Mele rosse

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Mele rosse

Messaggioda The Capo » 15/06/2014, 20:23

Questa fic presenta temi leggermente più cupi rispetto alle altre, ma ne sono comunque soddisfatto.
E un grazie in particolare a Mlegacy, che seppur involontariamente, mi ha dato spunto per la trama.
Buona lettura!

Mele rosse




Era una stata una giornata nuvolosa a Ponyville quella sera, a poche settimane dall’inizio dell’inverno. Uno splendido esemplare di stallone verde smeraldino, ormai temprato dagli anni, trascinava con fatica l’ultima di una lunga serie di balle di fieno, tutte disposte sopra il carro che di lì a poco avrebbe dovuto portare alla fattoria.
Ogni settimana, fin da quando era stato in grado di lavorare, dal primo pomeriggio alla sera imballava e sistemava i grandi mucchi di sterpaglie in file ordinate e le trascinava col carro su, fino al fienile degli Apple a Sweet Apple Acres.
Era uno scambio di favori onesto, un accordo lasciatogli in eredità dal padre e da suo padre prima di lui: fieno in cambio di mele. Ogni pomeriggio, una generosa porzione: una cesta sempre colma di grandi mele rosse.
Giunto a destinazione, scaricò il tutto sotto lo sguardo pacato di Big Mac, che gli consegnò il compenso, come al solito. Un’ora dopo era già a casa ed era seduto sulla poltrona del salotto. I suoi occhi caddero sulla ciotola che gli avevano dato. Mele rosse. Mele rosse coltivate con amorevoli zoccoli di pony Apple.
Razel, questo era il suo nome, emise un sospiro e addentò una di quelle mele rosse senza però mangiarla, sedendosi davanti al camino. Con la mente tornò a quando, da puledro, si lanciava con energia in quella piccola avventura, a trainare il carro più velocemente possibile per suscitare l’approvazione degli Apple per sua rapidità. Quando era particolarmente fortunato, l’anziana giumenta della fattoria gli teneva da parte una fetta di torta, che mangiava con gusto mentre tornava verso casa.
Ma ora… Ora tutto quello aveva lasciato il posto ad una lenta e comoda monotonia. Da giovane aveva avuto degli amici, certo. La sua compagnia era formata da tutti giovani puledri in gamba. Lui e Ares erano pony di terra, Ignitus e Bavarel unicorni e Lavorn l’unico pegaso del gruppo.
Da giovani si vedevano quasi tutti i giorni prima del lavoro, viaggiavano verso le città più centrali alla ricerca di emozioni, puledre con cui intrattenersi, luoghi nuovi e tutte le novità del momento.
Sorrise, mesto: Ares era rimasto azzoppato durante una cavalcata sotto la pioggia anni prima ed era diventato intrattabile. Ignitus e Bavarel erano entrati alla Corte come Guardie Reali e pure si facevano vedere di rado in giro. L’ultima volta che aveva avuto notizie di Lavorn, invece, aveva saputo che si era invischiato in qualche strano giro di corse aeree ai confini di Equestria.
Razel era scapolo: aveva dato sempre la priorità all’amicizia e al lavoro piuttosto che alle puledre e mentre tutti i suoi amici si sistemavano, portò avanti la sua vita da single brillante, sempre circondato da rare bellezze ma senza legarsi mai a nessuna. Col senno di poi, non era stata un’idea saggia. Quando viene meno l’entusiasmo della giovinezza, avere degli zoccoli da stringere con amore al tuo ritorno dal lavoro ritempra corpo e spirito. Ma Razel sapeva che non era neanche quello il motivo del suo sconforto.
Il vero problema era che a Ponyville non accadeva mai nulla di interessante. La vita scorreva piatta e tranquilla, un vago senso di pace e tranquillità che si trascinava da anni, statico.
Razel viveva del suo raccolto di fieno e grano, lontano dalla città e dalle sue attrattive. Gli eventi mondani non lo toccavano, non aveva la passione della moda né lo affascinavano i misteri della magia. L’unica cosa che aveva rischiato di infrangere quella soffocante calma era stato l’avvento di Nightmare Moon, un piccolo barlume rilevante nella sua vita in un oceano di sconfinata indifferenza. Il tempo necessario alla notizia per giungere alle sue orecchie, però, fu sufficiente agli Elementi dell’Armonia per scongiurare la minaccia e riportare la tranquillità ad Equestria: l’unica avventura che poteva turbare la sua vita rendendola di nuovo interessante era sfumata definitivamente.
