno Bianco.
Vi temo perché riconosco il potere che vi domina…io stesso l’ho visto in azione. Gli Elementi dell’Odio.

E potrei servirvi ben più vivo che da morto…considerando inoltre che già sono legato a qualcuno. La mia morte causerebbe unicamente la mia dipartita da questo mondo. Se anche voi, come me, siete in guerra con Aitselec, vi chiedo di lasciarmi andare. Una mia…alleata…si sta scontrando contro il Bianco nemico.

Ed ha bisogno del mio supporto per uscirne viva.

Io non ho nulla contro di voi…ma se proverete ad ostacolarmi, per quanto minimo possa essere il mio intervento, farò ciò che posso per danneggiarvi.”

TwilHate emerse pienamente alla luce solare, mostrandosi in tutta la sua splendente obbrobiosità.

Quanta forza nella vostre parole, Tiranno. Eppure c’è del vero in quel che dite…voi non siete altro che un insetto di fronte a noi. Aitselec è il nostro nemico, anche questo è vero, ma lo stesso si può dire di chiunque oserà mettersi sul nostro cammino.

Sia, dunque, andate ad aiutare questo vostro alleato. Noi giungeremo presto…e allora sarà il fato a decidere chi sopravvivrà allo scontro…


[Coming Soon...] - Capitolo 66 - ???
Ultima modifica di DasHerrHeinrich il 21/04/2018, 13:57, modificato 65 volte in totale.
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Re: [FANFIC/SPIN-OFF] My Little Evil: Hating is magic -26/11

Messaggioda EnderPony e Black » 28/11/2014, 15:32

Sembra dannatamente fico!

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Messaggioda DasHerrHeinrich » 28/11/2014, 21:53

Grazie del commento ^_^

Proseguiamo! Un capitolo un pò breve ma conto di rifarmi coi prossimi...

Capitolo 2 - Una scintilla pericolosa

Twiligth Sparklenstein era una unicorno di tutto rispetto, proveniente da una delle famiglie più famose del Regno, lei era, infatti, la fiera discendente del più famoso degli unicorni, Bloodswirl il Negromante.

Così soprannominato per la sua abilità nel ridare una parvenza di vita ai corpi dei trapassati, riuscendo a creare persino creature necromantiche, ovvero ibridi di più creature riportate in vita dal regno dei morti. Con questo suo talento si costruì da subito una reputazione che lo innalzava rispetto a qualunque altro essere, fatta eccezione per le due Regnanti.

Twilight crebbe rapidamente nella capitale di Evilot facendosi ben presto una profonda nomea d'essere senza scrupoli, pietà o rimorsi verso coloro che erano inferiori a lei o alle capacità che la sua mente folle era convinta di possedere. Dimostrò a tal punto le sue abilità che venne persino scelta per divenire parte dell'Elite di Evilot, finendo per unirsi alla prestigiosa accademia per Unicorni Maleficamente Dotati creata dalla Principessa Anul eoni prima.

Tra le mura dell'accademia non era insolito aggredire i nuovi arrivati o addirittura organizzare imboscate tra i veterani ed i novellini, ma lei si fece da subito una reputazione che spinse gli altri studenti a tenersi lontano da lei. Molto lontano. Col passare del tempo, Twilight iniziò a mostrare i primi segni di dedizione verso materie come l'alchimia, la negromanzia, e la tortura.

Da lei altresì definite come "Cammino verso il progresso".

Maturando, divenne ancora più crudele, attaccando chiuque osasse mettersi sulla sua strada e persino chi le si avvicinava troppo, finchè non fu notata dalla Principessa in persona.

Anul, da quando aveva assunto il comando, non aveva più avuto rivali che potessero sperare di equipararla ma non appena vide la giovane ne percepì il potenziale e la prese sotto la sua ala come discepola, insegnadole e crescendola a forza di Odio e Crudeltà. Twilight seguiva fedelmente la propria insegnante, assecondandone le richieste ed eseguendole impeccabilmente. Eppure riusciva a ritagliarsi momenti felici, in cui poteva baloccarsi con i suoi preparati tossici, continuando a cercare quell'unico veleno che l'avrebbe, prima o poi, portata al trono.

Era una notte come tante altre e Twilight sedeva all'ombra di un grande albero, sull'erba giaceva un vasto libro da cui lei leggeva con attenzione mentre prendeva appunti su un bloc notes con la sua magia.

"Elementi dell'Odio?Mmm...Questo nome mi è familiare. Devo controllarlo nella libreria"

Rialzandosi e rimettendo il libro nella sua tasca da viaggio si diresse al piccolo trotto verso la sua dimora, mentre passava decine di studenti dell'accademia si nascosero rapidamente per evitarla.

Tutti tranne uno.

Lux Magi era una giovane unicorno arrivata da poco nell'accademia, ancora non conosceva nè Twilight nè la reputazione che, solitamente, la precedeva. Per questo motivo non si mosse rimanendo esattamente sul cammino dell'unicorno pazzo. Quando la discepola di Anul si ritrovò il cammino sbarrato dall'altro unicorno un ghigno diabolico le sorse sul volto.