Qualsiasi cosa nei suoi ultimi dieci anni era stata dedicata al lavoro, che lo distraeva dalla noia che stava prendendo piano piano possesso della sua esistenza.
Sbuffò, a disagio. Non poteva lamentarsi della sua vita; si era divertito, aveva avuto le sue avventure, era riuscito a comprarsi una bella casa e arredarla con gusto, aveva un lavoro sicuro che lo teneva impegnato. Eppure…
Eppure tutto quello gli era diventato insopportabile. Ripetitivo, logorante, monotono. La routine delle settimane che scorrevano sempre uguali lo stordivano e infiacchivano le sue capacità mentali, rendendolo pigro e svogliato.
Si ritrovò a fissare intensamente la grande mela rossa degli Apple. Era il cibo più gustoso che si poteva trovare a Ponyville, per questo mangiava solo quello; era la sua cena in cambio del lavoro, non si poteva chiedere di meglio.
Mele rosse. Sempre mele rosse. Succose, saporite, ottime mele rosse. Schifose mele rosse. Insopportabili, inutili, maledette mele rosse!
Il calcio del vecchio pony di terra spedì mele, ciotola e l’intero tavolo su cui erano poggiate dall’altra parte della stanza.
L’ansia si era impadronita di lui. Da quando era diventato così difficile vivere la sua vita? La ripetizione generava sicurezza, il suo lavoro veniva ripagato generosamente, poteva contare sul meglio che la vita potesse offrirgli. E allora perché sentiva quella morsa nel cuore? Quel desiderio che accadesse qualche cosa, qualsiasi cosa, una catastrofe naturale, un’invasione di un popolo ostile, qualsiasi cosa che gli desse di nuovo quel brivido che un tempo provava. Preso dalla frenesia, si impennò e iniziò a scalciare in tutte le direzioni: piatti di porcellana, vecchi quadri appesi, piccoli e inutili mobiletti, tutto volava via, spazzato via dalla sua furia incontrollata. Quando anche l’appagante suono di vetri rotti raggiunse le sue orecchie decise di fermarsi e si guardò intorno ansante.
L’intera casa era a soqquadro. Mentre riprendeva il controllo dopo quella sfuriata, Razel osservò con vivo dispiacere quello che aveva appena combinato. Aveva distrutto tutto ciò che gli era familiare, tutto ciò che lo circondava e che avrebbe dovuto accompagnarlo nella vecchiaia…
Voltandosi, vide lo specchio in frantumi ancora miracolosamente attaccato alla parete: ma il pony che veniva riflesso non gli assomigliava per niente. Razel si avvicinò, perplesso: l’immagine era quella di un pony decrepito giunto alla fine dei suoi giorni, costretto dalle circostanze a passare le sue giornate a lavorare senza gioia e senza motivo: tutte le monete del regno non avrebbero potuto regalargli la felicità. Era destinato a continuare quella logorante esistenza per chissà quanto tempo ancora, prima che arrivasse finalmente la fine, liberatrice di quell’affanno angosciante. La fine di tutto...
Lentamente, raccolse un frammento dello specchio e ne saggiò il filo con lo zoccolo. Era così sottile e tagliente… Decise di portare la scheggia di vetro poco sopra lo zoccolo, dove sapeva che avrebbe fatto più effetto e si preparò a incidere la carne…
Poi il frammento si illuminò di una vaga luce arcobaleno e Razel esitò. Lo specchio ora rifletteva una creatura strampalata e decisamente folle: la testa era senza dubbio quella di un pony, ma un lungo dente ricurvo simile a quello di alcuni serpenti faceva capolino dalla bocca sorridente: il lungo corpo affusolato presentava un’ala da pegaso e una da pipistrello sul dorso ed era munito di quattro zampe tutte diverse dall’altra, terminando in una buffa coda a ciuffo bianco.
Come se stesse uscendo da un tunnel particolarmente stretto, Discord emerse dal frammento di specchio e fluttuò in aria attorno ad un esterrefatto Razel.
- Tu... – fece il pony smeraldino - Mi ricordo di te… Eri scomparso anni fa…
- Oh sì, sai com’è, un giorno ci sei, un altro rimani intrappolato nella pietra per centinaia di anni, un’altro ancora diventi migliore amico delle studentesse di chi ti ha imprigionato… Cose che capitano! – disse con allegra noncuranza.
- Sì, certo… La solita routine… - fece Razel, ironico, ma suo ospite si portò le mani sul cuore, come se fosse stato trafitto da una freccia.
- Agh! Non pronunciare quella parola oscena! Solo nominarla di fa prudere dappertutto!
A quell’uscita, Razel non seppe cosa ribattere e lasciò che il suo insolito visitatore si aggirasse tra le macerie del salotto.