"Ehi, tu."

Lux si girò lentamente quando sentì una voce ringhiare verso di lei, con la coda dell'occhio vide gli altri studenti allontanarsi rapidamente da lei, abbandonandola e lasciandola stare.

"S-sì?"

"Stai bene? Non ti stavano mica disturbando quei pony laggiù? Sì, quelli che ora sono nascosti dietro la siepe."

"B-beh...s-si, p-p-però..."

"Bene...Molto bene, vieni con me, Tesoro. Potrebbero averti lanciato una maledizione e non vogliamo che qualcosa di brutto ti capiti...Vero?"
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Re: [FANFIC/SPIN-OFF] My Little Evil: Hating is magic -30/11

Messaggioda DasHerrHeinrich » 30/11/2014, 21:50

Ecco a voi la nuova sfornata! Godetevi la lettura... :flutterlaugh: Muahahahaha :dlaugh:

Capitolo 3 - Incontro indimenticabile

Un pò spingendo ed un pò tirando, Twilight convinse l'altra unicorno a seguirla verso la sua abitazione, sotto gli sguardi terrorizzati degli altri studenti che , mentalmente, dissero addio alla nuova studente.

Twilight condusse la sua nuova cavia nella propria abitazione, una torre gotica, scura, coperta di gargoyles e statue di draghi, strutturata su più livelli.

Il solo guardarla incuteva timore nei cuori dei più temprati.

La povera Lux era pietrificata dal terrore, tanto che non opponeva alcuna resistenza alle insistenze di Twilight. Fu solo quando il pesante portone in legno e metallo si sbarrò alle sue spalle che lei si riprese, sostituendoil panico di poco prima con un nuovo tipo di paura che le penetrava fin nelle ossa mentre la padrona di casa si guardava attorno spazientita.

"Spaik... Spaik! Stupido botolo pulcioso, dove sei?"

"Padronah chiamato?"

Le due unicorni erano in un ampio salone, le cui mura erano nient'altro che delle ripide scale a chiocciola che salivano fino in cima alla torre e da questa scese una creatura piccola e gobba. Tante piccole scaglie color ruggine ne costellavano la schiena, rendendo la gobba e i suoi arti multipli quanto più appariscenti, eppure era il volto che attirava lo sguardo degli osservatori.
La creatura che rispondeva al nome di Spaik era, infatti, un ibrido di varie razze, amalgamate insieme alla rinfusa, dandogli un aspetto orrido, ma con un espressione di sadica stupidità sul volto.

Un occhio aveva la pupilla ellittica, come i gatti, mentre l'altro ne era privo. Al posto di una bocca aveva un becco, costellato però di acuminati denti triangolari mentre una lingua biforcuta faceva ogni tanto la sua comparsa.

"Sì, Spaik. E' pronta la...sala per gli ospiti?"

"Sala ospiti pronta...Padronah."

"Bene. Muahahahahah! Ehm...Conduci la nostra ospite e falla accomodare. Io sarò da voi tra un attimo."

Lux guardava ora l'altro unicorno ed ora la creatura gobba chiedendosi in quale guaio si fosse cacciata, fece per voltarsi ed andarsene da lì il più in fretta possibile quando si ritrovò il volto di Twilight a pochi centimetri dalla sua faccia. Guardava negli occhi della pony e poteva vederci solo follia.

"Te ne vai di già?"

"E-ecco...io..."

"Spaik. Portala su. Io vi raggiungo tra un minuto...giusto il tempo di darmi una rinfrescata e sono da voi."

"Sì, Padronah...Spaik obbedisce..."

Con quello parole il servo afferrò la coda di Lux con uno dei suoi arti prensili ed iniziò ad avviarsi, l'unicorno deciso a non farsi trascinare via si impuntò, piantandosi a zoccoli larghi per trattenere, ma quando l'ibrido diede uno strattone lei si sentì portare via. Lux cercava in tutti i modi di fuggire ma la presa dell'ibrido era ferrea ed erculea la sua forza.
Ben presto il singhiozzare dell'unicorno sparì al piano superiore.

Twilight intanto si era diretta in una delle stanze al piano terra e lì stava indossando quello che lei amava definire come l'Abito.

Questo altro non era che una sorta di camice a maniche lunghe che, insieme ad un paio di occhialini in metallo dalle lenti oscurate, le conferivano un aspetto ben più degno alla figura che lei aveva in mente dello Scienziato. Non appena ebbe finito si diresse nella stanza superiore per controllare come stesse andando la preparazione e rimase piacevolmente sorpresa nel vedere che il suo assistente, nonchè sua personale creazione, fosse riuscito ad imbragare sull'impalcatura per i test l'unicorno senza ucciderlo.

"Spaik...Ottimo lavoro...respira ancora, vedo."

"Sì, Padronah...Io tenuta viva...Voi detto che cavie morte non servire...spesso."

"Infatti, Spaik.
E sono sicura che oggi, grazie a lei, riusciremo nel nostro intento."

In quel momento Lux tossicchiò leggermente rivolgendosi all'altra unicorno con tono preoccupato.