- Apprezzo veramente il tuo stile di arredamento – sentenziò Discord, sinceramente colpito – non vedevo così tanta confusione in una stanza da quel giorno in cui ho iniziato a starnutire in un negozio di cristalli… Oh, è stato memorabile! – aggiunse, asciugandosi una lacrima al bordo degli occhi.
- Ecco, a proposito di questo... è un momento particolare, non penso tu possa restare qui…
- Oh, ma è esattamente questo il punto, vero? – disse lo spirito del caos, guardandolo dritto negli occhi – Il tuo momento particolare dura da così tanto tempo, caro Razel… E tu pensi davvero che qualche taglio sopra lo zoccolo possa ripagare dieci anni di noia?
Razel si accigliò, sulla difensiva.
- Non ti conosco e tu piombi in casa mia a giudicare la mia vita. E’ a dir poco oltraggioso! Ti prego di lasciare questa casa e di non tornare mai più!
Discord abbassò lo sguardo, afflitto.
- Sembra che ancora una volta il mio buon cuore non sia stato apprezzato… Non mi rimane che andarmene, dunque...
Il pony verde lo seguì con lo sguardo severo, mentre lo spirito del caos apriva la porta di casa ed usciva.
- E’ stato facile, direi… - osservò, tornando verso il salotto.
Appena si voltò, però, quasi sbatté contro una porta apparsa proprio in mezzo al vuoto della stanza. Da quella si levò un cortese bussare.
- Chi è? – chiese il pony, automaticamente.
- La vita, naturalmente! – esclamò Discord, spalancandola con entrambe le zampe ed rientrando trionfante nel salotto – La vita è alle porte, basta solo saperle aprire!
- Ti prendi gioco di me, non è vero?
- Si nota così tanto? – rispose l’altro noncurante, limandosi le unghie della mano leonina – eppure appena qualche anno fa eri tu il re delle battute a doppio senso nelle locande di…
- Ero un giovane puledro che non sapeva cosa fossero serietà e duro lavoro. Ho dovuto mettere la testa a posto…
- In quale posto? – si interrogò Discord, afferrando la propria testa e iniziando a palleggiarla con la coda – Nel posto di qualcun altro, forse? Perché il risultato non sembra essere di tuo gradimento…
Razel lo osservò esasperato mentre si esibiva in prodezze via via sempre più spettacolari e afferrò la testa del suo ospite non appena gli arrivò a tiro.
- Io sto bene! – gli urlò, tenendola ben salda tra gli zoccoli – Che ne sai tu della serenità data da una vita tranquilla passata a fare il tuo dovere, eh? Lasciami in pace e vivi la tua vita!
- Avresti ragione, piccolo pony, se fossi veramente convinto di quello che dici. Ma la tua è pigrizia e vigliaccheria, non diligenza.
Le parole furono talmente dure e dirette che lasciarono il pony ammutolito, mentre il Draconequus si riposizionava la testa sul corpo e assumeva un’espressione più seria.
- Ti confiderò un segreto – disse quindi – è una cosa che non dico a molta gente ma… Un tempo ero come te. Non fare quella faccia, non sto scherzando. Rigido, controllato e severo con me stesso. Ero convinto che sacrificare la mia felicità mi avrebbe portato ad un livello di benessere maggiore in futuro. Ma a differenza tua, sono eterno. E gli effetti a lungo termine sono stati, ecco, più … drastici.
Allungò le proprie zampe e il pony notò come sembrassero esser state unite al resto del corpo artificialmente, simili a delle protesi. Distolse lo sguardo con disgusto.
-Il punto di rottura è la follia e il mio corpo non resse la pressione – continuò Discord, grave - Mentirei se dicessi che sia stato indolore. Per fermare ciò che ero diventato sono dovute intervenire le due principesse in persona: con la loro magia mi hanno donato un nuovo corpo e riorganizzato la mia mente da zero: il risultato è stato… Questo! – e qui esplose in un’amara risata, vagamente inquietante - Ora ho imparato a vedere il mondo più… Felice. Folle, certo. Ma felice. E a te cosa rende felice, Razel?
Il pony smeraldino alzò lo sguardo per rispondergli, ma il suo interlocutore era sparito: esattamente dove si trovava un momento prima, ora al suo posto c’era il grande cesto di mele rosse. Una era caduta fuori.
Razel si avvicinò e la guardò intensamente. Era talmente lucida da potersi specchiare. Una bella mela rossa luccicante. Poi alzò uno zoccolo e la pestò forte, riducendola ad una poltiglia appiccicosa. No, si disse, non era quello che lo rendeva felice.