"C-Cos'è...c-che vorresti fare? E...p-perchè s-sono legata a que-questo c-coso?"

"Oh! Lux...sei sveglia? Ehm...beh, vedi sto studiando un incantesimo che il mio antenato voleva realizzare. Oggi, Noi, creeremo...La Vita!"

"Oh...ehm...certo...ma, come, se posso chiedere?"

Il sorriso dai satanici intenti che apparve sul volto di Twilight non fu per niente rassicurante.

"Semplice. Passerai da uno stato vivo/solido ad uno vivo/liquido quindi alla morte e poi il processo inverso...vedrai, sarà divertente."

"C-Cosa!? "

Twilight si espresse nel suo sorriso più gentile, ovvero un ghigno spastico a trentasei denti, per poi rivolgersi al suo assistente.

"Spaik! Tirala fuori!"

"Sì, Padronah."

Lux, colma di terrore vide l'ibrido multispecie arrancare verso una leva per poi tirarla con tutta la forza di cui era capace, quasi immediatamente una serie di ingranaggi e valvole iniziarono a roteare ed a muoversi mentre una sezione del pavimento si apriva rivelando un'immensa torre in metallo dotata di strani apparati alle due estremità.

"Questa, mia cara cavia...erm volevo dire Lux, è una torre Tesla! Per non annoiarti con lezioni di parallasse geometrico, conduzione ad alto voltaggio e calcoli gravitonici applicando le equazioni di Horseshoe, ti basti sapere che quando un fulmine colpisce questa torre, tutta quell'energia viene da me imbrigliata e usata, tramite la tesla, per i miei esperimenti. Muahahahahahah!"

Twilight iniziò a ridere in preda ad una follia estatica mentre alle sue spalle Spaik sembrava caricare quello che appariva come un grosso cannone.

"E...E quello che c'entra?"

"Oh..quello? Solo un'applicazione pratica dei miei studi sulla chimica teorica delle nuvole...me ne uso per creare i temporali. Checchè ne dica la Matriarca Anul, se si spara una quantità sufficiente di composto chimico NH3OA2 in una nuvola, questa si trasforma da innocente nuvoletta ad un insieme di cumulonenbi carichi di energia statica allo stato puro! Trono....Amo essere uno scienziato!

Spaik? Fuoco!"
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Re: [FANFIC/SPIN-OFF] My Little Evil: Hating is magic -30/11

Messaggioda EnderPony e Black » 30/11/2014, 23:29

Questa Fanfic è l'epici fatta storia... sembra che il gore spunti da un momento all'altro!

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Re: [FANFIC/SPIN-OFF] My Little Evil: Hating is magic -02/12

Messaggioda DasHerrHeinrich » 02/12/2014, 22:20

EnderPony e Black ha scritto:Questa Fanfic è l'epici fatta storia... sembra che il gore spunti da un momento all'altro!


Grazie mille :twilismile: Anche se lo teniamo basso il gore (praticamente assente) sennò rischio di non poterla postare qui la storia XD

A voi! Buona Lettura :yay:

Capitolo 4 - Magia e scienza, pessimo mix

Le lezioni erano da poco finite nella scuola per Unicorni Maleficamente Dotati, ma molti studenti ancora si agiravano lì intorno, in attesa di qualche preda fresca da aggredire quando alcuni di questi notarono il grosso cannone spuntare da una delle balconate della temuta Mansione Sparklenstein.

In un attimo ogni studente stava correndo ai ripari, tutti loro sapevano che se il cannone veniva esposto poteva voler dire solo che quella pazza di un'unicorno si stava preparando ad uno dei suoi folli esperimenti. Il che implicava, il più delle volte, che gli scarti di magia sarebbero piombati lì attorno trasformando tutto ciò che c'era in qualcos'altro.

"Qualcuno dovrebbe fermare quella pazza!"

"Vuoi andarci tu?"

"Ma che sei impazzito? Lo sai quello che si dice in giro. Sembra che abbia creato quel suo assistente con gli scarti di quelli che le stavano fra i piedi!

No, Grazie. Non c'era un'altro unicorno, altrettanto malato, che doveva occuparsene?"

"Ora che mi ci fai pensare, sì. Sunset Shimmer.

Era lei che aveva il dominio qui prima che Quella arrivasse...da allora però non l'ho più vista."

"Io non voglio sparire nel nulla...quindi se la vuoi fermare vacci tu!"

In quel momento il cannone aprì il fuoco lanciando una massa amorfa in una delle innocenti nuvolette che costellavano il cielo di Evilot.

Nuvoletta che iniziò ad assorbire le altre intorno a sè assumendo una tinta più scura ed espandendosi con velocità sovrannaturale.

Intanto nella torre Lux si guardava intorno terrorizzata cercando una via di fuga mentre vedeva l'ibrido che sistemava una strana ampolla all'estremità inferiore della struttura in cui lei era intrappolata.

Twilight sembrava un turbine violaceo mentre schizzava da un'apparecchiatura ad un altra senza apparente motivo, prendendo note, guardando Lux e ridacchiando tra sè sinistramente. D'un tratto qualcuno iniziò a bussare con fermezza sulla porta che li separava dal mondo esterno, dando pesanti colpi intervallati da due secondi di silenzio ognuno.

"Chi è? Chi osa disturbare la Padronah?"

"Sono la governante, Frau Blucher! Fatemi..."

La voce al di là della porta iniziò ma prima che potesse terminare uno squillante nitrito si allargò per la stanza lasciando basiti tutti gli occupanti, Twilight si portò uno zoccolo sulla fronte cercando di calmare i nervi, ragionando che quella storia fosse andata avanti per troppo tempo.

"Silenzio! Mi ascolti, Frau Blucher (NON NITRISCA!), se ne vada. Potrà pulire questa stanza domani! Inoltre il suo Nitrito fà pena! Non mi interessa che è tradizione per uno scienziato presumibilmente pazzo di avere assistenti altrettanto malati, ma IO qui sto LA-VO-RAN-DO!
Spaik, torna al tuo posto, dobbiamo terminare l'esperimento prima che il temporale svanisca. Presto!"

L'ibrido tornò al suo posto avvicinandosi a quella che sembrava una grossa valvola a trazione manuale, afferrandone i bordi di metallo con entrambe le mani, preparandosi a tirare.

Fuori intanto, la nuvoletta continuava ad espandersi iniziando ad assumere un colorito sempre più scuro, cupo, mentre numerosi lampi già potevano essere notati al suo interno.

"Ora, Spaik! Esponi il parafulmine!"

Lentamente, sulla cima della torre apparve una lunga asta metallica diretta esattamente al centro della tempesta. Sulla sua superfice già inziavano a vedersi i primi sfarfallii di elettricità statica. Improvvisamente un fulmine scaturì dalla massa di nubi andando a colpire direttamente l'asta metallica con tutta la sua cruda energia.

L'intera torre parve illuminarsi d'un bagliore azzurro mentre la torre Tesla iniziava ad assorbire l'energia immagazinandola al suo interno, rilasciando un fioco bagliore azzurrino nella sala.

Twilight, seminascosta dietro ad un bancone pieno di pulsanti sorrise all'indirizzo di Lux mentre spingeva un tasto.

"Benvenuta nel mondo della Tecnomagia! Muahahahahahah!"

Una scarica di energia partì dalla tesla andando ad impattare contro l'impalcatura che tratteneva Lux, illuminandola d'azzurro e facendola urlare dal dolore. Mentre l'energia scorreva libera tra le cellule della cavia, l'unicorno viola liberò la sua magia colpendo la vibrante forma intrappolata e sorridendo nel vedere come Lux iniziasse a perdere solidità iniziando il passaggio da stato solido a liquido. Ogni singola goccia dell'essenza della cavia fu raccolta nell'ampolla sistemata dall'ibrido. Per alcuni attimi sembrò che tutto stesse andando per il verso giusto quando improvvisamente la torre tesla iniziò a disfunzionare.

"No...NO! Non smettere ora!"

La voce dell'unicorno viola era carica di dolore ma era inutile, lentamente la torre si spense ora che era stata privata della sua energia, mentre il temporale iniziava a scemare .

Ben presto il cielo tornò sereno e Twilight, con un urlo di rabbia, scaricò la sua magia residua sul mondo esterno tornando a concentrarsi sull'ennesimo esperimento fallito.

"Spiacente, Padronah...Andrà meglio prossima volta..."

"Hai ragione, Spaik...non devo demordere."

"Veda lato positivo..."

"E quale sarebbe, mio stupido assistente?"

"Sua magia residua ha appena trasformato innocuo cespuglio di rose in pianta carnivora divora pony."

L'unicorno s'affacciò alla finestra e, guardando da sopra la gobba dell'ibrido, vide ciò che il suo assistente le stava indicando. Nel cortile v'erano già alcuni pony che correvano in giro cercando di evitare dei viticci puntuti che si dipanavano da quella che appariva come una pianta dotata di un'immensa bocca. Sporgendosi un pò riusciva persino a vedere un poco di criniera di un pony che ancora spuntava dalle fauci della pianta.

"Oh beh...meglio di niente. Beh Spaik, io vado che devo vedere alcune carte ricevute dalla Matriarca Anul...pensaci tu a pulire. Se trovi un residuo di Lux, mettilo pure con le altre due.
Ricordami di farle tornare normali...prima o poi."

Mentre l'unicorno usciva dalla sala, l'ibrido si diresse all'ampolla e, constatato che conteneva una sostanza giallognola, fece per prenderla quando una voce provenne dalla stessa.

"Ohhh...che mal di testa...non mi sento molto bene..."

"Tu non temere, tu stare...beh...bene."

Nell'ampolla trasparente improvvisamente si aprirono due occhi che guardarono al mondo con un'atmosfera del tutto diversa.

"AH! Che cosa è successo? Perchè non riesco a muovermi?"

"Non preoccupare, Padronah reso te solo liquida..."

"Cosa!? Perchè? Voglio tornare normale!!"