Su una collina nelle immediate vicinanze, una splendida alicorno dalla criniera scintillante sedeva sull’erba, mentre una carrozza d’oro con sei pegasi in uniforme la attendeva poco più in là. Sorrideva, mentre dall’alto guardava un vecchio pony uscire di casa con un fagotto sulla spalla, diretto alla stazione poco distante da lì.
Non si mosse quando Discord le comparve accanto, ma si limitò ad un regale cenno col capo.
- Sembra proprio che tu abbia colto nel segno, Discord, ben fatto; non mi aspettavo di meno da te, del resto. Però… non pensi di aver un po’ esagerato, con la storia del corpo fatto a pezzi?
Lo spirito del caos ridacchiò nell’ombra.
- Mia cara principessa, hai detto di utilizzare qualsiasi mezzo per salvarlo da se stesso. Ho voluto solo aggiungere un po’ di improvvisazione! Ora, comunque, se ti ritieni soddisfatta, penso proprio che mi farò una bella passeggiata notturna... Magari nella foresta! – disse, schioccando le dita con gusto.
- Sei libero di andare – disse la Principessa Celestia, lo sguardo fisso avanti a sè - solo, prima di andare, riporta la carrozza e la mia scorta alla loro forma originale…
Tre mie fic. Se vi piacciono vi dico dove trovare le altre!