Spaik, ampolla strettamente tenuta tra le zampe artigliate anteriori si avvicinò ad un mobiletto che, una volta aperto, rivelò altre due ampolle simili a quella che conteneva Lux. La prima aveva un liquido arancione, due occhi che guardavano con arroganza al mondo intorno a loro, la seconda invece conteneva una sostanza grigio verdastra con due profondi occhi verdi che guardavano in due direzioni diverse.

"Lux..." fece Spaik "Queste sono Sunset Shimmer e Derpy. Starai un pò con loro finchè la Padronah non deciderà di riportarvi allo stato solido."

"Ma io voglio tornare normale ora!"

"Fai la brava...potrai imparare molto da loro. Non è vero, Sunset?"

"Maledetto Sgorbio! Quando tornerò normale me la pagherai cara!!...No..No, aspetta ti prego! Starò in silenzio! Farò la brava!"

Spaik aveva poggiato l'ampolla con Lux prendendo quella contenente Sunset Shimmer e, senza dar segno d'aver udito delle suppliche, prese una sorsata.

"Sei deliziosa, Shimmer...davvero deliziosa. Mi basta un sorso per sentirmi più intelligente."

La sostanza arancione pigolò il più silenziosamente possibile il suo dolore mentre la sua ampolla veniva rimessa a posto.
L'ibrido si volse invece verso la seconda ampolla nell'armadietto.

"Dovreste imparare molto da Derpy, lei fa sempre la brava. Non è vero, Derpy?"

Mentre diceva questo strinse tra gli artigli un dolcetto e ne fece cadere alcune briciole nell'ampolla, da quella arrivò uno squittio di piacere seguito dalle parole "Yay! Muffin!".

"Ora restate qui, buone buone e non voglio sentir volare una mosca. Sono stato chiaro? La Padronah odia essere disturbata mentre studia."
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Re: [FANFIC/SPIN-OFF] My Little Evil: Hating is magic -06/12

Messaggioda DasHerrHeinrich » 06/12/2014, 22:01

Ecco a voi un nuovo capitoletto, nonostante la mia linea internet mi abbia boicottato sparendo del tutto negli ultimi giorni...

Godetevi la lettura! :yay:


Capitolo 5 - Gli elementi dell'Odio

Twilight era appena rientrata nella sua sala da studio, un intero piano della torre dedicata alle librerie di cui lei era ormai conoscitrice, poteva tranquillamente dire di averli letti quasi tutti almeno una volta. Con la depressione dovuta al sapere di aver fallito nuovamente si sedette al centro della sala dove numerosi cuscini la aspettavano, giunta lì prese un bel respiro e si preparò a riprendere lo studio lì da dove l'aveva interrotto nel parco.

"Elementi dell'odio...dov'è che li ho già sentiti? Elementi chimici e magici?...no. Negromanzia applicata?...nemmeno.
Ah-ha! Manufatti, talismani e amuleti. Vediamo un pò:
'Elementi dell'Odio, manufatti di immensa potenza, origine sconosciuta, vedere 'Il sole Maledetto'.
Il Sole Maledetto? Ma non è solo una fiaba?"

L'unicorno fece arrivare in volo il libro richiesto dallo scaffale della libreria e lo aprì sulla pagina che cercava.

"Ah-ha! Eccolo qui.
Leggenda dei tempi antichi secondo cui la mille volte maledetta creatura della Luce, l'Alicorno Bianco, sarebbe stata rinchiusa nel sole per mille anni dopo aver tentato di riportare l'ordine nel regno di Airtseuqe detronizzando il Caos. Si dice che nella notte più lunga dell'anno, questa creatura sarà finalmente libera dalla sua prigione per potersi vendicare.
Uhm... Spaik...Spaik! "

"Sì...Padronah?"

"Non aspettarmi in piedi, devo andare dalla Matriarca per comunicarle importanti notizie e non so quanto tempo starò via."

"Come desideri, Padronah. Vuole le armi chimiche di nuova formazione?"

Twilight passò qualche minuto in silenzio valutando la situazione.

"No. Non cerco di assassinarla...non stavolta almeno. Le devo parlare di cose importanti."

L'ibrido rimase a guardarla stupefatto.

'Andare a vedere la Matriarca...senza cercare di ucciderla!? La Padronah deve essere davvero stanca...'


L'unicorno uscì dalla sua torre, fermandosi all'ingresso ad osservare la pianta carnivora che adesso decorava il suo giardino. La sua giornata era stata abbastanza deprimente fino a quel momento quindi si mise all'opera con un pò di magia ed inventiva per risollevarsi un poco il morale.

Dopo pochi minuti osservò compiaciuta il risultato.

Vicino alla pianta carnivora c'era adesso un cartello che recitava "Caramelle gratis" e già lei vedeva alcuni dei giovani pony nelle vicinanze che iniziavano ad avvicinarsi.

Mentre galoppava verso il castello non potè trattenere un sorriso nell'udire le grida di paura e dolore di quei piccoli mentre venivano divorati dalla pianta.

'Alcuni pony sono proprio degli ingenui...meritano di essere spazzati via per la loro stupidità.'


L'unicorno giunse infine al castello, una costruzione terrificante, alte mura merlate, coperte d'ossa e dipinte nel colore del sangue, spaventose guardie oscure che ne pattugliavan le mura e controllavano attentamente chiunque entrasse o uscisse. Giunta davanti al cancello d'ingresso si fece avanti esponendosi agli sguardi delle guardie. Sarebbe potuta facilmente passare al di sotto dei loro occhi, ma non voleva dar l'impressione alla loro Regnante di essere lì per l'ennesimo tentativo d'assassinio.

"Sono Twilight Sparklenstein, devo vedere la Matriarca."

"Ahr ahr ahr...per ordine di chi?"

La guardia al'ingresso era un bruto dalle considerevoli dimensioni. I suoi due occhi porcini guardavano la piccola unicorno con uno strano sguardo affamato che per qualche attimo la fece impensierire.

"Nessuno, però..."

Non ebbe nemmeno finito la frase che il cancello si chiuse di scatto.

"Allora non puoi entrare piccola. Se vuoi passare dovrai farmi qualche favore, altrimenti..."

In quel momento una terza voce si fece sentire al di là della cancellata.

"Altrimenti cosa, Guardia?"

"Chi diav...Ahhhh!"

Qualche secondo dopo il cancello fu aperto, dall'altra parte si stagliava, eterea e bellissima, l'oscura Matriarca Anul.

"Twilight, credevo avessi più senso piuttosto che passare per il cancello comune per un altro tentativo d'assassinio."

"No, Matriarca, non sono qui per quello. Dovrei parlarvi in privato. E' una faccenda che ritengo di grande importanza per il Regno."

"Davvero? Seguimi dunque. E per quanto riguarda te, Guardia, rimarrai un coniglietto per sole due ore...mi chiedo però se sarai più veloce dei mastini che stanno per essere liberati qui nel cortile.
Ricorda, nessuno può minacciare Twilight Sparklenstein.

Nessuno...a parte me, ovviamente."
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My Little Evil: Hating is magic - Capitolo 6

Messaggioda DasHerrHeinrich » 11/12/2014, 21:59

Nulla di nuovo sul fronte occidentale? Nessun segno d'apprezzamento o disgusto?

Oh beh...andiamo avanti con un altro pezzettino :yay:

Enjoy ^_^


Capitolo 6 - Un compito ingrato?

La Matriarca Anul sedeva sul suo trono attendendo che la sua discepola parlasse, il suo sguardo era vagamente annoiato ma, d'altronde non era una vita eccitante, a parte per i tentativi d'assassinio della propria studente e discepola.
Twilight rilesse, tra sè e sè il discorso che si era preparata ed iniziò.

"Matriarca, sono qui per parlare della leggenda del..."

"Sole Maledetto? Sì, Twilight, a breve saranno passati i mille anni predetti. Non vorrai mica dirmi che credi davvero a quella storiella? "

"Ma...come fate a? Se fosse vera, però..."

"Se fosse vera, se esistessero amore, pace e serenità...Ascoltami Twilight, va bene essere deviati ed eccentrici, paranoici o timorosi, schizofrenici o irruenti, ma non puoi credere a tutto quello che leggi.

Ascoltami adesso.

Ho bisogno di una persona di fiducia che vada a controllare i preparativi della celebrazione nella località di quest'anno. E' un posticino delizioso, in campagna.

Si chiama Ponyville.

Andrai lì come mio Oscuro e Dittatoriale Supervisore personale e verificherai che tutto sia in ordine prima del nostro arrivo.
Un consiglio, se posso dartelo. Trovati degli alleati lì, anche se non ti fiderai mai completamente di loro, un buon numero di alleati possono sempre fare comodo. Pedine che possono essere sacrificate ne si possono trovare a dozzine, ma efficaci esecutori sono ben più rari. Ti è tutto chiaro?"

"Ma la leggenda..."

"Basta. Tu andrai lì, farai il tuo lavoro e troverai degli alleati che ti aiutino nel far rispettare le scadenze. Questo è quanto, puoi andare, Twilight ."



Il giorno dopo Twilight Sparklenstein, ed il suo assistente Spaik, stavano volando sulla carrozza personale della Matriarca diretti alla cittadina di Ponyville, dove li attendeva il compito di verificare che tutto fosse pronto per la celebrazione della notte più lunga dell'anno.

L'unicorno, sebbene triste che la Matriarca non le avesse creduto, era comunque pronta a rimettersi in sesto. Dopotutto non solo sarebbe stata in una libreria per la sua durata a Ponyville, e quindi avrebbe potuto documentarsi meglio, ma aveva anche una posizone di tutto rispetto con tanto di guardie da poter aizzare contro chi sarebbe stato così sciocco da mettersi contro di lei.

Non male davvero.

Quando finalmente arrivarono nella cittadina l'unicorno dovette ammettere d'essere piacevolmente sorpresa. Si aspettava un villaggio dalle medie dimensioni, pacifico, inutile e noioso, invece era un 'ridente' centro industriale, dotato di immense fornaci che bruciavano notte e giorno, devastando l'area lì intorno ed intossicando quelli troppo poveri per potersi permettere aria degna di questo nome.