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Re: Mele rosse

Messaggioda mlegasy » 17/06/2014, 23:19

Che dire, iniziamo subito!
Ecco finalmente la storia che aspettavo di leggere. Alle prime righe non ero sicuro di quale tra le mie parole ti avesse ispirato questo scritto ma poi ecco che iniziano a trasparire i primi concetti dalla trama. La parola che tanto disgusta il caro Discord è proprio la dannazione che spinge al dramma molte personalità del mondo reale.
Anche in quest’opera, decisamente più cupa delle precedenti, sei riuscito a realizzare una perla di pregevole fattura. Una piccola tela finemente realizzata; l’idea di trattare la crisi con una vena drammatica, tutto reso con un’escalation di disperazione che sfocia nella cupezza più assoluta. Quanto una persona, o in questo caso un pony, può sopportare di vivere nelle banalità della vita?

Stavolta voglio tentare un’analisi più profonda illustrando passo per passo i vari fuochi della storia che mi hanno ispirato per poi, solo successivamente, esporre il concetto che mi ha colpito di più.
L’introduzione mi ha illuso si trattasse di una storia come le altre, eppure ecco presentare immediatamente la routine ereditaria di un protagonista la cui vita ha riservato molto emozioni. Emozioni che purtroppo non è riuscito a trascinare con il progredire degli anni.
Sfruttare un gruppo di amici ed illustrare, anche se brevemente, le vicende che li hanno portate ad abbandonarsi è stata una trovata alquanto struggente. Il tema principale del tempo che passa è reso perfettamente al punto da ricordarmi canzoni come “Quattro Amici al Bar” di Gino Paoli e “Gli Anni” degli 883. Si, forse si tratterà di canzoni esterne ai tuoi gusti ma ciò non toglie che le ho sempre apprezzate grazie al loro semplice ma efficace testo. Un testo che, come la parte iniziale del tuo racconto, ti abbaglia con il concetto del tempo che passa e, prima che tu possa rendertene conto, ti intrappola in un futuro che non aspettavi arrivasse cosi in fretta.
Poi ecco il crescendo della disperazione: la tristezza sfocia in rabbia e le mele divengono il male. Un tempo simbolo di tranquillità ora non rappresentano altro che il faro della monotonia. L’esplosione di violenza poi è la coronazione finale per questa crisi di mezz’età, una crisi che purtroppo affligge il nostro mondo come una piaga d’Egitto.
Come ho fatto a ridurmi in questo stato? Come ho potuto crogiolarmi cosi tanto nella pigrizia e nella ripetitività di una vita tediosa? Perché ho permesso a me stesso di bearmi dell’insoddisfazione di una vita piatta e monotona?
Possono essere eventi a scatenare questa deflagrazione ma a volte basta solo che l’ultima goccia finisca con il far traboccare il famoso vaso.
L’arrivo di Discord è stato un tocco interessantissimo alla vicenda. Fino alla fine sono stato curioso di vedere dove volesse andare a parare. L’idea di sfruttare la sua assurda personalità – tra l’altro resa in maniera ineccepibile – per salvare un’anima mi ha colpito molto più dell’idea di sfruttare Pinkie Pie per salvare Trixie. Certo, si tratta di concetti diversi ma non posso fare a meno di accomunare le due storie: in fin dei conti si tratta sempre, in un modo o nell’altro, di salvare qualcuno che passeggia ad un passo dal baratro. Un abisso generato non da un mostro o da qualche infida creatura, ma dalla vita che noi stessi viviamo tutti i giorni.
Ricordi quando dissi che mi sentivo un po’ Trixie? Bene, posso dire lo stesso anche di Razel. La sua esperienza non è altro che una plausibile evoluzione di una vita passata sotto la gabbia di una sbagliata convinzione. Un’evoluzione che ho paura di vivere personalmente.

Comunque nel mondo dei My Little Pony questo concetto può essere espresso in maniera molto più forte. La differenza tra pony con una vita entusiasmante e pony che si limitano a vivere giorno dopo giorno è molto più forte che negli uomini della vita reale, ma è proprio per questo che il sistema di denuncia funziona: l’estremizzazione aiuta sempre a marcare determinati concetti.

Il lieto fine è qualcosa che non mi aspettavo, il secondo colpo di scena dopo la comparsa di Discord. L’apparizione del Draconequus un attimo prima della caduta nell’abisso – il suicidio – è stata perfetta e studiata magistralmente. Cosi come le sue parole e l’idea di sfruttare Celestia come architetta di un piano per salvare la vita di un pony che altrimenti si sarebbe perso nelle ombre.

Sarò sincero con te, il finale mi ha dato però anche altro su cui riflettere allontanandomi tuttavia molto – in post recensione – del resto della storia. Bada a non fraintendermi, ho scritto precedentemente molti concetti che mi sono stati ispirati dal tuo racconto – anche se si tratta perlopiù di una versione organizzata di idee che già mi ero personalmente fatto attraverso la vita reale – però l’idea che Celestia sapesse che quel pony stesse passando una tale crisi ha messo in moto il mio cervello realizzando un’ipotesi di controllo collettivo in stile “1984”.
Un Grande Fratello, se pur mosso da buone intenzioni, mi ha lasciato perplesso a domandarmi se fosse possibile che Equestria si trovi sotto il costante e vigile occhio della signora del sole.
Spunto per una prossima storia? Mero farfugliamento da post-commento? Lascio a te l’ardua scelta insieme ad una valanga di meritatissimi complimenti.
Continua a scrivere perché fino ad ora leggere un tuo scritto si è sempre rivelato una piacevole sorpresa.
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Re: Mele rosse

Messaggioda The Capo » 21/06/2014, 1:15

Wow. Che dire...
Sono commosso! Una recensione così lunga e approfondita su una storia non l'avevo mai ricevuta. Ma iniziamo con ordine...
Sì, quello della monotonia e della noia è stato da sempre un tema che mi ha particolarmente riguardato. Non sono riuscito a esprimerlo bene con le fic sui Pokèmon, ma i pony si prestano molto meglio. Dunque eccola qui!
Apprezzo Gino Paoli ed AMO gli 883, specialmente Max Pezzali, hanno creato delle canzoni che sanno toccarti dentro. Già che siamo in argomento, "Sempre noi", sempre di Max, è finita nel mio mp3 giusto un paio di mesi fa. Coincidenza?
Aspetto interessante quello delle mele. Le ho fatte diventare il male perchè rappresentano la cosa migliore che dicono tu possa avere e, di conseguenza, l'unica cosa che tu possa desiderare. La mia era una piccola (e manco troppo) critica alla società di oggi: se hai una bella casa, una bella famiglia, una bella macchina, delle buone mele, allora sei felice. E' statico, castrante, l'opposto del dinamismo; se non hai l'ultimo telefonino SIGNIFICA che non te lo puoi permettere, non che preferisci quello vecchio. E, naturalmente, essendo le mele la cosa più buona che ci sia, è necessario mangiare solo quelle. Un pò come scegliere sempre il ristorante al posto di farsi una bella cacio e pepe casalinga.
Ah, Discord. Arriverà il giorno in cui dedicherò una fic solo per lui. E' il mio personaggio preferito: imprevedibile, esilarante, che alterna momenti di tenerezza a picchi di pura bastardaggine. Come si fa a non amarlo?
E ancora una volta, non sbagli un colpo. Mentre scrivevo, ho avuto paura di creare una scena troppo simile a "Potente come l'amicizia", ma alla fine penso di aver diversificato abbastanza i due generi da non poter considerare l'una auto-plagio dell'altra.
Non mentirò, quando mi sono messo al computer avevo deciso di far morire davvero il vecchio Razel, facendo fare a Discord una triste riflessione sulla monotonia della vita e una breve descrizione della sua esperienza personale. Poi però ho deciso di evitare un racconto troppo lugubre e che non lasciasse via di scampo al lettore che si fosse immedesimato in Razel. Il tempo di cambiare c'è sempre, il più delle volte è il coraggio a mancare. E poi, per quanto le mie storie possano tendere al macabro, ho un debole per i lieto fine ^^'
Quando ho letto del tuo collegamento con il libro di Orwell ti giuro che ci sono rimasto. Padrone di non crederci, ma ho finito non più tardi di IERI il libro in lingua originale, e devo dire che mi ha lasciato addosso un'angoscia colossale. Ad ogni modo, no, Celestia sapeva dell'angoscia del pony in quanto è Celestia, non ci voleva essere alcun riferimento a "1984". Allo stesso tempo, però, lascia che ti stringa virtualmente la mano, sembra che anche le nostre letture abbiano diversi punti in comune e la cosa mi fa davvero piacere. E' sempre bello ricevere complimenti da chi sa apprezzare i grandi classici e, detta tra noi, la maggior parte delle persone che mi circondano non ha letto più di una decina di libri in vita sua, capisci il sollievo che può provare un topo di biblioteca come me quando leggo certe cose.
Una recensione, come al solito, fantastica e dettagliata. Una recensione a 360 gradi: le mie preferite in assoluto. Grazie di cuore per il tempo che mi dedichi ogni volta.


Ti farà piacere sapere che ho appena finito la mia ultima fic, stavolta dai toni meno drammatici, che pure affronta temi che penso tu possa trovare interessanti. Te la lascio qui!
viewtopic.php?f=102&t=8298
A presto e grazie ancora per le belle parole che mi hai lasciato!
Tre mie fic. Se vi piacciono vi dico dove trovare le altre!

viewtopic.php?f=102&t=8079
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