L'unicorno iniziò ad avanzare lungo la principale strada, seguita da Spaik che le snocciolava le direzioni da prendere per raggiungere i vari centri che si sarebbero dovuti occupare della celebrazione, e scortata da quattro pegasi oscuri che agivano come scorta e braccio armato.

Un pony coperto di stracci le si avvicinò chiedendo alcuni spiccioli per poter sopravvivere, biascicando per via di una orrenda infezione alle labbra. Lei si limitò a guardarlo con un sorriso sprezzante, prima di scatenargli contro le guardie che lo lasciarono pesto e malmenato lì dove si era avvicinato.

"Padronah...Noi essere attesi da Dittatore Mare..."

"Hai ragione Spaik. Sarà meglio andare. Guardie! Non fate avvicinare nessuno."

I sei s'addentrarono quindi nella cittadina giungendo infine ad uno sfarzoso castello in miniatura che sbucava al centro della città. Con le sue decorazioni ed il suo aspetto pulito non rientrava assolutamente nel clima della cittadina, ma la cosa non le importava troppo, era qui con un compito e non sarebbe stato un dittatoruncolo da due soldi a fermarla.

Giunti all'ingresso furono fermati da due rozzi pony di guardia, i quali intimarono loro di fermarsi e di non avanzare oltre.

"Fermi là! La Dittatrice Mare è occupata in...affari interni. Nessuno può passare."

"Uh...Forse non sai chi sono io? Spostati, o ne pagherai le spese."

"Senti, mocciosa. Se tu sei Qualcuno, io sono la Matriarca. Ora dì ai tuoi compari di gettare i costumi da guardie, altrimenti dovrò chiamare quelle vere e sarà molto peggio per voi tutti. "

Twilight assunse un'espressione di sadico divertimento mentre ascoltava la risposta della guardia cittadina, per poi rivolgersi con un tono glaciale al comandante della sua scorta.

"Brutus? Chiama il resto della guardia. Che questi idioti vengano rimossi, credo che passare il resto dei loro giorni nelle cave di carbone possa far loro bene se la piantano immediatamente."

"Subito, Supervisore Oscuro."

A quello scambio di parole le due guardie cittadine si guardarono un attimo tra di loro, palese era l'indecisione sui loro volti, ma il più anziano non era pronto a cedere così facilmente.

"Mi hai stancato, mocciosa. Thick Skull? Chiama la guardia della Matriarca. Falli venire subito. Dì loro che ho un gruppo di impostori per le loro, amorevoli, cure."

Il vecchio pony della guardia cittadina volse uno sguardo verso la strada e sorrise non appena vide uno schieramento della Guardia Oscura marciare verso di loro.

"Allora, mocciosa, pronta ad implorare pietà?"

La giovane unicorno, affiancata dall'ibrido multispecie, sorrise di rimando con espressione diabolica.

"No, ma non vedo l'ora di sentirti urlare."
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Re: [FANFIC/SPIN-OFF] My Little Evil: Hating is magic -11/12

Messaggioda Rainbow Swag » 11/12/2014, 22:09

uuuuh ho finito ora il primo capitolo come idea mi piace non vedo l'ora di leggere gli altri :D
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Re: [FANFIC/SPIN-OFF] My Little Evil: Hating is magic -14/12

Messaggioda DasHerrHeinrich » 14/12/2014, 21:37

Rainbow Swag ha scritto:uuuuh ho finito ora il primo capitolo come idea mi piace non vedo l'ora di leggere gli altri :D


Beh buona lettura allora! ^_^

Procediamo con un nuovo capitoletto :yay:

Enjoy!


Capitolo 7 - Un nuovo potere in Città

L'anziano iniziò a sudare freddo, quella piccola peste era troppo sicura di sè, troppo calma.
E' vero che le guardie che aveva con sè non indossavano la comune armatura della Guardia Oscura, ma possibile che fossero davvero dei pezzi grossi? Però nessun'avviso gli era pervenuto.

Quando il capitano delle Guardie Oscure si fermò tra l'anziana guardia cittadina e Twilight Sparklenstein, non perse nemmeno un minuto prima di inchinarsi davanti alla giovane ed attendendo istruzioni.

"Capitano Blood Hoof, Dodicesima Guardia Oscura di stanza a Ponyville ai vostri Comandi, Milady."

"Oh, finalmente qualcuno che riconosce il vero talento. Sono Twilight Sparklenstein, Supervisore Oscuro personale della Matriarca. Ho necessità che a me ed al mio assistente siano forniti dei formali permessi per ogni settore della cittadina. E lo stesso, ovviamente, per il Comandante Brutus e la sua unità di Zoccoli Sanguigni che mi funge da scorta. "

Il vecchio pony collassò leggermente contro la porta d'accesso all'ufficio della Dittatrice Mare, quella mocciosa era veramente un inviato personale della Matriarca! Ed era persino scortata dagli Zoccoli Sanguigni, l'unità più violenta e decorata di tutte le schiere al servizio della Matriarca Anul!

"Io...Io vorrei..."

"Ah, Capitano Blood Hoof, vorrei inoltre che conduceste questi due alla più vicina prigione. Ostacolo al servizio della Corona ed Insulto alla Corona stessa. Potrete portare avanti la condanna a morte quando vorrete. Vi ringrazio."

Con quello Twilight non perse altro tempo e, seguita dall'ibrido e dalla scorta, entrò enll'edificio senza degnare chi le stava attorno di altre attenzioni. Numersi corridoi dopo erano finalmente arrivati ad una porta da cui veniva un forte rumore di stoviglie, davanti alla porta c'era un giovane pegaso che guardava con crescente preoccupazione la giovane unicorno e le sue guardie farsi sempre più vicine.

"Ehm...N-non...Non potete...entrare...qui?"

Twilight non perse nemmeno tempo ad ascoltarlo mentre spalancava le doppie porte che conducevano all'ufficio della Dittatrice trovandosi davanti una scena che le provocò, non poco, ribrezzo.

Al centro della sala c'era una massa apparentemente priva di forma che, grazie a due pegasi in qualità di valletti, si stava strafogando in maniera fin troppo selvaggia, spargendo frammenti d'alimenti tutt'intorno a sè.

Non appena l'unicorno apparve sia i pegasi, sia la massa stesa sul pavimento, rimasero ad osservarla senza parole per alcuni minuti, quindi la Dittatrice Mare, in tutti i suoi centotrenta chili di peso, si rovesciò pesantemente in avanti portando il volto verso l'intruso.

Parlava con voce goffa e affannata, prendendo brevi respiri che parevan più adatti ad un suino morente che ad un pony della sua levatura.

"Voi! Chi...Chi siete...voi? Come...ack...Come avete fatto..urp...ad entrare? Gua...Guardie!"

La giovane unicorno guardava con orrore quel suinico esemplare della sua stessa specie con un tale disgusto da non riuscire a proferire parola immediatamente dopo alcuni minuti, in cui prese fiato per schiarirsi la mente, le si rivolse con il tono più pacato che riuscisse a mantenere.

"Credo che le vostre guardie non si siano rivelate all'altezza del compito. Ma non temete, come Supervisore Oscuro personalmente inviato dalla Matriarca , ho già risolto quel vostro problema."

"Sup...Supervisore..? Voi...Voi siete la Dottoressa Sparklenstein!?"

"Si pronuncia Sparklestin, ma sì. Sono io, con chi ho l'onore di parlare?"

'Oltre che con un ammasso di lardo a forma di pony?'

La Dittatrice Mare s'alzo sugli zoccoli nel più breve tempo possibile, ma comunque le ci vollero almeno dieci miunti, con l'aiuto dei due valletti, per mettersi in una posizione quanto più somigliante ad una posa seduta.

"Dovete perdonarmi per la mia precedente condotta, ma ero impegnata in..."

"Lasciamo che il passato, rimanga passato, Dittatrice. Piuttosto, sapendo che lei è così impegnata a... governare, nel nome della Matriarca, mi dica solo dove posso trovare i pony incaricati al corretto andamento della Celebrazione."

"Oh. Ecco...vediamo. Per la riscossione dei tribut..ehm, volevo dire, le spontanee offerte dalla popolazione se ne sta occupando la Famiglia Apples a Sweet Apple Acres."

"La Famiglia Apples?"

"Sì, è un...consorzio industriale a conduzione Familiare, si occupano anche di rappresentare i diritti dei lavoratori delle nostre fabbriche e delle nostre fattorie."

"Capisco, un consorzio agricolo-industriale di cui loro sono gli unici partecipanti. Molto comodo."

"Ehm, già. Per la sicurezza potrete rivolgervi al Maggiore Rainbow Dash delle Forze Paramilitari Aviotrasportae. Hanno un punto di raduno poco fuori città, altresì pattugliano costantemente i cieli di Ponyville."

"Qualcosa che dovrei sapere riguardo questa Rainbow Dash?"

"Beh...è un pò paranoica ed eccentrica, ma è di sicuro la migliore quando si tratta di formazione paramilitare."

"Capisco. Chi altri?"

"Beh vediamo, ci sarà Pinkamena Diane Pie che si occuperà dell'evento di chiusura, lei è la nostra intrattenitrice per gli spettacoli dai gusti più...come dire, esotici. Poi, ovviamente c'è Rarity, che si occuperà delle decorazioni. Sa, Rarity è davvero una pony stupenda, mi chiedo spesso come faccia a mantenersi sempre così in forma..."

"Dettagli irrilevanti. La ringrazio a nome della Matriarca e provvederò quanto prima a valutare il suo operato qui nella cittadina."

"Il MIO operato!?"

La Dittatrice Mare era improvvisamente sbiancata guardando negli occhi del giovane unicorno davanti a sè, mentre numerose gocce di sudore iniziavano a colarle dal viso.

"Ma certo! Dopotutto è Lei la responsabile di questa cittadina. Beh, buona giornata Dittatrice, le auguro un felice pasto...Si assicuri di goderselo."

Con quelle strane parole la giovane unicorno lasciò lo studio della governante di Ponyville e, sempre seguita dall'instancabile Spaik e dalla sua scorta, si diresse all'esterno. Doveva andare a trovare una certa famiglia di pony a Sweet Apple Acres.
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